CASA A MILANO IN VIA DOMENICHINO ANGOLO
VIA MONTEROSA
degli Architetti GIO. PONTI ed EMILIO LANCIA
Questa grande casa, la cui costruzione venne progettata dagli Architetti
Ponti e Lancia e diretta dall’Ingegnere Bermani, sorge su piccola
area, all’angolo di due ampie strade nella parte più simpatica
della nuova Milano. Su 520 metri quadrati di terreno (415 coperti),
vennero ricavati 13.695 metri cubi di fabbricato con 115 locali abitabili.
Sfruttamento intenso, come si vede; abile sfruttamento ove si considerino
le grandi difficoltà imposte dal Regolamento Edilizio del Comune
di Milano, vecchio e inadatto ai più moderni criteri urbanistici.
L’edificio è a struttura mista, cemento armato e laterizio,
e trae il miglior partito architettonico dalla sua posizione d’angolo;
raggiunge un’altezza di gronda di m. 31,70, sorpassata da un piano
arretrato che arriva a m. 34,30, e dalla torre (m. 43). Poggia su fondazione
a palafitte, ed i solai sono in cemento armato a cassettoni con elementi
in cotto.
Tutti gli accorgimenti più moderni vennero qui impiegati, sia
per agevolare la costruzione, che per favorire la miglior abitabilità
del fabbricato. Dunque camere d’aria con piani di sughero, tetto
con struttura in cemento armato, pareti rivestite di lastre coibenti.
Grande cura venne posta anche negli impianti, dal riscaldamento centrale
a termosifone, al riscaldamento d’acqua con apparecchi elettrici,
alle pompe per aumentare la pressione dell’acqua potabile, ai
telefoni di servizio interno, alla perfetta areazione del locali, bagni
e gabinetti.
Gli appartamenti (da uno a due per ciascun piano) sono serviti da due
scale, da due ascensori padronali e da un montacarichi di servizio;
scale che vennero deliberatamente contenute nei limiti di una certa
modestia, risparmiando spazio e spesa. I garages sotterranei sono serviti
direttamente dall’esterno per mezzo di una rampa, il cui accesso
serve anche per il personale di servizio. Le cucine hanno sempre lo
sfogo di un ampio balcone, così come ogni appartamento ha balconi
e finestre di buona misura, difesi, per lo più, da serramenti
a ghigliottina.
Ecco una grande casa per la media borghesia, ma dotata di ogni modernissima
trovata, risolta col criterio che ciascun alloggio debba esser acquistato
dal singolo inquilino; e quindi, per quanto possibile, l’uno dall’altro
indipendente. Ad ottenere questo ha, soprattutto, giovato la buona collocazione
delle due scale e dei rispettivi ascensori che sempre scaricano addirittura
in un’anticameretta particolare a ciascuna abitazione. Problemi
impostisi dai progettisti fin dall’inizio, accanto al presupposto
del maggiore sfruttamento commerciale del terreno, e risolti con genialità
tratta dalle precedenti esperienze.
Come architettura, dirò che questa costruzione segna un vero
passo innanzi nel cammino propostosi da Ponti e Lancia. Si rivedono
ancora gli elementi loro tradizionali, ma è facile riconoscerli
più sveltiti, appena usati laddove indispensabili. Sopratutto,
qui è la massa che, sfrondata di ogni inutilità, fa l’architettura:
massa, materiali e colori.
È singolare avvertire come questi due architetti, temperamenti
inizialmente di decoratori, abbiano abbandonato stavolta il loro bagaglio;
limitandosi a poche ed indispensabili concessioni. Ricordate, ad esempio,
l’atrio e la galleria della casa di via San Vittore (qui già
pubblicati), e confrontate con questi ingressi. Nello spazio strettamente
indispensabile, appena quel tanto che commenti la struttura. Bisogna
lodare questa virtù, proprio ora che tanto discorrere si fa di
“razionalismo” perchè qui vedete come a tal parola
si possa molto più opportunamente - sostituire l’altra
di “ragionato”. Questo del semplificarsi è il vero
modo di giungere alla verità, non l’altro del denudarsi
addirittura.
Un cenno sui materiali usati nella casa di via Domenichino. La parte
inferiore della facciata è rivestita in lastre di travertino
toscano; il rimanente è d’intonaco rosso cupo; le fasciature
e le sagomature ed i riquadri, sono, in genere, in cemento naturale
raschiato.
L’ingresso è in Saltrio giallo. Negli anditi d’ingresso
vennero usati Nero Nube del Carso, poi intonaci colorati. Gli interni
degli alloggi sono, per lo più, in intonaci lisciati e tinteggiati,
con qualche fascia o riquadro in stucco.
La costruzione è dovuta alla Ditta Severo Puricelli di Milano.
FERDINANDO REGGIORI.