FASCICOLO XIII - SETTEMBRE 1931
MICHELE BIANCALE : Murano che si rinnova, con 8 illustrazioni

MURANO CHE SI RINNOVA


Murano. Fondamenta Navagero. Quattro lettere giganti su un frontone patinato dal fumo e dal mare; I V A M: Industrie Vetrarie Artistiche Murano, di Libero Vitali.
È questo il luogo che bandisce il nuovo verbo dei vetri soffiati, ponendoli sul filo assai sottile dell’arte nuovissima, abolendoli di colpo come materia, rinnovandone, di conseguenza, il carattere espressivo.
Giuseppe Zucca, in un articolo che ha avuto il merito di diffondere queste nuove possibilità vetrarie - Rassegna della Istruzione Artistica, Agosto 1930 - ha considerati e chiariti tutti gli aspetti di questa trasformazione dell’arte muranese. A noi non rimane altro che giustificare, con maggiore risolutezza, la nuova forma, senza omettere di rilevare qualche pericolo che ci sembra ad essa imminente.

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Le nuove civiltà passano nei nuovi vetri di Flavio Poli e di Giovita Vitali. C’è aderenza perfetta tra forma e espressione, caduto il venezianismo, che comprende tutti gli stili, dei vecchi modelli per vetrai. Si altera, forse, il carattere del vetro, nelle applicazioni nuove, di atletica, di jazz, di danza e di maschera? Non crediamo che si alteri più di quanto non facesse nei ricami, famosissimi, di foglie, o nelle trine, ideate a stupore delle matrone. Si dirà che ricami e trine sono più confacenti al vetro di quanto siano la palla del giocatore di calcio o le ampie borse del calzone del marinaio. Non è vero: ci sembra che si sforzasse più la pasta vitrea a creare nodi, ricci, volute, orecchie, uncini, che a realizzare questi modi della plastica recente, e che infine il sapientissimo Nason è più a suo agio nel riempire di fiato, come una fiala, l’abito di un Pierrot che può sembrare il canone della nuova arte vetraria, o il corpetto e le brache della maschera neo-veneziana. Insomma l’applicazione di nuove forme ci sembra persino più rispondente alle necessità essenziali della materia, e che se l’impiego del vetro a massello, in funzione chiaramente volumetrica, può sembrare una intrusione nella levità aerea del vetro soffiato, in realtà non lo è, perchè la compattezza e la trasparenza non sono superate dal peso.
Altra qualità assai importante delle nuove forme è ch’esse non echeggiano i modi scultori o antichi o recenti. Siamo sempre nel terreno della plastica vetraria, di una qualità fermamente circoscritta, senza le velleità, che sarebbero deleterie, di gareggiare con la scultura vera e propria. Anche quando sembra, come ad esempio nel Giocatore di Calcio, che l’arabesco di vetro prenda troppo l’aspetto del manichino, ecco che la striatura della palla, di tecnica veramente vetraria, o l’avventata sofficità delle brache da gioco, ci persuade sempre della provenienza muranese del breve simulacro. Così le manopole e i calzettoni striati della maschera obesa. Non così l’orso polare, che nel suo blocco di vetro gelido sembra atteggiarsi a espressività più consentanee ad altre materie.

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Riconosciuto dunque al Poli e al Vitali il merito di avere rinnovati, come si diceva con una vecchia espressione, “gli spiriti e le forme” dell'arte vetraria muranese, avvertiamo qualche pericolo, sia nella scarsa solidità, per l’inserzione del massello vitreo a parti più delicate delle statuette, sia nel senso lievemente esotico di qualcuna di esse, per gli stilismi internazionali oggi prevalenti nelle tre arti ed echeggianti anche in quelle applicate. Insomma, sarebbe bene che il Nason, a Poli e a Vitali, quando tentano di parlare aulico o solamente difficile, opponesse interiezioni vernacole! E che il trinomio praticasse un maggiore cameratismo: spirituale, s’intende. Minore smania di snobismo formale: chè la maestria, espressiva e tecnica di taluni esemplari è tale e, a quel che pare, così generalmente gustata, che non c’è bisogno d’esagerare. Si sa già che esiste una nuova Murano.
MICHELE BIANCALE.

AVVERTENZA. - Ad eccezione dette maschere, che sono soffiate, queste figurine vitree sono condotte dal puro massello; canna, pinze e forbici sono i soli aiuti al maestro vetraro per comporre le sue cifre di plastica pura, talora, anche in senso strettamente formale e tradizionalmente scultorio, veramente perfetta.

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