CORRIERE ARCHITETTONICO
UNA CASA D’ABITAZIONE IN VIA ANDREA DORIA
IN ROMA
degli Arch. MARIO DE RENZI e LUIGI CIARROCCHI
Gli arch. Mario De Renzi e Luigi Ciarrocchi hanno costruito in via
Andrea Doria in Roma una Casa d’Abitazione per l’Istituto
Autonomo per le famiglie degli Impiegati del Governatorato. La storia
del progetto di questa casa è un po’ lunga: esso venne
elaborato e rielaborato varie volte dagli autori, spesso con espressioni
interessanti che ci piace riesumare.
In un primo tempo (figg, 1, 2) l’edificio era stato progettato
con una pianta piuttosto comune, a cortile chiuso centrale: siccome
il prospetto principale era volto a Nord, le condizioni di insolazione
e di aereazione risultavano infelici perchè per forza di cose
appunto gli ambienti di servizio usufruivano in questo caso delle migliori
esposizioni.
Mutato quindi il criterio distributivo generale, gli autori disposero
in definitiva le masse dell’edificio com’è indicato
nelle figg. 3, 4, 5 e segg.
È chiaro che le condizioni di insolazione ed aereazione sono
in tal caso ottime, giacché gli ambienti di abitazione dislocati
lungo i due lati dei corpi di fabbrica doppi normali al lato maggiore
dell’area quadrangolare, sono tutti bene esposti e perchè
gli ambienti di servizio, scale, cucine, bagni, occupano invece, quando
non si affaccino alle chiostrine, i lati nord, sia di cotesti tre corpi,
sia dei corpi di fabbrica semplici di collegamento addossati al lotto
di edifici finitimo. Davvero organica e sagacemente sfruttata questa
pianta: su di essa 1’arch. De Renzi, che efficacemente e con grazia
non diminuita, si viene evolvendo dagli schemi classici cinquecenteschi
e secenteschi propri dei suoi primi lavori, verso espressioni più
moderne, aveva elaborato un primo progetto più semplice (fig.
3), sintetico, costruttivo, spregiudicato, ove soprattutto si notava
un buon tentativo di interpretazione espressiva esterna delle strutture
in cemento armato previste quale ossatura della fabbrica. Non che tale
senso interpretativo sia da ritenersi indispensabile per la realizzazione
di moderni criteri architettonici, ma in ogni modo era indizio nell'autore
di una lodevole esigenza di interiorizzazione della forma, la quale
poi aveva originato da un punto di vista più particolarmente
decorativo un simpatico motivo architettonico costituito dalla ripartizione
delle superfici in pannelli rettangolari segnati dalle cornici di piano
e dalle linee-forza verticali dei pilastri d’ossatura. Avvenne
però che il progetto così com’era (benchè
non peccasse affatto di eccessivo avvenirismo) non trovasse l’approvazione
delle autorità tutorie; per cui esso dovette essere rielaborato,
ferma restando la massa d’insieme. Gli autori, usando accenti
un tantino più ortodossi, arrivarono allora alla espressione
definitiva, che, ricevute le superiori sanzioni, fu realizzata. Purtroppo,
per deficenza di mezzi finanziari, l’Istituto proprietario si
è limitato finora a costruire due soli dei tre bracci previsti
dal progetto, con un complesso di 272 vani (computando come numero di
vani tutti gli ambienti abitabili di un appartamento più due,
onde tener conto dei servizi; valutando le botteghe per tanti vani quante
sono le aperture verso strada e le cantine e soffitte per un terzo di
vano ciascuna; escludendo dal computo gli androni, le scale, i lavatoi
e stenditoi coperti, i disimpegni e in genere tutti gli ambienti d’uso
comune).
L’edificio cuba mc. 28070 ed è costato in tutto L. 2.600.000
con un prezzo di L. 93 circa a mc. vuoto per pieno della sola costruzione
principale (senza cioè comprendere l’area, le spese di
progetto e direzione, le spese generali, ecc.) e L. 9600 a vano, data
la definizione di vano riportata sopra.
Il gruppo possiede poi tutti gli altri requisiti atti a render comoda
e agevole la vita agli abitatori: cantine, lavatoi e stenditoi coperti
(figura 13), campi di gioco e aiuole negli ampi e piacevoli cortili
(fig. 9-10), ecc.
Ai pregi di un’ottima struttura organica, l’opera di De
Renzi e Ciarrocchi aggiunge quelli di una armonica e, pur nella fondamentale
semplicità, molto trovata e divertente elaborazione volumetrica
e gli altri di una elegante e raffinata particolarizzazione decorativa,
la quale però nel precedente progetto (fig. 3) riusciva meno
leziosa.
Trattandosi di semplici case d’affitto alcuni particolari d’abbellimento,
come ad esempio le palline arricchenti l’attico dei lavatoi o
i larghi fiori di stucco scandenti il centro dei pannelli di davanzale
delle finestre di prospetto, potevano essere omessi o trattati diversamente;
brevi mende a cui si oppone d’altronde la succosa semplicità
di concezione dell’insieme, indicante negli autori un progresso
notevole in confronto ai loro lavori precedenti.
Notevole è poi nella fabbrica la precisione dell’esecuzione
in ogni dettaglio: la cortina a mattone costituente il paramento della
zona inferiore dell’edificio è curata assai, lo stesso
può dirsi degli stucchi, dei ferri, ecc. L’amore e la finezza
nella realizzazione sono fonte di gioia e di pregio nell'architettura
moderna, tanto più quanto più si procede verso l’essenzialità,
la misura, l’interiorizzazione delle espressioni formali.
N. D. R.
ARCHITETTURE LIBICHE
degli Arch. CARLO ENRICO RAVA e SEBASTIANO LARCO
Delle due opere che presentiamo, l’albergo di Homs, dovuto alla
collaborazione degli Architetti Rava e Larco, è di più
antica data.
Il progetto fu infatti esposto alla prima mostra di architettura razionale
in Roma (1928) e di esso fu già data notizia nella nostra rivista
(Anno VII pag. 544 e segg.) in un articolo dedicato alla mostra da S.
E. Marcello Piacentini.
È interessante prendere visione dell’opera realizzata (vedansi
le piante nell’anzicitato articolo) che è certamente una
delle più nette affermazioni dell’architettura italiana
d’avanguardia. In essa vediamo infatti svolti alcuni postulati
dell’estetica cosidetta razionalista e, aggiungasi, tra i più
sani ed accettabili, specialmente in costruzioni del genere. Anzitutto
quello fondamentale della pura costruttività e funzionalità
architettoniche, cioè della rispondenza totalitaria ed esclusiva
della espressione esterna all’organismo interno, quale esso è
stato sentito e pensato nella sua duplice e contemporanea rappresentazione
tecnico-artistica ed estetica.
Non è dubbio che la tesi dell’assoluto abbandono di specificazioni
od aumenti decorativi di superficie, tesi eccessiva in senso assoluto,
ma che può essere ritenuta benefica in sede transitoria, ha nell’animo
dell’architetto, come artista, l’importante risultato di
indurlo ad applicare la propria emozione in profondità, conseguendo
un integrale possesso plastico dell’organismo: come tale essa
costituisce efficace antidoto contro fa visione dualistica di un’architettura
risultante da una frigida tecnica organica, indifferente od opposta
ad una decorazione soltanto epidermica; dualismo da tutti riconosciuto
origine ed esponente di una decadenza che sta per essere superata.
Nel caso specifico dell’albergo di Homs, l’applicazione
della tesi razionalista (usiamo qui questo termine a puro titolo indicativo,
per significare con esso il complesso delle tendenze architettoniche
più avanzate) ha portato ad un complesso in cui l’unitarietà
integrale è evidente e felicemente realizzata: mentre detto complesso
è rigorosamente utilitario, possiede doti di buona composizione
di masse ed armonica dislocazione dei vuoti, i quali pur essendo di
forme e proporzioni quanto mai varie, tuttavia sono disposti con equilibrato
senso del loro peso, così da conferire ad ogni parte della costruzione
un omogeneo ed unitario valore plastico. Altri principî dell’estetica
razionalista o loro corollari, applicati dagli Autori sono: quello dell’unità,
compattezza e continuità della massa, la cui globalità
non è menomata da pittoresche fratture o da particolari determinazioni
spaziali nelle superfici; quelli della cubicità dei volumi, della
perpendicolarità dei piani, della longitudinalità e rettilineità
dei profili; quello dell’abbandono di organi struttivi pleonastici
(tanto più pleonastici dato il clima del luogo e il materiale
usato) o di elementi pseudo-costruttivi, come cornici, cornicioni, architravi,
stipiti, ecc.
Per contro si può notare che Rava e Larco hanno sanamente evitato
di applicare nel loro albergo alcune caratteristiche maniere dell’architettura
moderna internazionale costituenti talvolta una sorta di nuova retorica:
ad es. l’aggiunta di elementi di massa estranei alla composizione
dei volumi utili, o l’uso sistematico di vuoti più lunghi
che alti o delle finestre d’angolo ecc.
Gli Autori invece hanno ragionevolmente conservato ai vuoti le proporzioni
loro abituali nelle case della Libia; piccole finestre, poco più
alte di un quadrato; porte di taglia allungata, di misura appena sufficiente.
È curioso e sintomatico osservare come dall’obbiettiva
e benintesa applicazione di idee moderne sia risultata un’architettura
completamente ambientata al paese mediterraneo: non tanto in senso assoluto,
chè l’uso di strutture in cemento armato o di qualche grande
vetrata conferisce alla fabbrica un’impronta inconfondibile di
modernità, ma piuttosto per una certa comunione astratta di spirito:
segno evidente che la sanità e la naturalità degli intendimenti
portano a risultati tra loro simpatici, sia che essi si partano dall’animo
inconscio dell’uomo semplice, sia che invece ad essi attingano
uomini moderni, capaci di risalire all’arte ascoltando voci serene
e vitali.
Nell’albergo di Homs dovevasi risolvere un problema di carattere
utilitario e molto semplice: nella stessa determinatezza costruttiva
del tema gli autori poterono dunque trovare spunti plastici adatti ad
essere svolti conferendo il giusto carattere alla composizione. Altro
era invece il tema dell’arco trionfale per la visita dei Principi
Reali a Tripoli, di cui fu incaricato l’architetto Rava nei primi
mesi del corrente anno.
Architettura monumentale doveva essere codesta, che, nessun punto di
partenza potendo trovare in elementi materiali positivi, doveva assumere
tutto il suo valore plastico da sensibilità astratta e da creatività
fantastica. Simili temi monumentali, nell’attuale periodo di crisi
formativa dell’architettura mondiale, vediamo essere svolti attingendo
gli elementi alle fonti più diverse: od ancora alle architetture
tradizionali o naturali più o meno trasformate ed interiorizzate;
o all’imitazione simbolica e letteraria di oggetti ed enti estranei
all’architettura; od infine più sanamente soltanto ad una
emotiva composizione di masse, forme e linee: elementi in ogni caso
estranei ad ogni razionalità positiva.
Quando si pensi che l’architetto Rava ha acceduto in questi ultimi
tempi, dalla primitiva intransigenza razionalista ad una visione più
moderata in cui si fa luogo alla valutazione di codesti elementi formali
estranei al dato della materia e quando si ricordi ch’egli si
è indotto a valutare singolarmente certi elementi puramente estetici
proprî delle architetture primitive africane del Mediterraneo,
non sembrerà strano che egli, nel suo arco di trionfo, uscendo
dal rigore precedente, abbia adottato una maniera nuova, inserendo nella
sua opera degli accenti tratti appunto da elementi formali dell’architettura
libica naturale: ad esempio gli speroni di base dell’arco quali
si rendono necessari nelle costruzioni realizzate in materiale slegato
o poco resistente; la inflessione particolare della curvatura del fornice,
le forme decorative di coronamento. E indubbio peraltro che una notevole
forza di assimilazione ed una felice possibilità di superamento
basata su sensibilità indiscutibilmente moderne, gli hanno concesso
di fare non già piatta opera di reminiscenza, ma invece, sempre
presente il punto di partenza, un’architettura originale, ben
composta e attuale nella massa, sottile ed elegante nel dettaglio.
N. D. R.
RECENSIONI
GIULIO FERRARI - Gli stili nella forma e nel colore. Vol. III Romanico
e gotico in Italia - Torino - C. Crudo Editore.
Con ricca e giudiziosa scelta di materiali e con interpretazione quasi
sempre giusta del colore, il prof. Ferrari investe in questo III volume,
il magnifico tema dell’opera sua già nota, nella parte
più originale e simpatica.
La copia degli argomenti trattati, aveva indotto i volumi precedenti
ad apparire una specie di brillante caleidoscopio di visioni cromatiche,
utili e in sè simpaticissime, ma non sempre esaurienti nè
del tutto inedite.
Qui il tema più circoscritto e diremo pere più nostrano,
porge invece all’autore col pieno dominio del tema, l’occasione
per sciogliere un finn. alla sensibilità cromatica della primitiva
architettura nazionale italiana. Giacchè molto saggiamente il
Ferrari ha osservato, e chiaramente dimostrato con larga ed originale
documentazione, che l’architettura non è stata in quelle
epoche in Italia, come spesso era fuori, semplice forma; ma in gran
parte colore: manifestatosi sovente con sovrapposizione di pitture e
di mosaici, ma assai più spesso e direi quasi generalmente attraverso
la accorta scelta e il competente aggruppamento dei materiali stessi
da costruzione, sia che si tratti del campi di bianco calcare e di cotto
rosso delle fabbriche settentrionali, sia che si consideri l’alternanza
di pietre bianche o nere, oppure bianche e colorate delle architetture
toscane e di quelle del mezzodì.
Il desiderio cromatico (inteso però a scopo prettamente decorativo,
e solo subordinatamente figurativo) che informava l’architettura
nostrana medioevale, in misura che si è tentati di compararla
a quella dell’arte araba, prende poi negli interni e negli accessorii
architettonici uno sviluppo impensato. Sono prima i tassellati Cosmateschi
dei pavimenti e del mobilio di chiesa, sono poi le rialzature di colore
che allietano le opere di legname, son finalmente le ornamentazioni
pittoriche dei castelli piemontesi e delle chiese francescane. Tutto
è un inno al giuoco dei colori nell’architettura, forse
e più che al partito, essenzialmente strutturale, del giuoco
delle luci e delle ombre.
Verso la fine del volume una magnifica tavola rappresenta la oreficeria
più egregiamente cromatica che sia stata mai eseguita in Italia
e fuori. È il reliquiario costruito nel 1338 da Ugolino di Vieri
da Siena per il Sacro Corporale di Orvieto. Mai prima e mai più
dopo lo smalto abbellì di più squisite armonie la bellezza
delle figurazioni e lo splendore dell’oro. Gli smalti limosini,
decoro della Galleria di Apollo al Museo del Louvre, sono deformi e
stonati al confronto. E ci pare pregio speciale dell’opera del
Ferrari di avere rievocato dall’ombra, in cui è per molti
italiani, la memoria di un tale capolavoro.
Il volume è, come si è detto, assai istruttivo, e di utilità
educativa e pratica indiscutibile. Gli architetti saranno quindi particolarmente
grati al dotto autore e al munifico editore, che con molta abnegazione
e con fine intuito delle esigenze degli studii, hanno apprestata la
preziosa pubblicazione.
GIUSEPPE ASTORRI.
Dr. Ingegnere GIUSEPPE ASTORRI - Il Cantiere Edite. Pubblicazione “Enios”
1931.
L’Ente Nazionale Italiano per l’organizzazione scientifica
del Lavoro (“Enios”) ha intrapreso da tempo la pubblicazione
di una numerosa collana di libri volti a divulgare nel nostro paese
le vitali norme atte a conseguire nelle varie organizzazioni industriali
l’economia di energia e di danaro sempre più preziosa nelle
attuali difficili contingenze finanziarie e sociali: norme che tendono
a superare sempre più i confini dell’empirismo per assumere
fisionomia scientifica e tecnica.
Per trattare il tema finora assai trascurato del cantiere edile, solo
incidentalmente accennato nei trattati di architettura pratica, come
si trattasse di argomento futile di esclusiva pertinenza di empirici
senza cultura e di rozzi speculatori, l’“Enios” si
è rivolto alla competenza dell’Ing. Astorri, che lo ha
svolto con ordine e chiarezza, con giusto equilibrio fra la teoria e
la pratica, con interesse caldo e vivo e con minuta conoscenza di causa,
anche nei dettagli più particolari, con larga visione sintetica
nelle conclusioni.
Il volume consta di dieci capitoli: il primo tratta dell’assortimento
commerciale nei materiali semilavorati per costruzione: il secondo dell’impianto
dei cantieri e dei movimenti di terra; il terzo del movimento dei materiali
in cantiere; il quarto delle lavorazioni che si attuano convenientemente
in cantiere ed il quinto di quelle che invece conviene svolgere fuori
di esso: il sesto delle operazioni di posa e montaggio ed il settimo
delle opere di finitura. Il capitolo ottavo considera l’organizzazione
del cantiere, il nono l’ordinamento del personale ed il decimo
l’economia dei lavori.
Le singole parti dell’argomento vengono svolte in ciascun capitolo
come corollari di un problema a fondo economico e gli stessi dati tecnologici
vengono valorizzati in relazione alle possibilità utilitarie
che li caratterizzano – non è mai assente tuttavia un signorile
e poetico senso del lavoro inteso come forza morale in sè stessa.
Nel volume si considerano senza pregiudizio tutti gli elementi sia tradizionali
che attuali della costruzione, mantenendo e utilizzando dei primi soltanto
quelli ancora dotati di vitalità, accogliendo dei secondi quelli
costituenti veramente un progresso economico e pratico, e non soltanto
una moda artificiosa.
Ed una simile schietta e imparziale valutazione l’autore attua
anche a proposito dei metodi organizzativi ed economici di ordinare
un cantiere, sia propri del nostro ambiente nazionale sia sorti dalle
più evolute e complesse civiltà industriali estere, di
cui egli esamina gli aspetti più interessanti e dotati di valore
universale.
L’opera, opportunamente contenuta in mole relativamente modesta
è corredata di numerose figure intercalate nel testo e di 32
tavole fuori testo; sarà quanto mai apprezzata dagli edili, ingegneri,
architetti, imprenditori e potrà riuscire utile agli studenti
delle singole categorie.
P. MARCONI.
Archivio Fotografico Nazionale. - Catalogo. Istituto Nazionale L. U.
C. E., Ed. “Grafia”, Roma, via E. Quirino Visconti, 13a.
È noto che il materiale fotografico artistico della Direzione
Generale Antichità e Belle Arti è da qualche tempo passato
in consegna all’Istituto L. U. C. E. (Roma, via della Stamperia,
Palazzo della Stamperia). L’Istituto L. U. C. E. ha poi a sua
disposizione una serie innumerevole di fotografie specialmente di paesaggi
italiani.
Nell’insieme l’Istituto L. U. C. E. ha potuto così
adunare una collezione di circa 40.000 negativi, documentazione amplissima
dei più mirabili aspetti delle bellezze artistiche (architettura,
scultura, pittura, arti minori) e naturali del nostro paese. Mentre
detto materiale viene continuamente aumentato, l’Istituto L. U.
C. E., presieduto dall’on. Alessandro Sardi, sta provvedendo ad
una accurata catalogazione di esso, formando tre schedari, il primo
ordinato secondo la ubicazione delle opere d’arte e dei panorami
fotografati, il secondo per autori, il terzo per soggetti. Contemporaneamente
viene edito il catalogo a stampa, di cui sono stati finora approntati
i primi quattro fascicoli: I. Abruzzo, Molise, Puglie: II. Roma: III.
Marche; IV. Toscana.
Col prezioso aiuto di questo catalogo sarà così facile
a chiunque ricercare e richiedere all’Istituto L. U. C. E. copia
dei singoli soggetti fotografati.
Non si può che plaudire alla utilissima iniziativa dell’Istituto
L. U. C. E., al quale il lettore si può rivolgere per avere i
cataloghi in parola.
P. M.
ERRATA-CORRIGE
Nel fascicolo di Luglio della “Rivista” venne pubblicato
un articolo ad illustrazione del palazzo del Governatore a Bengasi.
Detta opera fu attribuita soltanto agli architetti O. Cabiati e G. Ferrazza:
invece l’esatta attribuzione è la seguente: architetto
O. Cablati (principale autore), architetti A. Alpago Novello e G. Ferrazza.
N. D. R.
RIVISTA DELLE RIVISTE
ITALIA
La Casa Bella (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Milano, Via Boccaccio, 16.
- Due interessanti articoli dell’arch. Pagano. Primo: Del “Monumentale”
nell’architettura moderna. Secondo: I “Materiali”
nella nuova architettura.
Rubrica: “La città che si rinnova” con opere di
Piacentim, Ponti e Lancia, Baldessari, Figini e
Pollini, M. Bega, N. Cozzi, A. Dell’Acqua, O. Zollinger, A. Langer,
F. Candore, P. Lingeri, ecc.
Interni di G. Pagano. Arredamenti di E. Paolucci.
Villa sull’Etna dell’arch. F. Fichera, con testo di E.
Giovannetti.
Domus (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Milano; Via S. Vittore, 12.
Due Ville in Riviera, arch. Rava e Larco.
Dimore d’eccezione - Vedute della Villa Volpi a Tripoli.
Una Casa in Milano, arch. Carlottavio Marchetti di Montestrutto.
Il Salone del “California” di Anselmo Bucci.
Una Casa d’affitto in Roma, arch. D. del Monte.
Interessanti particolari di alcuni interni di Walter Sobotka, architetto
viennese.
Alcuni nuovi ambienti di M. Fiocchi in Milano.
Progetto di una Villa al mare. arch. Giancarlo Palanti.
Rassegna d’architettura (Aprile-Maggio- Giugno 1931). Milano,
Via Podgora, 9.
Concorso nel Palazzo del Governo a Sondrio, arch. G. Muzio e A. Majocchi,
F. Leoni, M. Bacciocchi.
Villa L. Palini-Pisogne, arch. Luigi Pellini.
Alcune recenti opere dell’arch. Giovanni Greppi.
La Colonia Elioterapica “Principe di Piemonte” in Udine,
arch. Valle Provino. -
STATI DELL’AMERICA DEL NORD
Architecture (Aprile 1931). Fifth Avenue at 48 th. Steeet. New York.
E. Clute ci mostra in numerosi esempi, con efficaci rappresentazioni
fotografiche quale dovrebbe essere, secondo il suo modo di vedere, l’impiego
della terra cotta come materiale decorativo con speciale riguardo agli
effetti cromatici. Notiamo a titolo di cronaca immensi edifici eretti
in New York City dall’arch. D. James Baum a nuova sede della Y.
M. C. A.
Interessante, non primo nè ultimo di una serie già a
noi nota, il medaglione nel quale Rayne Adams ci mostra le figure più
rappresentative dell’attuale momento architettonico negli Stati
Uniti. In questo numero egli illustra l’opera ed il pensiero di
Charles D. Maginnis e di Timothy Walsh entrambi F. A. I. A. (Federation
American Institute Architects); e di entrambi le opere maggiori di carattere
sacro: specialmente importanti il seminarlo per lo Istituto delle Missioni
Cattoliche in America del Maginnis, la casa delle Suore di S. Domenico
del Walsh, costruite entrambi in Mariyknoll-on-the-Hudson.
Aymar Embury ha costruito in Birmingbam, Alabama, il Mountain Brook
Country Club. In esso sono interessanti più che la pianta e l’aspetto
esterno, l’arredamento e la decorazione di alcuni ambienti di
rappresentanza.
Il seminario dell’Immacolata Concezione costruito in Huntington,
Long Island, dall’arch. Robert J. Reiley è la scuola sacra
della Diocesi di Brooklyn. Il numero degli studenti limitato a 250 potrebbe
essere facilmente raddoppiato senza che per questo l’edificio
venisse a difettare di quelle comodità tutte cui deve rispondere
oggi e specialmente in America un collegio moderno. L’opera è
imponente come mole. L’architettura in cotto che vuol richiamare
alla mente le antiche forme romaniche non ci persuade davvero troppo.
House & Garden (Aprile-Maggio-Giugno 1931). Graybar Building. Lexington
at 43 rd. Str. New York.
Questa rivista non tecnica ma che illustra in esempi numerosissimi
se pure alquanto superficiali la produzione contemporanea americana
nel campo dell’arredamento e decorazione ambientale e dell’arte
dei giardini, ci è molto spesso utilissima poichè dalla
rassegna estendentesi a tutti í tipi ed a tutte te caratteristiche
senza pregiudiziali programmatiche di stile, notiamo esempi molto interessanti.
The Architectural Forum (Aprile 1931), 521 Fifth Avenue. New York.
Molto interessante e fondamentale per la comprensione delle tendenze
contemporanee della nostra arte, l’articolo pubblicato sulla rivista
americana dal ben noto architetto tedesco Fritz Schumacher.
Se pure egli parla di cose già a noi tutti da molto tempo note
merita la nostra attenzione sopratutto il suo modo di considerarle.
Egli divide le forme della nostra architettura in due gruppi, traenti
le loro logiche origini dalla funzione l’uno, dalla costruzione
l’altro: se pure entrambi ed in eguale misura derivati dalla generale
necessità ecomomica del risparmio di cui la guerra fu causa prima.
Abbiamo così alcuni problemi in cui la funzione controlla la
forma, mentre prima essa era inserita ed adattata in volumi che ne mascheravano
completamente l’espressione; adesso invece tutti i particolari
ad essa inerenti sono studiati e se mai esagerati in modo da aumentare
nella cornice loro destinata la loro espressione formale. Parallelamente
a queste correnti che cercano nella funzione il principio creativo indice
del tempo, si svolgono invece quelle che cercano il loro sbocco naturale
nel principio della costruzione. Sempre invero le forme architettoniche
sono state influenzate dai materiali impiegati; il nostro tempo sta
in contrasto con i precedenti appunto per la comparsa di elementi del
tutto nuovi: cemento, acciaio, vetro. L’uso di essi ha alterato
profondamente le nostre sensibilità di stabilità e di
proporzione, fino a poco tempo fa intangibili e direi assolute. Ancora:
È nato il tipo di architettura a scheletro portante; molto spesso
questo non è in vista perchè i vani sono riempiti da materiali
non trasparenti. Quando però a questi materiali si sostituisca
il vetro come serie ininterrotta di grandi lastre apribili o no, l’ossatura
appare in perfetta evidenza forzando l’architetto ad espressioni
radicalmente nuove. Tutto ciò non è forse giusto e lecito?
Sì! quando l’edificio richieda per ragioni o necessità
superiori l’uso dei nuovi materiali ed il suo aspetto estetico
risulti logico sfruttamento delle proprietà costruttive dei materiali
stessi. Cosa succederà invece in quei problemi edilizi in cui
non esistono queste necessità? Davo le proporzioni ed i bisogni
non sono cambiati? Senza dubbio la possibilità di impiegare acciaio
vetro e cemento e le grandi realizzazioni che questi materiali permettono,
portano con se il pericolo dell’indroduzione arbitraria dei nuovi
metodi costruttivi dove essi non sono richiesti e forse anche dove essi
sono più costosi.
La buona architettura degna di questo nome dipende da tre fattori egualmente
importanti: 1) la funzione cui l’opera dovrà servire; 2)
la natura dei materiali con i quali l’opera verrà ad essere
eseguita: 3) il temperamento di colui che adopera questi materiali per
adempiere a quella funzione. Se si parla delle opere che caratterizzano
un’epoca, molte volte non si tiene conto di questo terzo fattore
che è forse il più importante, il cui valore, nella creazione
architettonica; non si può dimostrare nè con influenze
del materiale nè con la rispondenza ad una data funzione. Ora
come sempre tutto ciò che caratterizza un epoca non si può
far dipendere da fattori esclusivamente materiali, ma è sopratutto
funzione di valori spirituali: coscientemente o inconsciamente è
sempre la volontà di creare forme estetiche la sorgente dell’opera
architettonica. Se scendiamo al nocciolo della questione possiamo dire
che tutta la nostra ricerca è rivolta a trovare una nuova espressione
formale che sia la più rispondente al nostro tempo.
Si vedono già i segni luminosi dell’aurora oppure essa
è ancora lontana?
Un gruppo di centrali telefoniche americane.
Arredamento interno di negozi e decorazione esterna di mostre e vetrine
in New York.
Nell’appendice è molto interessante l’articolo di
Daniel B. Cathcart illustrante i requisiti tecnici e le necessità
dell’impianto cui deve rispondere una centrale telefonica moderna.
The Architectural Forum (Maggio 1931), 521 Fifth Avenue, New York.
La borsa di Los Angeles; arch. Samuel E. Lunden. Sia nelle masse che
nei particolari decorativi interni ed esterni, quest’edificio
non è per noi in alcun modo comprensibile, per l’eclettismo
che lo caratterizza.
Il Palazzo di Giustizia di Cuyahoga, Cleveland, Ohio; arch. Warner
& Mitchell, ottimo come effetto generale, come studio planimetrico,
come massa d’insieme; in parte menomato nei dettagli decorativi.
Costruttivo e funzionale, specialmente poi se riferito alle costruzioni
limitrofe di pretto carattere Vittoriano, il palazzo per la Reale Esposizione
di Orticoltura in Londra, Elveton Street dovuta agli arch. Easton e
Robertson che noi già conosciamo.
The Architectural Forum (Giugno 1931), 521 Fifth Avenue, New York.
Numero unico dedicato agli edifici per l’educazione e la cultura;
Università, Collegi, Biblioteche, ecc.; moltissimi gli edifici
illustrati e molti veramente interessanti.
Negli Stati Uniti di America le Università ed i Collegi, siano
essi maschili o femminili, somigliano più al nostro albergo di
tipo residenziale al quale sia aggiunto un edificio scolastico di grandiose
proporzioni, che non alle nostre Università, propriamente dette.
Per citare un esempio solo, fra tanti, l’Università di
Michigan è l’edificio tipico costruito per rispondere ai
bisogni collegiali Americani. Sale da ballo, di lettura, di scrittura,
teatro, grandiosa sala da pranzo capace di contenere un numero molto
maggiore di ospiti che non sia quello degli studenti, ed infine, un’ala
destinata a servizi alberghieri per ospiti degli studenti stessi. Lo
studente può, sotto date formalità, in questo caso la
presentazione al direttore della sua Università, invitare a pranzo
o a risiedere presso di se, facendole alloggiare nell’albergo
annesso, quante e quali persone egli voglia e di cui naturalmente si
renda garante.
Le necessità ed i bisogni dei Collegi e delle Università
in genere sono magistralmente descritti, dal punto di vista ecnico,
nell’articolo di Irving K. Pond.
The Architectural Record (Aprile 1931) W. 40 th Street. New York.
Molto interessanti nel campo dell’architettura teatrale i lavori
di trasformazione ed adattamento eseguiti dagli architetti Eugene Fubrer
e Nicolas Remisoff nel vecchio Central Auditorium Theater in Chicago,
chiamato ora Punch Theater,
Case a schiera, abitazioni popolari, città giardino e borgate
operaie; rapida e fugace ma sempre interessante questa rassegna di quanto
negli ultimi anni è stato costruito negli Stati Uniti nel campo
dell’edilizia popolare.
The Architectural Record (Maggio 1931), W. 40 th Street. New York.
Numero dedicato quasi esclusivamente alle scuote elementari o medie
recentemente costruite in America. Alcune sono molto interessanti.
In appendice la fattoria Van Nelle in Rotterdam; arch. J. A. Brinkman
e L. Van C. der Vlugt. Razionalismo assoluto; è un vero peccato
che l’assenza di una pianta per quanto schematica non ci permetta
di apprezzare il valore dell’opera nei riguardi della funzione
che il gruppo di edifici è chiamato ad assolvere.
FRANCIA
L’Architecte. (Marzo 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.
L’abitazione di un medico costruita in Los Angeles, U. S. A.,
da Richard J. Neutra, presenta quell’aspetto caratteristico dato
dal successivo alternarsi a stratificazioni orizzontali di pareti trasparenti
e di pareti piane, perfettamente levigate ma opache. Il riempimento
fra gli elementi portanti della struttura metallica è dato appunto
alternativamente da grandi pareti in vetro e da colate di cemento.
Rue Saint-Honoré, Parigi, l’arch. Ch. Letrosne ha costruito
per sede della “Compagnie de l’Union” un edificio
ad 8 piani in cui la pianta dell’immobile per uffici e tutte le
particolarità ad esso inerenti sono studiati con vera e profonda
cognizione di causa sì da ottenere, data la difficoltà
dell’area, una soluzione particolarmente geniale. Si presenta
anche molto interessante la decorazione interna che, pur mantenuta in
limiti di sobrietà dato il tipo della costruzione e le sue inevitabili
esigenze economiche, dà veste più che decorosa alla sua
farina.
L’Architecte. (Aprile 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.
Mare Brillaud de Laujardière, Raymond Puthomme e Lucien Dumont
Roty hanno costruito in stretta ed efficace collaborazione un edificio
ad uso di civile abitazione in Parigi, Boulevard Verdun.
G. Lesou ne ha costruito un altro affacciantesi all’Avenue de
Versailles e Quai d’Auteuil.
G. Debré ha invece costruito il tempio israelitico di Belleville,
sempre in Parigi, Rue de Palikao.
Mentre i due primi esempi hanno tutte le caratteristiche della moderna
edilizia francese, il terzo è a nostro avviso il più rappresentativo,
esempio evidente di quali effetti possono risultare in ambienti destinati
al culto dalle moderne tendenze decorative.
L’Architecte. (Maggio 1931) 2, Rue de l’Echelle, Paris.
La villa che Gabriel Veissière, il noto architetto parigino,
ha costruito in Garches (Seine et Oise), plasmata con le sue terrazze
degradanti sul terreno che con vista superba scende verso i boschi che
circondano Versailles, risponde bene allo scopo per il quale è
stata costruita; è davvero un incantevole soggiorno invernale.
L’Architecture. (Aprile 1931) 39, Rue du Général
Foy, Paris.
Rassegna della Esposizione Coloniale, Parigi 1931.
Per la riapertura del Vieux Colombier, la Compagnie des Quinze ha cercato
un’architettura che si prestasse meglio che non quella antica
ideata da Coupeau e Jouvet, alle esigenze della scenografia contemporanea.
L’incarico è stato affidato ad André Barsacq ed
è stato assolto con onore.
L’Architecture. (Maggio 1931) 39, Rue du Général
Foy, Paris.
La Salle des Menus-Plaisirs. Architetto ed arredatore il Pingusson.
Essa è piccola (trecento spettatori), ma è una gemma di
raffinata eleganza. Sotto la sala degli spettacoli è stato ricavato
un “dancing”, con bar, fumoirs e tutti i servizi annessi;
sotto al palcoscenico i camerini per gli artisti e tutti i servizi della
scena.
INGHILTERRA
The Architectural Review (Aprile 1931). 9 Queen Anne’s Gate.
Westminster S. W. 1.
Nathaniel Lloyd continua ad illustrarci gli sviluppi estetici della
casa inglese; siamo oramai agli ultimi anni del 18° secolo ed ai
primi dal l9°; il neoclassicismo si annuncia padrone del campo.
Gamage’s West Ed Store. L’edificio costruito da Sir Edwin
Lutyens all’incrocio di Park Street con Oxford Str. in Londra
è imponente, ed in esso l’attività del grande architetto
inglese comincia a sentire, per quanto timidamente, l’influsso
delle moderne correnti decorative.
Mrs. L. Pitman ha affidato agli architetti Edward Crogham e Godfrey
Giles la decorazione e l’arredamento della sua abitazione in Londra,
Chelsea Court. Ottimi, sotto tutti i rapporti, i risultati.
The Architectural Review (Maggio 1931). 9 Queen Anne’s Gate.
Westminster S. W. 1.
I magazzini di esposizione e vendita della Ditta Froy, articoli sanitari,
in Old Bond Street, Londra. Gli architetti Easton e Robertson, fra i
più quotati nella capitale inglese, non si sono lasciati sfuggire
l’occasione di dire la loro ultima parola in materia di arredamento
e decorazione; ultima parola che sembrerebbe forse la penultima se il
lavoro fosse stato eseguito invece nella capitale del Reich.
Il Cambridge Theater in Londra, arch. Wimperis, Simson, Guthrie e Chermayeff,
che rivedremo illustrato forse più ampiamente nelle Moderne Bauformen,
è stato ideato ed eseguito con amore, direi creato con gioia;
è nel campo dell’edilizia teatrale l’esempio forse
più rappresentativo. Molto utili riescono i particolari costruttivi,
riportati dalla rivista inglese, illustranti gli schemi di illuminazione.
The Architectural Review (Giugno 1931). 9 Queen Anne’s Gate.
Westminster S. W. 1.
W. Curtis Green ha costruito in Londra, Park Lane, il Dorchester Hotel;
per Londra è certamente la più recente e più moderna,
nel tempo e nello spirito, espressione dell’architettura alberghiera.
La mostra fiorentina del Giardino Italiano.
Arch. Howe e Lescaze: l’appartamento di Mrs. Leopold Stokowsky
in New York.
Residenza signorile in Londra, Princes Gate, degli arch. David Pleyell
e Bouverie.
GERMANIA
Innen Dekoration (Maggio - Giugno 1931), Darmstadt. Verlag A. Koch.
Il numero di Maggio della “Innen Dekoration” è dedicato
all’Hote1 Chemnitzer Hof che noi già abbiamo potuto osservare
nella D. E. Z. del Marzo scorso: architetto Heinrich Straumer di Berlino.
Qui abbiamo maggior campo di esaminare gli interni e l’arredamento
eseguito con grande ricchezza di mezzi.
La felice collaborazione dell’architetto e dell’artiere
è realizzata nei mobili illustrati nel numero di Giugno della
rivista ed eseguiti su progetto del prof. Josef Hillerbrand dalla firma
Deutsche Werkstatten di Monaco. Il loro aspetto piacevole è dovuto
in massima parte ad una accuratissima lavorazione.
L’Associazione degli Artisti di Vienna ha avuto idea felice inserendo
nel programma della sua esposizione una sezione giardinaggio. Gli arch.
Franz Matuschek, Otto Prutscher, Josef Matznetter, R. Ceyling, e gli
scultori Edwin Grienauer, Otto Hofner, Gusty Mundt ci mostrano alcuni
esempi particolarmente interessanti dell’arte dei giardini.
Moderne Bauformen (Aprile 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.
L’abitazione del Dott. H., arch. M. E. Häfeli, quella della
famiglia Haldenweg in Kilchberg, arch. Steiger, la villa sullo Zrichberg
di W. M. Moser o le case a schiera e le borgate operaie costruite in
Friesenberg dall’arch. Kessler col suo collega H. Peter, sano
tutte manifestazioni dello spirito e del pensiero contemporaneo e culminano
nello stabilimento balneare di Küsnacht presso Zurigo dovuto agli
arch. Steger e Egender e nella villa Streiff in Goldbach presso Zurigo
costruita da Otto Zollinger di Saarbrücken.
Le ultime opere degli architetti Weinwurm e Vecsei in Pressburg; fra
queste le più notevoli: la villa Kuchta e la casa di campagna
della famiglia Lengyel.
Due Ristoranti Metropolitani: dell’arch. Robert Lederer in Berlino
sul Kurfürstendamm il primo, in Los Angeles all’insegna del
“The Hi-Hat” dell’arch. J. R. Davidson, il secondo.
Mobili di oggi di Richard Götz, di Stoccarda e di Gerta Schroedter
di Heilbronn.
Ignaz Kaufmann di Stuttgart ed i suoi ottimi lavori: il Passage Cafè.
La villa di campagna in Korntal - Stuttgart, dell’architetto
Erich Rosenfelder.
I mobili in metallo e le più recenti realizzazioni dovute a
questo nuovo elemento nel campo dell'arredamento ambientale.
Artisti parigini quali Louis Sognot, Charlotte Alis, J. J. Adnet, Emile
Guillot, R. C. Coquery, Narcel Guillemard. André Lurçat,
Le Corbusier e Paul Jeanneret o berlinesi come Marcel Breuer ed altri.
Moderne Bauformen (Maggio 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.
Adolf Behne analizza la produzione arechitettonica di oggi specialmente
rispetto alle sue fondamentali caratteristiche nazionali ed internazionali.
Gli argomenti che egli adduce sono in massima per noi convincenti in
questo tema che è stato e per molto tempo ancora sarà,
campo di appassionate discussioni. L’articolo è degno d’essere
letto per la particolare chiarezza e obiettività dell’indagine
critica.
La casa degli artisti in Oslo, arch. Gudolf Blakstadt e Herman Munthe-Kaas.
Cambridge Theater; Londra, architetti Wimperis, Simpson, Guthrie, arredamento
interno di Serge Chermayeff.
Fritz Fuss, Colonia. Fabbrica per la Ditta Steinberg, Köln-Brauenfeld
e il palazzo Sede della Società.
Hans Poelzig e le sue ultime opere.
Edilizia giapponese.
Alcune case di campagna ed il loro arredamento curate dagli architetti
W. Kuhnert e K. J. Pfeiffer di Berlino.
Arredamenti di Kurt Spielmann, Praga; R. Lorenz, Vienna.
Una casa di affitto in Parigi, Quai d’Orsay, dovuta a Michel
Roux-Spitz e dello stesso architetto il teatro “Croix Rousse”
in Lione.
Moderne Bauformen (Giugno 1931). Paulinenstrasse 14. Stuttgart.
L’abitazione della famiglia M. in St. è stata completamente
trasformata ed arredata ex-novo dagli architetti Rudolf Regelin, Paul
Lang Kurz ed Hermann Stumpf.
Heinrich Straumer: le sue nuove costruzioni in Berlino ed i suoi padiglioni
nel parco dei divertimenti all’esposizione di Lipsia 1930.
La scuola professionale femminile prussiana di Königsberg. Con
questa opera veramente imponente nella mole, nei particolari, negli
impianti, nella serietà di studio e nella perfezione di esecuzione
si affermano valorosamente fra gli artisti tedeschi di grido gli architetti
Hopp e Lucas.
Edilizia popolare in Berlino: arch. Mabes ed Emmerich.
Wasmuths Monatshefte Baunkust & Staedtebau. (Aprile 1931) Berlin.
8 W. Markgrafenstr. 31.
Con pochi commenti, chè essi risulterebbero inutili, con molti
dati tecnici ed economici e con ricco materiale illustrativo ci vengono
fatte conoscere le ultime opere del Fahrenkamp. La casa della Shell
in Berlino presso il ponte di Potsdam, su pianta trapezoidale si affaccia
sulla Königin Augusta Str. sulla Bendlerstr. e sulla Regentenstr;
il quarto lato è chiuso. Sulla Kenigin Augusta Strasse è
stata adottata una soluzione particolarmente interessante: Per ottenere
un maggiore sfruttamento dell’area ed un orientamento migliore
la fronte non ha andamento continuo ma consta invece di successive rientranze
e sporgenze si da ottenere anche una superficie illuminante notevolmente
maggiore. Così anche in prospetto il numero dei piani aumenta
gradatamente dalla Regentenstrasse alla Bendlerstrasse che consentiva
maggiore altezza poichè costeggia il Landwehrkanal; si passa
da cinque a dieci piani. Il sistema costruttivo ad ossatura metallica
completamente isolata da intercapedine continua dalle vibrazioni del
traffico stradale è lo stesso adottato dall’arch. Fahrenkamp
per la sede di Berlino, Hohenzollerndamm, dell’Istituto Germanico
delle Assicurazioni.
I due esempi sono da tener presenti nella studio di una costruzione
tipicamente moderna; il palazzo di gran mole ad uso esclusivo di uffici.
Basti dire che il primo ha una superficie coperta di 2700 mq. ed una
cubatura di 88.000 mc. ed è il più piccolo dei due, per
rendersi conto della loro importanza.
La nuova Camera di Commercio in Dortmund, architetti Pinno e Grund.
Werner Hegemann che con Gunther Wasmuth è direttore della Rivista
ci parla della produzione dello Schinkel in occasione del 150° anniversario
della sua nascita. E sotto nuova luce, egli ci mostra nuovi aspetti
e nuove caratteristiche di uno dei più grandi architetti berlinesi
dell’800. I Musei al Lustgarten ci sono abbastanza noti, non così
molte opere che lo Schinkel non condusse a termine e delle quali ci
vengono mostrati i progetti, credo per ora inediti.
Le costruzioni dell’architetto Uno Ullberg, Viborg. Siamo in
Finlandia, ma le caratteristiche dell’edificio di esposizione
con annessa scuola professionale sono sempre semplici e lineari come
la loro funzione.
Kurt Starck ha costruito in Berlin-Südende una villa di campagna
in cui ad una grande sobrietà architettonica dà risalto
e gaiezza la nobiltà del materiale adoperato. Per contro la disposizione
planimetrica e la ricchezza degli impianti conferiscono alla costruzione
un carattere veramente principesco.
Architettura ospitaliera in Chemnitz dell’arch. Fred Otto.
Edilizia popolare in Francoforte sul Meno: arch. Ernst May e C. H.
Rudlof.
Wasmuths Monatshefte Baunkust & Staedtebau. (Maggio 1931) Berlin.
8 W. Markgrafenstr. 31.
Werner Hegemann ci parla dell’esposizione di edilizia e di urbanesimo
della città di Berlino e ce ne mostra in efficacissime rappresentazioni
fotografiche alcuni aspetti più singolari. Sono troppo recenti
le impressioni che gli edifici principali, specialmente la Funkhaus,
hanno prodotto su molti di noi per voler qui spendere parole per la
loro illustrazione.
Il problema data era di costruire un edificio: “Casa dello Studente”
nel quale appunto gli studenti delle Università e dei Politecnici
potessero trovare un piacevole soggiorno, ampie sale per mensa, lettura,
conferenze ed esposizioni. In alcuni dei casi illustrativi sono anche
camere di abitazione per gli studenti, sempre per il personale dipendente
che è oltremodo numeroso specialmente per quanto richiesto dal
servizio di mensa e cucina. Nei numerosi esempi dimostratici possiamo
renderci conto come il problema sia stato risolto in modo diverso ma
sempre degno di molta lode: in Leipzig-Dölitz dall’arch.
Waldher Beyer, in Stoccolma dagli architetti Iven Markelius ed Uno Ahre,
in Jena dall’architetto berlinese Ernst Neufert ed infine in Bünn
dall’architetto Bohuslav Fuchs. Alcuni particolari costruttivi
di soluzioni adottati ed illustrati molto ampiamente e sopratutto tecnicamente,
possono essere di molto aiuto per lo studio di problemi simili.
Nella parte della Rivista destinata all’Urbanesimo, Werner Hegemann
ci parla delle nuove costruzioni progettate dagli arch. Luckardt e Mendelsohn
per la trasformazione edilizia della Potsdamer Platz in Berlino: sono
la “Haus Berlin” dei fratelli Luckardt e dell’Anker,
e la “Columbus Haus” di Erich Mendelson; entrambi i progetti,
molto arditi, affrontano in Europa il problema del grattacielo limitato
per ora nel suo sviluppo verticale, soltanto a 15 piani. Già
la “Shell Haus” del Fahrenkamp, di cui abbiamo dato notizia
poco fa, ed ormai quasi ultimata, era un segno preannunciatore.
Lo sviluppo e le trasformazioni di Brema.
Alcuni aspetti dell’attuale momento urbanistico nella Russia
dei Sovieti.
Wasmuths Monatshefte Baukst & Stadtebau. (Giugno 1931) Berlin.
8 W. Markgrafenstr. 31.
Il numero molto ricco è quasi una piccola monografia sull’edilizia
scolastica in Germania nel dopo-guerra, poichè quasi esclusivamente
ad essa sono dedicati gli articoli.
Oltre le scuole propriamente dette, è notevole l’illustrazione
della casa dei giovani in Francoforte s. M. dell’arch. Franz Thyriot.
Essa offre alloggio, vitto e piacevoli ambienti di soggiorno per i giovani
in viaggio di istruzione od anche di piacere, riuniti in carovane, od
anche, ma in questo caso in ala a parte, per quelli che debbano seguire
in Francoforte i loro studi e sono allora sotto la sorveglianza dei
direttori che ne sono responsabili.
Il nuovo aeroporto di Anversa costruito dall’architetto S. Jasinski.
LUIGI LENZI.
LA DIREZIONE DELLA RIVISTA D’ARCHITETTURA
ED ARTI DECORATIVE
Facendo seguito a quanto fu detto a proposito della Direzione della
nostra Rivista dando il resoconto del Consiglio Nazionale del Sindacato,
tenutosi in Roma il 17 Luglio u. s. (v. fasc. XII Agosto 1931, pag.
637), diamo qui il testo della lettera indirizzata dal Prof. Arch. Arnaldo
Foschini, direttore della Rivista, all’on. Arch. Alberto Calza-Bini,
Segretario Nazionale del Sindacato Architetti.
Roma, 14 Luglio 1931,
Carissimo Calza Bini,
Quando ti rivolgesti a me per affidarmi la Direzione della “Rivista
d’Architettura ed Arti Decorative” non ti nascosi la viva
perplessità ad accettare un incarico così delicato per
il quale sentivo di non avere la necessaria preparazione.
Accettai soltanto in seguito alle tue affettuose insistenze, facendo
assegnamento sull’ottimo Redattore Capo Arch. Marconi (che con
tanto fervore si prodiga nell’adempimento del suo compito), lieto
di poter essere utile, sia pure in misura modestissima, alla nostra
organizzazione sindacale, da te fermamente voluta e creata.
Ma tu sapevi che questo incarico non poteva e non doveva aver lunga
durata. Converrai, quindi, che è giunto il momento opportuno
per risolvere definitivamente la sistemazione della Rivista, e vorrai
pertanto accettare le mie dimissioni.
Col nuovo Direttorio potrai liberamente prendere in esame la riorganizzazione
completa della Rivista, per aumentarne l’efficienza e il prestigio.
Nel rassegnarti il mandato, ti ringrazio pel lusinghiero incarico che
mi volesti affidare e faccio voti fervidissimi per l’avvenire
di questa Rivista che così efficacemente contribuì, fin
dai primi anni della sua vita, al rinnovamento della nostra architettura
e all’elevazione degli studi architettonici in Italia.
Con affetto, tuo
ARNALDO FOSCHINI.
L’On. Arch. Calza Bini rispose al Prof. Foschini con quest'altra
lettera :
Roma, 25 Luglio 1931.
Caro Foschini,
Alla tua lettera del 14 con la quale avevi voluto rinunciare al mandato
di Direttore della Rivista, ho risposto nella seduta del Consiglio Nazionale,
e ha risposto l’Assemblea che ha così cordialmente approvata
l’opera tua e gli elogi che meritatamente furono rivolti a te
e al tuo collaboratore Arch. Marconi.
Ho apprezzato ed apprezzo la delicatezza del tuo atto, ma devo insistere
e pregarti di continuare a dare la tua opera intelligente e preziosa
alla Direzione della Rivista, in qualità di fiduciario della
Segreteria Nazionale, giusta la deliberazione dell’Assemblea.
Riservandomi di prendere comunque i necessari accordi col Dr. Tumminelli,
mi è gradito confermarti i sensi della mia affettuosa amichevole
stima, tuo
ALBERTO CALZA-BINI.
Abbiamo il piacere di annunciare ai lettori che l’Arch. Foschini
ha accettato di continuare a svolgere la sua opera di Direttore della
nostra Rivista per l’annata in corso, fintantoché non sia
altrimenti risolta l’organizzazione direttiva del nostro Organo
Sindacale.
SINDACATO NAZIONALE ARCHITETTI
PAGINE DI VITA SINDACALE
IL NUOVO PIANO REGOLATORE DI ROMA
Com’è ben noto, è stato reso di pubblica ragione
il testo del R. Decreto Legge che approva il nuovo piano Regolatore
di Roma e dà le norme per la sua attuazione; il Consiglio dei
Ministri ha già sanzionato il contributo governativo di 450 milioni,
in rate di 30 milioni annui per 15 anni. Con ciò si può
dire che questo problema estremamente arduo e vitale è risolto
e l’attuazione pratica sta per incominciare.
Mentre la nostra Rivista dedicherà al vitale argomento un articolo
di adeguata importanza (una estesa pubblicazione ufficiale in proposito
sta per essere stampata), diamo qui qualche notizia stralciandola dal
testo di un discorso illustrativo che il Governatore di Roma principe
Buoncompagni ha tenuto, il 6 agosto u. s., nella sala delle Battaglie
a Palazzo Venezia, alla presenza di S. E. il Capo del Governo, di gran
numero di autorità e dei rappresentanti della Stampa.
Il principe Buoncompagni cominciò a ricordare che il 15 aprile
1930 il Duce insediò in Campidoglio la commissione nominata per
lo studio del piano regolatore, composta dei seguenti membri: S. E.
prof. Roberto Paribeni; S. E. arch. Marcello Piacentini; S. E. arch.
Cesare Bazzani; S. E. architetto Armando Brasini; on. arch. Alberto
Calza-Bini; on. ing. Edmondo del Bufalo; ing. arch. Gustavo Giovannoni;
prof. Antonio Munoz; ing. Cesare Palazzo; ing. Paolo Salatino.
Il Duce stesso diede le sue direttive e assegnò 6 mesi per la
relazione del piano: il 28 ottobre dello stesso anno la commissione
presentò al Duce il progetto approvato e la relazione stesa da
S. E. l’arch. Marcello Piacentini. Trascorse un intervallo di
tempo relativamente breve durante il quale il Governo approntò
i provvedimenti legislativi indispensabili per l’attuazione: il
piano Regolatore venne così approvato il 1° maggio 1931 dal
Consiglio Superiore delle Belle Arti, il 30 maggio dal Consiglio Superiore
dei Lavori Pubblici, il 10 giugno dal Consiglio dei Ministri. È
dell’11 luglio u. s. la deliberazione del Consiglio dei Ministri
sull’assegnazione straordinaria di 30 milioni annui per 15 anni,
quale contributo dello Stato.
In seguito, S. E. il Governatore passò a descrivere l’ordine
di sviluppo dei lavori, da iniziarsi al più presto: innanzi tutto
la sistemazione nel suburbio di alcune tra le vie consolari, possibile
ora mentre il nuovo piano ne precisa definitivamente i tracciati, e
di altre importanti strade fra cui il nuovo viale Regina Elena, già
realizzato in parte; contemporaneamente si porrà mano all’assetto
definitivo, secondo quanto è stato fissato nel nuovo piano Regolatore,
della zona centrale dell’Urbe.
S. E. il principe Buoncompagni si soffermò quindi a descrivere
i lavori di demolizione e ricostruzione necessari allo scopo; in primo
luogo quelli riguardanti la sistemazione della zona prossima al Vittoriano;
poi quelli che avranno per oggetto il completamento delle sistemazioni
delle pendici meridionali del Campidoglio, delle adiacenze del Teatro
di Marcello (i cui lavori di restauro e liberazione, per opera e sotto
la direzione dell’on. arch. Alberto Calza-Bini, stanno per essere
completati) e delle zone limitrofe di piazza Montanara, Bocca della
Verità, piazza della Consolazione, ecc.; in terzo luogo quelli
riferentisi alla prevista sistemazione della zona archeologica al Largo
Argentina ed all’allargamento di via delle Botteghe Oscure; infine
quegli importantissimi che avranno ad oggetto la nuova strada da aprirsi
tra piazza Venezia ed il Colosseo, integrazione della grandiosa opera
di restaurazione urbanistica e monumentale della zona dei Fori Imperiali.
Questi ultimi lavori si estenderanno anche alle zone limitrofe e comprenderanno
ivi la liberazione ed il ripristino di parecchi importanti edifici specialmente
di età romana. Il principe Buoncompagni accennò alla meravigliosa
bellezza che potrà assumere la nuova grande arteria moderna tracciata
attraverso le più venerabili e grandiose opere architettoniche
del passato, e dichiarò che i lavori di demolizione degli edifici
compresi nel tratto tra Palazzo Desideri e la Via S. Lorenzo ai Monti
verrà iniziata subito (ed infatti, mentre si sta stampando questa
nota, con prontezza veramente fascista, il piccone ha già iniziata
la sua opera).
Il Governatore parlò quindi di ulteriori provvedimenti compresi
nel prossimo programma di lavoro, e connessi con l’attuazione
del nuovo Piano Regolatore e finì con l’esaltare la volontà
del Duce, che ha animato ed animerà le opere destinate a dare
all’Urbe l’impronta della nostra era.
COLLANA DI PUBBLICAZIONI DI URBANISTICA
DIRETTA DA GUSTAVO GIOVANNONI
Sotto gli auspici dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, presieduto
dall’arch. Alberto Calza-Bini, la Unione Tipografica Editrice
Torinese inizia la pubblicazione di una Collana di Urbanistica, la cui
direzione è stata affidata, con molto discernimento, alla competenza
ampiamente riconosciuta del prof. Gustavo Giovannoni, direttore della
R. Scuola d’Architettura di Roma e pioniere dei moderni studi
urbanistici in Italia.
Con ciò si riempie una lacuna molte volte lamentata nella coltura
tecnica italiana, alla quale i grandi problemi della sistemazione e
dell’organico ampliamento dei nuclei cittadini, problemi già
superati in alcune altre nazioni europee, si affacciano ora da noi per
la prima volta in tutta la loro imponenza ed urgenza.
È uscito, proprio in questi giorni, il primo volume della Collana,
dello stesso Giovannoni, intitolato “Vecchie Città ed Edilizia
Moderna” opera vasta e completa che, in parte, riassume e aggiorna
i precedenti studi dell’Autore, in parte contiene un approfondito
esame delle più recenti esperienze e realizzazioni italiane in
materia.
Nel prossimo fascicolo della nostra Rivista lo stesso arch. Calza-Bini,
che ha scritto anche la prefazione al volume, ne darà ampia recensione.
Ci limitiamo qui a felicitarci della iniziativa veramente preziosa della
pubblicazione della Collana, che non mancherà di recare i migliori
risultati nella nostra cultura architettonica.
PROPAGANDA ALL’ESTERO
DELLA PRODUZIONE
ARCHITETTONICA ITALIANA MODERNA
Come molti colleghi sanno, la Rivista ungherese “Architettura”
si è fatta iniziatrice di una collezione di volumi intitolata
“Anthologie de l’Architecture” avente ad oggetto la
produzione Architettonica contemporanea di tutto il mondo.
È uscito testè uno dei volumi quasi per intero riguardante
la più recente produzione italiana; esso è redatto dai
signori dr. Rakosy Cyula e Szentmiklosi Jozsef. Per averlo basta scrivere
all’indirizzo della Rivista “Architettura”, Budapest
IX Raday-utca 31.
Il prezzo è di L. 150, ma presso la Sede del nostro Sindacato
Nazionale Architetti si raccolgono prenotazioni, che, se verranno date
in numero sufficiente, potranno far ottenere uno sconto notevole. Si
avvertono qui gl’interessati.
IL CONGRESSO INTERNAZIONALE EDILIZIO
A ROMA
Il prossimo Congresso mondiale dell’Unione Internazionale della
Proprietà Edilizia si terrà a Roma dal giorno 8 al giorno
11 novembre prossimo.
L’ordine del giorno è il seguente:
1) Commissione: Presidente, sig. Joseph Humar.
a) Legislazione sugli affitti nei diversi Stati. Relatore: sig. Conte
Trutie de Varreux.
b) Rapporti tra la Proprietà Edilizia e lo Stato ed i Comuni.
Relatore: N. N.
c) Rapporti tra la Proprietà Edilizia ed i locatari commerciali
ed industriali. Relatore: sig.
dr. Scharles Ramarono.
2) Commissione: Presidenti: sig. dr. Bela Nemeth e nob. E. Parisi.
Organizzazione del credito per i proprietari di case d’abitazione.
Relatore: sig. dr. Bela Nemeth.
3) Commissione: Presidente: sig. Casimir Janikowski.
a) Urbanesimo, espropriazione e rispetto della proprietà edilizia.
Relatrice: signorina Eline
de Peplowska.
b) Costruzioni fatte dallo Stato e dai Comuni e loro conseguenze. Relatore:
sig. dr. J. A. de
Meyer.
4) Commissione: Presidente: sig. dr. Hans Kohlmann e Don Louis de la
Pena y Brana.
Organizzazione Nazionale della Proprietà Edilizia e sviluppo
dell’Organizzazione Internazionale. Relatore: sig. dr. comm. B.
A. Genco.
In occasione del Congresso, sarà pubblicato, in tre lingue, un
Numero Unico al quale collaboreranno le Organizzazioni dei diversi Paesi.
Il materiale sarà raccolto dalla Federazione Italiana che lo
sottoporrà alla preventiva approvazione del Presidente dell’“Unione
Internazionale ”.
CONCORSI
BANDO DI CONCORSO PER IL PIANO
REGOLATORE DELLA CITTÀ DI VERONA
È indetto un Concorso fra gli Ingegneri ed Architetti Italiani
per il progetto di massima del piano regolatore e di ampliamento di
Verona.
Il bando redatto dal podestà di Verona dà precise istruzioni
sui principi che costituiscono il programma fondamentale del concorso.
I premi sono di L. 60.000 al progetto classificato primo, di L. 30.000
al secondo, di L. 10.000 al terzo.
Il termine di presentazione dei progetti scade il 15 luglio 1932. Coloro
che intendono prendere parte al Concorso possono rivolgersi, per avere
il bando, i documenti relativi e gli schiarimenti necessari, all’Ufficio
tecnico del Comune di Verona.
CONCORSO PER UN MONUMENTO
A GIUSEPPE GRANDI
Il Comune di Milano ha bandito un Concorso per l’erezione di
un monumento a ricordo dello scultore Giuseppe Grandi, che dovrà
sorgere sulla piazza omonima.
Al vincitore del Concorso sarà affidata l’esecuzione del
monumento. Per detta esecuzione il Comune verserà 300.000 lire
secondo speciali modalità.
Il termine di consegna dei bozzetti è fissato per le ore 17 del
30 ottobre p. v. Per avere il testo del bando ed i necessari schiarimenti
rivolgersi alla Soprintendenza dei Monumenti al Castello Sforzesco in
Milano.
CONCORSO TRA INGEGNERI ED ARCHITETTI
PER L’ARREDAMENTO DI AMBIENTI
La Federazione Fascista Autonoma degli Artigiani d’Italia ed
il Sindacato Nazionale Fascista degli Architetti hanno bandito per l’anno
corrente un concorso per architetti e artigiani che abbiano collaborato
all’arredamento di uno o più ambienti di uso pubblico o
privato.
I concorrenti dovranno essere iscritti alle rispettive associazioni
sindacali e far pervenire entro il corrente anno IX, presso la Segreteria
Generale della Federazione Fascista degli Artigiani d’Italia,
la domanda di partecipazione al Concorso.
Saranno assegnati due premi: il primo di L. 10.000 ed il secondo di
L. 5000 da dividersi in parti uguali fra l’architetto e gli artigiani.
CONCORSI IN VISTA IN SICILIA
L’Arcivescovo di Messina S. E. Monsignor Paino desiderando dare
alle costruzioni religiose che dovranno sorgere in Messina un carattere
diverso da quello, purtroppo tutt’altro che lodevole, attribuito
alle più recenti tra esse, accogliendo il suggerimento dato dal
Segretario Nazionale del Sindacato Architetti, intende bandire alcuni
concorsi per avere a propria disposizione una serie di progetti per
costruzioni di dimensioni e importanza assai varia.
A tale scopo si è rivolto con una nobile lettera allo stesso
Segretario, pregandolo di preparare i bandi dei concorsi stessi, ch’egli
intende porre sotto gli auspici del Sindacato.
I premi non saranno purtroppo molto vistosi perché la più
stretta economia è imposta dalle circostanze; ma sarà
salvaguardata comunque la dignità dell’autore, che avrà
diritto di sviluppare il progetto esecutivo esigendone la esatta interpretazione.
I concorsi saranno di vario tipo, generali e regionali; e sembra ve
ne possano essere anche di quelli riservati esclusivamente ai giovani,
con qualche esperimento di architettura ultramoderna.
Naturalmente verranno dati a lor tempo i testi esatti dei bandi; ne
diamo intanto il preavviso, esprimendo all’arcivescovo di Messina
il nostro vivo compiacimento, ringraziandolo di aver accolto la simpatica
iniziativa.