FASCICOLO V - GENNAIO 1929
NOTIZIARIO
CORRIERE ARCHITETTONICO

DUE COSTRUZIONI MONTANINE
dell’Arch. MINO FIOCCHI

Tanto spesso anche i temi più semplici possono dar adito a saporose soluzioni, meglio se l’ambiente impone semplicità e praticità di usi, razionalità di mezzi. Nè, con questo, vogliam dire che si debbano abbandonare gli artifici estetici non assolutamente indispensabili. Vedete: ecco, in montagna, il bisogno d’intonarsi con tutto quanto vi attornia, sopratutto di restar intonati con elementari costruzioni locali. Prendete anzi quest’ultime come punto di partenza, per non essere di proposito originali e spaesati; lavorateci di poca fantasia, ma sopratutto di misura, e risolverete con temperata originalità i canoni del problema estetico.
Le due fabbriche montanine di Mino Fiocchi che qui presentiamo, l’una un rifugio per sciatori, l’altra una baita per villeggiatura, rispondono appieno al concetto suespresso, e rivelano una posata e giusta sensibilità d’architetto.
Innanzi tutto, e, sopratutto nel Rifugio eretto ai Piani d’Artavaggio in memoria del campione Nino Castelli, convenne adottare una rigida razionalità di disposizione. Sorto in due riprese, nel 1926 e ’27 e ’28, può ospitare fin 60 persone in uno spazio relativamente limitato. Camere a cuccette ribaltabili, camere più riparate per signore, camera per l’ospite illustre, cucina e gran sala da pranzo a tavolate e panche, gran camini; ogni ambiente rivestito in legname.
La Baita, costruita in Bormio nel 1922, è ancor più saggiata; cosicchè in una superficie di meno che 80 metri quadrati, vennero ricavati un buon numero di locali: a pian terreno sala con gran camino, cucina, studiolo; al superiore quattro camerette e bagno; sopra ancora, camere per la servitù. Del resto, le piante qui pubblicate dimostran meglio che le parole l’interessante sfruttamento dell’area.
L’architettura esterna è affidata a pochi elementi, lineari e di colore, di buono e sincero effetto. L’unica concessione di qualche importanza decorativa venne affidata al balcone coperto del Rifugio ed alla veranda della Baita. Piuttosto, le fronti son girate in modo da goder la migliore esposizione, e da presentarsi col miglior invito a chi sale dal piano. È precisamente per questo che la porta principale della Baita si apre obliquamente nella fronte del piccolo edificio.
R. F.

LA SEDE DEL CIRCOLO GERMANICO A ROMA.
Dell’ingegnere GIUSEPPE CAPPONI.

Da vecchissimi locali posti in un’antica casa al Vicolo Zucchelli, l’architetto Capponi ha ricavato la nuova sede del Circolo Germanico di Roma: una sede gustosa, vivace, piacevole.
Il merito dell’ingegnere non è stato inferiore, in quest’opera, a quella dell’architetto: per poter ricavare dai vecchi ambienti, di minime dimensioni, i nuovi ampi locali, è stato necessario demolire solai, rafforzare le fondazioni di alcuni muri maestri, toglierne altri e sostituirli con telai in ferro indeformabili. Tutto senza interrompere la continuità della costruzione, incassata fra gli edifici circostanti.
L’insieme degli ambienti del Circolo è distribuito in tre piani: un primo sotterraneo destinato alla cantina, un piano terreno e un primo piano. All’ingresso della gargotta troneggia una lussuriosa figura di Bacco, squisitamente modellata, invitante con garbata malizia a una serena e giovanile allegria.
Al piano terreno, oltre al vestibolo e alla sala da pranzo, trovano posto i servizi relativi alla cucina. Al primo piano son disposte la sala per riunioni, la sala di lettura con biblioteca, e una sala per le feste con palcoscenico.
La decorazione è improntata a una grandissima semplicità e l’effetto è tutto affidato al gioco dei colori.
Le pareti, completamente liscie, sono trattate con una speciale vernice ad olio, che ha il calore e l’opacità della tempera. I soffitti sono piani o a padiglioni sovrapponentisi a larghe gole.
Ma dove il gusto dell’artista ha avuto una espressione quanto mai vivace, è nella scaletta che porta al primo piano. Questa minuscola scala ha i gradini in marmo grigio di Dalmazia; lo zoccolo è in nero del Belgio. Alla parete vi sono lastroni a vena di onice rosso del Marocco: il parapetto, a gradoni, è pure di onice.
Gli imbotti sono a contorni neri con pannelli di radica: il colore del legno ben s’intona alla qualità del marmo.
L’illuminazione è ottenuta con l’impiego di materiale nostro: alabastro senza vene. Le lampade hanno la forma di diffusori: l’utilizzazione della luce non si limita così solamente a quella filtrante attraverso l’alabastro, ma anche quella riflessa viene rinviata orizzontalmente, contribuendo a illuminare l’ambiente.
C. VALLE.

BIBLIOGRAFIA

ANDERSON W. J. and SPIERS R. Ph. : The Architecture of Greece and Rome, 2 vol., II ediz., London, Batsford Ltd. 1927.
Il primo volume di questa nuova edizione della pregevole opera dei due studiosi inglesi è stato riveduto dal prof. William Bel Dinsmoor, insegnante di architettura nell’Università di New-York e nella Scuola Americana di Atene, e specialista in questioni riguardanti l’architettura greca, che forma appunto argomento del I volume, mentre il II, dedicato all’architettura romana, è stato riveduto dal dott. Thomas Ashby, archeologo e topografo di fama mondiale, che da oltre 30 anni si occupa di monumenti romani. I due nomi egregi scelti dall’editore per aggiornare l’opera di Anderson e Spiers ci dispensa dal tessere particolari elogi sull’opera stessa: tutte le notizie sono state ben controllate, il nuovo materiale accuratamente scelto, il testo reso spesso più facile e più piano, sicchè il libro riesce utile non solo agli studiosi della materia, ma anche a tutti i cultori delle antiche discipline che desiderano avere le prime nozioni sull’architettura classica antica.
Forse questo scopo didattico e divulgativo rimane nel primo volume un pò troppo accentuato, difetto già notato nella prima edizione; in conseguenza di ciò l’architettura greca ci appare piuttosto come un’architettura di templi, di stili, di rigide e quasi isolate forme esterne, caratteri questi, che sono giusti in linea di massima, ma che presentano notevoli eccezioni, come ad esempio l’Eretteo, i Propilei dell’Acropoli, la tholos di Epidauro, il mausoleo di Alicarnasso, l’ara di Pergamo e poi tutta l’arte ellenistica, in cui gli architetti greci hanno saputo risolvere problemi spesso grandiosi, imposti loro dalle difficoltà del terreno, dalle proporzioni degli edifici, dalle necessità dell’ambiente, ecc., e ciò sopratutto nell’arte ellenistica, dove vengono impostati molti dei principii che l’arte romana farà poi suoi, e dove comincia ad entrare in gioco la massa, prima in rivalità, poi in prevalenza sulla forma. Questa parte avrebbe meritato a mio parere una trattazione maggiore, mentre si poteva restringere quella riguardante l’arte Micenea, ignorata dai Greci, e a noi nota, per quanto riguarda l’elevazione degli edifici, molto scarsamente.
Il materiale illustrativo è vario ed abbondante, le ricostruzioni, necessarie per il pubblico che desidera avere una visione più completa, sono bene scelte, molte fotografie sono nuove ed interessantissime per i punti di vista. Molto utile il glossario aggiunto in fine tanto al primo quanto al secondo volume.
Nel II volume, alla trattazione dell’architettura romana precede un capitolo sull’architettura etrusca e italica tracciato con linee sobrie e incisive, e poi un altro capitolo sui materiali e sui modi di costruire, dove si riconosce tutta la lunga esperienza fatta in questo campo dall’Ashby. La materia viene quindi trattata per tipi di edifici, fori, templi, basiliche, teatri, terme, ecc., e in essa non trovano soltanto posto i monumenti di Roma e i più noti d’Italia, ma anche quelli delle provincie e delle città secondarie, che spesso hanno forme particolari che mancano nella stessa Roma.
Ogni tipo di edificio è studiato organicamente, dagli esempi più semplici ai più complessi, con numerosi raffronti, con dati precisi riguardanti l’attribuzione, la datazione e la storia dei monumenti stessi. Il breve capitolo sul tempio romano è una delle pagine più organiche scritte fino a oggi su questo argomento, che non ha ancora avuto una trattazione esauriente. Nè gli autori hanno trascurato la decorazione dell’ambiente, lo studio delle modanature e degli intagli in rapporto all’età dei singoli avanzi, i raffronti tipologici con altri monumenti spesso sconosciuti o quasi. Le ricostruzioni sono in questo volume minori, ma ciò si spiega col fatto che i monumenti romani parlano di più al profano che non i greci, essendoci pervenuti in condizioni molto migliori per merito della loro struttura in opera concreta di pietra e calce, spesso con l’ausilio del mattone che fa da paramento e rende tale genere di muratura indistruttibile per l’eternità.
Ambedue i volumi sono stampati con molta cura e con una ricercata signorilità che li fa piacere maggiormente e li fa leggere con grande diletto. Bellissime sempre le illustrazioni, eleganti le tavole; impeccabile la stampa, del che va resa viva lode all’editore Batsford di Londra.
G. LUGLI.

SINDACATO NAZIONALE ARCHITETTI

PAGINE DI VITA SINDACALE

CIRCOLARE N. 3 DELLA SEGRETERIA DEL SINDACATO
AI SEGRETARI REGIONALI.

Trascriviamo qui la seguente Circolare N. 3 diramata dal Segretario Nazionale del Sindacato a tutti i Segretari regionali:

Per facilitare le Segreterie Regionali nella trasmissione delle notizie da me richieste a mezzo di circolari, o per fornire elementi preziosi e necessari allo svolgimento dell’attività di ogni Sindacato, rendo noto alla S. V. le seguenti disposizioni, perchè possano essere immediatamente applicate:

TESSERAMENTO.
Il prezzo della tessera 1929 pei Sindacati Professionisti ed Artisti, è stabilito in L. 10, che dovranno essere pagate anticipatamente.
Pertanto le Segreterie Regionali dovranno trasmettere a questa Segreteria Nazionale l’importo delle tessere occorrenti per la loro Regione, comprendendovi quindi le richieste delle varie Provincie che dovranno essere da loro raccolte, ritenendo sull’importo di ogni tessera L. 0.75 a titolo di rimborso per le spese di posta ed altre inerenti. La somma da inviare è quindi di L. 9.25 per tessera.
A sua volta questa Segreteria Nazionale preleverà le tessere dalla Confederazione, per distribuirle poi secondo le richieste fatte, alle Segreterie Regionali, che dovranno riempirle dattilograficamente per distribuirle agli inscritti.
Le richieste e le quote relative dovranno pervenire a questa Segreteria Nazionale nel minor tempo possibile, e in ogni caso non oltre il 28 Febbraio p. v.; le richieste possono essere fatte sul numero degli inscritti a tutto il 31 Dicembre 1928.

CONTRIBUTI.
Per gli incassi da farsi per conto della Confederazione o della Commissione Centrale dell’Ordine, non si può prelevare alcuna percentuale da destinarsi all’esattore, alla cui retribuzione dovrà provvedere coi propri fondi ogni Segreteria Regionale.

C. N. S. F.
I Segretari Regionali dovranno richiedere agli uffici provinciali della cessata C. N. S. F. la consegna delle somme loro spettanti al 1 Gennaio 1929, nonchè i documenti ed atti che riguardino il proprio Sindacato.
Le somme anzidette resteranno nel fondo cassa delle Segreterie Regionali.

GIUNTE SINDACALI.
Rammento che le Giunte sono Regionali, con possibilità di rappresentanza delle provincie più numerose.
Rammento a questo proposito ai Sindacati che non l’avessero ancora fatto, di inviare a questa Segreteria Nazionale, l’elenco dei candidati alle rispettive Giunte, e la segnalazione del numero complessivo degli inscritti nella Regione.
Con saluti fascisti.
Il Segretario Nazionale
ALBERTO CALZA-BINI.

LA SOLENNE INAUGURAZIONE DEL GAGLIARDETTO
DEL SINDACATO REGIONALE TOSCANO A FIRENZE.

LA CERIMONIA DEL MATTINO.
Il 13 Gennaio u. s., alle ore 11, ebbe luogo in Firenze, nella Sede del Sindacato in Via dei Servi N. 10, la solenne cerimonia per l’inaugurazione del Gagliardetto del Sindacato Regionale Toscano.
Erano presenti, oltre al Segretario Nazionale Gr. Uff. arch. Alberto Calza-Bini, il prof. Gustavo Giovannoni, direttore della Scuola Superiore d’Architettura di Roma, l’ingegner Taccini, ispettore dei Sindacati intellettuali, Antonio Maraini scultore, segretario prov. del Sindacato delle Belle Arti, il Gr. Uff. Leone Poggi, segretario prov. del Sindacato Ingegneri, il Segretario del Sindacato Architetti di Roma prof. V. Fasolo, il Segretario del Sindacato Regionale Architetti di Firenze Gr. Uff. Ezio Cerpi, ed uno stuolo di architetti aderenti al Sindacato.
Prese la parola per primo l’arch. Ezio Cerpi, pel Sindacato Regionale Toscano, il quale rivolse parole calorose di saluto al Segretario Nazionale intervenuto alla cerimonia ed ai colleghi del Sindacato di Roma, e concluse con un omaggio affettuoso al Gr. Uff. Di Giacomo per l’opera indefessa svolta per l’organizzazione ed il sempre migliore sviluppo della Federazione Nazionale dei Sindacati Fascisti dei Professionisti ed Artisti, da Lui presieduta.
Subito dopo la sig.na Gabriella Almati, fra gli applausi generali, spiegò il Gagliardetto, disegnato dall’arch. Fagnoni, ed il Segretario regionale riprese la parola per formulare l’augurio che sotto i colori del vessillo inaugurato, si trovino sempre tutti gli architetti, pronti a combattere le più belle battaglie per la Patria; inviò quindi un alalà all’Italia, al Re e al Duce.
Dopo brevi parole della Madrina, sorse a parlare il Gr. Uff. arch. Alberto Calza-Bini compiacendosi per la manifestazione che aveva riunito il fiore degli intellettuali toscani e contraccambiando il saluto all’arch. Cerpi, si dichiarò molto lieto di poter portare ai convenuti il saluto augurale di Giacomo di Giacomo, illuminato dirigente della Federazione professionisti e artisti. Fra l’intensa e deferente attenzione dell’assemblea, il Segretario Nazionale s’intrattenne a fondo sulle questioni più attuali riguardanti l’Architettura e specialmente quelle riguardanti la professione di essa, facendo risaltare quanto abbia fatto il Regime Fascista per alzarla dalla scarsa considerazione in cui era prima tenuta per porla al suo giusto posto e rilevando il cammino già percorso in questo senso. Riepilogò le tappe percorse dal Sindacato Architetti fino dalla sua costituzione a tutela dei diritti artistici della categoria. Concluse il suo dire rivolgendo il pensiero all’Italia, alla Maestà del Re ed al Duce.
Dopo brevi parole dell’arch. Fasolo volte a mettere in rilievo la fraternità sempre esistita fra gli architetti romani e fiorentini, la cerimonia ebbe termine.

LA CONFERENZA DELL’ARCH. PROF. GUSTAVO GIOVANNONI.
Nell’Aula Magna della R. Università ebbe luogo, alle ore 18, una conferenza del prof. arch. Gustavo Giovannoni, Direttore della Scuola Superiore d’Architettura di Roma, sul tema “L’Architetto nella Vita Italiana”. L’oratore, presentato dall’Arch. Cerpi, inizia il suo dire occupandosi in special modo di lumeggiare la figura dell’Architetto e la organizzazione degli Architetti nel tempo, mettendo in rilievo i molteplici rapporti tra questa posizione culturale e professionale ed il carattere ed il valore della corrispondente posizione architettonica, per trarre da questa analisi utili insegnamenti nell’avviamento verso l’avvenire.
Nella prima parte della conferenza l’oratore considera le difficoltà che si frappongono a tracciare quella che può dirsi la storia dell’Architetto ed, attraverso ad una serie di testimonianze epigrafiche o documentarie o di interessanti aneddoti, mostra come quasi sempre il ricordo dell’opera da esso compiuta sia stata nascosta dalle tante figure di committenti, di dilettanti, di appaltatori, di artefici che avevano qualche parte nelle costruzioni, e come la sua figura sia rimasta spesso in seconda linea rispetto i tanti interessi e le tante vanità che hanno fatto e fanno capo alla produzione architettonica.
Malgrado questa incompletezza di cognizioni, ancora è possibile tracciare un quadro della condizione professionale e del modo con cui l’Architetto ha potuto estrinsecarla in opere concrete. Burocratica e sacerdotale nell’antico Egitto, tale posizione diviene libera nella Grecia e spesso ivi accomunata con l’arte dello scultore, sicchè i Greci “portarono in tutta la loro attività, come dice il Sorel, il gusto geometrico ed ordinato dei tagliatori del marmo”. Ben più complessa e varia tale posizione divenne in Roma, ove accanto agli architetti di alto rango e di vasta coltura che in qualche modo realizzavano la preparazione teorica voluta da Vitruvio, erano i piccoli architetti pratici, spesso più appaltatori che architetti, e gli architetti militari che lavoravano nell’esercito in quel meraviglioso Genio militare che accompagnava o precedeva le conquiste delle legioni. Nella organizzazione di cantieri di lavori queste varie categorie avevano il loro posto, e le corporazioni di artefici, o collegia li inquadravano e consentivano la trasmissione e l’incremento dell’esperienza tecnica.
Verso il IV secolo si ha notizia di vere scuole per Architetti, che maggiormente si sviluppano nel periodo successivo e presiedono in certo modo al periodo bizantino, quasi raccogliendo i frutti dell’architettura romana. Nell’oscuro periodo occidentale invece, appena sopravvivono le corporazioni romane per giungere al nuovo incremento del periodo gotico.
A questo punto il Giovannoni sfata ad una ad una le varie leggende che sull’esercizio architettonico nel Medio Evo si sono diffuse, quali quelle dell’opera esclusiva dei monaci e più tardi delle libere maestranze nomadi, e del prevalere di arcane formule simboliche, o della mancanza di ogni generale concetto direttivo, di ogni disegno architettonico. Ovunque invece si è prodotta un’opera di notevole importanza, e specialmente in Italia, la figura del vero architetto, pur coadiuvata dagli artefici, liberi nelle espressioni di alcuni particolari, si è manifestata necessaria per la creazione del concetto artistico e costruttivo, pel coordinamento delle opere necessarie.
Il Quattrocento reca un singolare sdoppiamento tra l’Architetto di alto rango e l’Architetto artefice, finchè nel Cinquecento la figura del professionista moderno, tecnico insieme ed artista, si delinea pienamente e vi corrisponde una produzione organica che nella regolarità della concezione e dell’esecuzione porta l’impronta unica individuale. Nel Seicento tale individualismo si accentua, ma nella preparazione dell’Architetto appare, accanto al tirocinio pratico, la Scuola.
Tracciate le vicende di questa preparazione didattica, in cui man mano è apparsa la necessità della suddivisione tra l’Architettura e l’Ingegneria, ed insieme tracciate le vicende stilistiche dell’Architettura fino al confuso periodo moderno, il Giovannoni si sofferma sulla nuova funzione dell’Architetto nella vita italiana, sulla sua attività necessaria nei vari campi affini a quelli dell’Architettura quali l’Edilizia e la Decorazione interna, sui nuovi rapporti con le altre categorie di artisti e di tecnici; e conclude richiamando l’attenzione sui due recentissimi avvenimenti, di una importanza e di un significato che trascendono forse le nostre menti, cioè la istituzione di complete e solide scuole d’Architettura e quello del riconoscimento professionale avvenuto con la costituzione del Sindacato fascista degli Architetti.
Ritornano così le condizioni essenziali affinchè l’Architettura italiana possa avere il suo ampio e nobile sviluppo, si forma nuovamente la famiglia degli Architetti, superando i gretti criteri del particolarismo pettegolo e dell’utile personale, ma unendo tutte le energie con puro animo concorde e con sentimento di italiani. E la nostra Architettura, che nel passato ha saputo dominare il mondo, riprenderà, senza nulla copiare dall’estero, il suo posto magnifico.
La conferenza si chiude fra gli applausi vivissimi all’Illustre Cultore delle discipline architettoniche.

CHIUSURA DELLA CERIMONIA.
Alle ore 20.30, all’Hôtel Savoia, gli Architetti toscani si riunirono a fraterno simposio.
Al levar dei calici parlarono, molto applauditi, prima l’Arch. Ezio Cerpi, l’Ing. Taccini, lo Scultore Maraini. Accolto da una vibrante manifestazione prese quindi la parola Ugo Ojetti, che acutamente si intrattenne su importanti questioni riguardanti l’Architettura. Infine il Segretario Nazionale del Sindacato Architetti, Alberto Calza-Bini, che esaltò con frasi indovinate l’Architettura, e ringraziò i colleghi tutti della cordiale accoglienza.
Quindi la bella riunione si sciolse.

UNA MOSTRA DEI PROGETTI DI EDILIZIA COLONIALE
ALLA TERZA FIERA DI TRIPOLI.

Sotto gli auspici del Sindacato Nazionale Fascista degli ingegneri l’Ente autonomo per la Fiera Campionaria di Tripoli ha promosso una Mostra per progetti di edilizia coloniale.
Per quanto riguarda la Mostra, della quale è facile comprendere l’alto interesse, possiamo precisare che la Mostra comprenderà una sezione per progetti di case coloniche coloniali e un’altra sezione per progetti di case coloniali ad uso di abitazione.
I progetti debbono corrispondere alle condizioni ambientali, e i concorrenti dovranno rendersi conto dei bisogni del luogo e specificare a quale speciale uso intendino destinare il progetto presentato.
Possono partecipare alla Mostra gli ingegneri, gli architetti a gli abilitati alle suddette professioni, iscritti regolarmente ai rispettivi sindacati.
I premi messi a disposizione dell’Ente Autonomo Fiera di Tripoli per ogni sezione della Mostra sono i seguenti
1. - 2000 e diploma;
2. - L. 1000 e diploma;
3. - Una medaglia d’oro grande e diploma;
4. - Una medaglia d’oro media e diploma.
Il numero dei premi potrà essere aumentato con altri eventuali messi a disposizione da Enti, Associazioni e Privati.
Vi sarà un premio speciale del Sindacato Fascista degli Ingegneri.

MOSTRA DELLE PICCOLE INDUSTRIE ALLA IIIa FIERA DI TRIPOLI.

Una delle più interessanti mostre che si potranno ammirare alla prossima terza Fiera campionaria di Tripoli sarà senza dubbio quella delle Piccole Industrie Italiane, che si va in questi giorni organizzando dall’Ente Nazionale delle Piccole Industrie, presieduto dal Gr. Uff. Beppe Ravà.
La Mostra, è bene ricordarlo, non avrà carattere folkloristico, ma carattere eminentemente pratico. Infatti essa comprenderà tutti quegli attrezzi necessari per l’agricoltura che la piccola industria italiana, in base all’esperienza, ha opportunamente studiato come adatti per il terreno e per l’ambiente agricolo tripolitano.
Cosicchè, anche sotto questo punto di vista, la Fiera di Tripoli mantiene uno spiccato carattere coloniale agli effetti pratici dell’economia agricola libica.
La Mostra delle Piccole Industrie, che farà parte della Sezione Agricoltura della Fiera, occuperà dieci stands per l’estensione di 160 mq. e costituirà senza dubbio con i suoi materiali specializzati una delle più interessanti Mostre della Fiera.

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