FASCICOLO IX - MAGGIO 1925
Concorso per il Monumento ai Caduti di Milano, con 35 illustrazioni
Chi ha avuta la ventura di visitare la mostra dei bozzetti per il Monumento ai Caduti di Milano nel Palazzo della Permanente, ha potuto ancora una volta persuadersi di questa nuova primavera architettonica italiana, di questo rinnovamento sano e rigoglioso dell’arte di costruire.
Chi invece non ha potuto avere sott’occhio, nelle riviste e nei giornali, che gli otto bozzetti scelti per la gara di 2° grado, deve aver provato una men lieta sorpresa, poichè, ad eccezione di alcuni, la maggior parte di essi non solo non riflettono neppur pallidamente questo fresco e giovanile indirizzo, ma sono ancora espressione del facilismo impressionistico che oramai negli ultimi concorsi d’Italia sembrava definitivamente sorpassato.
Non vogliamo davvero ingolfarci in un esame critico dei singoli progetti prescelti: affermiamo soltanto che, all’infuori dell’arco di Cabiati e Alpago Novello e del Tempietto rotondo di Tarchi e Luppi, nessuno riflette una visione largamente pensata, una commozione profondamente assaporata. Sono bozzetti buttati giù alla brava, idee più che altro decorative, pensieri facili che hanno appena sfiorato la fantasia e subito realizzati. Ognuno di questi artisti avrebbe potuto, in breve tempo, far dieci di tali bozzetti, e tutti diversi uno dall’altro, ma tutti della stessa tempra. Il Castiglioni, infatti, ne ha presentati due, completamente dissimili. Come si può dar due forme tanto disparate ad una stessa emozione, se questa è veramente provata? Ma tant’è. E’ ancora l’arte della trovata, l’arte del talento estemporaneo.
Senonchè accanto all’arco dolcemente severo, silenzioso e nobilissimo di Cabiati e Alpago, altri progetti, respinti, stanno lì, fortunatamente, a dimostrare la rinata poesia architettonica, che deve oramai e finalmente avere ovunque vittoria.
Amiamo ricordare l'arco di Giovanni Muzio, ricco e sonoro come un’arpa, quello austero e potente di Romeo Moretti, la composizione fantasiosa e aristocratica di Duilio Torres, la stele originale e raffinata di Brenno del Giudice. Ci piacquero il forte Monumento donatelliano di Giuseppe Vaccaro e del Tonnini e il colosso immaginato dal Mezzanotte sull’ampio bacino. Ci interessarono le tavole della Storia del Mariani, la grande scalea del Bergomi e del Caneva, l’arco del Baciocchi e Aresi, e la siluriforme colonna onoraria di Oriolo Frezzotti.
M. P.

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