FASCICOLO XIII - SETTEMBRE 1931
Notiziario

CORRIERE ARCHITETTONICO


UNA CASA D’ABITAZIONE IN VIA ANDREA DORIA IN ROMA

degli Arch. MARIO DE RENZI e LUIGI CIARROCCHI

Gli arch. Mario De Renzi e Luigi Ciarrocchi hanno costruito in via Andrea Doria in Roma una Casa d’Abitazione per l’Istituto Autonomo per le famiglie degli Impiegati del Governatorato. La storia del progetto di questa casa è un po’ lunga: esso venne elaborato e rielaborato varie volte dagli autori, spesso con espressioni interessanti che ci piace riesumare.
In un primo tempo (figg, 1, 2) l’edificio era stato progettato con una pianta piuttosto comune, a cortile chiuso centrale: siccome il prospetto principale era volto a Nord, le condizioni di insolazione e di aereazione risultavano infelici perchè per forza di cose appunto gli ambienti di servizio usufruivano in questo caso delle migliori esposizioni.
Mutato quindi il criterio distributivo generale, gli autori disposero in definitiva le masse dell’edificio com’è indicato nelle figg. 3, 4, 5 e segg.
È chiaro che le condizioni di insolazione ed aereazione sono in tal caso ottime, giacché gli ambienti di abitazione dislocati lungo i due lati dei corpi di fabbrica doppi normali al lato maggiore dell’area quadrangolare, sono tutti bene esposti e perchè gli ambienti di servizio, scale, cucine, bagni, occupano invece, quando non si affaccino alle chiostrine, i lati nord, sia di cotesti tre corpi, sia dei corpi di fabbrica semplici di collegamento addossati al lotto di edifici finitimo. Davvero organica e sagacemente sfruttata questa pianta: su di essa 1’arch. De Renzi, che efficacemente e con grazia non diminuita, si viene evolvendo dagli schemi classici cinquecenteschi e secenteschi propri dei suoi primi lavori, verso espressioni più moderne, aveva elaborato un primo progetto più semplice (fig. 3), sintetico, costruttivo, spregiudicato, ove soprattutto si notava un buon tentativo di interpretazione espressiva esterna delle strutture in cemento armato previste quale ossatura della fabbrica. Non che tale senso interpretativo sia da ritenersi indispensabile per la realizzazione di moderni criteri architettonici, ma in ogni modo era indizio nell'autore di una lodevole esigenza di interiorizzazione della forma, la quale poi aveva originato da un punto di vista più particolarmente decorativo un simpatico motivo architettonico costituito dalla ripartizione delle superfici in pannelli rettangolari segnati dalle cornici di piano e dalle linee-forza verticali dei pilastri d’ossatura. Avvenne però che il progetto così com’era (benchè non peccasse affatto di eccessivo avvenirismo) non trovasse l’approvazione delle autorità tutorie; per cui esso dovette essere rielaborato, ferma restando la massa d’insieme. Gli autori, usando accenti un tantino più ortodossi, arrivarono allora alla espressione definitiva, che, ricevute le superiori sanzioni, fu realizzata. Purtroppo, per deficenza di mezzi finanziari, l’Istituto proprietario si è limitato finora a costruire due soli dei tre bracci previsti dal progetto, con un complesso di 272 vani (computando come numero di vani tutti gli ambienti abitabili di un appartamento più due, onde tener conto dei servizi; valutando le botteghe per tanti vani quante sono le aperture verso strada e le cantine e soffitte per un terzo di vano ciascuna; escludendo dal computo gli androni, le scale, i lavatoi e stenditoi coperti, i disimpegni e in genere tutti gli ambienti d’uso comune).
L’edificio cuba mc. 28070 ed è costato in tutto L. 2.600.000 con un prezzo di L. 93 circa a mc. vuoto per pieno della sola costruzione principale (senza cioè comprendere l’area, le spese di progetto e direzione, le spese generali, ecc.) e L. 9600 a vano, data la definizione di vano riportata sopra.
Il gruppo possiede poi tutti gli altri requisiti atti a render comoda e agevole la vita agli abitatori: cantine, lavatoi e stenditoi coperti (figura 13), campi di gioco e aiuole negli ampi e piacevoli cortili (fig. 9-10), ecc.
Ai pregi di un’ottima struttura organica, l’opera di De Renzi e Ciarrocchi aggiunge quelli di una armonica e, pur nella fondamentale semplicità, molto trovata e divertente elaborazione volumetrica e gli altri di una elegante e raffinata particolarizzazione decorativa, la quale però nel precedente progetto (fig. 3) riusciva meno leziosa.
Trattandosi di semplici case d’affitto alcuni particolari d’abbellimento, come ad esempio le palline arricchenti l’attico dei lavatoi o i larghi fiori di stucco scandenti il centro dei pannelli di davanzale delle finestre di prospetto, potevano essere omessi o trattati diversamente; brevi mende a cui si oppone d’altronde la succosa semplicità di concezione dell’insieme, indicante negli autori un progresso notevole in confronto ai loro lavori precedenti.
Notevole è poi nella fabbrica la precisione dell’esecuzione in ogni dettaglio: la cortina a mattone costituente il paramento della zona inferiore dell’edificio è curata assai, lo stesso può dirsi degli stucchi, dei ferri, ecc. L’amore e la finezza nella realizzazione sono fonte di gioia e di pregio nell'architettura moderna, tanto più quanto più si procede verso l’essenzialità, la misura, l’interiorizzazione delle espressioni formali.
N. D. R.


ARCHITETTURE LIBICHE
degli Arch. CARLO ENRICO RAVA e SEBASTIANO LARCO

Delle due opere che presentiamo, l’albergo di Homs, dovuto alla collaborazione degli Architetti Rava e Larco, è di più antica data.
Il progetto fu infatti esposto alla prima mostra di architettura razionale in Roma (1928) e di esso fu già data notizia nella nostra rivista (Anno VII pag. 544 e segg.) in un articolo dedicato alla mostra da S. E. Marcello Piacentini.
È interessante prendere visione dell’opera realizzata (vedansi le piante nell’anzicitato articolo) che è certamente una delle più nette affermazioni dell’architettura italiana d’avanguardia. In essa vediamo infatti svolti alcuni postulati dell’estetica cosidetta razionalista e, aggiungasi, tra i più sani ed accettabili, specialmente in costruzioni del genere. Anzitutto quello fondamentale della pura costruttività e funzionalità architettoniche, cioè della rispondenza totalitaria ed esclusiva della espressione esterna all’organismo interno, quale esso è stato sentito e pensato nella sua duplice e contemporanea rappresentazione tecnico-artistica ed estetica.
Non è dubbio che la tesi dell’assoluto abbandono di specificazioni od aumenti decorativi di superficie, tesi eccessiva in senso assoluto, ma che può essere ritenuta benefica in sede transitoria, ha nell’animo dell’architetto, come artista, l’importante risultato di indurlo ad applicare la propria emozione in profondità, conseguendo un integrale possesso plastico dell’organismo: come tale essa costituisce efficace antidoto contro fa visione dualistica di un’architettura risultante da una frigida tecnica organica, indifferente od opposta ad una decorazione soltanto epidermica; dualismo da tutti riconosciuto origine ed esponente di una decadenza che sta per essere superata.
Nel caso specifico dell’albergo di Homs, l’applicazione della tesi razionalista (usiamo qui questo termine a puro titolo indicativo, per significare con esso il complesso delle tendenze architettoniche più avanzate) ha portato ad un complesso in cui l’unitarietà integrale è evidente e felicemente realizzata: mentre detto complesso è rigorosamente utilitario, possiede doti di buona composizione di masse ed armonica dislocazione dei vuoti, i quali pur essendo di forme e proporzioni quanto mai varie, tuttavia sono disposti con equilibrato senso del loro peso, così da conferire ad ogni parte della costruzione un omogeneo ed unitario valore plastico. Altri principî dell’estetica razionalista o loro corollari, applicati dagli Autori sono: quello dell’unità, compattezza e continuità della massa, la cui globalità non è menomata da pittoresche fratture o da particolari determinazioni spaziali nelle superfici; quelli della cubicità dei volumi, della perpendicolarità dei piani, della longitudinalità e rettilineità dei profili; quello dell’abbandono di organi struttivi pleonastici (tanto più pleonastici dato il clima del luogo e il materiale usato) o di elementi pseudo-costruttivi, come cornici, cornicioni, architravi, stipiti, ecc.
Per contro si può notare che Rava e Larco hanno sanamente evitato di applicare nel loro albergo alcune caratteristiche maniere dell’architettura moderna internazionale costituenti talvolta una sorta di nuova retorica: ad es. l’aggiunta di elementi di massa estranei alla composizione dei volumi utili, o l’uso sistematico di vuoti più lunghi che alti o delle finestre d’angolo ecc.
Gli Autori invece hanno ragionevolmente conservato ai vuoti le proporzioni loro abituali nelle case della Libia; piccole finestre, poco più alte di un quadrato; porte di taglia allungata, di misura appena sufficiente.
È curioso e sintomatico osservare come dall’obbiettiva e benintesa applicazione di idee moderne sia risultata un’architettura completamente ambientata al paese mediterraneo: non tanto in senso assoluto, chè l’uso di strutture in cemento armato o di qualche grande vetrata conferisce alla fabbrica un’impronta inconfondibile di modernità, ma piuttosto per una certa comunione astratta di spirito: segno evidente che la sanità e la naturalità degli intendimenti portano a risultati tra loro simpatici, sia che essi si partano dall’animo inconscio dell’uomo semplice, sia che invece ad essi attingano uomini moderni, capaci di risalire all’arte ascoltando voci serene e vitali.
Nell’albergo di Homs dovevasi risolvere un problema di carattere utilitario e molto semplice: nella stessa determinatezza costruttiva del tema gli autori poterono dunque trovare spunti plastici adatti ad essere svolti conferendo il giusto carattere alla composizione. Altro era invece il tema dell’arco trionfale per la visita dei Principi Reali a Tripoli, di cui fu incaricato l’architetto Rava nei primi mesi del corrente anno.
Architettura monumentale doveva essere codesta, che, nessun punto di partenza potendo trovare in elementi materiali positivi, doveva assumere tutto il suo valore plastico da sensibilità astratta e da creatività fantastica. Simili temi monumentali, nell’attuale periodo di crisi formativa dell’architettura mondiale, vediamo essere svolti attingendo gli elementi alle fonti più diverse: od ancora alle architetture tradizionali o naturali più o meno trasformate ed interiorizzate; o all’imitazione simbolica e letteraria di oggetti ed enti estranei all’architettura; od infine più sanamente soltanto ad una emotiva composizione di masse, forme e linee: elementi in ogni caso estranei ad ogni razionalità positiva.
Quando si pensi che l’architetto Rava ha acceduto in questi ultimi tempi, dalla primitiva intransigenza razionalista ad una visione più moderata in cui si fa luogo alla valutazione di codesti elementi formali estranei al dato della materia e quando si ricordi ch’egli si è indotto a valutare singolarmente certi elementi puramente estetici proprî delle architetture primitive africane del Mediterraneo, non sembrerà strano che egli, nel suo arco di trionfo, uscendo dal rigore precedente, abbia adottato una maniera nuova, inserendo nella sua opera degli accenti tratti appunto da elementi formali dell’architettura libica naturale: ad esempio gli speroni di base dell’arco quali si rendono necessari nelle costruzioni realizzate in materiale slegato o poco resistente; la inflessione particolare della curvatura del fornice, le forme decorative di coronamento. E indubbio peraltro che una notevole forza di assimilazione ed una felice possibilità di superamento basata su sensibilità indiscutibilmente moderne, gli hanno concesso di fare non già piatta opera di reminiscenza, ma invece, sempre presente il punto di partenza, un’architettura originale, ben composta e attuale nella massa, sottile ed elegante nel dettaglio.
N. D. R.


RECENSIONI

GIULIO FERRARI - Gli stili nella forma e nel colore. Vol. III Romanico e gotico in Italia - Torino - C. Crudo Editore.

Con ricca e giudiziosa scelta di materiali e con interpretazione quasi sempre giusta del colore, il prof. Ferrari investe in questo III volume, il magnifico tema dell’opera sua già nota, nella parte più originale e simpatica.
La copia degli argomenti trattati, aveva indotto i volumi precedenti ad apparire una specie di brillante caleidoscopio di visioni cromatiche, utili e in sè simpaticissime, ma non sempre esaurienti nè del tutto inedite.
Qui il tema più circoscritto e diremo pere più nostrano, porge invece all’autore col pieno dominio del tema, l’occasione per sciogliere un finn. alla sensibilità cromatica della primitiva architettura nazionale italiana. Giacchè molto saggiamente il Ferrari ha osservato, e chiaramente dimostrato con larga ed originale documentazione, che l’architettura non è stata in quelle epoche in Italia, come spesso era fuori, semplice forma; ma in gran parte colore: manifestatosi sovente con sovrapposizione di pitture e di mosaici, ma assai più spesso e direi quasi generalmente attraverso la accorta scelta e il competente aggruppamento dei materiali stessi da costruzione, sia che si tratti del campi di bianco calcare e di cotto rosso delle fabbriche settentrionali, sia che si consideri l’alternanza di pietre bianche o nere, oppure bianche e colorate delle architetture toscane e di quelle del mezzodì.
Il desiderio cromatico (inteso però a scopo prettamente decorativo, e solo subordinatamente figurativo) che informava l’architettura nostrana medioevale, in misura che si è tentati di compararla a quella dell’arte araba, prende poi negli interni e negli accessorii architettonici uno sviluppo impensato. Sono prima i tassellati Cosmateschi dei pavimenti e del mobilio di chiesa, sono poi le rialzature di colore che allietano le opere di legname, son finalmente le ornamentazioni pittoriche dei castelli piemontesi e delle chiese francescane. Tutto è un inno al giuoco dei colori nell’architettura, forse e più che al partito, essenzialmente strutturale, del giuoco delle luci e delle ombre.
Verso la fine del volume una magnifica tavola rappresenta la oreficeria più egregiamente cromatica che sia stata mai eseguita in Italia e fuori. È il reliquiario costruito nel 1338 da Ugolino di Vieri da Siena per il Sacro Corporale di Orvieto. Mai prima e mai più dopo lo smalto abbellì di più squisite armonie la bellezza delle figurazioni e lo splendore dell’oro. Gli smalti limosini, decoro della Galleria di Apollo al Museo del Louvre, sono deformi e stonati al confronto. E ci pare pregio speciale dell’opera del Ferrari di avere rievocato dall’ombra, in cui è per molti italiani, la memoria di un tale capolavoro.
Il volume è, come si è detto, assai istruttivo, e di utilità educativa e pratica indiscutibile. Gli architetti saranno quindi particolarmente grati al dotto autore e al munifico editore, che con molta abnegazione e con fine intuito delle esigenze degli studii, hanno apprestata la preziosa pubblicazione.
GIUSEPPE ASTORRI.

Dr. Ingegnere GIUSEPPE ASTORRI - Il Cantiere Edite. Pubblicazione “Enios” 1931.

L’Ente Nazionale Italiano per l’organizzazione scientifica del Lavoro (“Enios”) ha intrapreso da tempo la pubblicazione di una numerosa collana di libri volti a divulgare nel nostro paese le vitali norme atte a conseguire nelle varie organizzazioni industriali l’economia di energia e di danaro sempre più preziosa nelle attuali difficili contingenze finanziarie e sociali: norme che tendono a superare sempre più i confini dell’empirismo per assumere fisionomia scientifica e tecnica.
Per trattare il tema finora assai trascurato del cantiere edile, solo incidentalmente accennato nei trattati di architettura pratica, come si trattasse di argomento futile di esclusiva pertinenza di empirici senza cultura e di rozzi speculatori, l’“Enios” si è rivolto alla competenza dell’Ing. Astorri, che lo ha svolto con ordine e chiarezza, con giusto equilibrio fra la teoria e la pratica, con interesse caldo e vivo e con minuta conoscenza di causa, anche nei dettagli più particolari, con larga visione sintetica nelle conclusioni.
Il volume consta di dieci capitoli: il primo tratta dell’assortimento commerciale nei materiali semilavorati per costruzione: il secondo dell’impianto dei cantieri e dei movimenti di terra; il terzo del movimento dei materiali in cantiere; il quarto delle lavorazioni che si attuano convenientemente in cantiere ed il quinto di quelle che invece conviene svolgere fuori di esso: il sesto delle operazioni di posa e montaggio ed il settimo delle opere di finitura. Il capitolo ottavo considera l’organizzazione del cantiere, il nono l’ordinamento del personale ed il decimo l’economia dei lavori.
Le singole parti dell’argomento vengono svolte in ciascun capitolo come corollari di un problema a fondo economico e gli stessi dati tecnologici vengono valorizzati in relazione alle possibilità utilitarie che li caratterizzano – non è mai assente tuttavia un signorile e poetico senso del lavoro inteso come forza morale in sè stessa. Nel volume si considerano senza pregiudizio tutti gli elementi sia tradizionali che attuali della costruzione, mantenendo e utilizzando dei primi soltanto quelli ancora dotati di vitalità, accogliendo dei secondi quelli costituenti veramente un progresso economico e pratico, e non soltanto una moda artificiosa.
Ed una simile schietta e imparziale valutazione l’autore attua anche a proposito dei metodi organizzativi ed economici di ordinare un cantiere, sia propri del nostro ambiente nazionale sia sorti dalle più evolute e complesse civiltà industriali estere, di cui egli esamina gli aspetti più interessanti e dotati di valore universale.
L’opera, opportunamente contenuta in mole relativamente modesta è corredata di numerose figure intercalate nel testo e di 32 tavole fuori testo; sarà quanto mai apprezzata dagli edili, ingegneri, architetti, imprenditori e potrà riuscire utile agli studenti delle singole categorie.
P. MARCONI.

Archivio Fotografico Nazionale. - Catalogo. Istituto Nazionale L. U. C. E., Ed. “Grafia”, Roma, via E. Quirino Visconti, 13a.

È noto che il materiale fotografico artistico della Direzione Generale Antichità e Belle Arti è da qualche tempo passato in consegna all’Istituto L. U. C. E. (Roma, via della Stamperia, Palazzo della Stamperia). L’Istituto L. U. C. E. ha poi a sua disposizione una serie innumerevole di fotografie specialmente di paesaggi italiani.
Nell’insieme l’Istituto L. U. C. E. ha potuto così adunare una collezione di circa 40.000 negativi, documentazione amplissima dei più mirabili aspetti delle bellezze artistiche (architettura, scultura, pittura, arti minori) e naturali del nostro paese. Mentre detto materiale viene continuamente aumentato, l’Istituto L. U. C. E., presieduto dall’on. Alessandro Sardi, sta provvedendo ad una accurata catalogazione di esso, formando tre schedari, il primo ordinato secondo la ubicazione delle opere d’arte e dei panorami fotografati, il secondo per autori, il terzo per soggetti. Contemporaneamente viene edito il catalogo a stampa, di cui sono stati finora approntati i primi quattro fascicoli: I. Abruzzo, Molise, Puglie: II. Roma: III. Marche; IV. Toscana.
Col prezioso aiuto di questo catalogo sarà così facile a chiunque ricercare e richiedere all’Istituto L. U. C. E. copia dei singoli soggetti fotografati.
Non si può che plaudire alla utilissima iniziativa dell’Istituto L. U. C. E., al quale il lettore si può rivolgere per avere i cataloghi in parola.
P. M.

ERRATA-CORRIGE
Nel fascicolo di Luglio della “Rivista” venne pubblicato un articolo ad illustrazione del palazzo del Governatore a Bengasi.
Detta opera fu attribuita soltanto agli architetti O. Cabiati e G. Ferrazza: invece l’esatta attribuzione è la seguente: architetto O. Cablati (principale autore), architetti A. Alpago Novello e G. Ferrazza.
N. D. R.

RIVISTA DELLE RIVISTE


ITALIA

La Casa Bella (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Milano, Via Boccaccio, 16.

- Due interessanti articoli dell’arch. Pagano. Primo: Del “Monumentale” nell’architettura moderna. Secondo: I “Materiali” nella nuova architettura.

Rubrica: “La città che si rinnova” con opere di Piacentim, Ponti e Lancia, Baldessari, Figini e
Pollini, M. Bega, N. Cozzi, A. Dell’Acqua, O. Zollinger, A. Langer, F. Candore, P. Lingeri, ecc.

Interni di G. Pagano. Arredamenti di E. Paolucci.

Villa sull’Etna dell’arch. F. Fichera, con testo di E. Giovannetti.


Domus (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Milano; Via S. Vittore, 12.

Due Ville in Riviera, arch. Rava e Larco.

Dimore d’eccezione - Vedute della Villa Volpi a Tripoli.

Una Casa in Milano, arch. Carlottavio Marchetti di Montestrutto.

Il Salone del “California” di Anselmo Bucci.

Una Casa d’affitto in Roma, arch. D. del Monte.

Interessanti particolari di alcuni interni di Walter Sobotka, architetto viennese.

Alcuni nuovi ambienti di M. Fiocchi in Milano.

Progetto di una Villa al mare. arch. Giancarlo Palanti.

Rassegna d’architettura (Aprile-Maggio- Giugno 1931). Milano, Via Podgora, 9.

Concorso nel Palazzo del Governo a Sondrio, arch. G. Muzio e A. Majocchi, F. Leoni, M. Bacciocchi.

Villa L. Palini-Pisogne, arch. Luigi Pellini.

Alcune recenti opere dell’arch. Giovanni Greppi.

La Colonia Elioterapica “Principe di Piemonte” in Udine, arch. Valle Provino. -


STATI DELL’AMERICA DEL NORD

Architecture (Aprile 1931). Fifth Avenue at 48 th. Steeet. New York.

E. Clute ci mostra in numerosi esempi, con efficaci rappresentazioni fotografiche quale dovrebbe essere, secondo il suo modo di vedere, l’impiego della terra cotta come materiale decorativo con speciale riguardo agli effetti cromatici. Notiamo a titolo di cronaca immensi edifici eretti in New York City dall’arch. D. James Baum a nuova sede della Y. M. C. A.

Interessante, non primo nè ultimo di una serie già a noi nota, il medaglione nel quale Rayne Adams ci mostra le figure più rappresentative dell’attuale momento architettonico negli Stati Uniti. In questo numero egli illustra l’opera ed il pensiero di Charles D. Maginnis e di Timothy Walsh entrambi F. A. I. A. (Federation American Institute Architects); e di entrambi le opere maggiori di carattere sacro: specialmente importanti il seminarlo per lo Istituto delle Missioni Cattoliche in America del Maginnis, la casa delle Suore di S. Domenico del Walsh, costruite entrambi in Mariyknoll-on-the-Hudson.

Aymar Embury ha costruito in Birmingbam, Alabama, il Mountain Brook Country Club. In esso sono interessanti più che la pianta e l’aspetto esterno, l’arredamento e la decorazione di alcuni ambienti di rappresentanza.

Il seminario dell’Immacolata Concezione costruito in Huntington, Long Island, dall’arch. Robert J. Reiley è la scuola sacra della Diocesi di Brooklyn. Il numero degli studenti limitato a 250 potrebbe essere facilmente raddoppiato senza che per questo l’edificio venisse a difettare di quelle comodità tutte cui deve rispondere oggi e specialmente in America un collegio moderno. L’opera è imponente come mole. L’architettura in cotto che vuol richiamare alla mente le antiche forme romaniche non ci persuade davvero troppo.

House & Garden (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Graybar Building. Lexington at 43 rd. Str. New York.

Questa rivista non tecnica ma che illustra in esempi numerosissimi se pure alquanto superficiali la produzione contemporanea americana nel campo dell’arredamento e decorazione ambientale e dell’arte dei giardini, ci è molto spesso utilissima poichè dalla rassegna estendentesi a tutti í tipi ed a tutte te caratteristiche senza pregiudiziali programmatiche di stile, notiamo esempi molto interessanti.

The Architectural Forum (Aprile 1931), 521 Fifth Avenue. New York.

Molto interessante e fondamentale per la comprensione delle tendenze contemporanee della nostra arte, l’articolo pubblicato sulla rivista americana dal ben noto architetto tedesco Fritz Schumacher.
Se pure egli parla di cose già a noi tutti da molto tempo note merita la nostra attenzione sopratutto il suo modo di considerarle. Egli divide le forme della nostra architettura in due gruppi, traenti le loro logiche origini dalla funzione l’uno, dalla costruzione l’altro: se pure entrambi ed in eguale misura derivati dalla generale necessità ecomomica del risparmio di cui la guerra fu causa prima. Abbiamo così alcuni problemi in cui la funzione controlla la forma, mentre prima essa era inserita ed adattata in volumi che ne mascheravano completamente l’espressione; adesso invece tutti i particolari ad essa inerenti sono studiati e se mai esagerati in modo da aumentare nella cornice loro destinata la loro espressione formale. Parallelamente a queste correnti che cercano nella funzione il principio creativo indice del tempo, si svolgono invece quelle che cercano il loro sbocco naturale nel principio della costruzione. Sempre invero le forme architettoniche sono state influenzate dai materiali impiegati; il nostro tempo sta in contrasto con i precedenti appunto per la comparsa di elementi del tutto nuovi: cemento, acciaio, vetro. L’uso di essi ha alterato profondamente le nostre sensibilità di stabilità e di proporzione, fino a poco tempo fa intangibili e direi assolute. Ancora: È nato il tipo di architettura a scheletro portante; molto spesso questo non è in vista perchè i vani sono riempiti da materiali non trasparenti. Quando però a questi materiali si sostituisca il vetro come serie ininterrotta di grandi lastre apribili o no, l’ossatura appare in perfetta evidenza forzando l’architetto ad espressioni radicalmente nuove. Tutto ciò non è forse giusto e lecito? Sì! quando l’edificio richieda per ragioni o necessità superiori l’uso dei nuovi materiali ed il suo aspetto estetico risulti logico sfruttamento delle proprietà costruttive dei materiali stessi. Cosa succederà invece in quei problemi edilizi in cui non esistono queste necessità? Davo le proporzioni ed i bisogni non sono cambiati? Senza dubbio la possibilità di impiegare acciaio vetro e cemento e le grandi realizzazioni che questi materiali permettono, portano con se il pericolo dell’indroduzione arbitraria dei nuovi metodi costruttivi dove essi non sono richiesti e forse anche dove essi sono più costosi.
La buona architettura degna di questo nome dipende da tre fattori egualmente importanti: 1) la funzione cui l’opera dovrà servire; 2) la natura dei materiali con i quali l’opera verrà ad essere eseguita: 3) il temperamento di colui che adopera questi materiali per adempiere a quella funzione. Se si parla delle opere che caratterizzano un’epoca, molte volte non si tiene conto di questo terzo fattore che è forse il più importante, il cui valore, nella creazione architettonica; non si può dimostrare nè con influenze del materiale nè con la rispondenza ad una data funzione. Ora come sempre tutto ciò che caratterizza un epoca non si può far dipendere da fattori esclusivamente materiali, ma è sopratutto funzione di valori spirituali: coscientemente o inconsciamente è sempre la volontà di creare forme estetiche la sorgente dell’opera architettonica. Se scendiamo al nocciolo della questione possiamo dire che tutta la nostra ricerca è rivolta a trovare una nuova espressione formale che sia la più rispondente al nostro tempo.
Si vedono già i segni luminosi dell’aurora oppure essa è ancora lontana?

Un gruppo di centrali telefoniche americane.

Arredamento interno di negozi e decorazione esterna di mostre e vetrine in New York.

Nell’appendice è molto interessante l’articolo di Daniel B. Cathcart illustrante i requisiti tecnici e le necessità dell’impianto cui deve rispondere una centrale telefonica moderna.

The Architectural Forum (Maggio 1931), 521 Fifth Avenue, New York.

La borsa di Los Angeles; arch. Samuel E. Lunden. Sia nelle masse che nei particolari decorativi interni ed esterni, quest’edificio non è per noi in alcun modo comprensibile, per l’eclettismo che lo caratterizza.

Il Palazzo di Giustizia di Cuyahoga, Cleveland, Ohio; arch. Warner & Mitchell, ottimo come effetto generale, come studio planimetrico, come massa d’insieme; in parte menomato nei dettagli decorativi.

Costruttivo e funzionale, specialmente poi se riferito alle costruzioni limitrofe di pretto carattere Vittoriano, il palazzo per la Reale Esposizione di Orticoltura in Londra, Elveton Street dovuta agli arch. Easton e Robertson che noi già conosciamo.

The Architectural Forum (Giugno 1931), 521 Fifth Avenue, New York.

Numero unico dedicato agli edifici per l’educazione e la cultura; Università, Collegi, Biblioteche, ecc.; moltissimi gli edifici illustrati e molti veramente interessanti.

Negli Stati Uniti di America le Università ed i Collegi, siano essi maschili o femminili, somigliano più al nostro albergo di tipo residenziale al quale sia aggiunto un edificio scolastico di grandiose proporzioni, che non alle nostre Università, propriamente dette. Per citare un esempio solo, fra tanti, l’Università di Michigan è l’edificio tipico costruito per rispondere ai bisogni collegiali Americani. Sale da ballo, di lettura, di scrittura, teatro, grandiosa sala da pranzo capace di contenere un numero molto maggiore di ospiti che non sia quello degli studenti, ed infine, un’ala destinata a servizi alberghieri per ospiti degli studenti stessi. Lo studente può, sotto date formalità, in questo caso la presentazione al direttore della sua Università, invitare a pranzo o a risiedere presso di se, facendole alloggiare nell’albergo annesso, quante e quali persone egli voglia e di cui naturalmente si renda garante.

Le necessità ed i bisogni dei Collegi e delle Università in genere sono magistralmente descritti, dal punto di vista ecnico, nell’articolo di Irving K. Pond.

The Architectural Record (Aprile 1931) W. 40 th Street. New York.

Molto interessanti nel campo dell’architettura teatrale i lavori di trasformazione ed adattamento eseguiti dagli architetti Eugene Fubrer e Nicolas Remisoff nel vecchio Central Auditorium Theater in Chicago, chiamato ora Punch Theater,

Case a schiera, abitazioni popolari, città giardino e borgate operaie; rapida e fugace ma sempre interessante questa rassegna di quanto negli ultimi anni è stato costruito negli Stati Uniti nel campo dell’edilizia popolare.

The Architectural Record (Maggio 1931), W. 40 th Street. New York.

Numero dedicato quasi esclusivamente alle scuote elementari o medie recentemente costruite in America. Alcune sono molto interessanti.

In appendice la fattoria Van Nelle in Rotterdam; arch. J. A. Brinkman e L. Van C. der Vlugt. Razionalismo assoluto; è un vero peccato che l’assenza di una pianta per quanto schematica non ci permetta di apprezzare il valore dell’opera nei riguardi della funzione che il gruppo di edifici è chiamato ad assolvere.

FRANCIA

L’Architecte. (Marzo 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.

L’abitazione di un medico costruita in Los Angeles, U. S. A., da Richard J. Neutra, presenta quell’aspetto caratteristico dato dal successivo alternarsi a stratificazioni orizzontali di pareti trasparenti e di pareti piane, perfettamente levigate ma opache. Il riempimento fra gli elementi portanti della struttura metallica è dato appunto alternativamente da grandi pareti in vetro e da colate di cemento.

Rue Saint-Honoré, Parigi, l’arch. Ch. Letrosne ha costruito per sede della “Compagnie de l’Union” un edificio ad 8 piani in cui la pianta dell’immobile per uffici e tutte le particolarità ad esso inerenti sono studiati con vera e profonda cognizione di causa sì da ottenere, data la difficoltà dell’area, una soluzione particolarmente geniale. Si presenta anche molto interessante la decorazione interna che, pur mantenuta in limiti di sobrietà dato il tipo della costruzione e le sue inevitabili esigenze economiche, dà veste più che decorosa alla sua farina.

L’Architecte. (Aprile 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.

Mare Brillaud de Laujardière, Raymond Puthomme e Lucien Dumont Roty hanno costruito in stretta ed efficace collaborazione un edificio ad uso di civile abitazione in Parigi, Boulevard Verdun.

G. Lesou ne ha costruito un altro affacciantesi all’Avenue de Versailles e Quai d’Auteuil.

G. Debré ha invece costruito il tempio israelitico di Belleville, sempre in Parigi, Rue de Palikao.

Mentre i due primi esempi hanno tutte le caratteristiche della moderna edilizia francese, il terzo è a nostro avviso il più rappresentativo, esempio evidente di quali effetti possono risultare in ambienti destinati al culto dalle moderne tendenze decorative.

L’Architecte. (Maggio 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.

La villa che Gabriel Veissière, il noto architetto parigino, ha costruito in Garches (Seine et Oise), plasmata con le sue terrazze degradanti sul terreno che con vista superba scende verso i boschi che circondano Versailles, risponde bene allo scopo per il quale è stata costruita; è davvero un incantevole soggiorno invernale.

L’Architecture. (Aprile 1931) 39, Rue du Général Foy, Paris.

Rassegna della Esposizione Coloniale, Parigi 1931.
Per la riapertura del Vieux Colombier, la Compagnie des Quinze ha cercato un’architettura che si prestasse meglio che non quella antica ideata da Coupeau e Jouvet, alle esigenze della scenografia contemporanea. L’incarico è stato affidato ad André Barsacq ed è stato assolto con onore.

L’Architecture. (Maggio 1931) 39, Rue du Général Foy, Paris.

La Salle des Menus-Plaisirs. Architetto ed arredatore il Pingusson. Essa è piccola (trecento spettatori), ma è una gemma di raffinata eleganza. Sotto la sala degli spettacoli è stato ricavato un “dancing”, con bar, fumoirs e tutti i servizi annessi; sotto al palcoscenico i camerini per gli artisti e tutti i servizi della scena.

INGHILTERRA

The Architectural Review (Aprile 1931). 9 Queen Anne’s Gate. Westminster S. W. 1.

Nathaniel Lloyd continua ad illustrarci gli sviluppi estetici della casa inglese; siamo oramai agli ultimi anni del 18° secolo ed ai primi dal l9°; il neoclassicismo si annuncia padrone del campo.

Gamage’s West Ed Store. L’edificio costruito da Sir Edwin Lutyens all’incrocio di Park Street con Oxford Str. in Londra è imponente, ed in esso l’attività del grande architetto inglese comincia a sentire, per quanto timidamente, l’influsso delle moderne correnti decorative.

Mrs. L. Pitman ha affidato agli architetti Edward Crogham e Godfrey Giles la decorazione e l’arredamento della sua abitazione in Londra, Chelsea Court. Ottimi, sotto tutti i rapporti, i risultati.

The Architectural Review (Maggio 1931). 9 Queen Anne’s Gate. Westminster S. W. 1.

I magazzini di esposizione e vendita della Ditta Froy, articoli sanitari, in Old Bond Street, Londra. Gli architetti Easton e Robertson, fra i più quotati nella capitale inglese, non si sono lasciati sfuggire l’occasione di dire la loro ultima parola in materia di arredamento e decorazione; ultima parola che sembrerebbe forse la penultima se il lavoro fosse stato eseguito invece nella capitale del Reich.

Il Cambridge Theater in Londra, arch. Wimperis, Simson, Guthrie e Chermayeff, che rivedremo illustrato forse più ampiamente nelle Moderne Bauformen, è stato ideato ed eseguito con amore, direi creato con gioia; è nel campo dell’edilizia teatrale l’esempio forse più rappresentativo. Molto utili riescono i particolari costruttivi, riportati dalla rivista inglese, illustranti gli schemi di illuminazione.

The Architectural Review (Giugno 1931). 9 Queen Anne’s Gate. Westminster S. W. 1.

W. Curtis Green ha costruito in Londra, Park Lane, il Dorchester Hotel; per Londra è certamente la più recente e più moderna, nel tempo e nello spirito, espressione dell’architettura alberghiera.

La mostra fiorentina del Giardino Italiano.

Arch. Howe e Lescaze: l’appartamento di Mrs. Leopold Stokowsky in New York.

Residenza signorile in Londra, Princes Gate, degli arch. David Pleyell e Bouverie.

GERMANIA

Innen Dekoration (Maggio - Giugno 1931), Darmstadt. Verlag A. Koch.

Il numero di Maggio della “Innen Dekoration” è dedicato all’Hote1 Chemnitzer Hof che noi già abbiamo potuto osservare nella D. E. Z. del Marzo scorso: architetto Heinrich Straumer di Berlino. Qui abbiamo maggior campo di esaminare gli interni e l’arredamento eseguito con grande ricchezza di mezzi.
La felice collaborazione dell’architetto e dell’artiere è realizzata nei mobili illustrati nel numero di Giugno della rivista ed eseguiti su progetto del prof. Josef Hillerbrand dalla firma Deutsche Werkstatten di Monaco. Il loro aspetto piacevole è dovuto in massima parte ad una accuratissima lavorazione.
L’Associazione degli Artisti di Vienna ha avuto idea felice inserendo nel programma della sua esposizione una sezione giardinaggio. Gli arch. Franz Matuschek, Otto Prutscher, Josef Matznetter, R. Ceyling, e gli scultori Edwin Grienauer, Otto Hofner, Gusty Mundt ci mostrano alcuni esempi particolarmente interessanti dell’arte dei giardini.

Moderne Bauformen (Aprile 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.

L’abitazione del Dott. H., arch. M. E. Häfeli, quella della famiglia Haldenweg in Kilchberg, arch. Steiger, la villa sullo Zrichberg di W. M. Moser o le case a schiera e le borgate operaie costruite in Friesenberg dall’arch. Kessler col suo collega H. Peter, sano tutte manifestazioni dello spirito e del pensiero contemporaneo e culminano nello stabilimento balneare di Küsnacht presso Zurigo dovuto agli arch. Steger e Egender e nella villa Streiff in Goldbach presso Zurigo costruita da Otto Zollinger di Saarbrücken.

Le ultime opere degli architetti Weinwurm e Vecsei in Pressburg; fra queste le più notevoli: la villa Kuchta e la casa di campagna della famiglia Lengyel.
Due Ristoranti Metropolitani: dell’arch. Robert Lederer in Berlino sul Kurfürstendamm il primo, in Los Angeles all’insegna del “The Hi-Hat” dell’arch. J. R. Davidson, il secondo.

Mobili di oggi di Richard Götz, di Stoccarda e di Gerta Schroedter di Heilbronn.

Ignaz Kaufmann di Stuttgart ed i suoi ottimi lavori: il Passage Cafè.

La villa di campagna in Korntal - Stuttgart, dell’architetto Erich Rosenfelder.

I mobili in metallo e le più recenti realizzazioni dovute a questo nuovo elemento nel campo dell'arredamento ambientale.

Artisti parigini quali Louis Sognot, Charlotte Alis, J. J. Adnet, Emile Guillot, R. C. Coquery, Narcel Guillemard. André Lurçat, Le Corbusier e Paul Jeanneret o berlinesi come Marcel Breuer ed altri.

Moderne Bauformen (Maggio 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.

Adolf Behne analizza la produzione arechitettonica di oggi specialmente rispetto alle sue fondamentali caratteristiche nazionali ed internazionali. Gli argomenti che egli adduce sono in massima per noi convincenti in questo tema che è stato e per molto tempo ancora sarà, campo di appassionate discussioni. L’articolo è degno d’essere letto per la particolare chiarezza e obiettività dell’indagine critica.

La casa degli artisti in Oslo, arch. Gudolf Blakstadt e Herman Munthe-Kaas.

Cambridge Theater; Londra, architetti Wimperis, Simpson, Guthrie, arredamento interno di Serge Chermayeff.

Fritz Fuss, Colonia. Fabbrica per la Ditta Steinberg, Köln-Brauenfeld e il palazzo Sede della Società.

Hans Poelzig e le sue ultime opere.

Edilizia giapponese.

Alcune case di campagna ed il loro arredamento curate dagli architetti W. Kuhnert e K. J. Pfeiffer di Berlino.

Arredamenti di Kurt Spielmann, Praga; R. Lorenz, Vienna.

Una casa di affitto in Parigi, Quai d’Orsay, dovuta a Michel Roux-Spitz e dello stesso architetto il teatro “Croix Rousse” in Lione.

Moderne Bauformen (Giugno 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.

L’abitazione della famiglia M. in St. è stata completamente trasformata ed arredata ex-novo dagli architetti Rudolf Regelin, Paul Lang Kurz ed Hermann Stumpf.

Heinrich Straumer: le sue nuove costruzioni in Berlino ed i suoi padiglioni nel parco dei divertimenti all’esposizione di Lipsia 1930.

La scuola professionale femminile prussiana di Königsberg. Con questa opera veramente imponente nella mole, nei particolari, negli impianti, nella serietà di studio e nella perfezione di esecuzione si affermano valorosamente fra gli artisti tedeschi di grido gli architetti Hopp e Lucas.

Edilizia popolare in Berlino: arch. Mabes ed Emmerich.

Wasmuths Monatshefte Baunkust & Staedtebau. (Aprile 1931) Berlin. 8 W. Markgrafenstr. 31.

Con pochi commenti, chè essi risulterebbero inutili, con molti dati tecnici ed economici e con ricco materiale illustrativo ci vengono fatte conoscere le ultime opere del Fahrenkamp. La casa della Shell in Berlino presso il ponte di Potsdam, su pianta trapezoidale si affaccia sulla Königin Augusta Str. sulla Bendlerstr. e sulla Regentenstr; il quarto lato è chiuso. Sulla Kenigin Augusta Strasse è stata adottata una soluzione particolarmente interessante: Per ottenere un maggiore sfruttamento dell’area ed un orientamento migliore la fronte non ha andamento continuo ma consta invece di successive rientranze e sporgenze si da ottenere anche una superficie illuminante notevolmente maggiore. Così anche in prospetto il numero dei piani aumenta gradatamente dalla Regentenstrasse alla Bendlerstrasse che consentiva maggiore altezza poichè costeggia il Landwehrkanal; si passa da cinque a dieci piani. Il sistema costruttivo ad ossatura metallica completamente isolata da intercapedine continua dalle vibrazioni del traffico stradale è lo stesso adottato dall’arch. Fahrenkamp per la sede di Berlino, Hohenzollerndamm, dell’Istituto Germanico delle Assicurazioni.
I due esempi sono da tener presenti nella studio di una costruzione tipicamente moderna; il palazzo di gran mole ad uso esclusivo di uffici. Basti dire che il primo ha una superficie coperta di 2700 mq. ed una cubatura di 88.000 mc. ed è il più piccolo dei due, per rendersi conto della loro importanza.

La nuova Camera di Commercio in Dortmund, architetti Pinno e Grund.

Werner Hegemann che con Gunther Wasmuth è direttore della Rivista ci parla della produzione dello Schinkel in occasione del 150° anniversario della sua nascita. E sotto nuova luce, egli ci mostra nuovi aspetti e nuove caratteristiche di uno dei più grandi architetti berlinesi dell’800. I Musei al Lustgarten ci sono abbastanza noti, non così molte opere che lo Schinkel non condusse a termine e delle quali ci vengono mostrati i progetti, credo per ora inediti.

Le costruzioni dell’architetto Uno Ullberg, Viborg. Siamo in Finlandia, ma le caratteristiche dell’edificio di esposizione con annessa scuola professionale sono sempre semplici e lineari come la loro funzione.

Kurt Starck ha costruito in Berlin-Südende una villa di campagna in cui ad una grande sobrietà architettonica dà risalto e gaiezza la nobiltà del materiale adoperato. Per contro la disposizione planimetrica e la ricchezza degli impianti conferiscono alla costruzione un carattere veramente principesco.

Architettura ospitaliera in Chemnitz dell’arch. Fred Otto.

Edilizia popolare in Francoforte sul Meno: arch. Ernst May e C. H. Rudlof.

Wasmuths Monatshefte Baunkust & Staedtebau. (Maggio 1931) Berlin. 8 W. Markgrafenstr. 31.

Werner Hegemann ci parla dell’esposizione di edilizia e di urbanesimo della città di Berlino e ce ne mostra in efficacissime rappresentazioni fotografiche alcuni aspetti più singolari. Sono troppo recenti le impressioni che gli edifici principali, specialmente la Funkhaus, hanno prodotto su molti di noi per voler qui spendere parole per la loro illustrazione.
Il problema data era di costruire un edificio: “Casa dello Studente” nel quale appunto gli studenti delle Università e dei Politecnici potessero trovare un piacevole soggiorno, ampie sale per mensa, lettura, conferenze ed esposizioni. In alcuni dei casi illustrativi sono anche camere di abitazione per gli studenti, sempre per il personale dipendente che è oltremodo numeroso specialmente per quanto richiesto dal servizio di mensa e cucina. Nei numerosi esempi dimostratici possiamo renderci conto come il problema sia stato risolto in modo diverso ma sempre degno di molta lode: in Leipzig-Dölitz dall’arch. Waldher Beyer, in Stoccolma dagli architetti Iven Markelius ed Uno Ahre, in Jena dall’architetto berlinese Ernst Neufert ed infine in Bünn dall’architetto Bohuslav Fuchs. Alcuni particolari costruttivi di soluzioni adottati ed illustrati molto ampiamente e sopratutto tecnicamente, possono essere di molto aiuto per lo studio di problemi simili.

Nella parte della Rivista destinata all’Urbanesimo, Werner Hegemann ci parla delle nuove costruzioni progettate dagli arch. Luckardt e Mendelsohn per la trasformazione edilizia della Potsdamer Platz in Berlino: sono la “Haus Berlin” dei fratelli Luckardt e dell’Anker, e la “Columbus Haus” di Erich Mendelson; entrambi i progetti, molto arditi, affrontano in Europa il problema del grattacielo limitato per ora nel suo sviluppo verticale, soltanto a 15 piani. Già la “Shell Haus” del Fahrenkamp, di cui abbiamo dato notizia poco fa, ed ormai quasi ultimata, era un segno preannunciatore.

Lo sviluppo e le trasformazioni di Brema.

Alcuni aspetti dell’attuale momento urbanistico nella Russia dei Sovieti.

Wasmuths Monatshefte Baukst & Stadtebau. (Giugno 1931) Berlin. 8 W. Markgrafenstr. 31.

Il numero molto ricco è quasi una piccola monografia sull’edilizia scolastica in Germania nel dopo-guerra, poichè quasi esclusivamente ad essa sono dedicati gli articoli.
Oltre le scuole propriamente dette, è notevole l’illustrazione della casa dei giovani in Francoforte s. M. dell’arch. Franz Thyriot. Essa offre alloggio, vitto e piacevoli ambienti di soggiorno per i giovani in viaggio di istruzione od anche di piacere, riuniti in carovane, od anche, ma in questo caso in ala a parte, per quelli che debbano seguire in Francoforte i loro studi e sono allora sotto la sorveglianza dei direttori che ne sono responsabili.

Il nuovo aeroporto di Anversa costruito dall’architetto S. Jasinski.
LUIGI LENZI.

LA DIREZIONE DELLA RIVISTA D’ARCHITETTURA
ED ARTI DECORATIVE


Facendo seguito a quanto fu detto a proposito della Direzione della nostra Rivista dando il resoconto del Consiglio Nazionale del Sindacato, tenutosi in Roma il 17 Luglio u. s. (v. fasc. XII Agosto 1931, pag. 637), diamo qui il testo della lettera indirizzata dal Prof. Arch. Arnaldo Foschini, direttore della Rivista, all’on. Arch. Alberto Calza-Bini, Segretario Nazionale del Sindacato Architetti.


Roma, 14 Luglio 1931,

Carissimo Calza Bini,

Quando ti rivolgesti a me per affidarmi la Direzione della “Rivista d’Architettura ed Arti Decorative” non ti nascosi la viva perplessità ad accettare un incarico così delicato per il quale sentivo di non avere la necessaria preparazione.
Accettai soltanto in seguito alle tue affettuose insistenze, facendo assegnamento sull’ottimo Redattore Capo Arch. Marconi (che con tanto fervore si prodiga nell’adempimento del suo compito), lieto di poter essere utile, sia pure in misura modestissima, alla nostra organizzazione sindacale, da te fermamente voluta e creata.
Ma tu sapevi che questo incarico non poteva e non doveva aver lunga durata. Converrai, quindi, che è giunto il momento opportuno per risolvere definitivamente la sistemazione della Rivista, e vorrai pertanto accettare le mie dimissioni.
Col nuovo Direttorio potrai liberamente prendere in esame la riorganizzazione completa della Rivista, per aumentarne l’efficienza e il prestigio.
Nel rassegnarti il mandato, ti ringrazio pel lusinghiero incarico che mi volesti affidare e faccio voti fervidissimi per l’avvenire di questa Rivista che così efficacemente contribuì, fin dai primi anni della sua vita, al rinnovamento della nostra architettura e all’elevazione degli studi architettonici in Italia.
Con affetto, tuo
ARNALDO FOSCHINI.

L’On. Arch. Calza Bini rispose al Prof. Foschini con quest'altra lettera :

Roma, 25 Luglio 1931.

Caro Foschini,

Alla tua lettera del 14 con la quale avevi voluto rinunciare al mandato di Direttore della Rivista, ho risposto nella seduta del Consiglio Nazionale, e ha risposto l’Assemblea che ha così cordialmente approvata l’opera tua e gli elogi che meritatamente furono rivolti a te e al tuo collaboratore Arch. Marconi.
Ho apprezzato ed apprezzo la delicatezza del tuo atto, ma devo insistere e pregarti di continuare a dare la tua opera intelligente e preziosa alla Direzione della Rivista, in qualità di fiduciario della Segreteria Nazionale, giusta la deliberazione dell’Assemblea.
Riservandomi di prendere comunque i necessari accordi col Dr. Tumminelli, mi è gradito confermarti i sensi della mia affettuosa amichevole stima, tuo
ALBERTO CALZA-BINI.


Abbiamo il piacere di annunciare ai lettori che l’Arch. Foschini ha accettato di continuare a svolgere la sua opera di Direttore della nostra Rivista per l’annata in corso, fintantoché non sia altrimenti risolta l’organizzazione direttiva del nostro Organo Sindacale.

SINDACATO NAZIONALE ARCHITETTI


PAGINE DI VITA SINDACALE


IL NUOVO PIANO REGOLATORE DI ROMA

Com’è ben noto, è stato reso di pubblica ragione il testo del R. Decreto Legge che approva il nuovo piano Regolatore di Roma e dà le norme per la sua attuazione; il Consiglio dei Ministri ha già sanzionato il contributo governativo di 450 milioni, in rate di 30 milioni annui per 15 anni. Con ciò si può dire che questo problema estremamente arduo e vitale è risolto e l’attuazione pratica sta per incominciare.
Mentre la nostra Rivista dedicherà al vitale argomento un articolo di adeguata importanza (una estesa pubblicazione ufficiale in proposito sta per essere stampata), diamo qui qualche notizia stralciandola dal testo di un discorso illustrativo che il Governatore di Roma principe Buoncompagni ha tenuto, il 6 agosto u. s., nella sala delle Battaglie a Palazzo Venezia, alla presenza di S. E. il Capo del Governo, di gran numero di autorità e dei rappresentanti della Stampa.
Il principe Buoncompagni cominciò a ricordare che il 15 aprile 1930 il Duce insediò in Campidoglio la commissione nominata per lo studio del piano regolatore, composta dei seguenti membri: S. E. prof. Roberto Paribeni; S. E. arch. Marcello Piacentini; S. E. arch. Cesare Bazzani; S. E. architetto Armando Brasini; on. arch. Alberto Calza-Bini; on. ing. Edmondo del Bufalo; ing. arch. Gustavo Giovannoni; prof. Antonio Munoz; ing. Cesare Palazzo; ing. Paolo Salatino.
Il Duce stesso diede le sue direttive e assegnò 6 mesi per la relazione del piano: il 28 ottobre dello stesso anno la commissione presentò al Duce il progetto approvato e la relazione stesa da S. E. l’arch. Marcello Piacentini. Trascorse un intervallo di tempo relativamente breve durante il quale il Governo approntò i provvedimenti legislativi indispensabili per l’attuazione: il piano Regolatore venne così approvato il 1° maggio 1931 dal Consiglio Superiore delle Belle Arti, il 30 maggio dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il 10 giugno dal Consiglio dei Ministri. È dell’11 luglio u. s. la deliberazione del Consiglio dei Ministri sull’assegnazione straordinaria di 30 milioni annui per 15 anni, quale contributo dello Stato.
In seguito, S. E. il Governatore passò a descrivere l’ordine di sviluppo dei lavori, da iniziarsi al più presto: innanzi tutto la sistemazione nel suburbio di alcune tra le vie consolari, possibile ora mentre il nuovo piano ne precisa definitivamente i tracciati, e di altre importanti strade fra cui il nuovo viale Regina Elena, già realizzato in parte; contemporaneamente si porrà mano all’assetto definitivo, secondo quanto è stato fissato nel nuovo piano Regolatore, della zona centrale dell’Urbe.
S. E. il principe Buoncompagni si soffermò quindi a descrivere i lavori di demolizione e ricostruzione necessari allo scopo; in primo luogo quelli riguardanti la sistemazione della zona prossima al Vittoriano; poi quelli che avranno per oggetto il completamento delle sistemazioni delle pendici meridionali del Campidoglio, delle adiacenze del Teatro di Marcello (i cui lavori di restauro e liberazione, per opera e sotto la direzione dell’on. arch. Alberto Calza-Bini, stanno per essere completati) e delle zone limitrofe di piazza Montanara, Bocca della Verità, piazza della Consolazione, ecc.; in terzo luogo quelli riferentisi alla prevista sistemazione della zona archeologica al Largo Argentina ed all’allargamento di via delle Botteghe Oscure; infine quegli importantissimi che avranno ad oggetto la nuova strada da aprirsi tra piazza Venezia ed il Colosseo, integrazione della grandiosa opera di restaurazione urbanistica e monumentale della zona dei Fori Imperiali. Questi ultimi lavori si estenderanno anche alle zone limitrofe e comprenderanno ivi la liberazione ed il ripristino di parecchi importanti edifici specialmente di età romana. Il principe Buoncompagni accennò alla meravigliosa bellezza che potrà assumere la nuova grande arteria moderna tracciata attraverso le più venerabili e grandiose opere architettoniche del passato, e dichiarò che i lavori di demolizione degli edifici compresi nel tratto tra Palazzo Desideri e la Via S. Lorenzo ai Monti verrà iniziata subito (ed infatti, mentre si sta stampando questa nota, con prontezza veramente fascista, il piccone ha già iniziata la sua opera).
Il Governatore parlò quindi di ulteriori provvedimenti compresi nel prossimo programma di lavoro, e connessi con l’attuazione del nuovo Piano Regolatore e finì con l’esaltare la volontà del Duce, che ha animato ed animerà le opere destinate a dare all’Urbe l’impronta della nostra era.


COLLANA DI PUBBLICAZIONI DI URBANISTICA
DIRETTA DA GUSTAVO GIOVANNONI

Sotto gli auspici dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, presieduto dall’arch. Alberto Calza-Bini, la Unione Tipografica Editrice Torinese inizia la pubblicazione di una Collana di Urbanistica, la cui direzione è stata affidata, con molto discernimento, alla competenza ampiamente riconosciuta del prof. Gustavo Giovannoni, direttore della R. Scuola d’Architettura di Roma e pioniere dei moderni studi urbanistici in Italia.
Con ciò si riempie una lacuna molte volte lamentata nella coltura tecnica italiana, alla quale i grandi problemi della sistemazione e dell’organico ampliamento dei nuclei cittadini, problemi già superati in alcune altre nazioni europee, si affacciano ora da noi per la prima volta in tutta la loro imponenza ed urgenza.
È uscito, proprio in questi giorni, il primo volume della Collana, dello stesso Giovannoni, intitolato “Vecchie Città ed Edilizia Moderna” opera vasta e completa che, in parte, riassume e aggiorna i precedenti studi dell’Autore, in parte contiene un approfondito esame delle più recenti esperienze e realizzazioni italiane in materia.
Nel prossimo fascicolo della nostra Rivista lo stesso arch. Calza-Bini, che ha scritto anche la prefazione al volume, ne darà ampia recensione.
Ci limitiamo qui a felicitarci della iniziativa veramente preziosa della pubblicazione della Collana, che non mancherà di recare i migliori risultati nella nostra cultura architettonica.

PROPAGANDA ALL’ESTERO
DELLA PRODUZIONE
ARCHITETTONICA ITALIANA MODERNA

Come molti colleghi sanno, la Rivista ungherese “Architettura” si è fatta iniziatrice di una collezione di volumi intitolata “Anthologie de l’Architecture” avente ad oggetto la produzione Architettonica contemporanea di tutto il mondo.
È uscito testè uno dei volumi quasi per intero riguardante la più recente produzione italiana; esso è redatto dai signori dr. Rakosy Cyula e Szentmiklosi Jozsef. Per averlo basta scrivere all’indirizzo della Rivista “Architettura”, Budapest IX Raday-utca 31.
Il prezzo è di L. 150, ma presso la Sede del nostro Sindacato Nazionale Architetti si raccolgono prenotazioni, che, se verranno date in numero sufficiente, potranno far ottenere uno sconto notevole. Si avvertono qui gl’interessati.


IL CONGRESSO INTERNAZIONALE EDILIZIO
A ROMA

Il prossimo Congresso mondiale dell’Unione Internazionale della Proprietà Edilizia si terrà a Roma dal giorno 8 al giorno 11 novembre prossimo.

L’ordine del giorno è il seguente:

1) Commissione: Presidente, sig. Joseph Humar.

a) Legislazione sugli affitti nei diversi Stati. Relatore: sig. Conte Trutie de Varreux.

b) Rapporti tra la Proprietà Edilizia e lo Stato ed i Comuni. Relatore: N. N.

c) Rapporti tra la Proprietà Edilizia ed i locatari commerciali ed industriali. Relatore: sig.
dr. Scharles Ramarono.

2) Commissione: Presidenti: sig. dr. Bela Nemeth e nob. E. Parisi.
Organizzazione del credito per i proprietari di case d’abitazione. Relatore: sig. dr. Bela Nemeth.

3) Commissione: Presidente: sig. Casimir Janikowski.

a) Urbanesimo, espropriazione e rispetto della proprietà edilizia. Relatrice: signorina Eline
de Peplowska.

b) Costruzioni fatte dallo Stato e dai Comuni e loro conseguenze. Relatore: sig. dr. J. A. de
Meyer.

4) Commissione: Presidente: sig. dr. Hans Kohlmann e Don Louis de la Pena y Brana.

Organizzazione Nazionale della Proprietà Edilizia e sviluppo dell’Organizzazione Internazionale. Relatore: sig. dr. comm. B. A. Genco.
In occasione del Congresso, sarà pubblicato, in tre lingue, un Numero Unico al quale collaboreranno le Organizzazioni dei diversi Paesi. Il materiale sarà raccolto dalla Federazione Italiana che lo sottoporrà alla preventiva approvazione del Presidente dell’“Unione Internazionale ”.

CONCORSI


BANDO DI CONCORSO PER IL PIANO
REGOLATORE DELLA CITTÀ DI VERONA

È indetto un Concorso fra gli Ingegneri ed Architetti Italiani per il progetto di massima del piano regolatore e di ampliamento di Verona.
Il bando redatto dal podestà di Verona dà precise istruzioni sui principi che costituiscono il programma fondamentale del concorso.
I premi sono di L. 60.000 al progetto classificato primo, di L. 30.000 al secondo, di L. 10.000 al terzo.
Il termine di presentazione dei progetti scade il 15 luglio 1932. Coloro che intendono prendere parte al Concorso possono rivolgersi, per avere il bando, i documenti relativi e gli schiarimenti necessari, all’Ufficio tecnico del Comune di Verona.


CONCORSO PER UN MONUMENTO
A GIUSEPPE GRANDI

Il Comune di Milano ha bandito un Concorso per l’erezione di un monumento a ricordo dello scultore Giuseppe Grandi, che dovrà sorgere sulla piazza omonima.
Al vincitore del Concorso sarà affidata l’esecuzione del monumento. Per detta esecuzione il Comune verserà 300.000 lire secondo speciali modalità.
Il termine di consegna dei bozzetti è fissato per le ore 17 del 30 ottobre p. v. Per avere il testo del bando ed i necessari schiarimenti rivolgersi alla Soprintendenza dei Monumenti al Castello Sforzesco in Milano.


CONCORSO TRA INGEGNERI ED ARCHITETTI
PER L’ARREDAMENTO DI AMBIENTI

La Federazione Fascista Autonoma degli Artigiani d’Italia ed il Sindacato Nazionale Fascista degli Architetti hanno bandito per l’anno corrente un concorso per architetti e artigiani che abbiano collaborato all’arredamento di uno o più ambienti di uso pubblico o privato.
I concorrenti dovranno essere iscritti alle rispettive associazioni sindacali e far pervenire entro il corrente anno IX, presso la Segreteria Generale della Federazione Fascista degli Artigiani d’Italia, la domanda di partecipazione al Concorso.
Saranno assegnati due premi: il primo di L. 10.000 ed il secondo di L. 5000 da dividersi in parti uguali fra l’architetto e gli artigiani.


CONCORSI IN VISTA IN SICILIA

L’Arcivescovo di Messina S. E. Monsignor Paino desiderando dare alle costruzioni religiose che dovranno sorgere in Messina un carattere diverso da quello, purtroppo tutt’altro che lodevole, attribuito alle più recenti tra esse, accogliendo il suggerimento dato dal Segretario Nazionale del Sindacato Architetti, intende bandire alcuni concorsi per avere a propria disposizione una serie di progetti per costruzioni di dimensioni e importanza assai varia.
A tale scopo si è rivolto con una nobile lettera allo stesso Segretario, pregandolo di preparare i bandi dei concorsi stessi, ch’egli intende porre sotto gli auspici del Sindacato.
I premi non saranno purtroppo molto vistosi perché la più stretta economia è imposta dalle circostanze; ma sarà salvaguardata comunque la dignità dell’autore, che avrà diritto di sviluppare il progetto esecutivo esigendone la esatta interpretazione.
I concorsi saranno di vario tipo, generali e regionali; e sembra ve ne possano essere anche di quelli riservati esclusivamente ai giovani, con qualche esperimento di architettura ultramoderna.
Naturalmente verranno dati a lor tempo i testi esatti dei bandi; ne diamo intanto il preavviso, esprimendo all’arcivescovo di Messina il nostro vivo compiacimento, ringraziandolo di aver accolto la simpatica iniziativa.

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