FASCICOLO XI - LUGLIO 1931
FERDINANDO REGGIORI : Casa a Milano in via Domenichino angolo via Monterosa degli arch. Gio. Ponti ed Emilio Lancia, con 12 illustrazioni

CASA A MILANO IN VIA DOMENICHINO ANGOLO VIA MONTEROSA
degli Architetti GIO. PONTI ed EMILIO LANCIA

Questa grande casa, la cui costruzione venne progettata dagli Architetti Ponti e Lancia e diretta dall’Ingegnere Bermani, sorge su piccola area, all’angolo di due ampie strade nella parte più simpatica della nuova Milano. Su 520 metri quadrati di terreno (415 coperti), vennero ricavati 13.695 metri cubi di fabbricato con 115 locali abitabili. Sfruttamento intenso, come si vede; abile sfruttamento ove si considerino le grandi difficoltà imposte dal Regolamento Edilizio del Comune di Milano, vecchio e inadatto ai più moderni criteri urbanistici.
L’edificio è a struttura mista, cemento armato e laterizio, e trae il miglior partito architettonico dalla sua posizione d’angolo; raggiunge un’altezza di gronda di m. 31,70, sorpassata da un piano arretrato che arriva a m. 34,30, e dalla torre (m. 43). Poggia su fondazione a palafitte, ed i solai sono in cemento armato a cassettoni con elementi in cotto.
Tutti gli accorgimenti più moderni vennero qui impiegati, sia per agevolare la costruzione, che per favorire la miglior abitabilità del fabbricato. Dunque camere d’aria con piani di sughero, tetto con struttura in cemento armato, pareti rivestite di lastre coibenti.
Grande cura venne posta anche negli impianti, dal riscaldamento centrale a termosifone, al riscaldamento d’acqua con apparecchi elettrici, alle pompe per aumentare la pressione dell’acqua potabile, ai telefoni di servizio interno, alla perfetta areazione del locali, bagni e gabinetti.
Gli appartamenti (da uno a due per ciascun piano) sono serviti da due scale, da due ascensori padronali e da un montacarichi di servizio; scale che vennero deliberatamente contenute nei limiti di una certa modestia, risparmiando spazio e spesa. I garages sotterranei sono serviti direttamente dall’esterno per mezzo di una rampa, il cui accesso serve anche per il personale di servizio. Le cucine hanno sempre lo sfogo di un ampio balcone, così come ogni appartamento ha balconi e finestre di buona misura, difesi, per lo più, da serramenti a ghigliottina.
Ecco una grande casa per la media borghesia, ma dotata di ogni modernissima trovata, risolta col criterio che ciascun alloggio debba esser acquistato dal singolo inquilino; e quindi, per quanto possibile, l’uno dall’altro indipendente. Ad ottenere questo ha, soprattutto, giovato la buona collocazione delle due scale e dei rispettivi ascensori che sempre scaricano addirittura in un’anticameretta particolare a ciascuna abitazione. Problemi impostisi dai progettisti fin dall’inizio, accanto al presupposto del maggiore sfruttamento commerciale del terreno, e risolti con genialità tratta dalle precedenti esperienze.
Come architettura, dirò che questa costruzione segna un vero passo innanzi nel cammino propostosi da Ponti e Lancia. Si rivedono ancora gli elementi loro tradizionali, ma è facile riconoscerli più sveltiti, appena usati laddove indispensabili. Sopratutto, qui è la massa che, sfrondata di ogni inutilità, fa l’architettura: massa, materiali e colori.
È singolare avvertire come questi due architetti, temperamenti inizialmente di decoratori, abbiano abbandonato stavolta il loro bagaglio; limitandosi a poche ed indispensabili concessioni. Ricordate, ad esempio, l’atrio e la galleria della casa di via San Vittore (qui già pubblicati), e confrontate con questi ingressi. Nello spazio strettamente indispensabile, appena quel tanto che commenti la struttura. Bisogna lodare questa virtù, proprio ora che tanto discorrere si fa di “razionalismo” perchè qui vedete come a tal parola si possa molto più opportunamente - sostituire l’altra di “ragionato”. Questo del semplificarsi è il vero modo di giungere alla verità, non l’altro del denudarsi addirittura.
Un cenno sui materiali usati nella casa di via Domenichino. La parte inferiore della facciata è rivestita in lastre di travertino toscano; il rimanente è d’intonaco rosso cupo; le fasciature e le sagomature ed i riquadri, sono, in genere, in cemento naturale raschiato.
L’ingresso è in Saltrio giallo. Negli anditi d’ingresso vennero usati Nero Nube del Carso, poi intonaci colorati. Gli interni degli alloggi sono, per lo più, in intonaci lisciati e tinteggiati, con qualche fascia o riquadro in stucco.
La costruzione è dovuta alla Ditta Severo Puricelli di Milano.
FERDINANDO REGGIORI.

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