FASCICOLO XI - LUGLIO 1931
N.D.R. : Il concorso del Giardino Italiano a Firenze, con 17 illustrazioni

IL CONCORSO DEL GIARDINO ITALIANO A FIRENZE


È ben noto che per iniziativa del Podestà di Firenze Conte Giuseppe della Gherardesca, ed a cura di una Commissione esecutiva presieduta da S. E. Ugo Ojetti, si è organizzata in quella città una Mostra del Giardino Italiano, inauguratasi nello scorso mese di aprile. Della felice iniziativa, che mirabilmente illustra la storia dell’architettura del giardino, arte così tipicamente italiana, offriremo in seguito ai nostri lettori un articolo esauriente.
Intanto parliamo qui dell’altra iniziativa, tenutasi a latere della prima: un concorso per due progetti di giardino pubblico l’uno, privato l’altro, annesso ad un villino di città.
Nel fascicolo di gennaio del corrente anno abbiamo pubblicato i bandi del concorso, al quale parteciparono molti colleghi e studenti delle Scuole d’Architettura.
Alla fine dello scorso mese di marzo si riunì a Firenze la commissione esaminatrice presieduta da Ugo Ojetti e composta dagli architetti Croza, Cerpi, Muzio, Chevalley, Piccinato e Lusini, essendo Piccinato relatore.
Riportiamo il testo della relazione di giudizio, veramente esauriente:
“... Anzitutto la Commissione ha potuto constatare con vivo compiacimento come il concorso abbia suscitato grande interesse nei giovani architetti e negli studenti delle scuole d’architettura: e ciò appare sia dal numero dei concorrenti, sia dalla qualità dei lavori stessi, i quali sono stati concepiti e condotti quasi tutti attraverso una sana comprensione delle necessità organiche del giardino di oggi e del problema generale della sua struttura anziché attraverso delle variazioni di pianta puramente formali che la sola fantasia avrebbe potuto suggerire.
Ne è conseguita una quasi generale unità di intenti, pur nella varietà dell’espressione grafica personale dei singoli concorrenti.

Concorso per un giardino pubblico.

Procedendo all’esame e alla classifica degli 8 lavori concorrenti, la Commissione ha potuto constatare come due progetti meritino speciale distinzione sugli altri: quello dei laureandi della Regia Scuola Superiore di Architettura di Milano, Minoletti Giulio e Cingria Alberto e quello dell’Architetto Ferdinando Reggiori.
Il primo, presentato con ricchezza di tavole gustosamente trattate a tempera, è composto con grande libertà di distribuzione che lo avvicina più alle composizioni romantiche del giardino “all’inglese”, mentre lo allontana dalla simmetrica compostezza e dalla serena euritmia così caratteristiche nei Giardini Italiani. Gli elementi bosco e prato vi sono trattati a massa con evidente affinità alle composizioni naturalistiche, mentre larghi viali (troppo larghi in quanto non alberati) costituiscono l’ossatura con varie “trovate” gustose e simmetriche (montagna, lago, sottopassaggi etc.). I particolari invece fanno contrasto con la larghezza della composizione generale, per una troppo facile pretesa di modernità che, salvo per il progettino del ristorante, ha del voluto e del provvisorio.
Il secondo progetto, quello del Reggiori, contrasta in pieno col precedente per la sua rigida e simmetrica distribuzione, nella quale tutti gli elementi sono fermamente legati alla simmetria ed alla assialità: qualità che lo rendono certo molto più italiano del precedente ma che lo fanno meno spontaneo. Passando all’esame dei vari elementi, alcuni particolari sembrano ben trovati e logicamente sorretti da buone idee (quali ad es. le gabbie degli animali nel giardino per i bambini), altri appariscono meno adatti all’unità dell’insieme (quali ad es. il settore di Giardino “all’inglese”, che culmina con la latteria “svizzera”).
Inoltre, il grandissimo viale trasversale centrale è privo di sbocchi e di fondali: e, per contro, troppo stretto quello longitudinale di accesso, e ciò proprio nella sua parte iniziale.
Questi due progetti, l’uno più moderno e l’altro più tipicamente italiano sembrano quindi rispondere solo separatamente e singolarmente, pur essendo decisamente i migliori, ai due requisiti del bando: la modernità della concezione e l’italianità del carattere. Onde la Commissione ad unanimità propone di dividere il premio di L. 8000 in due premi uguali di L. 4000 ciascuno, da assegnarsi al progetto Minoletti-Cingria e al progetto Reggiori.”

La relazione prosegue poi mettendo in luce i pregi e le manchevolezze degli altri sei progetti, fra i quali desta qualche interesse, quello della Sig.na Stefania Filo allieva della R. Scuola d’Architettura di Napoli.
Passa quindi all’esame dei progetti presentati al Concorso pel giardino privato così esprimendosi testualmente.

Concorso per il giardino privato annesso a un villino di città:

“L’esame accurato dei venti progetti presentati a questo secondo concorso ha permesso di classificare grosso modo quasi tutti i concorrenti in due grandi categorie: da un lato, quei progetti nei quali gli elementi architettonici hanno una netta prevalenza; dall’altro quelli nei quali 1’elemento floreale e naturale si impone in tutta la composizione, che viene cosí ridotta alla massima semplicità.
Non tutti i concorrenti si sono posti davanti alle necessità pratiche che la vita di un villino di città decisamente impone; e se alcuni hanno dimenticato la semplicità richiesta dal tema invero modesto nelle sue linee, altri invece, pur rispondendo alle molteplici esigenze della distribuzione degli accessori, si sono limitati ad una schematica soluzione planimetrica, che nella sua povertà di particolari rasenta l’aridità e sembra più 1’enunciazione di un proposito che la soluzione architettonica d’un problema.
Tuttavia il progetto dell’Arch. Giovanni Michelucci di Firenze è apparso all’esame accurato della Commissione giustamente equilibrato tra le due tendenze. Esso infatti è impostato su uno schema semplice ed unitario, bene aderente alla Villa. Da un lato, il viale principale di accesso; il resto dell’area dominato da un semplice motivo assiale di una conca incavata nel verde, con una piccola vasca nel suo centro. Questo solo motivo dominante era sufficiente a dare fisionomia all’insieme: l’autore ha invece voluto aggiungervi due altri piccoli settori chiusi da siepi e troppo piccoli e affastellati per avere una ragione di uso pratico; elementi che, congiunti ad un certo minuzioso giuoco di motivi non sempre utili, tolgono un poco la serenità all’insieme. Pur tuttavia il carattere di questo giardino è sano, equilibrato ed italiano: fresca e moderna ne è la composizione: elegante la presentazione.
All’Architetto Michelucci quindi la Commissione propone di assegnare il premio di Lire 3000.
Avendo il comitato messo a disposizione della Commissione stessa la somma di Lire 1000, da distribuire a quegli altri progetti che sembrassero meritevoli di un rimborso delle spese, la Commissione propone di assegnare un rimborso spese di Lire 500 al progetto firmato T. Buzzi e al progetto del Sig. Mario Chiari.
Nel primo appare subito una notevole comprensione delle funzioni del piccolo giardino rispetto alla vita della casa stessa: l’area difatti si presenta opportunamente suddivisa in ambienti aperti ben adatti e ammobiliati per la vita all’aperto (posto per il pranzo, angolo per il tè, recinto per il ballo, portico per il riposo). Il giardino risulta così più costruito che piantato: e l’architetto domina sul giardiniere. Ma questi pregi, uniti a quelli di una grande eleganza di particolari, sono offuscati da un troppo serrato affastellamento di elementi o di motivi che sminuzzano la poca area, conferiscono all’insieme irrequietezza ed incertezza, e rendono eccessivamente costosa la costruzione.
Il secondo progetto, quello del Chiari, si presenta all’opposto semplice ed elementare. Ottimo ne è il concetto distributivo generale con il viale laterale, la pergola lungo il muro di recinzione, il giardinetto “segreto” chiuso come un patio. Però manca a questo progetto la rispondenza del giardino con la villetta e troppo modesto e povero è l’insieme, timidamente concepito”.
La relazione si sofferma poi a considerare le peculiari doti degli altri progetti, fra i quali segnala come meritevoli di menzione quelli di Primo Saccardi e Ivo Lambertini, allievi della Scuola d’Architettura di Firenze, dell’Arch. Adolfo Rustichelli di Roma, di Giorgio Calza-Bini della Scuola d’Architettura di Napoli, di Eugenio Montuori della Scuola di Roma, e di altri ancora, e conclude con le seguenti parole:
“Nel chiudere il proprio lavoro gli architetti della giuria sentono il dovere di esprimere il loro plauso per il Comitato Direttivo della Mostra del Giardino Italiano, il quale saggiamente ha voluto che accanto alla Mostra storica si svolgesse tra gli architetti italiani questa simpatica gara. La quale ha avuto grande importanza, non tanto per la mole dei problemi da risolvere, ma piuttosto per le energie che ha fatto scaturire, richiamando 1'interesse degli architetti su un tema di prim’ordine, che l’incomprensione ed il cattivo gusto di ieri assegnava al giardiniere, considerandolo non degno dell’architetto.
Il grande numero di concorrenti, la bontà del materiale presentato e, soprattutto, l’unità d’idee generali, pur nella varietà degli sviluppi dei progetti, attestano la maturità della nostra giovane architettura e la bontà dei frutti che le Scuole d’Architettura italiane sanno apportare: e di questo la Commissione Giudicatrice ritrae motivo di buoni auspici per i futuri sviluppi di queste nuove, serene e nobili energie.

LA COMMISSIONE
S. E. UGO OJETTI, Presidente
Arch. MUZIO - CHEVALLEY – CROZA - LUSINI - CERPI
PICCINATO, Relatore
N. D. R.

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