FASCICOLO III - NOVEMBRE 1930
FRANCESCO LURAGHI : Esito del Concorso per il Piano Regolatore della Città di Cagliari, con 9 illustrazioni

Il concorso bandito dal Comune di Cagliari per il progetto di Piano regolatore di ampliamento e di sistemazione interna chiuso anch’esso con esito veramente ottimo, ha segnato nuove vittorie per le nostre giovani scuole urbanistiche ed in particolare per quella romana. Il risultato del concorso è stato il seguente: il primo premio è stato assegnato al progetto dal motto “P. R. 7” di cui sono risultati autori gli architetti Cancellotti, Piccinato, Lenzi, Scalpelli, Montuori e gli ingegneri Fuselli, Lavagnino, Nicolosi, Valle, del Gruppo Urbanisti romani. Il secondo premio è stato vinto dal progetto dal motto “Karalis VI”, degli arch. Rattu, Vetriani. Lombardi, Tagliolini e dell’ing. Ciampoli. Il terzo premio infine è stato diviso ex aequo tra i due progetti, l’uno dal motto il “Nuragus 23” (arch. Bencini e Miniati), l’altro dal motto “P. T. Z. 12” (arch. Petrucci, Tufaroli, ing. Zanda, del Gruppo Architetti Urbanisti di Roma).
Il buon risultato risponde nel modo più diretto alla iniziativa nobile e chiara che ha voluto il concorso e lo ha preparato adeguatamente. E poichè i concorsi banditi con vera serietà son cosa rara, è opportuno segnalare questo caso felice, in cui alla redazione del programma e degli elementi grafici e tecnici forniti ai concorrenti ha presieduto una vera larghezza di idee, una sicura rispondenza tra i mezzi ed il fine; per il che è doveroso rivolgere un elogio sia al Podestà di Cagliari, avvocato Endrich, sia all’Ufficio tecnico del Comune, cui è preposto l’ing. Giacomo Crespi.
Invero il tema della sistemazione edilizia di Cagliari si presenta, se non con grande varietà di soluzioni generali, certo con notevoli difficoltà nel coordinare le varie parti del piano regolatore in un insieme unitario.
Nelle stesse condizioni naturali e nel modo con cui i vari quartieri cittadini si sono addossati l’uno all’altro, stanno infatti i più gravi ostacoli, non tanto ad uno sviluppo futuro, quanto al collegamento del nuovo e del vecchio, sì da costituire un più ampio organismo di adatta distribuzione costruttiva e demografica e di adeguate ed efficaci comunicazioni.
Quasi isolato sul colle alto e dirupato è il vecchio quartiere del Castello, fiancheggiato dalla magnifica passeggiata del Terrapieno. A destra ed a sinistra e nel quartiere della Marina che si protende avanti al colle e che ne segue l’andamento per adagiarsi in piano nel solo ultimo tratto, si sono accumulate abitazioni su vie ristrette e quasi sempre di pendenza enorme. In questo schema il secolo scorso ha creato due grandi viali normali al mare, che salgono ripidamente e bruscamente si arrestano, ed una via sul mare, la via Roma, che sta ora completandosi con una sistemazione a portici, veramente magnifica per ampiezza e pei giardini lussureggianti che la distaccano dal porto; sicchè tutto il quartiere della Marina è abbracciato da questo U, che in alto si chiude solo con la strettissima e scoscesa via Mannu. È questa posta ai piedi dei bastioni meridionali del Castello, ed è la via più affollata di Cagliari, resa ancor più congestionata dal tram che vi si arrampica con audacia alpinistica. Il sistema è completato dal porto e dai suoi impianti e dalla stazione delle Ferrovie di Stato, opportunamente collocata tra il porto ed il prolungamento della via Roma verso ovest.
Tutta una energia nuova è venuta in questi ultimi anni ad animare la città ed a darle nuovo respiro. Le bonifiche iniziate nell’interno dell’isola e l’agricoltura risorgente, la elettricità ottenuta con le meravigliose opere di sbarramento del Tirso, hanno richiamato a Cagliari commerci ed industrie fiorenti; ed intanto, con gli stagni di Bonaria e di S. Gilla bonificati sulle spiaggie a levante ed a ponente, è scomparsa dai dintorni della città la malaria e nuovi spazi pianeggianti si sono aggiunti redenti dall’acqua e pronti ad uno sviluppo cittadino; che infatti non si è fatto attendere, e si è avviato un po’ nella zona orientale, un po’ nella occidentale, con case, officine, villini, disordinatamente disposti, i quali ora, più della città antica, presentano gravi ostacoli (ed è il fenomeno abituale nelle moderne città) alla attuazione di un pratico e concreto piano regolatore di ampliamento.
Questo in ogni modo ha avanti a sè ben precise direttive fissate dalla natura e dalla storia; ed è, come si è accennato, merito dell’Amministrazione Comunale di averle chiaramente indicate nel bando di concorso: nella regione ad est ed a nord-est della città, cioè tra lo stagno di Santa Gilla ed il viale di S. Avendrace ed oltre il colle Is Mirrionis dovrà stabilirsi la zona Industriale ed il Porto franco; i due maggiori quartieri dell’ampliamento saranno quello di ovest sotto il colle di Bonaria e nell’area dello stagno prosciugato, e di nord-ovest nella grande zona valliva adiacente al quartiere di Villanova, cioè posta tra la città esistente ed il colle detto Monte Urpino.
Questo colle, con la sua magnifica chioma verde, dovrà diventare pubblico parco; ed insieme con esso dovranno essere completate le passeggiate e prolungati i viali panoramici, che rappresentano la maggior bellezza di Cagliari.
Per ottenere tale deciso avviamento verso l’esterno il bando di concorso prevede la opportunità di spostare l’ultimo tratto della linea delle ferrovie complementari Sarde e costruire una nuova stazione, ed altresì di occupare in un tempo più o meno remoto l’area dell’attuale cimitero e quella dell’officina del Gas.
Impostato in tal modo il tema, con una precisione che sarebbe stata pericolosa se non fosse stata savia, le linee di massima potevano dirsi di già segnate; ma pure un vasto ed importante campo era aperto ai concorrenti, che infatti hanno saputo ben coltivarlo, nello studio accurato dei tracciati e nella distribuzione dei nuovi quartieri e del loro razionale allacciamento col vecchio nucleo, e, d’altro lato, nella ricerca di quelle sistemazioni interne atte a migliorare le comunicazioni nei quartieri esistenti e sovratutto ad alleggerire il traffico nella via Mannu. Problemi accessori, nell’interno quelli del risanamento di alcune zone troppo dense, della valorizzazione e della liberazione di alcuni monumenti, nell’estremo il collegamento con la bella spiaggia del Poetto e con le borgate del Campidano, vere borgate, satelliti poste intorno alla città ed ora unite ad essa in un solo organismo amministrativo.
Il progetto premiato presenta uno studio veramente ottimo dei due maggiori quartieri dell’ampliamento e prevede con vera larghezza il nuovo centro cittadino all’estremo di via Roma ed al punto di confluenza delle principali arterie dei due quartieri anzidetti. Forse alcune di tali arterie sono suscettibili di qualche miglioramento nel loro tracciato, specialmente quella che forma il prolungamento della via Dante, terminante bruscamente verso il mare e traversante il cimitero attuale, il che la obbligherebbe al gravissimo ritardo di fase corrispondente al lungo tempo necessario per lo spostamento; ed anche il collegamento delle zone di Villanova e di S. Benedetto coi vecchi quartieri occidentali non risponde pienamente alle ragioni pratiche, affidato ad una galleria sotterranea lunga circa 450 metri, e quindi costosa ed incomoda. Ma in compenso la visione della futura città può dirsi veramente mirabile e gli adattamenti della rete nuova sulla esistente appaiono felicissimi, e, sia nei riguardi artistici che in quelli della viabilità i tracciati rispondono nel modo più pieno alle molteplici esigenze. Anche le soluzioni adottate per l’attraversamento in diagonale del quartiere della Marina e della sistemazione oltre la piazza Jenne, congiunta con l’Ospedale e col Castello mediante la via di S. Margherita ampliata risolvono in modo opportuno due problemi veramente ardui della zona interna.
Il progetto “Karalis VI”, distinto col secondo premio, è caratterizzato da una concezione più modesta di tutto il piano regolatore in confronto di quella vasta e forse anche troppo grandiosa del progetto precedente. Non certo molto commendevoli appaiono i tracciati dei nuovi quartieri; ma più che da essi il progetto è valorizzato da alcune molto felici soluzioni speciali e locali; come quelle del prolungamento verso Est della via Roma, ampio, regolare, diretto; o della continuazione della passeggiata del Terrapieno, o del tracciato di un tunnel partente da piazza Jenne, che, se ancora non risponde pienamente al duplice scopo di facilitare le comunicazioni sia col Castello che con la zona di Villanova, pure vi si avvicina molto. Il progetto è corredato da una serie di bellissime tavole, o illustranti prospetticamente i tracciati, ovvero recanti veri progetti architettonici di edifici pubblici e privati.
Su questo argomento delle illustrazioni scenografiche che così spesso accompagnano i progetti di piani regolatori sarà forse opportuno soffermarci un momento con qualche considerazione. Finchè tali vedute mostrano l’insieme di una sistemazione, ovvero si riferiscono a monumenti esistenti che vengono liberati, sicchè è bene rendersi conto delle nuove condizioni di visuale in cui appariranno, la loro utilità può essere grandissima, purchè per esse valga la formula che il disegno è fatto per rendere il vero e non per falsarlo; ma quando immaginano le linee e gli ornati di edifici che verranno non ci danno che una fantasmagoria architettonica lontanissima da ogni possibilità di attuazione e quindi più dannosa che utile nel suo carattere illusionistico.
Molto più serio è il portare queste prospettive nel campo delle sole masse semplici, sia per rendersi conto del loro effetto, sia per determinare fin d’ora le limitazioni di misure che in punti speciali dovranno essere imposte ad edifici pubblici e privati per stabilire opportune proporzioni o per creare una vera euritmia edilizia. E questo appunto hanno fatto gli autori del progetto prescelto per il primo premio. Solo è da deplorare che in questo abbiano seguito la moda grafica tedesca senza sentire il bisogno di trovare una espressione più rispondente al nostro sentimento d’Arte.
Interessanti elementi presentano anche gli altri due progetti tra cui è stato diviso il terzo premio. Il progetto dal motto “P. T. Z.” ha buoni tracciati nelle zone d’ampliamento e varie indovinate sistemazioni interne, alcune delle quali valorizzano in modo veramente felice interessanti monumenti; i quali pregi compensano ad usura i difetti dati dalla non opportuna disposizione dell’ultimo tronco delle ferrovie secondarie, poste a sbarrare ogni ulteriore ampliamento, e dall’insufficiente studio nelle linee di raccordo tra il quartiere esistente della Marina e le nuove zone. Il progetto Bencini-Miniati, se è completamente fuori strada nelle sistemazioni dei quartieri interni, ove nuove vie stagliuzzano tutto l’abitato senza nulla concludere, ha il pregio di avere, unico tra i concorrenti, stabilito un razionale raccordo curvilineo tra la piazza al termine di via Roma ed il grande quartiere nuovo della regione di S. Benedetto con una soluzione complementare a quella del progetto “7. P. R.”. Anche sono interessanti i tracciati stradali per questo nuovo quartiere, l’unico che sia stato studiato con cura. Rispondono essi invero nella adozione di piazze ottagone o circolari formanti nodi al sistema edilizio francese e ne hanno tutti i difetti, ma tutta la rete intorno ai vari centri è disegnata con ingegnosa armonia ed è ravvivata da una fascia verde e da una piazza porticata, anch’essa ottagona, posta al di fuori del movimento stradale.
Nel loro complesso dunque sono questi risultati felicissimi per tutta la serie di contributi utili che recano alla soluzione del tema. Essi dimostrano che il metodo dei concorsi applicato ai grandi temi urbanistici ha forse il suo campo migliore. Esso non ci dà mai il piano regolatore, ma un complesso di elementi preziosi per ottenere un piano regolatore perfetto. Non può essere un termine ma un inizio. Sta poi alle Amministrazioni comunali di proseguire l’opera avviata con così larghe vedute non facendo disperdere così bella messe di idee e di energie e portandola a risultati concreti con un lavoro di assimilazione e di adattamento alle circostanze pratiche e con un programma di attuazione graduale che sia veramente organico; il quale lavoro deve uscire dalla collaborazione intima e cordiale tra gli elementi tecnici locali ed i vincitori del concorso.
FRANCESCO LURAGHI.

torna all'indice generale
torna all'indice della rivista
torna all'articolo