FASCICOLO XII - AGOSTO 1929
Notiziario

CORRIERE ARCHITETTONICO

DUE COSTRUZIONI DI GIGIOTTI ZANINI IN LOMBARDIA

Altra volta, presentando un’opera di Zanini, lodavamo innanzi tutto la franca spontaneità delle sue trovate: facile e sbrigliato dono naturale di quest’architetto che non ha mai studiato architettura su nessun banco di scuola. Perchè appunto certe sue inesperienze lo tengon lontano dall’accademismo corrente; e la franchezza con cui disegna le sagome gli giova meglio d’ogni altra pedanteria, così che, volontieri, gli perdoniamno errori e, speso, mancanza di organicità e di ritmi, Sempre, in ogni modo, queste sue costruzioni destano interesse e simpatia.
Ecco una casa economica costruita da Zanini per conto della Contessa Lina Castelbarco ad Affori. L’effetto è davvero piacevole, già alla prima occhiata. Son quattro piani adibiti ad appartamenti di tre e quattro locali ciascuno; corpo doppio servito da due scale, e dunque con doppia facciata. Il pianterreno è grigio scuro; dal fondo rosso spiccan le lesene e le sagomature ed il bugnato, bianchi; l’ultimo piano è giallo. I contorni delle finestre sono in pietra tenera di Vicenza, le scale in pietra di Verona. E l’impiego di queste pietre in una casa popolare non deve esser interpretato come un lusso: ma è una bella franchezza ed una conveniente sincerità che vorremmo largamente imitati.
Delle due facciate, la principale è certo la migliore, benchè il ritmo non sia sempre rispettato; l’altra accusa ancor minore organicità, e, pur riuscendo di gradevole effetto, vorrebbe esser meglio inquadrata.
Più organica, e palesemente derivata da questa prima, è la seconda costruzione di Zanini che qui presentiamo. Si trattava di erigere un edificio-servizi per mille persone accanto al grandioso stabilimento chimico Carlo Erba di Dergano. Il fabbricato ha uno sviluppo di facciata d’un centinaio di metri. Un ampio sotterraneo servito da decauville è riservato ai magazzini; al pianterreno sono i servizi per le donne; al primo piano quelli per gli uomini; al secondo i refettori e le sale mensa per gli impiegati; lo spazioso sottotetto viene utilizzato come deposito. Dalle cucine ai lavatoi, ai refettori, ai servizi igienici, tutto vi è distribuito con grande larghezza e chiarezza, modernità d’impianti veramente ed unicamente razionali. L’interno servito da sei scale, è quindi necessariamente lindo e semplice, giàcche ogni superfluo stonerebbe ed intralcerebbe. Tutto quel po’ d’architettura è lasciato fuori, specialmente alla grande facciata. Con i soliti suoi motivi Zanini ha studiato buoni effetti, aiutato anche dall’eccezionale imponenza delle misure di sviluppo frontale. Con i soliti colori, grigio, giallo e bianco, con la pietra di Vicenza questi effetti han raggiunto il giusto piacevole valore.
F. R.


LA VILLA ALATRI IN ROMA

dell’Ing. VITTORIO MORPURGO

L’Ing. Vittorio Morpurgo ha costruito in via Paisiello a Roma questa lussuosa villa che presentiamo ai lettori della Rivista.
L’ambiente romano barocco è vivo nella costruzione, nel cui interno il sapiente gusto decorativo del Morpurgo ha profuso tesori di elegante sontuosità: pavimenti, stucchi, pitture, stoffe, tappeti preziosi, mobili, tutto quanto può rendere in sommo grado confortevole una ricca dimora.
N. D. R.


VILLA DEL BONO A ROMA

dell’Arch. LUIGI LENZI

L’Arch. Luigi Lenzi, in collaborazione col fratello Ing. Gaspare Lenzi, ha costruito in Via Mangili a Roma la villa che pubblichiamo, in cui il senso d’ambientamento architettonico non è disgiunto, specie negli interni, dalla freschezza e dalla modernità della tendenza decorativa.
N. D. R.

CRONACA DEI MONUMENTI

FIRENZE. - In quell’interessantissimo borgo di S. Jacopo che la quasi sempre sana ed equilibrata edilizia fiorentina ha avuto il buon senso di non sacrificare alla regolare e banale continuità del Lungarno, alcuni restauri felicemente eseguiti dall’Arch. Prof. Luigi Zumkeller di Firenze hanno rimesso in luce le fronti di varie case-torri appartenenti alla fine del Sec. XIII od al Sec. XIV.
Notevole è sopratutto la casa-torre al N. 2 di detta via. Essa presenta come elemento veramente caratteristico il grande arco col pilastro mediano, che in qualche modo ci riporta al tipo della costruzione a schema articolato aperto che è comune nelle case-torri pisane. In origine i due vani risultanti entro l’arco dovevano essere completamente aperti e costituire una loggia, coperta da una volta a crocera, che ancora esiste; e forse la chiusura dei due vani è contemporanea al rialzamento di altri due piani dell’edificio (che la fotografia qui unita, necessariamente limitata, non riproduce).
Prima dei lavori era la casa-torre tutta intonacata e manomessa, come, ad esempio, lo è ancora la casa alla sua sinistra, che fu del Giambologna e che mostra il paramento in pietra sotto l’intonaco. Le cura paziente del restauratore ha riportato la superficie al primitivo aspetto, così tipico nella varietà delle strutture e nelle mensole, fatte per l’innesto di opere in legname, senza nulla aggiungere e nulla falsare.
Un altro interessante insieme di case-torri restaurate è quello al N. 5 della stessa via, forse le case-torri dei Magli. La unita fotografia ce ne mostra la zona inferiore, ma il fedele disegno d’insieme dell’Arch. Zumkeller consente di osservare completamente la forma architettonica, così razionale nella sua varietà, così moderna (per esprimerci con una parola abusata) nell’ampiezza delle finestre fatte per accogliere la scarsa luce della troppo ristretta strada.
Erano le pareti nascoste sotto un rimpello di mattoni addossato al paramento in pietra, così come ancora esiste nella più alta torre posta a destra del triplice gruppo, la quale attende tuttora la sua liberazione ed anche qui lo sprigionare l’antica fronte da tale amorfa aggiunta ed il sanare le inevitabili piaghe ha rappresentato un accurato lavoro, ottimamente compiuto.
Un altro restauro si rilerisce alle case medievali nello stesso Borgo S. Jacopo ai N. 22 e 24.
La prima di esse, cioè la meno alta, che nella parte più bassa presenta il singolare motivo del triplice arco, è la parte inferiore di una torre del sec. XIII ed è da presumere che fosse o la torre degli Angiolieri o quella dei Barbadoro due famiglie che ebbero le loro proprietà in questa contrada importantissima della Firenze medioevale. L’ultimo piano è un rifacimento del troncone della torre smantellata, eseguito forse nel secolo successivo con rimaneggiamento di gran parte del pietrame originario.
La seconda di queste case (N. civico 24) appartiene certamente alla stessa famiglia della torre, e sembra a questa coeva, a giudicare dal paramento di pietra i cui filari proseguano con continuità su ambe le facciate. Un altro elemento che comprova tale ipotesi sta nei tre ordini di buche pontaie con sottoposte mensole che mostransi anch’esse in diretta continuazione. Lo Zumkeller ha trovato quasi intatta questa costruzione sotto l’intonaco, ed ha potuto rilevare che la primitiva struttura terminava al terzo piano, mentre che l’altana vi è stata aggiunta in tempo assai posteriore.
La iniziativa va segnalata a lode e ad incitamento. Trattasi di privati che intendono la nobiltà e la utilità che può derivare al loro stabili col riportarli all’antica forma, spogliandoli della veste volgare che li ha ricoperti al di fuori e di ogni sudiciume che li bruttava al di dentro, in modo che il rispetto all’Arte e la cura del decoro e dell’igiene vanno di pari passo. Trattasi di esempi che è da augurarsi siano seguiti con analoghi intendimenti ed analoga coscienziosità, sicchè non soltanto alcune case ma intiere vie delle vecchie città, come appunto può avvenire pel Borgo S. Jacopo di Firenze, riprendano il primitivo aspetto. Tanto meglio sarà se anche il Comune potrà intervenire a creare opportunamente in qualche punto, che abbia ormai perduto il suo carattere, qualche modestissimo largo per dare alla strada troppo chiusa un respiro; ed ancora una volta sarà dimostrato che i temi edilizi del passato e del presente, che sembrano antitetici, possono ottimamente trovarsi d’accordo.
G. GIOVANNONI.


RECENSIONI

GIOVANNI BATTISTA GEAS - EDWIN CERIO. - Visioni Architettoniche di Capri, disegni di O. B. CEAS, testo di E. CERIO. - Roma, Biblioteca d’Arte Editrice, 1929.

È uscito testè, pei tipi della “Biblioteca d’Arte Editrice”, un ricco volume in-IV, contenente numerosi studi, interpretazioni, visioni architettoniche di G. B. Ceas, sull’Architettura caprese. Il testo, steso da quel profondo conoscitore della materia, ch’è Edwin Cerio, costituisce una esauriente documentazione della storia e dei caratteri dell’isola di Capri. La versatilità della mente di Edwin Cerio ha permesso che questo suo studio riuscisse multilaterale e completo: infatti egli parla dai caratteri geofisici, geologici, botanici, zoologici dall’isola, tratta della preistoria e della storia di essa ed ancora dei suoi aspetti attuali, naturali, artistici, architettonici, umani. Il volume costituisce dunque un vade-mecum perfetto pel visitatore dell’isola delle Sirene. G. B. Ceas presenta tre specie di disegni: una serie di schizzi dal vero illustranti obiettivamente i caratteri architettonici delle costruzioni rustiche isolane, una serie di tavole a bianco e nero di soggetto piuttosto pittorico ed una serie di tavole a colori raffiguranti fantasie architettoniche o spunti di progetti architettonici sul tema dell’architettura caprese.
Ottimo materiale lllustrativo in cui G. B. Ceas dimostra molto buon gusto e fa vedere che sa disegnare. Gli schizzi a penna sono i più interessanti per l’architetto: in essi possiamo però notare talvolta un non completo potere di sintesi e un eccessivo amore per taluni aspetti accidentali delle costruzioni, sicchè qualche volta quel che conta di più nell’architettura caprese, e cioè il senso del volume, risulta diminuito in confronto al senso paesistico dell’ambiente.
Nell’insieme ottimo e lodevole contributo alla conoscenza della costruzione rustica meridionale, oggi sotto molti aspetti vitalissima.
PLINIO MARCONI.

SINDACATO NAZIONALE ARCHITETTI

PAGINE DI VITA SINDACALE

L’INAUGURAZIONE IN ROMA DELLA MOSTRA DEI PROGETTI
PER IL CONCORSO DEL FARO
ALLA MEMORIA DI CRISTOFORO COLOMBO

Demmo notizia nello scorso fascicolo della mostra tenuta a Roma dei progetti presentati pel Concorso del Faro Colombiano a S. Domingo (1). La mostra prontamente organizzata dal nostro Sindacato nei primi di Agosto, fu inaugurata solennemente da S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione On. Belluzzo, presenti oltre all’On. Arch. Alberto Calza-Bini, nostro segretario nazionale ed anima dell’iniziativa, il Sottosegretario dl Stato S. E. Casalini, il sig. Kelsey, consigliere tecnico del Comitato Panamericano, S. E. il Prefetto Montuori, il Vice Governatore Conte D’Ancora, numerosi rappresentanti del Corpo Diplomatico, Monsignor Serena della Nunziatura Apostolica presso il Quirinale, ecc. Erano presenti inoltre numerosi artisti, fra cui il giovane Arch. Medori unico italiano fra i dieci presenti per la gara di secondo grado, e molti critici d’arte.
Mentre preannunciamo pel prossimo fascicolo un ampio articolo con abbondante materiale illustrativo sulla interessantissima competizione internazionale, riproduciamo quanto a proposito di essa e sull’opera del Sindacato scrisse l’Arch. Marcello Piacentini, Accademico d’Italia e condirettore della nostra Rivista sul Giornale d’Italia del 14 agosto u. s. :


L’OPERA DEL SINDACATO FASCISTA ARCHITETTI E IL FARO A COLOMBO A S. DOMINGO.

“ Dopo l’esposizione avvenuta due anni fa in Ginevra, dei disegni per li Palazzo della S. D. N., è questa dei progetti per il faro da erigersi in San Domingo alla memoria di Cristoforo Colombo, la prima mostra internazionale di architettura. In Roma credo non sia mai stata organizzata una esposizione di progetti presentati ad un concorso mondiale architettonico. L’interesse quindi è stato grande, e non per gli architetti soltanto, poichè oggi le nuove tendenze architettoniche cominciano ad essere comprese e discusse anche dal pubblico.
“ La Unione Pan Americana ha avuto la geniale idea di portare questi lavori in tutte le principali città europee.
“ Con tale trovata, mentre ha suscitato intorno alla propria iniziativa un interessamento universale, ha dato modo a tutti di conoscere non solo i meriti particolari del Concorso, ma ancora, e questo forse conta anche di più, ha permesso di avvicinare e di comparare - su di una unica pietra di paragone - i valori e le tendenze delle scuole architettoniche di tutto il mondo.
“ Il Sindacato degli Architetti e per esso il suo Capo davvero infaticabile e insuperabile On. Alberto Calza-Bini, ha fatto le cose come non si poteva sperare meglio. Il sig. Kelsey, incaricato di sistemare la mostra in Roma, è rimasto infinitamente sorpreso di trovare, non solo accoglienze cordiali e signorili, ma sopratutto una organizzazione oramai perfettamente matura e pronta, come non esistono altrove. Egli ripeterà questa impressione in tutte le Capitali dove porterà il suo vagone di sogni, per ora cartacei.
In pochi giorni le sale dei Palazzo di Via Nazionale si sono trasformate ed adattate con sontuosità alla nuova Mostra. In altri tempi chi si sarebbe con tanta prontezza occupato di un simile avvenimento? Chi avrebbe potuto così rapidamente offrire al pubblico tale interessante insegnamento?
“ Nel nostro campo l’inquadramento e la organizzazione sindacali hanno oramai funzioni davvero vitalissime. È bene riconoscerlo. Pochi anni fa si riteneva difficile, forse impossibile, disciplinare il mondo artistico. I fatti hanno dato in breve tempo la più ampia smentita.
“ Oggi la figura morale e giuridica dell’architetto esiste ed è perfettamente delineata. Abbiamo la nostra legge professionale, il nostro albo e le nostre scuole superiori. Abbiamo riviste e bollettini ufficiali: abbiamo le Commissioni di controllo e di protezione.
“ C’è ancora da istituire i posti di ruolo negli uffici tecnici degli Enti di una certa importanza, c’è da regolare i concorsi, c’è da regolare, da creare addirittura, la legge sui piani regolatori. Ma poichè moltissimo s’è fatto, e bene, si farà pur bene tutto il resto.
“ Oramai l’architettura italiana è uscita fuori dal suo guscio e si mette in riga con le altre Nazioni.
“ Venti anni fa, nel celebre concorso mondiale per il Palazzo della Pace all’Aja, dove furono - all’infuori di concorso libero a tutti - ufficialmente invitati due nostri architetti, nessun progetto italiano fu preso nemmeno in considerazione! Oggi gruppi di giovani architetti rappresentano all’estero i nostri punti di vista nei congressi delle tendenze più nuove: oggi gli architetti italiani sono in prima riga a Ginevra, e finalmente in prima riga al concorso universale del Faro di San Domingo.
“ Il Sindacato assisterà ora - ne siamo convinti - vigile e fermo colui che si accinge alla prova decisiva: il monumento a Colombo deve essere innalzato da un italiano! ”
MARCELLO PIACENTINI.

(1) Pervengono da numerosi architetti concorrenti italiani inviti al Sindacato per la restituzione degli elaborati. Si rende noto che questi furono tutti rinviati a Madrid e saranno restituiti agli autori direttamente dal Comitato Panamericano.

L’INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA
DELLA SCUOLA ARTISTICA
E DELL’ESPOSIZIONE DELLE PICCOLE INDUSTRIE
E DELL’ARTIGIANATO IN FANO

L’11 agosto il Sottosegretario alle Comunicazioni, onorevole Riccardi, ha inaugurato, in rappresentanza del Governo, la Mostra della scuola artistica e l’Esposizione delle piccole industrie e dell’artigianato di Fano. Hanno assistito alla cerimonia il comm. Turbacco, gli on. Alberto Calza-Bini, segretario del nostro Sindacato, Mariotti e Razza. Erano inoltre presenti col podestà di Fano e di Pesaro, il segretario federale maestro Rossi e il vice segretario seniore rag. Giombini. L’on. Mariotti, quale presidente della Scuola artistica, ha pronunciato un discorso, mettendo in rilievo l’importanza della Scuola stessa e l’attività che essa svolge. Terminato il discorso l’on. Riccardi, a nome del Governo, ha dichiarato aperte la Mostra e l’Esposizione.


CONCORSI

PROROGA DI CONCORSO DEL PROGETTO
DI PIANO REGOLATORE DI AREZZO

Il Podestà di Arezzo rende noto che il termine utile per la presentazione dei progetti del Piano regolatore e di ampliamento della città di Arezzo è stato nuovamente prorogato al 15 Ottobre p. v., ferme restando le condizioni di cui ai bandi precedenti.

Arezzo, 26 luglio 1929- VII.

Il Podestà G. GUIDOTTI-MORI.

BANDO DI CONCORSO PER IL PROGETTO
DI PIANO REGOLATORE
DELLA CITTÀ E DELLA MARINA DI PISA

Il Podestà di Pisa rende noto il seguente bando di concorso:

Art. 1. - È indetto un concorso fra gli Ingegneri e Architetti italiani per il progetto di massima del Piano regolatore di ampliamento e di sistemazione interna della Città di Pisa, e per quello di sviluppo della Marina di Pisa.
Art. 2. - Il progetto dovrà essere informato e corrispondere ai seguenti principi che costituiscono programma fondamentale del concorso:
a) Nel vecchio nucleo cittadino, così ricco di elementi monumentali e pieno di carattere architettonico ed edilizio diffuso pur in modesti edifici, debbonsi il più possibile evitare trasformazioni e sventramenti, che con l’abbattimento di vecchie fabbriche e con la costruzione di altre nuove si risolverebbero in danni gravi per le dette condizioni di arte e di ambiente; e solo sono da promuovere alcuni allargamenti e diradamenti in quelle non molte località che richieggono un risanamento igienico e sociale e che, d’altro lato, non hanno vera importanza artistica. Non è da escludere che taluno di siffatti provvedimenti isolati possa avere anche per fine di valorizzare e porre in luce antichi edifici nascosti, eventualmente associandosi ad opere di restauro e dl liberazione.

b) Per la stessa ragione fondamentale di non creare condizioni che rechino, direttamente o indirettamente, alterazione al carattere storico-artistico della vecchia città, è necessario che tutto il sistema delle comunicazioni interne ed esterne sia organicamente studiato per modo da non aumentare, ma anzi da diminuire il traffico nella zona interna, opportunamente sviluppando i sobborghi, collegandoli tra loro mediante arterie esteriori, dando separata sede al traffico di diverso tipo. In particolare è opportuno suggerimento quello di valersi di un viale esteriore alle mura urbane, delle quali si impone la conservazione, quale strada periferica di circonvallazione o di arrocamento, alla quale le vie interne potrebbero congiungersi praticando, ove occorra, nelle mura aperture a fornice.

c) Quanto allo sviluppo esterno della città, occorrerà tener conto, oltre che delle possibilità planimetriche, anche delle condizioni già esistenti di vasto avviamento ad una speciale fabbricazione che in alcune regioni della periferia sono richieste, o dallo sviluppo industriale, ovvero da quello agricolo che fa capo a centri prossimi importanti e ricchi, quasi congiunti tra loro in una serie continua.
E non dovranno ignorarsi le possibilità offerte da opere di prossima attuazione, quale il ponte che ora si intende costruire sull’Arno al Politeama, e quale il prossimo completamento della sistemazione del Canale navigabile Pisa. Livorno con la costruzione della nuova darsena nella zona della Porta a Mare.
Da tale ultima opera, di alta importanza, sorgeranno condizioni particolarmente favorevoli all’impianto di nuove industrie, che il piano regolatore dovrà prevedere ed indirizzare, definendo al sobborgo il carattere di quartiere industriale e disponendo adeguatamente aree, strade ed allacciamenti ferroviari.

d) Lo studio del Piano regolatore dovrà partire da uno schematico studio di piano regionale, e comprenderà la determinazione delle principali arterie di viabilità, la designazione delle diverse zone fabbricative, a cui si attribuisce diverso tipo edilizio; e nei quartieri dell’ampliamento dovrà ottemperare al moderni criteri dell’urbanistica per quanto si riferisce all’ampiezza delle vie, alla distribuzione delle piazze e dei giardini, alla assegnazione delle aree per pubblici edifici.

e) Il progetto che si richiede non può essere che di larga massima: concorso di idee e di schemi programmatici più che di piani particolareggiati, che potranno essere preparati in un secondo tempo, esaminando le molteplici condizioni della realtà, in collaborazione tra il vincitore e gli uffici municipali.
Delle convenzioni già in corso e dei piani regolatori già esistenti si comunica ciò che rappresenta vincoli ormai indissolubili; chè, del resto, un piano regolatore fin qui vigente può essere annullato da un altro piano regolatore più perfetto, più completo, più rispondente alle condizioni che solo da pochi anni i moderni concetti dell’urbanistica ed i criteri del rispetto dell’ambiente storico sono venuti ad imporre. Perfino le convenzioni già avviate per l’attuazione possono essere modificate od addirittura riscattate allorquando rappresentino ostacoli disastrosi al sano, decoroso e logico sviluppo cittadino.

f) Quanto al Piano regolatore della Marina di Pisa, che rappresenta un tema completamente a parte, avendo stabiliti i confini del suo sviluppo, ai desidera che siano conservati tutti gli elementi di vegetazione ivi esistenti: e, nei riguardi dell’opportuno sviluppo, sia progettata una suddivisione il più possibile netta tra il quartiere tranquillo e aristocratico dei villini (possibilmente uniti a gruppi anzichè disseminati sporadicamente in minuscole unità isolate), ed il quartiere, pieno di movimento, delle invasioni domenicali della città, dei diporti, dei bagni, del traffico.

Art. 3. - Il perimetro estremo del piano di ampliamento della Città è quello indicato nella planimetria che sarà data ai concorrenti come all’art. 14.

Art. 4. - Per quello che riguarda la Marina di Pisa, il Piano regolatore che si domanda è destinato a creare la Marina Nuova che dovrà sorgere a fianco della strada litoranea, recentemente iniziata e da costruirsi fino al confine del Comune di Livorno in prosecuzione della via della Repubblica Pisana, per una lunghezza di 6000 metri, dal termine attuale del Paese di Marina, su di un’area della Tenuta di Tombolo che si estende in larghezza per 300 metri, a monte della detta strada, e fino alla zona demaniale della battigia del mare a valle.
Il Piano regolatore, pure prevedendo la estensione della Marina Nuova per tutta la lunghezza litoranea di 6000 metri, potrà intanto essere limitato al primo tratto di strada fino ad oggi eseguito, lungo circa 2000 metri a partire dall’attuale confine di Tombolo.

Art. 5. - Nella compilazione del progetto di Piano regolatore della città saranno tenuti presenti i piani regolatori parziali già approvati e già in vigore e i provvedimenti edilizi già decisi, di cui sarà data all’uopo notizia ai concorrenti come all’art. 14, avvertendo che non è impedito di parzialmente derogarvi se e per quanto si reputi necessario nel prevalente interesse della più perfetta riuscita dello stesso nuovo Piano regolatore.

Art. 6. - Il progetto sarà rappresentato e illustrato:

a) da disegni di planimetria generale in scala di 1:2000, nei quali verranno indicati la suddivisione in zone di vario tipo fabbricativo, i tracciati delle vie, la disposizione dei giardini, il collocamento dei principali pubblici edifici nuovi e quanto altro occorra per determinare i caratteri delle opere previste

b) da eventuali planimetrie in scala 1:1000 di particolari sistemazioni, e da eventuali disegni prospettici, di superficie non superiore a 1 mq., a chiarimento delle sistemazioni suddette;

c) da una relazione esplicativa del criteri adottati, anche nel riguardi dei vari impianti cittadini.

Art. 7. - Tutti gli atti dei progetti presentati al concorso dovranno pervenire alla Segreteria dal Comune non più tardi dal giorno 28 Febbraio 1930.

Art. 8. - Tutti gli atti dei progetti presentati al concorso saranno contrassegnati da un motto, che sarà ripetuto entro una busta, contenente il nome, cognome e indirizzo del concorrente, da unirsi chiusa e suggellata a gli atti stessi.

Art. 9. - Il giudizio dei progetti presentati e l’assegnazione dai relativi premi sono, in modo inappellabile, deferiti dal Comune ad una Commissione regolatrice e giudicatrice del concorso, nominata dal Podestà nelle seguenti persone:

Senatore CORRADO RICCI, Presidente
Prof. Ing. Arch. GUSTAVO GIOVANNONI
Arch. CHINO VENTURI
Ing. PIERO CUPELLO
Ing. FRANCESCO BERNIERI, Ingegnere Capo del Comune di Pisa.

Art. 10. - La relazione della Commissione sarà resa pubblica. I progetti presentati al concorso saranno esposti al pubblico dopo che su di essi avrà dato il suo giudizio la Commissione suddetta.

Art. 11. - Sono assegnati pel concorso i seguenti premi:

dl E. 60000 al progetto classificato primo di L. 30000 al progetto classificato secondo di L. 15000 al progetto classificato terzo,

Art. 12. - Nel caso che, a giudizio della Commissione, l’esito del concorso dovesse considerarsi non riuscito, in quanto nessuno dei progetti presentati corrispondesse allo scopo e alle condizioni come sopra indicate, o per difetto delle opere progettate od anche per eccessiva loro grandiosità per cui sorgessero difficoltà di pratica attuazione: potrà venir sospesa l’assegnazione dei premi, ed essere indetto un secondo concorso fra i concorrenti giudicati migliori e meritevoli di prendervi parte.
In tal caso saranno assegnati ai vincitori dal concorso di secondo grado gli stessi premi come sopra disposti per il primo concorso.

Art. 13. - I progetti premiati diverranno proprietà intera ed assoluta del Comune, che potrà usarne in tutto o in parte a suo completo insindacabile piacimento, senza alcun obbligo verso i progettisti oltre al pagamento del premio come sopra stabilito.
Il Comune si riserba quindi fin d’ora l’assoluta libertà di adottare parte dei progetti premiati col secondo e col terzo premio, di procedere o meno alla esecuzione del progetto vincitore, e di apportarvi nella pratica attuazione tutte quelle modificazioni o varianti che da insindacabili suoi apprezzamenti e considerazioni esso ritenesse opportune e di suo interesse.
Gli autori del progetti premiati non potranno per ciò sollevare eccezioni di sorta, nè richiedere speciali compensi.
I progetti non premiati verranno restituiti ai concorrenti a cura dal Municipio.

Art. 14. - Coloro che intendono prendere parte al concorso potranno chiedere ed avere dall’Ufficio Tecnico del Comune previo rimborso delle relative spese:

a) Copia della pianta aggiornata della Città e sobborghi in scala da 1:2000, con indicazione, fornita dalla R. Sopraintendenza ai Monumenti, degli edilizi monumentali di primaria e secondaria importanza e dei giadini elencati nelle bellezze naturali.

b) Copia della pianta di Marina e dell’area assegnata alla Marina Nuova in scala di 1:5000.

c) Copia dei disegni e dei piani regolatori che, come all’art. 2, indicano opere già approvate e predisposte, e sono quindi da tenersi presenti nella compilazione del progetto in concorso.

d) Fotografia da aereo della Città.

e) Carta dello Stato Maggiore del territorio del Comune in scala di 1:25000.

Art. 15. - Si intende che i concorrenti, partecipando al concorso, accettano per tale fatto incondizionatamente tutte le condizioni e disposizioni del presente avviso.

Pisa, 1 agosto 1929-VII.

Il Podestà GUIDO BUFFARINI.

Il Segretario Generale G. GIACOMELLI.

CONCORSI BANDITI DAL - GIORNALE “IL POLITECNICO”
NEL 1929

MODALITÀ E TEMI DEI CONCORSI
CON L. 5000 Dl PREMI.

Il Giornale “Il Politecnico” per favorire l’affermazione di una sempre migliore letteratura tecnica Italiana ed incoraggiare lo studio di alcuni problemi tecnici che sono di più largo e vivo interesse ha bandito due Concorsi con le modalità che seguono.

PRIMO CONCORSO

Con uno o due premi per L. 2500 complessive riservato ai giovani Italiani laureati da non più di due anni.

SECONDO CONCORSO

Con uno o due premi per L. 2500 complessive aperto a tutti i tecnici italiani.

REGOLAMENTO.

Chi intenda partecipare ai concorsi deve inviare la memoria e le eventuali illustrazioni alla Direzione dei “Politecnico” (Milano, Via S. Damiano, 40) al massimo entro il 30 dicembre 1929 dichiarando di voler concorrere all’uno o all’altro dei concorsi banditi e accettandone il presente regolamento.
Le memorie presentate devono essere inedite ed illustranti i temi indicati.
La Direzione del periodico si riserva di pubblicare nel giornale per intero od eventualmente in riassunto le memorie premiate. All’autore verranno fornite gratuitamente 50 copie in estratto di quanto verrà pubblicato nel “Politecnico”.
La Commissione giudicatrice si riserva di assegnare per ognuno dei concorsi un unico premio di L. 2500 qualora una delle memorie concorrenti sia ritenuta meritevole di speciale distinzione, ovvero assegnare per ognuno dei due concorsi un primo premio di L. 1500 alla memoria meglio classificata ed un secondo premio di L. 1000 alla memoria seconda classificata.
Il “Politecnico” si riserva di pubblicare per sunto o per intero anche quelle memorie che pur non essendo previste siano giudicate meritevoli di pubblicazione e in quanto saranno pubblicate verranno corrisposte 50 copie di estratti.
I manoscritti partecipanti al concorso non si restituiscono.
La Commissione giudicherà entro il 30 marzo 1930 e dovrà assegnare i premi. Il giudizio della Commissione è insindacabile e inappellabile. La Commissione potrà accertare se i concorrenti hanno i requisiti per adire al concorso. La Casa Editrice farà luogo al pagamento del premio a seguito immediato della pronuncia della Commissione.
La Commissione Giudicatrice è composta:

Presidente: Sen. Prof. GAUDENZIO FANTOLI. Rettore del R. Politecnico di Milano.

Membri: Ing. Prof. DANUSSO ARTURO, Ing. Prof. CISOTTI UMBERTO, Arch. Prof. MORETTI GAETANO, Ing. Prof. TAIANI Filippo.

Segretario: Ing. CARDANI ETTORE.

Nella sua delibera la Commissione terrà conto oltre che del valore intrinseco della memoria, del modo ed eleganza della trattazione ed efficacia rappresentativa dal materiale illustrativo.
I temi assegnati ai concorrenti sono i seguenti:

1. - L’assistenza ospitaliera nella moderna tecnica (Ospedali, cliniche, ricoveri).

2. - La tecnica nell’istruzione, ricreazione, igiene della gioventù (Scuole di ogni grado, palestre, campi sportivi, piscine).

3. La tecnica nel moderni sistemi di conservazione del prodotti agricoli (foraggi, prodotti orticoli, frutta).

4. - Problemi tecnici ed economici del traffico automobilistico in rapporto anche agli altri mezzi di trasporto.

5. Metodi moderni di razionale combustione e di produzione economica dell’energia in rapporto alle condizioni dal nostro Paese.

6. Organizzazione terrestre dalla navigazione aerea (campi, segnalazioni, illuminazione).

IL POLITECNICO

ESITO DEL CONCORSO
PER IL PROGETTO DEL PALAZZO DEL GOVERNO
IN NUORO.

La Commissione giudicatrice di questo importante concorso, dotato di centomila lire di premi, ha ultimato il 10 agosto u. s. i suoi lavori per la prova di primo grado.
Essa era composta: del comm. avv. Vincenzo Arangino, Preside della Provincia, Presidente - del prof. Antonio Poddighe, Rettore Provinciale - del prof. arch. Mario Ceradini, Direttore della R. Scuola di Architettura di Torino - del comm. ing. Luigi Lo Cascio, Ispettore Superiore del Ministero del LL. PP. - dell’ing. Francesco Clemente, Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale.
Tra i ventuno progetti concorrenti furono premiati per la prova di secondo grado i due contrassegnati coi motti:
“Polluce” e “Pro Nugoro”, appartenenti l’uno all’arch. Cesare Bazzani di Roma, e l’altro all’ing. Giovanni Lei-Spano ed al prof. arch. Giulio Casanova entrambi di Torino.
Ad ognuno dei progetti prescelti venne assegnato un premio ex aequo di quindicimila lire, mentre per la prova di secondo grado sono stabiliti due premi dI 45.000 e di 25.000 lire rispettivamente per il primo e il secondo classificato.
La Commissione ebbe a compiacersi che l’appello lanciato dall’amministrazione di Nuoro abbia trovato largo consenso fra Tecnici ed Artisti dl tutta la Nazione, e ritenne di non poter usufruire della facoltà concessa dal programma di concorso, di ammettere alla prova di secondo grado un terzo progetto, perchè, a suo giudizio, essa: “ha posto il massimo interesse e la più scrupolosa cura affinchè i progetti prescelti per la prova di secondo grado rispondano a tutti i requisiti richiesti dalla importanza della sede a cui l’edificio è destinato”.
Le deliberazioni furono prese all’unanimità.

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