FASCICOLO III - NOVEMBRE 1926
DUILIO TORRES: Colonizzazione nella sacca di S. Elena in Venezia, con 18 illustrazioni
La sacca di S. Elena è situata all'estrema punta Sud-Est di Venezia, oltre i Giardini Pubblici, ed unisce l'isola madre alla piccola Isola di S. Elena formandone unico insieme attraversato soltanto da due larghi canali. Questa sacca fu lentamente formata 50 o 60 anni or sono coi rifiuti dei lavori. cittadini e, molto inopportunamente, si ebbe così distrutta la bella e suggestiva visione dell'isoletta (fig. 1) vicina al gran ciuffo d'alberi specchiantesi nell'acque. Fu il tempo nel quale, la sensibilità più non esisteva e in quel tempo come fu decisa la creazione di questa sacca, e di altre regolarizzanti (!) i contorni della città Divina, fu deciso ancora l'interramento di molti rii (fig. 2).
Dal momento della sua creazione, la sacca di S. Elena formò pretesto e piattaforma ad ogni nuova elezione Comunale; ad ogni lustro si fecero lavorare inutilmente i tecnici, si ripeterono le promesse di costruire miriadi di case non necessarie alle piccole crisi di allora periodicamente sviluppantesi; soltanto dopo la grande guerra la profonda crisi degli alloggi, l'acutizzarsi del fenomeno urbanistico e l'aumento delle esigenze in tutte le classi sociali, fecero risorgere e risolvere l'annoso problema. Son passati due anni e già il nucleo delle nuove abitazioni, insieme importante di costruzioni costituente un importante quartiere cittadino, si sviluppa e si completa.
Quando il problema fu risolutamente posto e con le leggi speciali dell'immediato dopo-guerra fu facile ottenere agevolazioni alla impresa, il Comune di Venezia pensò di redigere il Piano Regolatore del nuovo nuovo quartiere incaricando la Commissione all'Ornato di dettare le norme.
Tracciato il piano d'insieme ponendo a base dell'ordinamento urbanistico la tradizione e le esigenze igieniche di oggi, poichè la progettazione a due dimensioni non poteva dare la immaginazione e la buona norma del costruire, la Commissione compilò alcune disposizioni correlative le quali dovevano esser diligentemente seguite.
Dal seguire tali disposizioni che non ammettevano nessuna rinuncia alle conquiste dell'igiene (casa isolata e pianta razionale) l'insieme del quartiere doveva riuscire gradevole e tradizionale, costituendosi la contiguità alle strade secondo i concetti applicati dalla modernità (fig. 3).
Ma poichè le disposizioni non avrebbero potuto fornire elementi sufficienti se fossero state, come lo fu poi il piano, soltanto sommarie, molti dati anche di dettaglio furono esposti mantenendo infine arbitra la Commissione sul disporre eventuali aggiunte nel corso della esecuzione.
La più importante delle disposizioni fu stabilita col pretendere che lo sviluppo costruttivo avesse a procedere in base al progressivo formarsi delle varie strade onde poter seguire e ordinare il completamento.
La altre norme importanti furono: Disposizioni e limitazioni delle altezze.
Disposizioni relative alla erezione in prevalenza (mai esclusivamente) di case civili o popolari nei vari appezzamenti. Disposizioni per la costruzione di porticati onde agevolare la viabilità e creare prospetti d'insieme più importanti. Disposizioni sullo Stilismo (soltanto dal Rinascimento in avanti). Disposizioni per le tinteggiature, per le aree da adibire a giardinetti e per le alberature. In sostanza il complesso delle disposizioni tendeva a far si che il quartiere divenisse un insieme organico meditato in base ad un unico concetto perchè costruito in un solo periodo.
Malauguratamente il lavoro compiuto dalla Commissione fu subito in parte distrutto dal Bando di Concorso per i primi progetti di costruzioni emanato dell'Ente Autonomo delle Case Popolari (detentore delle aree), ed il qual bando, non fatto variare dal Comune, nulla o quasi teneva conto delle suddette norme.
I risultati del Concorso figurano nelle fotografie riprodotte dove i progetti non premiati sono i migliori in linea estetica ed anche quelli che più si avvicinano alle norme della Commissione (fig. 4, 4 Bis, 5, 5bis, 6, 6bis, 7, 7 bis, 8, 8 bis).
Ora le costruzioni di S. Elena sono un fatto compiuto ma anche questa volta si e perduta una buona occasione per poter fate del buon urbanismo e della buona edilizia civile e popolare .
La pianta riprodotta alla fig. 9 bis dimostra la irrazionalità delle sistemazioni date alle varie case. Si è voluto creare, naturalmente non riuscendovi, un prolungamento della parte caratteristica della città distruggendo le razionalità costruttive e i benefici dell'igiene, si è compiuto ancora una volta il falso scenografico dove (fig. 10) le varie case disposte senza ordine, mescolando altezze, linee, stili (e sorpassiamo l'esame dei dettagli architettonici) riproducono ciò che soltanto il tempo ha dato nel passato dosando genuinamente ad ognuna delle vecchie originali costruzioni la sapienza dei maestri costruttori.
E se pure le molte piantagioni prudentemente predisposte sul bordo dell'isola (malinconica soluzione) nasconderanno in gran parte il nuovo quartiere, resteranno sempre le eccessive e non ben distribuite altezze delle case a nascondere (fig. 9) irreparabilmente il delizioso paesaggio che dietro l'isola formava un tutto armonico per linea digradante sulla laguna.

DUILIO TORRES.

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