Il concorso bandito dal Comune di Cagliari per il progetto di Piano
regolatore di ampliamento e di sistemazione interna chiuso anch’esso
con esito veramente ottimo, ha segnato nuove vittorie per le nostre
giovani scuole urbanistiche ed in particolare per quella romana. Il
risultato del concorso è stato il seguente: il primo premio è
stato assegnato al progetto dal motto “P. R. 7” di cui sono
risultati autori gli architetti Cancellotti, Piccinato, Lenzi, Scalpelli,
Montuori e gli ingegneri Fuselli, Lavagnino, Nicolosi, Valle, del Gruppo
Urbanisti romani. Il secondo premio è stato vinto dal progetto
dal motto “Karalis VI”, degli arch. Rattu, Vetriani. Lombardi,
Tagliolini e dell’ing. Ciampoli. Il terzo premio infine è
stato diviso ex aequo tra i due progetti, l’uno dal motto il “Nuragus
23” (arch. Bencini e Miniati), l’altro dal motto “P.
T. Z. 12” (arch. Petrucci, Tufaroli, ing. Zanda, del Gruppo Architetti
Urbanisti di Roma).
Il buon risultato risponde nel modo più diretto alla iniziativa
nobile e chiara che ha voluto il concorso e lo ha preparato adeguatamente.
E poichè i concorsi banditi con vera serietà son cosa
rara, è opportuno segnalare questo caso felice, in cui alla redazione
del programma e degli elementi grafici e tecnici forniti ai concorrenti
ha presieduto una vera larghezza di idee, una sicura rispondenza tra
i mezzi ed il fine; per il che è doveroso rivolgere un elogio
sia al Podestà di Cagliari, avvocato Endrich, sia all’Ufficio
tecnico del Comune, cui è preposto l’ing. Giacomo Crespi.
Invero il tema della sistemazione edilizia di Cagliari si presenta,
se non con grande varietà di soluzioni generali, certo con notevoli
difficoltà nel coordinare le varie parti del piano regolatore
in un insieme unitario.
Nelle stesse condizioni naturali e nel modo con cui i vari quartieri
cittadini si sono addossati l’uno all’altro, stanno infatti
i più gravi ostacoli, non tanto ad uno sviluppo futuro, quanto
al collegamento del nuovo e del vecchio, sì da costituire un
più ampio organismo di adatta distribuzione costruttiva e demografica
e di adeguate ed efficaci comunicazioni.
Quasi isolato sul colle alto e dirupato è il vecchio quartiere
del Castello, fiancheggiato dalla magnifica passeggiata del Terrapieno.
A destra ed a sinistra e nel quartiere della Marina che si protende
avanti al colle e che ne segue l’andamento per adagiarsi in piano
nel solo ultimo tratto, si sono accumulate abitazioni su vie ristrette
e quasi sempre di pendenza enorme. In questo schema il secolo scorso
ha creato due grandi viali normali al mare, che salgono ripidamente
e bruscamente si arrestano, ed una via sul mare, la via Roma, che sta
ora completandosi con una sistemazione a portici, veramente magnifica
per ampiezza e pei giardini lussureggianti che la distaccano dal porto;
sicchè tutto il quartiere della Marina è abbracciato da
questo U, che in alto si chiude solo con la strettissima e scoscesa
via Mannu. È questa posta ai piedi dei bastioni meridionali del
Castello, ed è la via più affollata di Cagliari, resa
ancor più congestionata dal tram che vi si arrampica con audacia
alpinistica. Il sistema è completato dal porto e dai suoi impianti
e dalla stazione delle Ferrovie di Stato, opportunamente collocata tra
il porto ed il prolungamento della via Roma verso ovest.
Tutta una energia nuova è venuta in questi ultimi anni ad animare
la città ed a darle nuovo respiro. Le bonifiche iniziate nell’interno
dell’isola e l’agricoltura risorgente, la elettricità
ottenuta con le meravigliose opere di sbarramento del Tirso, hanno richiamato
a Cagliari commerci ed industrie fiorenti; ed intanto, con gli stagni
di Bonaria e di S. Gilla bonificati sulle spiaggie a levante ed a ponente,
è scomparsa dai dintorni della città la malaria e nuovi
spazi pianeggianti si sono aggiunti redenti dall’acqua e pronti
ad uno sviluppo cittadino; che infatti non si è fatto attendere,
e si è avviato un po’ nella zona orientale, un po’
nella occidentale, con case, officine, villini, disordinatamente disposti,
i quali ora, più della città antica, presentano gravi
ostacoli (ed è il fenomeno abituale nelle moderne città)
alla attuazione di un pratico e concreto piano regolatore di ampliamento.
Questo in ogni modo ha avanti a sè ben precise direttive fissate
dalla natura e dalla storia; ed è, come si è accennato,
merito dell’Amministrazione Comunale di averle chiaramente indicate
nel bando di concorso: nella regione ad est ed a nord-est della città,
cioè tra lo stagno di Santa Gilla ed il viale di S. Avendrace
ed oltre il colle Is Mirrionis dovrà stabilirsi la zona Industriale
ed il Porto franco; i due maggiori quartieri dell’ampliamento
saranno quello di ovest sotto il colle di Bonaria e nell’area
dello stagno prosciugato, e di nord-ovest nella grande zona valliva
adiacente al quartiere di Villanova, cioè posta tra la città
esistente ed il colle detto Monte Urpino.
Questo colle, con la sua magnifica chioma verde, dovrà diventare
pubblico parco; ed insieme con esso dovranno essere completate le passeggiate
e prolungati i viali panoramici, che rappresentano la maggior bellezza
di Cagliari.
Per ottenere tale deciso avviamento verso l’esterno il bando di
concorso prevede la opportunità di spostare l’ultimo tratto
della linea delle ferrovie complementari Sarde e costruire una nuova
stazione, ed altresì di occupare in un tempo più o meno
remoto l’area dell’attuale cimitero e quella dell’officina
del Gas.
Impostato in tal modo il tema, con una precisione che sarebbe stata
pericolosa se non fosse stata savia, le linee di massima potevano dirsi
di già segnate; ma pure un vasto ed importante campo era aperto
ai concorrenti, che infatti hanno saputo ben coltivarlo, nello studio
accurato dei tracciati e nella distribuzione dei nuovi quartieri e del
loro razionale allacciamento col vecchio nucleo, e, d’altro lato,
nella ricerca di quelle sistemazioni interne atte a migliorare le comunicazioni
nei quartieri esistenti e sovratutto ad alleggerire il traffico nella
via Mannu. Problemi accessori, nell’interno quelli del risanamento
di alcune zone troppo dense, della valorizzazione e della liberazione
di alcuni monumenti, nell’estremo il collegamento con la bella
spiaggia del Poetto e con le borgate del Campidano, vere borgate, satelliti
poste intorno alla città ed ora unite ad essa in un solo organismo
amministrativo.
Il progetto premiato presenta uno studio veramente ottimo dei due maggiori
quartieri dell’ampliamento e prevede con vera larghezza il nuovo
centro cittadino all’estremo di via Roma ed al punto di confluenza
delle principali arterie dei due quartieri anzidetti. Forse alcune di
tali arterie sono suscettibili di qualche miglioramento nel loro tracciato,
specialmente quella che forma il prolungamento della via Dante, terminante
bruscamente verso il mare e traversante il cimitero attuale, il che
la obbligherebbe al gravissimo ritardo di fase corrispondente al lungo
tempo necessario per lo spostamento; ed anche il collegamento delle
zone di Villanova e di S. Benedetto coi vecchi quartieri occidentali
non risponde pienamente alle ragioni pratiche, affidato ad una galleria
sotterranea lunga circa 450 metri, e quindi costosa ed incomoda. Ma
in compenso la visione della futura città può dirsi veramente
mirabile e gli adattamenti della rete nuova sulla esistente appaiono
felicissimi, e, sia nei riguardi artistici che in quelli della viabilità
i tracciati rispondono nel modo più pieno alle molteplici esigenze.
Anche le soluzioni adottate per l’attraversamento in diagonale
del quartiere della Marina e della sistemazione oltre la piazza Jenne,
congiunta con l’Ospedale e col Castello mediante la via di S.
Margherita ampliata risolvono in modo opportuno due problemi veramente
ardui della zona interna.
Il progetto “Karalis VI”, distinto col secondo premio, è
caratterizzato da una concezione più modesta di tutto il piano
regolatore in confronto di quella vasta e forse anche troppo grandiosa
del progetto precedente. Non certo molto commendevoli appaiono i tracciati
dei nuovi quartieri; ma più che da essi il progetto è
valorizzato da alcune molto felici soluzioni speciali e locali; come
quelle del prolungamento verso Est della via Roma, ampio, regolare,
diretto; o della continuazione della passeggiata del Terrapieno, o del
tracciato di un tunnel partente da piazza Jenne, che, se ancora non
risponde pienamente al duplice scopo di facilitare le comunicazioni
sia col Castello che con la zona di Villanova, pure vi si avvicina molto.
Il progetto è corredato da una serie di bellissime tavole, o
illustranti prospetticamente i tracciati, ovvero recanti veri progetti
architettonici di edifici pubblici e privati.
Su questo argomento delle illustrazioni scenografiche che così
spesso accompagnano i progetti di piani regolatori sarà forse
opportuno soffermarci un momento con qualche considerazione. Finchè
tali vedute mostrano l’insieme di una sistemazione, ovvero si
riferiscono a monumenti esistenti che vengono liberati, sicchè
è bene rendersi conto delle nuove condizioni di visuale in cui
appariranno, la loro utilità può essere grandissima, purchè
per esse valga la formula che il disegno è fatto per rendere
il vero e non per falsarlo; ma quando immaginano le linee e gli ornati
di edifici che verranno non ci danno che una fantasmagoria architettonica
lontanissima da ogni possibilità di attuazione e quindi più
dannosa che utile nel suo carattere illusionistico.
Molto più serio è il portare queste prospettive nel campo
delle sole masse semplici, sia per rendersi conto del loro effetto,
sia per determinare fin d’ora le limitazioni di misure che in
punti speciali dovranno essere imposte ad edifici pubblici e privati
per stabilire opportune proporzioni o per creare una vera euritmia edilizia.
E questo appunto hanno fatto gli autori del progetto prescelto per il
primo premio. Solo è da deplorare che in questo abbiano seguito
la moda grafica tedesca senza sentire il bisogno di trovare una espressione
più rispondente al nostro sentimento d’Arte.
Interessanti elementi presentano anche gli altri due progetti tra cui
è stato diviso il terzo premio. Il progetto dal motto “P.
T. Z.” ha buoni tracciati nelle zone d’ampliamento e varie
indovinate sistemazioni interne, alcune delle quali valorizzano in modo
veramente felice interessanti monumenti; i quali pregi compensano ad
usura i difetti dati dalla non opportuna disposizione dell’ultimo
tronco delle ferrovie secondarie, poste a sbarrare ogni ulteriore ampliamento,
e dall’insufficiente studio nelle linee di raccordo tra il quartiere
esistente della Marina e le nuove zone. Il progetto Bencini-Miniati,
se è completamente fuori strada nelle sistemazioni dei quartieri
interni, ove nuove vie stagliuzzano tutto l’abitato senza nulla
concludere, ha il pregio di avere, unico tra i concorrenti, stabilito
un razionale raccordo curvilineo tra la piazza al termine di via Roma
ed il grande quartiere nuovo della regione di S. Benedetto con una soluzione
complementare a quella del progetto “7. P. R.”. Anche sono
interessanti i tracciati stradali per questo nuovo quartiere, l’unico
che sia stato studiato con cura. Rispondono essi invero nella adozione
di piazze ottagone o circolari formanti nodi al sistema edilizio francese
e ne hanno tutti i difetti, ma tutta la rete intorno ai vari centri
è disegnata con ingegnosa armonia ed è ravvivata da una
fascia verde e da una piazza porticata, anch’essa ottagona, posta
al di fuori del movimento stradale.
Nel loro complesso dunque sono questi risultati felicissimi per tutta
la serie di contributi utili che recano alla soluzione del tema. Essi
dimostrano che il metodo dei concorsi applicato ai grandi temi urbanistici
ha forse il suo campo migliore. Esso non ci dà mai il piano regolatore,
ma un complesso di elementi preziosi per ottenere un piano regolatore
perfetto. Non può essere un termine ma un inizio. Sta poi alle
Amministrazioni comunali di proseguire l’opera avviata con così
larghe vedute non facendo disperdere così bella messe di idee
e di energie e portandola a risultati concreti con un lavoro di assimilazione
e di adattamento alle circostanze pratiche e con un programma di attuazione
graduale che sia veramente organico; il quale lavoro deve uscire dalla
collaborazione intima e cordiale tra gli elementi tecnici locali ed
i vincitori del concorso.
FRANCESCO LURAGHI.