Lurbanistica, da non molti anni al primo piano nellattività architettonica italiana, continua il suo cammino volto ad offrire alle nostre città ed alle nostre regioni quellordinato aspetto e quel ragionevole e volontario sviluppo che finora o sono mancati o si sono manifestati embrionalmente e frammentariamente. Il problema comincia ad essere sentito in profondità e vediamo già delimitarsi nella sua linea dinsieme tutto un vasto piano dazione orientato a toglier di mezzo, anche nel nostro paese, come già si è verificato nelle più progredite nazioni dellEuropa nord-occidentale, il primitivo ed antisociale sistema della spontanea e caotica, eppure scarsamente coordinata e controllata realizzazione delle opere e delle costruzioni destinate ad esser di base alla vita.
Anche in questo importantissimo campo dellattività, come negli altri della nostra sempre più complessa esistenza civile, liniziativa individuale devessere inquadrata sempre più in unampia visione di economia collettiva, a scanso di perpetuare condizioni di confusione e disordine traducentesi in enormi attriti e sperperi di forza.
Vedremo così, in un tempo che speriamo non troppo lontano, i programmi dei nuovi lavori relativi alle necessità del traffico ed ai servizi pubblici generali essere preparati in antecedenza in base a lunghi ed aggiornati studi, ed inquadrati piani regolatori e regolamenti regionali e statali; vedremo, nellambito di ciascuna regione, lo sviluppo teorico dei piani regolatori delle attuali città o dei futuri centri urbani essere predisposti con ragionevole e tempestiva previdenza, e la loro realizzazione, negli elementi dinsieme e di dettaglio, essere attuata con quel serrato spirito di fermezza e di conseguenza, che purtroppo finora quasi ovunque è mancato, ad ulteriore detrimento delle nostre già scarse risorse economiche.
Ci conforta a sperare circa la consistenza e validità dellattuale movimento di reazione e rinascita, la constatazione che ad esso partecipano tutti gli elementi necessariamente concorrenti.
In primo luogo gli artefici, architetti ed ingegneri, sempre più appassionatamente dediti, in ogni regione dItalia, agli studi durbanistica. Poi i cittadini stessi, il cui pensiero si riflette negli organi amministrativi delle singole città, che abbiam visto numerose, negli ultimi anni, ricorrere, per mezzo di pubblici concorsi, a vaste consultazioni circa la miglior soluzione da offrire ai propri piani regolatori di ampliamento e risanamento. Ed infine le autorità politiche: abbiamo assistito di recente ad una importante tendenza verso la coordinazione e la disciplina degli studi urbanistici, da ottenersi mediante linquadramento di gruppi di architetti ed ingegneri specializzati in seno ai rispettivi sindacati: e più efficace sarà lopera quando si otterrà che i risultati degli studi compiuti possano autorevolmente e prontamente tradursi in pratiche realizzazioni. Molto attendiamo, nel senso dellorganizzazione generale e dellindispensabile ingranamento degli organi culturali con quelli amministrativi ed esecutivi dello Stato, dalla fondazione dellistituto Nazionale dUrbanistica, promossa dal Segretario Generale del Sindacato Architetti, on. Alberto Calza-Bini, di cui abbiamo replicatamente parlato nella nostra Rivista.
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Tra i concorsi durbanistica banditi e giudicati di recente, sono notevoli quelli per il Piano Regolatore dampliamento e risanamento delle città di Bolzano e di Arezzo, di cui i lettori sono già al corrente.
Il concorso per Bolzano fu bandito nel luglio 1929 dal Podestà della città ing. Felice Rizzini: ad esso potevano partecipare gli architetti e gli ingegneri italiani inscritti nei relativi sindacati: esso prevedeva lassegnazione di tre premi, di lire 20.000, 10.000 e di 5.000, e poneva inoltre a disposizione della giuria unulteriore somma di lire 5.000 per premi di incoraggiamento.
Il progetto doveva tener conto delle seguenti necessità ed opportunità:
a) Considerare le attuali condizioni e quelle dello sviluppo presumibile per un trentennio, tenuto presente landamento demografico, industriale, turistico e quello della stazione climatica e di cura di Gries;
b) Le necessità di suddividere la città in zone, e precisamente: zona riservata alla grande industria, da crearsi possibilmente in Oltreisarco, S. Giacomo e Agruzzo: zona per la piccola industria, da crearsi possibilmente al Piano di Bolzano, verso Cardano, tra la ferrovia ed il fiume Isarco: zona per abitazioni civili a carattere intensivo, da svilupparsi particolarmente nella regione centrale della città: zona per abitazioni a carattere semi-intensivo o a tipo villini, da distribuirsi nella parte migliore delle aree dampliamento: zona per case tipo popolare, da costruirsi possibilmente in prossimità delle zone industriali, escludendo le vie principali al fine di agevolare il risanamento delle zone stesse: zona climatica e di cura, da estendersi tra la Talvera, la attuale strada per Merano e le pendici del Cuncinà: zona destinata alla popolazione rurale tuttavia permanente in città e nel luogo di cura di Gries.
c) Lopportunità di tener presente i seguenti obbiettivi: la conservazione delle caratteristiche storiche ed artistiche della città; la formazione di armonici quadri urbani che mettessero in evidenza gli edifici monumentali nonchè gli aspetti paesistici e pittoreschi; lo sventramento e il diradamento dei vecchi nuclei della città dove ciò fosse imposto da ragioni di traffico, di viabilità, di igiene e di estetica; la trasformazione dellarea attualmente occupata dal vecchio cimitero; il collegamento dei vari quartieri della città tra loro e con le grandi strade di traffico; la creazione di nuove strade e piazze con rettifica e sistemazione di quelle esistenti.
d) Lindispensabilità di creare strade di circonvallazione.
e) La necessità di proporre la sistemazione dei servizi pubblici tenendo presente i loro futuri sviluppi, indicando le aree da destinarsi per gli edifici necessari alla vita materiale ed intellettuale della città, come: edifici scolastici primari e secondari, asili infantili e scuole allaperto; edificio per la biblioteca e liceo musicale; bagni popolari, lavatoi pubblici, latrine sotterranee e albergo diurno; mercati rionali, scoperti; mercato principale coperto; mercato boario e mattatoio; istituti ospedalieri; edificio per lisolamento malattie infettive, istituto per la maternità ed infanzia; dispensari lattanti e casa ricovero; campo polisportivo, stabilimento per la utilizzazione delle immondizie, edifici per le cure elioterapiche ed altre cure varie nella zona di cura di Gries.
f) La convenienza di creare spazi a verde, giardini e piazze convenientemente distribuiti nella città e di studiare il prolungamento delle passeggiate lungo Talvera in un senso e nellaltro.
g) Tenere presente il progetto della fognatura e la rete esistente sia per leventuale sviluppo ulteriore, sia per le eventuali modifiche.
h) Tener conto che sulla zona a fianco della passeggiata lungo Talvera S. Antonio, estendentesi da Castel Mareccio fino al ristorante Belvedere, non potranno sorgere costruzioni che possano impedire la vista del gruppo del Catinaccio.
i) Contenere per sommi capi: le norme edilizie relative alle costruzioni nella zona di cura e nelle zone da destinarsi alla edificazione di villini e fabbricati isolati.
Il Bando di concorso prescriveva inoltre che i concorrenti dovessero presentare in tavole distinte, nella scala che credevano più opportuna per la migliore evidenza del progetto, la risoluzione dei vari problemi, illustrando ove occorresse, con prospettive, gli aspetti dei nuovi quartieri proposti. Tali prospettive dovevano essere studiate anche da punti visuali situati sul suolo stradale.
Una relazione scritta doveva accompagnare il progetto.
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Abbiamo già detto sulla nostra Rivista del grande interesse destato da questo Concorso e di qualche polemica suscitata da talune manchevolezze del bando, a cui fu ovviato per lintervento del Sindacato Architetti. La Giuria risultò costituita dai seguenti componenti:
Presidente: Ing. Felice Rizzini, Podestà del Comune di Bolzano.
Membri: S. E. lAccademico dItalia architetto Marcello Piacentini; S. E. lAccademico dItalia ing. arch. Cesare Bazzani; arch. Duilio Torres, designati dalla Confederazione Nazionale Sindacati Fascisti dei professionisti ed artisti; ing. Giovanni Della Valle, ingegnere capo del Genio Civile; ing. Guido Dorna, ingegnere capo della Provincia di Bolzano; ing. Angelo Nolli, ingegnere capo del Comune di Bolzano.
Al concorso parteciparono nove concorrenti. Su 5 progetti la Giuria fermò soprattutto la propria attenzione, assegnando tre primi premi ex aequo, a quelli eseguiti dai seguenti architetti in ordine alfabetico: arch. Adalberto Libera e Giuseppe Pollini, arch. Giovanni Muzio, arch. Ettore Sotsass. Per questi progetti fu proposto lassegnazione di un premio di L. 15.000 ciascuno, aggiungendo L. 10.000 al totale della somma stanziata pei premi.
Ai progetti eseguiti dagli arch. ing. Cesare Chiodi e Giuseppe Merlo ed a quello redatto dalling. Nino Galimberti fu proposta lassegnazione di due premi uguali di L. 5.000 ciascuno.
Il progetto di Ettore Sotsass da un punto di vista grafico è svolto in modo troppo schematico e deficiente di parecchi elementi richiesti dal bando di concorso: viceversa lesame della relazione che lo accompagna e della planimetria generale rivela nellautore una piena conoscenza del luogo, dei suoi bisogni attuali ed una così equilibrata e realistica visione delle esigenze future che la Giuria lo stimò senzaltro degno di molta attenzione. Partendo dai dati statistici più recenti e da una chiara constatazione degli odierni attributi economici e sociali della città (considerandola cioè specialmente come centro turistico principe e come punto di sbocco dei prodotti agricoli ed industriali della zona terriera circostante, analizzati minuziosamente nei singoli pesi finanziari), passando allesame di quelli fra cotesti attributi che più specialmente sembra opportuno svolgere e promuovere nel futuro, Sotsass arriva a predisporre un piano regolatore logico e semplice, privo di impostazioni retoriche e di viete manie di monumentalità e di sproporzionati ingrandimenti. La sistemazione dei nuovi quartieri è tale da servire ai bisogni dei prossimi anni e lascia aperto il campo ad un più lontano e graduale sviluppo.
La costruzione di nuove strade è prevista, nello sforzo di risparmiare la proprietà terriera, con una modestia forse eccessiva, e io sviluppo dei nuovi quartieri con un naturalismo ed unaderenza alle condizioni locali che potrebbero sembrare troppo facili se non fossero leniti dalla possibilità, lasciata impregiudicata, di un progressivo ampliamento del programma da attuarsi per parti.
Il progetto dellarch. Giovanni Muzio è senza dubbio completo ed equilibrato nellinquadramento generale, per lo studio degli elementi statistici di base, demografici, commerciali, turistici, ecc., su cui è improntata la soluzione offerta, e per la completezza, quadratura e maturità di riflessione.
È sembrato però alla Commissione giudicatrice che, prevedendo per la città uno sviluppo troppo grande, per essere raggiunto con una certa celerità, e daltronde troppo organico, unitario e monumentale per essere attuato gradualmente, esso non si presti ad unagile realizzazione: fino allesaurimento del programma totale, attuandosi questo progetto, la città dovrebbe mantenere un aspetto monco ed incompleto.
La Commissione giudicatrice rilevò poi qualche inconveniente più particolare, ad esempio, una eccessiva larghezza dei tagli nellinterno della città, con la formazione delle quattro grandi piazze, tagli non giudicati tutti indispensabili; la infelice posizione del Foro Boario, troppo distante dalla stazione e privo di un raccordo ferroviario. Furono invece molto lodati la soluzione offerta al quartiere di cura di Gries, la giudiziosa separazione delle grandi vie del traffico dai nuovi quartieri, la via nuova dalla stazione al quartiere di S. Antonio, ecc.
Il progetto degli arch. Adalberto Libera e Giuseppe Pollini ha destato un vivo interesse nella Commissione giudicatrice per labbondante e approfondito studio del tema. Il principio informativo su cui esso è impostato, cioè di trasformare con una certa radicalità Bolzano in una città moderna, oltrepassa però di gran lunga lo spirito e le chiare condizioni espresse dal bando e non è concorde con le attuali condizioni ambientali. Nel dettaglio, si possono rilevare soprattutto la bontà e lopportunità delle soluzioni offerte ai tracciati stradali.
Gli autori praticano nel nucleo cittadino due attraversamenti attualmente mancanti, da Nord a Sud e da Est ad Ovest; mediante lo spostamento della ferrovia di Merano (che elimina il passaggio a livello allingresso da Trento) e col nuovo tracciato della strada di Bressanone, essi realizzano un anello di smistamento delle linee di grande traffico, anello che allaccia le tre grandi strade provenienti da Trento, da Bressanone e da Merano, in un punto tangente al nucleo cittadino, direttamente collegato colla stazione, col centro urbano, colle nuove passeggiate lungo la Talvera. Buono è anche lo studio del problema riguardante il traffico turistico, quello delle zone industriale e suburbana,
La Commissione giudicatrice ebbe a portare invece qualche rilievo sul modo di concepire i nuovi quartieri dabitazione con scarsa aderenza al carattere urbanistico di Bolzano; specialmente quello della zona di Gries.
Fatta dunque eccezione al criterio troppo radicale di trasformazione, il progetto Libera e Pollini è assolutamente meritevole di plauso per la concezione teoricamente moderna e per la serietà degli intenti; per quanto si riferisce alla presentazione degli elaborati, vastissima e complicata a detrimento forse della chiarezza, la Giuria non potè esimersi dal giudicarla pletorica ed un po coreografica.
Presentiamo anche il progetto dellingegner Chiodi e arch. Merlo, che ottenne un secondo premio ex aequo con lingegnere Mario Galimberti.
Il progetto Chiodi segue direttive non armonizzanti col carattere ambientale di Bolzano ed accusa una incompleta o non assimilata conoscenza delle condizioni locali. Tutti i tracciati stradali delle zone di ampliamento sono disposti secondo artificiosi schemi anulari piuttosto dotati di un valore geometrico formale che di sana aderenza a condizioni di fatto.
Non è poi risolta la viabilità nella zona interna della città, rimasta assolutamente intatta. La Commissione giudicatrice non approvò, nel dettaglio, la proposta costruzione degli Istituti Ospitalieri sulla collina di Santa Maddalena, la variante col viadotto sopra la ferrovia in prolungamento di un nuovo ponte sullIsarco, allingresso della città dalla via di Trento; parecchi altri particolari furono invece trovati buoni,
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Il concorso per il piano regolatore di Arezzo fu bandito dal Podestà col. cav. Guido Guidotti-Mori nel gennaio 1929 ed anche di esso fu qui replicatamente fatta parola, fornendo prima dettagliate notizie sul testo del bando e poi sullesito del giudizio.
In questo concorso le richieste erano poste con logica e chiarezza, Si disponeva che il progetto dovesse tener conto non solo dellimmediato avvenire, ma del presumibile sviluppo della città in un trentennio, in rapporto allaumento demografico, commerciale, industriale ed agricolo e tenendo presente la necessità che il piano potesse consentire un attuazione per gradi. I concorrenti dovevano rivolgere speciale attenzione ai seguenti punti: 1, conservazione delle caratteristiche storiche ed ambientali della città, mettendo in risalto anzi i monumenti ed i più interessanti nuclei edilizi storici, con risanamento delle zone più misere, e praticando con economia circospetti tagli ove le condizioni di transito lo richiedessero; 2, conservazione e sviluppo delle zone verdi; 3, sistemazione dellattuale campo di Marte; 4, indicazioni di aree da riservarsi a speciali istituzioni, a servizi pubblici, ecc., tenendo conto, in un certo limite, di antecedenti provvedimenti in via di attuazione circa alcune sistemazioni ben precisate.
Il concorso prevedeva tre premi di lire 20.000, 5.000, 2.000.
La Commissione giudicatrice risultò composta dai seguenti membri: Guido Guidotti-Mori, Podestà di Arezzo; arch. Giuseppe Castellucci; ing. Ubaldo Cassi; Pier Lodovico Occhini; Mario Salmi; Roberto Papini, relatore.
Otto progetti furono presentati alla gara; furono premiati quelli eseguiti dai seguenti architetti o gruppi di architetti associati: Primo premio: arch. Cancellotti, Fuselli, Lenzi, Montuori, Nicolosi, Piccinato, Scalpelli e Valle; secondo premio: arch. Luigi e Pietro Angelini e Aldo Giunti; terzo premio: ing. Umberto Tavanti.
Il giudizio è stato facile giacchè si può riconoscere alla prima vista che il progetto Cancellotti, Fuselli, Lenzi, Montuori, Nicolosi, Piccinato, Scalpelli e Valle (tutti urbanisti romani) si stacca nettamente dagli altri per la completezza e lorganicità della concezione. Un non piccolo merito di questo progetto consiste altresì nella presentazione degli elaborati, logica e chiara, aliena tanto dalle ampollose ed inutili scenografie quanto dalle complicate rappresentazioni pseudo tecniche. Qui gli edifici sono dimostrati nei loro valori volumetrici dinsieme, con cenni architettonici appena sufficienti a farne capire il carattere.
I progettisti, constatata la tendenza naturale di Arezzo, comune del resto alle consimili città dellItalia centrale a nucleo medioevale, situate sui colli, ad estendersi a valle verso le linee ferroviarie viciniori e lungo le arterie stradali radiali, constatato il disordinato sviluppo dei recenti nuclei edilizi in mancanza di un antecedente piano regolatore, pongono come fondamento
lopportunità di seguire tali tendenze naturali; reputano che la croce stradale attuale che fa capo a Piazza Guido Monaco, costituita dalla via omonima e da via Petrarca, si presti, se pur non assolutamente bene, ad essere assunta come embrionale spunto urbanistico per la parte interna della nuova città; e affrontano subito il problema di eliminare linammissibile inconveniente della strada ferrata, col ferro al piano di campagna, che tronca lo sviluppo dellabitato nella direzione più logica ed appetibile.
Ciò posto, lo studio si svolge secondo i seguenti punti principali:
1) Assetto della parte interna bassa della città - realizzato specialmente con la creazione di una nuova piazza in cui sboccano due nuove importanti arterie; sistema avente lobbiettivo di costituire assieme ai preesistenti un vero e ben articolato nucleo centrale cittadino, valorizzante e collegante notevoli edifici e località ora isolati. Qualche altra strada secondaria di allacciamento alle attuali è poi pensata nella parte bassa della città, mentre la parte alta antica, viene lasciata intatta,
2) Collegamento del centro con la periferia - attuato col prolungamento, talvolta attraverso fauci aperte nel corpo delle mura, di strade attuali. Si completa così lo schema stradale già offerto dalla formazione di nuclei edilizi lungo le radiali (via Romana, Pescaiola, Valdarnese, Fiorentina, ecc.). Si propone fra laltro il prolungamento della via Petrarca e del viale lungo le mura di Porta S. Lorentino. Per superare lanzi citato ostacolo della via ferrata, i progettisti prospettano quattro soluzioni: in primo luogo labbassamento generale dellattuale piano di ferro, la più radicale e costosa, ma la più accettabile per molte buone ragioni, caldamente appoggiata dagli autori ed approvata incondizionatamente dalla Commissione giudicatrice: poi lattraversamento dei binari a mezzo di cavalcavia o di sottopassaggi, soluzioni più economiche ma offrenti gravi inconvenienti: infine lo spostamento della linea oltre il quartiere di Porta Romana, soluzione eccessiva e sconsigliabile.
3) Collegamento dei quartieri periferici tra loro - da conseguirsi mediante un primo anello di collegamento semianulare, congiungente i centri delle progettate nuove zone edilizie perimetrali, ed un secondo collegamento passante al margine di esse, così da distoglierne il transito esterno non diretto alla città.
La zonizzazione è prevista in modo da concentrare le industrie sul lato del Fabbricone ed in contatto immediato vengono posti lo scalo merci, i magazzini generali ed il campo della fiera (soluzione questa non piaciuta alla Commissione giudicatrice). Nei nuovi quartieri di abitazione le costruzioni intensive sono previste lungo le vie principali, quella semintensiva ed estensiva lungo le vie secondarie ed i grandi lotti periferici.
Le zone verdi sono distribuite a quartieri anzichè concentrate in un unico grande parco.
Il progetto degli arch. Pietro e Luigi Angelini e Aldo Giunti, ha trovato anchesso lapprovazione della Giuria, per la serietà e larghezza didee: ci sono però dei difetti; come la scarsa utilizzazione delle zone libere o semilibere nella città cintata, in cui sono tracciate strade prive di sbocchi, rendendo cosi deficienti le comunicazioni tra il centro e la periferia; o la creazione di troppo fra loro somiglianti centri nei quartieri periferici; o laccettazione dei due soli sottopassaggi proposti dallAmministrazione ferroviaria attraverso la via ferrata, soluzione assolutamente insufficiente alle concrete necessità. Questo progetto è presentato graficamente con sovrabbondanza di sviluppi scenografici superflui.
Il progetto delling. Umberto Tavanti offre soprattutto, a parere della Giuria, alcune pregevoli soluzioni di viabilità nellantica città, specialmente quelle della zona in corrispondenza alla fortezza Medicea e quella fra la Barriera Colcitrone e Piazza S. Agostino; invece esso è piuttosto affrettato e insufficiente per quanto riguarda i quartieri periferici, le loro comunicazioni e lo sfruttamento delle aree disponibili entro le mura.
In conclusione, i concorsi di Bolzano e di Arezzo costituiscono valido contributo allo studio della sistemazione urbanistica delle due belle città; di essi si potranno con grande vantaggio giovare le amministrazioni locali per fissare, con opportune rettifiche e rimpasti, il definitivo programma del loro sviluppo futuro. Non resta che augurare di vedere espandersi ulteriormente il lodevole esempio di consimili iniziative.
Non sembra fuor di luogo fare, a proposito dei concorsi di piano regolatore, una osservazione riguardante il criterio del loro studio ed il modo della loro rappresentazione grafica. È evidente, dallesame di quelli pubblicati nel presente articolo e degli altri resi noti in precedenza, quale discordia esista ancora circa la precisa consistenza dun progetto di piano regolatore.
Alcuni architetti assumono il tema urbanistico quasi come un pretesto per esibire fantastiche scenografie spesso geniali e presentate con arte, ma del tutto prive di contenuto concreto, a detrimento di un più approfondito studio delle realtà pratiche e tecniche le quali, soprattutto, unitamente a concezioni architettoniche di insieme, da un tale problema esigono essere risolte. Altri giovani, imbevuti di idee moderne, trasportano talvolta la retorica nel campo tecnico, ed approfittano della indeterminatezza di esso (almeno nella cultura italiana) per indicare magari sostanziosi concetti con una serie di vistosi simboli grafici di dubbio o troppo personale significato, a detrimento della comprensione collettiva, Solo pochi mantengono una visione equilibrata e orientata chiaramente allo scopo.
Simili divergenze di vedute e di metodi rappresentativi, che si mantengono anche contro la chiarezza del testo di taluni bandi redatti ultimamente, vanno eliminate, giacchè esse confondono i valori, svisano il criterio di giudizio, esigono paziente lavoro di interpretazione; inducono in ogni modo ad errore e confusione.
Lurbanistica riguarda la formazione di vasti complessi, delle cui parti la realizzazione avvenire è assolutamente indeterminabile inizialmente: è dunque perfettamente inutile perdersi in soluzioni di dettaglio se non forse per indicare, con pochi esempi, lintonazione stilistica generica che larchitetto desidererebbe conferire ad un ambiente cittadino: invece il problema tecnico va studiato completamente ed incorporato in una robusta inquadratura architettonica limitata alle composizioni delle masse e dei profili complessivi. Con ciò non vogliam dire che lurbanistica sia soltanto disciplina scientifica e pratica; essa e invece arte robusta e completa giacchè appunto dallintensamente sentita ed artisticamente potenziata composizione dei volumi dinsieme dipende il valore ed il sapore architettonico di una città, più che dal dettaglio dei singoli edifici. Come in ogni arte la sensibilità e la tecnica debbono essere intese unitariamente ed ogni valore contenuto nel suo giusto piano.
Daltra parte gli innumerevoli problemi tecnici investiti dallurbanistica, come quelli relativi al traffico, alla zonizzazione, ecc., dan luogo a soluzioni che senza dubbio sarebbero espresse più celermente con simboli e notazioni convenzionali; ma su di essi dovrebbe intervenire un accordo preciso, comè delle notazioni adottate dalle altre discipline scientifiche, in modo da evitare larbitrio e lempirismo.
Conviene arrivare alla precisa e collettivamente accettata definizione dellurbanistica ed alla sua sicura ed unitaria codificazione: ecco un tema da svolgersi presto ed ufficialmente, nellinteresse di tutti.
PLINIO MARCONI.
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