FASCICOLO VI - FEBBRAIO 1928
LUIGI PICCINATO : Il Pensionato artistico 1927, con 22 illustrazioni

IL PENSIONATO ARTISTICO 1927

La massima competizione artistica ha destato questa volta, per l’architettura e la decorazione, un interesse notevole: la commissione giudicatrice ha dovuto infatti riconoscere, oltre che nel vincitore, anche in altri concorrenti, delle doti di genialità e delle promesse di lavoro tali da meritare incoraggiamento e premio.
Il tema di una biblioteca in un giardino pubblico, per una città di centomila abitanti, è stato svolto in modo serio e completo dall’arch. Gaetano Rapisardi al cui lavoro sono stati riconosciuti i pregi di un grande equilibrio e di vera organicità, sì che gli è stato assegnato il premio. Sono soprattutto l’ordine e la chiarezza nella distribuzione ben organica della pianta, le doti che in questo lavoro maggiormente convincono: doti architettonicamente fondamentali e che si riflettono naturalmente nel prospetto dove il gigantesco finestrone della sala di lettura forma motivo fondamentale, sottolineato da sobrie cornici e sostenuto da basamento di marmi venati.
E così pure nei fianchi e più ancora nel retrospetto, l’uso dell’edificio si manifesta nitidamente e con nobiltà.
Ma oltre a questo, due altri progetti, quello dell’arch. Mario Ridolfi e quello dell’arch. Robaldo Morozzo, si presentavano in modo geniale e interessante.
Il primo ha impostato la sua pianta in una forma quadrata con le facciate concave composte, quasi direi, di grandissimi finestroni chiusi da alabastro intagliato, legati tra loro da lunghe lesene e da architravi che mettono in chiara evidenza la struttura cementizia dell’edificio.
Il secondo invece è partito da una sua concezione quasi neoclassica, a composizione di masse, con larghe superfici piene in cui il parsimonioso elemento decorativo acquista speciale risalto.
Sia l’uno che l’altro si sono forse preoccupati troppo di una loro visione del tutto esteriore dalla quale sono poi scesi alla pianta dell’edificio: la quale è apparsa quindi notevolmente sacrificata. Ma nei due lavori è un tale contenuto di sincero lirismo e una tale nobiltà nel tentativo sicuro di dare nuova vita alla classicità architettonica, che a giudizio della commissione furono ad essi assegnati due premi speciali di incoraggiamento.
Giulio Rosso ha ben meritato il premio per la decorazione. E sopra tutto nei disegni delle composizioni di insieme, per le decorazioni di una villa di campagna, ha mostrato chiare le doti di vero decoratore. Le quali sono certamente rappresentate dal suo sentire tutto architettonico più che pittorico, dalla conoscenza dei materiali impiegati e dalla accuratezza cosciente con la quale è composto il dettaglio, anche costruttivo.
LUIGI PICCINATO.

 

CORRIERE ARCHITETTONICO

IL MONUMENTO AI CADUTI DI BREMBATE
DELL’ARCH. ANTONIO CARMINATI

Un concorso, bandito nel 1926, fu vinto dall’arch. Antonio Carminati con l’opera che qui presentiamo.
Diciamo subito che l’ispirazione non può essere definita troppo originale. Ma bisogna anche aggiungere che codesto obelisco merita di essere posto al di sopra dei tantissimi fin qui innalzati nelle nostre piazze: e ciò per evidenti ed apprezzabili meriti di composta eleganza che subito lo distinguono. Il vivo materiale del sito, il famoso ceppo di Brembate che fornì da secoli materia per innumerevoli monumenti milanesi e lombardi, caratterizza subito, e subito ambienta, nella cornice attorno, quest’opera architettonica del Carminati.
La sobrietà dei particolari e la notevole altezza della mole affermano lo studio nel limitare al necessario ed alla proporzione ogni effetto decorativo. Su l’alto basamento che reca la dedica ed i nomi dei Martiri, ogni faccia dell’obelisco è dedicata ad una passione con un vivo volto: il giovanissimo milite, l’anziano, la madre, la patria. Ed in codeste raffigurazioni l’architetto ebbe l’opera dello scultore Silvio Zaniboni.
F. R.

CASA MALTECCA A MILANO
DELL’ARCH. E. A. GRIFFINI

Ecco: ormai si sente che codesta è una moda destinata a finitre: il barocchetto milanese che aveva trovato nel facile cemento decorativo una certa fortuna. Architettura da interni, spensierata e svolazzante che gli artisti del settecento s’erano divertiti a stendere sulle fronti delle case e dei palazzi: vedine i più caratteristici esempi nel palazzo dei Litta e nelle ville di Cernusco e di Brignano. Al tempo nostro, presentarono imitazioni più o meno libere, con maggiore o minore ardimento, i nostri babbi ed i colleghi più anziani di noi: l’Allemagna ed il Citterio, giù giù fino al Mezzanotte ed al Portaluppi, al Griffini, infine, del quale presentiamo, in argomento, questa recente opera milanese.
Come ognun vede, qui l’architetto s’è lasciato prendere da certa molle spigliatezza fin troppo forse svenevole e sbarazzina nelle ricurve espansioni delle verande e dei poggioli. Il ceppo gli ha servito per le parti lisce e sobrie, il cemento ha concesso gli svolazzi del piano superiore che davvero non può esser tacciato d’inerte volgarità.
Men chiare appaiono le forme interne, dove il pittoresco ha tiranneggiato ogni movenza architettonica. Difatti, ecco, a terreno, un portichetto che sa di veneziano e di moresco, intreccio e connubio di pietre e di legni non del tutto apprezzabile; di sopra, i piani s’elevano costruiti quasi del tutto in legnami, a reminiscenza di costruzioni esotiche e campagnole.
R.F.

torna all'indice generale
torna all'indice della rivista
torna all'articolo