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NOTIZIARIO |
CORRIERE ARCHITETTONICO
DUE COSTRUZIONI MONTANINE dellArch. MINO FIOCCHI Tanto spesso anche i temi più semplici possono dar adito a saporose soluzioni, meglio se lambiente impone semplicità e praticità di usi, razionalità di mezzi. Nè, con questo, vogliam dire che si debbano abbandonare gli artifici estetici non assolutamente indispensabili. Vedete: ecco, in montagna, il bisogno dintonarsi con tutto quanto vi attornia, sopratutto di restar intonati con elementari costruzioni locali. Prendete anzi questultime come punto di partenza, per non essere di proposito originali e spaesati; lavorateci di poca fantasia, ma sopratutto di misura, e risolverete con temperata originalità i canoni del problema estetico. Le due fabbriche montanine di Mino Fiocchi che qui presentiamo, luna un rifugio per sciatori, laltra una baita per villeggiatura, rispondono appieno al concetto suespresso, e rivelano una posata e giusta sensibilità darchitetto. Innanzi tutto, e, sopratutto nel Rifugio eretto ai Piani dArtavaggio in memoria del campione Nino Castelli, convenne adottare una rigida razionalità di disposizione. Sorto in due riprese, nel 1926 e 27 e 28, può ospitare fin 60 persone in uno spazio relativamente limitato. Camere a cuccette ribaltabili, camere più riparate per signore, camera per lospite illustre, cucina e gran sala da pranzo a tavolate e panche, gran camini; ogni ambiente rivestito in legname. La Baita, costruita in Bormio nel 1922, è ancor più saggiata; cosicchè in una superficie di meno che 80 metri quadrati, vennero ricavati un buon numero di locali: a pian terreno sala con gran camino, cucina, studiolo; al superiore quattro camerette e bagno; sopra ancora, camere per la servitù. Del resto, le piante qui pubblicate dimostran meglio che le parole linteressante sfruttamento dellarea. Larchitettura esterna è affidata a pochi elementi, lineari e di colore, di buono e sincero effetto. Lunica concessione di qualche importanza decorativa venne affidata al balcone coperto del Rifugio ed alla veranda della Baita. Piuttosto, le fronti son girate in modo da goder la migliore esposizione, e da presentarsi col miglior invito a chi sale dal piano. È precisamente per questo che la porta principale della Baita si apre obliquamente nella fronte del piccolo edificio. R. F. LA SEDE DEL CIRCOLO GERMANICO A ROMA. Dellingegnere GIUSEPPE CAPPONI. Da vecchissimi locali posti in unantica casa al Vicolo Zucchelli, larchitetto Capponi ha ricavato la nuova sede del Circolo Germanico di Roma: una sede gustosa, vivace, piacevole. Il merito dellingegnere non è stato inferiore, in questopera, a quella dellarchitetto: per poter ricavare dai vecchi ambienti, di minime dimensioni, i nuovi ampi locali, è stato necessario demolire solai, rafforzare le fondazioni di alcuni muri maestri, toglierne altri e sostituirli con telai in ferro indeformabili. Tutto senza interrompere la continuità della costruzione, incassata fra gli edifici circostanti. Linsieme degli ambienti del Circolo è distribuito in tre piani: un primo sotterraneo destinato alla cantina, un piano terreno e un primo piano. Allingresso della gargotta troneggia una lussuriosa figura di Bacco, squisitamente modellata, invitante con garbata malizia a una serena e giovanile allegria. Al piano terreno, oltre al vestibolo e alla sala da pranzo, trovano posto i servizi relativi alla cucina. Al primo piano son disposte la sala per riunioni, la sala di lettura con biblioteca, e una sala per le feste con palcoscenico. La decorazione è improntata a una grandissima semplicità e leffetto è tutto affidato al gioco dei colori. Le pareti, completamente liscie, sono trattate con una speciale vernice ad olio, che ha il calore e lopacità della tempera. I soffitti sono piani o a padiglioni sovrapponentisi a larghe gole. Ma dove il gusto dellartista ha avuto una espressione quanto mai vivace, è nella scaletta che porta al primo piano. Questa minuscola scala ha i gradini in marmo grigio di Dalmazia; lo zoccolo è in nero del Belgio. Alla parete vi sono lastroni a vena di onice rosso del Marocco: il parapetto, a gradoni, è pure di onice. Gli imbotti sono a contorni neri con pannelli di radica: il colore del legno ben sintona alla qualità del marmo. Lilluminazione è ottenuta con limpiego di materiale nostro: alabastro senza vene. Le lampade hanno la forma di diffusori: lutilizzazione della luce non si limita così solamente a quella filtrante attraverso lalabastro, ma anche quella riflessa viene rinviata orizzontalmente, contribuendo a illuminare lambiente. C. VALLE. BIBLIOGRAFIA ANDERSON W. J. and SPIERS R. Ph. : The Architecture of Greece and Rome, 2 vol., II ediz., London, Batsford Ltd. 1927. Il primo volume di questa nuova edizione della pregevole opera dei due studiosi inglesi è stato riveduto dal prof. William Bel Dinsmoor, insegnante di architettura nellUniversità di New-York e nella Scuola Americana di Atene, e specialista in questioni riguardanti larchitettura greca, che forma appunto argomento del I volume, mentre il II, dedicato allarchitettura romana, è stato riveduto dal dott. Thomas Ashby, archeologo e topografo di fama mondiale, che da oltre 30 anni si occupa di monumenti romani. I due nomi egregi scelti dalleditore per aggiornare lopera di Anderson e Spiers ci dispensa dal tessere particolari elogi sullopera stessa: tutte le notizie sono state ben controllate, il nuovo materiale accuratamente scelto, il testo reso spesso più facile e più piano, sicchè il libro riesce utile non solo agli studiosi della materia, ma anche a tutti i cultori delle antiche discipline che desiderano avere le prime nozioni sullarchitettura classica antica. Forse questo scopo didattico e divulgativo rimane nel primo volume un pò troppo accentuato, difetto già notato nella prima edizione; in conseguenza di ciò larchitettura greca ci appare piuttosto come unarchitettura di templi, di stili, di rigide e quasi isolate forme esterne, caratteri questi, che sono giusti in linea di massima, ma che presentano notevoli eccezioni, come ad esempio lEretteo, i Propilei dellAcropoli, la tholos di Epidauro, il mausoleo di Alicarnasso, lara di Pergamo e poi tutta larte ellenistica, in cui gli architetti greci hanno saputo risolvere problemi spesso grandiosi, imposti loro dalle difficoltà del terreno, dalle proporzioni degli edifici, dalle necessità dellambiente, ecc., e ciò sopratutto nellarte ellenistica, dove vengono impostati molti dei principii che larte romana farà poi suoi, e dove comincia ad entrare in gioco la massa, prima in rivalità, poi in prevalenza sulla forma. Questa parte avrebbe meritato a mio parere una trattazione maggiore, mentre si poteva restringere quella riguardante larte Micenea, ignorata dai Greci, e a noi nota, per quanto riguarda lelevazione degli edifici, molto scarsamente. Il materiale illustrativo è vario ed abbondante, le ricostruzioni, necessarie per il pubblico che desidera avere una visione più completa, sono bene scelte, molte fotografie sono nuove ed interessantissime per i punti di vista. Molto utile il glossario aggiunto in fine tanto al primo quanto al secondo volume. Nel II volume, alla trattazione dellarchitettura romana precede un capitolo sullarchitettura etrusca e italica tracciato con linee sobrie e incisive, e poi un altro capitolo sui materiali e sui modi di costruire, dove si riconosce tutta la lunga esperienza fatta in questo campo dallAshby. La materia viene quindi trattata per tipi di edifici, fori, templi, basiliche, teatri, terme, ecc., e in essa non trovano soltanto posto i monumenti di Roma e i più noti dItalia, ma anche quelli delle provincie e delle città secondarie, che spesso hanno forme particolari che mancano nella stessa Roma. Ogni tipo di edificio è studiato organicamente, dagli esempi più semplici ai più complessi, con numerosi raffronti, con dati precisi riguardanti lattribuzione, la datazione e la storia dei monumenti stessi. Il breve capitolo sul tempio romano è una delle pagine più organiche scritte fino a oggi su questo argomento, che non ha ancora avuto una trattazione esauriente. Nè gli autori hanno trascurato la decorazione dellambiente, lo studio delle modanature e degli intagli in rapporto alletà dei singoli avanzi, i raffronti tipologici con altri monumenti spesso sconosciuti o quasi. Le ricostruzioni sono in questo volume minori, ma ciò si spiega col fatto che i monumenti romani parlano di più al profano che non i greci, essendoci pervenuti in condizioni molto migliori per merito della loro struttura in opera concreta di pietra e calce, spesso con lausilio del mattone che fa da paramento e rende tale genere di muratura indistruttibile per leternità. Ambedue i volumi sono stampati con molta cura e con una ricercata signorilità che li fa piacere maggiormente e li fa leggere con grande diletto. Bellissime sempre le illustrazioni, eleganti le tavole; impeccabile la stampa, del che va resa viva lode alleditore Batsford di Londra. G. LUGLI. SINDACATO NAZIONALE ARCHITETTI PAGINE DI VITA SINDACALE CIRCOLARE N. 3 DELLA SEGRETERIA DEL SINDACATO AI SEGRETARI REGIONALI. Trascriviamo qui la seguente Circolare N. 3 diramata dal Segretario Nazionale del Sindacato a tutti i Segretari regionali: Per facilitare le Segreterie Regionali nella trasmissione delle notizie da me richieste a mezzo di circolari, o per fornire elementi preziosi e necessari allo svolgimento dellattività di ogni Sindacato, rendo noto alla S. V. le seguenti disposizioni, perchè possano essere immediatamente applicate: TESSERAMENTO. Il prezzo della tessera 1929 pei Sindacati Professionisti ed Artisti, è stabilito in L. 10, che dovranno essere pagate anticipatamente. Pertanto le Segreterie Regionali dovranno trasmettere a questa Segreteria Nazionale limporto delle tessere occorrenti per la loro Regione, comprendendovi quindi le richieste delle varie Provincie che dovranno essere da loro raccolte, ritenendo sullimporto di ogni tessera L. 0.75 a titolo di rimborso per le spese di posta ed altre inerenti. La somma da inviare è quindi di L. 9.25 per tessera. A sua volta questa Segreteria Nazionale preleverà le tessere dalla Confederazione, per distribuirle poi secondo le richieste fatte, alle Segreterie Regionali, che dovranno riempirle dattilograficamente per distribuirle agli inscritti. Le richieste e le quote relative dovranno pervenire a questa Segreteria Nazionale nel minor tempo possibile, e in ogni caso non oltre il 28 Febbraio p. v.; le richieste possono essere fatte sul numero degli inscritti a tutto il 31 Dicembre 1928. CONTRIBUTI. Per gli incassi da farsi per conto della Confederazione o della Commissione Centrale dellOrdine, non si può prelevare alcuna percentuale da destinarsi allesattore, alla cui retribuzione dovrà provvedere coi propri fondi ogni Segreteria Regionale. C. N. S. F. I Segretari Regionali dovranno richiedere agli uffici provinciali della cessata C. N. S. F. la consegna delle somme loro spettanti al 1 Gennaio 1929, nonchè i documenti ed atti che riguardino il proprio Sindacato. Le somme anzidette resteranno nel fondo cassa delle Segreterie Regionali. GIUNTE SINDACALI. Rammento che le Giunte sono Regionali, con possibilità di rappresentanza delle provincie più numerose. Rammento a questo proposito ai Sindacati che non lavessero ancora fatto, di inviare a questa Segreteria Nazionale, lelenco dei candidati alle rispettive Giunte, e la segnalazione del numero complessivo degli inscritti nella Regione. Con saluti fascisti. Il Segretario Nazionale ALBERTO CALZA-BINI. LA SOLENNE INAUGURAZIONE DEL GAGLIARDETTO DEL SINDACATO REGIONALE TOSCANO A FIRENZE. LA CERIMONIA DEL MATTINO. Il 13 Gennaio u. s., alle ore 11, ebbe luogo in Firenze, nella Sede del Sindacato in Via dei Servi N. 10, la solenne cerimonia per linaugurazione del Gagliardetto del Sindacato Regionale Toscano. Erano presenti, oltre al Segretario Nazionale Gr. Uff. arch. Alberto Calza-Bini, il prof. Gustavo Giovannoni, direttore della Scuola Superiore dArchitettura di Roma, lingegner Taccini, ispettore dei Sindacati intellettuali, Antonio Maraini scultore, segretario prov. del Sindacato delle Belle Arti, il Gr. Uff. Leone Poggi, segretario prov. del Sindacato Ingegneri, il Segretario del Sindacato Architetti di Roma prof. V. Fasolo, il Segretario del Sindacato Regionale Architetti di Firenze Gr. Uff. Ezio Cerpi, ed uno stuolo di architetti aderenti al Sindacato. Prese la parola per primo larch. Ezio Cerpi, pel Sindacato Regionale Toscano, il quale rivolse parole calorose di saluto al Segretario Nazionale intervenuto alla cerimonia ed ai colleghi del Sindacato di Roma, e concluse con un omaggio affettuoso al Gr. Uff. Di Giacomo per lopera indefessa svolta per lorganizzazione ed il sempre migliore sviluppo della Federazione Nazionale dei Sindacati Fascisti dei Professionisti ed Artisti, da Lui presieduta. Subito dopo la sig.na Gabriella Almati, fra gli applausi generali, spiegò il Gagliardetto, disegnato dallarch. Fagnoni, ed il Segretario regionale riprese la parola per formulare laugurio che sotto i colori del vessillo inaugurato, si trovino sempre tutti gli architetti, pronti a combattere le più belle battaglie per la Patria; inviò quindi un alalà allItalia, al Re e al Duce. Dopo brevi parole della Madrina, sorse a parlare il Gr. Uff. arch. Alberto Calza-Bini compiacendosi per la manifestazione che aveva riunito il fiore degli intellettuali toscani e contraccambiando il saluto allarch. Cerpi, si dichiarò molto lieto di poter portare ai convenuti il saluto augurale di Giacomo di Giacomo, illuminato dirigente della Federazione professionisti e artisti. Fra lintensa e deferente attenzione dellassemblea, il Segretario Nazionale sintrattenne a fondo sulle questioni più attuali riguardanti lArchitettura e specialmente quelle riguardanti la professione di essa, facendo risaltare quanto abbia fatto il Regime Fascista per alzarla dalla scarsa considerazione in cui era prima tenuta per porla al suo giusto posto e rilevando il cammino già percorso in questo senso. Riepilogò le tappe percorse dal Sindacato Architetti fino dalla sua costituzione a tutela dei diritti artistici della categoria. Concluse il suo dire rivolgendo il pensiero allItalia, alla Maestà del Re ed al Duce. Dopo brevi parole dellarch. Fasolo volte a mettere in rilievo la fraternità sempre esistita fra gli architetti romani e fiorentini, la cerimonia ebbe termine. LA CONFERENZA DELLARCH. PROF. GUSTAVO GIOVANNONI. NellAula Magna della R. Università ebbe luogo, alle ore 18, una conferenza del prof. arch. Gustavo Giovannoni, Direttore della Scuola Superiore dArchitettura di Roma, sul tema LArchitetto nella Vita Italiana. Loratore, presentato dallArch. Cerpi, inizia il suo dire occupandosi in special modo di lumeggiare la figura dellArchitetto e la organizzazione degli Architetti nel tempo, mettendo in rilievo i molteplici rapporti tra questa posizione culturale e professionale ed il carattere ed il valore della corrispondente posizione architettonica, per trarre da questa analisi utili insegnamenti nellavviamento verso lavvenire. Nella prima parte della conferenza loratore considera le difficoltà che si frappongono a tracciare quella che può dirsi la storia dellArchitetto ed, attraverso ad una serie di testimonianze epigrafiche o documentarie o di interessanti aneddoti, mostra come quasi sempre il ricordo dellopera da esso compiuta sia stata nascosta dalle tante figure di committenti, di dilettanti, di appaltatori, di artefici che avevano qualche parte nelle costruzioni, e come la sua figura sia rimasta spesso in seconda linea rispetto i tanti interessi e le tante vanità che hanno fatto e fanno capo alla produzione architettonica. Malgrado questa incompletezza di cognizioni, ancora è possibile tracciare un quadro della condizione professionale e del modo con cui lArchitetto ha potuto estrinsecarla in opere concrete. Burocratica e sacerdotale nellantico Egitto, tale posizione diviene libera nella Grecia e spesso ivi accomunata con larte dello scultore, sicchè i Greci portarono in tutta la loro attività, come dice il Sorel, il gusto geometrico ed ordinato dei tagliatori del marmo. Ben più complessa e varia tale posizione divenne in Roma, ove accanto agli architetti di alto rango e di vasta coltura che in qualche modo realizzavano la preparazione teorica voluta da Vitruvio, erano i piccoli architetti pratici, spesso più appaltatori che architetti, e gli architetti militari che lavoravano nellesercito in quel meraviglioso Genio militare che accompagnava o precedeva le conquiste delle legioni. Nella organizzazione di cantieri di lavori queste varie categorie avevano il loro posto, e le corporazioni di artefici, o collegia li inquadravano e consentivano la trasmissione e lincremento dellesperienza tecnica. Verso il IV secolo si ha notizia di vere scuole per Architetti, che maggiormente si sviluppano nel periodo successivo e presiedono in certo modo al periodo bizantino, quasi raccogliendo i frutti dellarchitettura romana. Nelloscuro periodo occidentale invece, appena sopravvivono le corporazioni romane per giungere al nuovo incremento del periodo gotico. A questo punto il Giovannoni sfata ad una ad una le varie leggende che sullesercizio architettonico nel Medio Evo si sono diffuse, quali quelle dellopera esclusiva dei monaci e più tardi delle libere maestranze nomadi, e del prevalere di arcane formule simboliche, o della mancanza di ogni generale concetto direttivo, di ogni disegno architettonico. Ovunque invece si è prodotta unopera di notevole importanza, e specialmente in Italia, la figura del vero architetto, pur coadiuvata dagli artefici, liberi nelle espressioni di alcuni particolari, si è manifestata necessaria per la creazione del concetto artistico e costruttivo, pel coordinamento delle opere necessarie. Il Quattrocento reca un singolare sdoppiamento tra lArchitetto di alto rango e lArchitetto artefice, finchè nel Cinquecento la figura del professionista moderno, tecnico insieme ed artista, si delinea pienamente e vi corrisponde una produzione organica che nella regolarità della concezione e dellesecuzione porta limpronta unica individuale. Nel Seicento tale individualismo si accentua, ma nella preparazione dellArchitetto appare, accanto al tirocinio pratico, la Scuola. Tracciate le vicende di questa preparazione didattica, in cui man mano è apparsa la necessità della suddivisione tra lArchitettura e lIngegneria, ed insieme tracciate le vicende stilistiche dellArchitettura fino al confuso periodo moderno, il Giovannoni si sofferma sulla nuova funzione dellArchitetto nella vita italiana, sulla sua attività necessaria nei vari campi affini a quelli dellArchitettura quali lEdilizia e la Decorazione interna, sui nuovi rapporti con le altre categorie di artisti e di tecnici; e conclude richiamando lattenzione sui due recentissimi avvenimenti, di una importanza e di un significato che trascendono forse le nostre menti, cioè la istituzione di complete e solide scuole dArchitettura e quello del riconoscimento professionale avvenuto con la costituzione del Sindacato fascista degli Architetti. Ritornano così le condizioni essenziali affinchè lArchitettura italiana possa avere il suo ampio e nobile sviluppo, si forma nuovamente la famiglia degli Architetti, superando i gretti criteri del particolarismo pettegolo e dellutile personale, ma unendo tutte le energie con puro animo concorde e con sentimento di italiani. E la nostra Architettura, che nel passato ha saputo dominare il mondo, riprenderà, senza nulla copiare dallestero, il suo posto magnifico. La conferenza si chiude fra gli applausi vivissimi allIllustre Cultore delle discipline architettoniche. CHIUSURA DELLA CERIMONIA. Alle ore 20.30, allHôtel Savoia, gli Architetti toscani si riunirono a fraterno simposio. Al levar dei calici parlarono, molto applauditi, prima lArch. Ezio Cerpi, lIng. Taccini, lo Scultore Maraini. Accolto da una vibrante manifestazione prese quindi la parola Ugo Ojetti, che acutamente si intrattenne su importanti questioni riguardanti lArchitettura. Infine il Segretario Nazionale del Sindacato Architetti, Alberto Calza-Bini, che esaltò con frasi indovinate lArchitettura, e ringraziò i colleghi tutti della cordiale accoglienza. Quindi la bella riunione si sciolse. UNA MOSTRA DEI PROGETTI DI EDILIZIA COLONIALE ALLA TERZA FIERA DI TRIPOLI. Sotto gli auspici del Sindacato Nazionale Fascista degli ingegneri lEnte autonomo per la Fiera Campionaria di Tripoli ha promosso una Mostra per progetti di edilizia coloniale. Per quanto riguarda la Mostra, della quale è facile comprendere lalto interesse, possiamo precisare che la Mostra comprenderà una sezione per progetti di case coloniche coloniali e unaltra sezione per progetti di case coloniali ad uso di abitazione. I progetti debbono corrispondere alle condizioni ambientali, e i concorrenti dovranno rendersi conto dei bisogni del luogo e specificare a quale speciale uso intendino destinare il progetto presentato. Possono partecipare alla Mostra gli ingegneri, gli architetti a gli abilitati alle suddette professioni, iscritti regolarmente ai rispettivi sindacati. I premi messi a disposizione dellEnte Autonomo Fiera di Tripoli per ogni sezione della Mostra sono i seguenti 1. - 2000 e diploma; 2. - L. 1000 e diploma; 3. - Una medaglia doro grande e diploma; 4. - Una medaglia doro media e diploma. Il numero dei premi potrà essere aumentato con altri eventuali messi a disposizione da Enti, Associazioni e Privati. Vi sarà un premio speciale del Sindacato Fascista degli Ingegneri. MOSTRA DELLE PICCOLE INDUSTRIE ALLA IIIa FIERA DI TRIPOLI. Una delle più interessanti mostre che si potranno ammirare alla prossima terza Fiera campionaria di Tripoli sarà senza dubbio quella delle Piccole Industrie Italiane, che si va in questi giorni organizzando dallEnte Nazionale delle Piccole Industrie, presieduto dal Gr. Uff. Beppe Ravà. La Mostra, è bene ricordarlo, non avrà carattere folkloristico, ma carattere eminentemente pratico. Infatti essa comprenderà tutti quegli attrezzi necessari per lagricoltura che la piccola industria italiana, in base allesperienza, ha opportunamente studiato come adatti per il terreno e per lambiente agricolo tripolitano. Cosicchè, anche sotto questo punto di vista, la Fiera di Tripoli mantiene uno spiccato carattere coloniale agli effetti pratici delleconomia agricola libica. La Mostra delle Piccole Industrie, che farà parte della Sezione Agricoltura della Fiera, occuperà dieci stands per lestensione di 160 mq. e costituirà senza dubbio con i suoi materiali specializzati una delle più interessanti Mostre della Fiera. |
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