FASCICOLO III E IV - NOVEMBRE - DICEMBRE 1925
I.STÜBBEN : La vegetazione nelle città, con 42 illustrazioni

Nè durante l’antichità, nè nei tempi medioevali e neppure nel Rinascimento e nel Barocco erano di uso generale le piantagioni pubbliche. Per vero noi tutti conosciamo i superbi parchi del Rinascimento creati in Italia, numerosamente imitati in Francia e in Germania; ma essi erano e sono accessori di palazzi o castelli, e di rado dedicati originariamente all’uso pubblico.
Solo verso il 1800 sorgevano dei vari parchi pubblici a Parigi, a New York ed altre grandi città. Da quell’epoca fino al 1900 le piantagioni urbane si sono sviluppate sotto una triplice forma:
a) file d’alberi su strade e piazze;
b) nastri verdi o prati, con o senza arbusti e fiori sulle piazze e lungo i viali;
c) grandi parchi nell’interno e all’esterno della città.

I viali a file di alberi non hanno bisogno di illustrazione: tipici il Kaiser-Wilhelm-Ring di Colonia (fig. 1) e l’Avenue du Bois de Boulogne a Parigi (fig. 2).
Due tipi di strade decorate dal verde ci sono offerti dalle piantagioni lungo la linea delle fortificazioni medioevali, come a Brema (fig. 3) e dalle strade panoramiche lungo i colli o i pendii nell’ambiente stesso delle città, come ad esempio il magnifico Viale dei Colli a Firenze.
Le piazze pubbliche munite di piantagioni si possono distinguere secondo che il verde è puramente decorativo, e quindi circondato da un basso recinto (p. es. Colonia, fig. 4), oppure che il giardino possa essere traversato liberamente dai pedoni (p. es. Strasburgo, fig. 5), o finalmente che formi nella piazza un piccolo parco di ricreazione (p. es. Parigi, fig. 6) e circondato quindi da un’alta cinta munita di porte chiudibili.
La patria degli squares chiusi è l’Inghilterra, dove essi sono solamente destinati all’uso degli abitanti della vicinanza. La fig. 7 ci mostra un gruppo di nove squares di Londra (al Westend) l’uno presso l’altro.
Quanto ai parchi pubblici di grande estensione, cioè i parchi propriamente detti, lo stile architettonico del Rinascimento come è noto fu abbandonato. Prima in Inghilterra poi in tutta Europa fu introdotta la maniera irregolare, o meglio naturale, il quale sistema voleva rappresentare una copia perfezionata della natura stessa. Questo stile inglese è rappresentato in Inghilterra da grandi parchi formati da vastissimi prati attraversati da pochi sentieri. In Francia invece, in Germania, ed in altri paesi veniva in uso una formazione generalmente più dettagliata piena di sentieri curvilinei. Esempi ne sono il Battersea-park di Londra (fig. 8); les Buttes Chaumont di Parigi (fig. 9), il Viktoria-Park di Berlino (fig. 10); la passeggiata sul Gianicolo a Roma.
Attualmente è avvenuto un radicale cambiamento. Il naturalismo fu seguito da una formazione regolare o grandilinea più moderna, come per esempio in due nuovi parchi di Colonia: il Vorgebirgspark (fig. 11) e il Blücherpark (fig. 12).
Una variante moderna dei parchi in discussione ce l’offrono quelli sistemati totalmente o in parte nell’interno dei blocchi di abitazione, sul tipo del Parc de Monceaux a Parigi (fig. 13) e del Luisenpark di Magdeburgo (fig. 14).
Perchè questa breve rassegna sia completa ricordo anche i giardinetti sul davanti delle case, i quali fiancheggiano ed ornano la strada pubblica e meritano una lodevole menzione sopratutto quando sono situati lungo le vie di non grande traffico. Questi giardinetti sono composti o nel modo naturalistico come piccolo paesaggio o alla maniera geometrica.
Al principio di questo secolo ci vennero nuove idee e modelli eccellenti dagli Stati Uniti di America, dove si sviluppava energicamente l’idea di penetrare tutto il corpo della città per mezzo di piantagioni. I diversi parchi furono riuniti dai cosidetti parkways, cioè da passeggi ininterrotti, disposti lungo le strade, attraverso i blocchi di costruzione, oppure intorno alla città. Tale disposizione costituisce ciò che si chiama un «sistema di parchi» (Parksystem). Abbiamo di essi un esempio ben noto nel sistema di parchi di Boston (fig. 15). In esso il Commonpark, il Charles river, i Back Bay Fens, lo Jamaica Park, l’Arnold-Arboretum ed infine il Franklin Park sono riuniti da parkways di varia larghezza e di una lunghezza di più di 10 km., situati ora nelle strade, ora attraverso i blocchi. Quest’ultima variante viene detta «interior parkways» o passeggi interni. Sono dei passeggi ad uso esclusivo dei pedoni, guarniti dal verde sui due lati, lontani dalla sporcizia, dal rumore e dalla polvere delle strade. Questi passeggi interni non sono stati ancora introdotti, che io sappia, in Francia ed in Italia, ma nati, si può dire, in Inghilterra, sono stati negli ultimi anni molto spesso applicati in Germania (figg. 16-20).
Progetti nuovi sono quelli del Limpertsberg (fig. 22), di Hollerich - Ovest (fig. 23), di Bonneweg - Nord (fig. 24) e Bonneweg Sud (fig. 25), quattro sobborghi della città di Lussemburgo.
Altri esempi di vegetazione penetrante nel corpo della città sono: il Boulevard extérieur di Anversa (figg. 26-27) costruito sulla circonvallazione demolita; la trasformazione del fortino di Deurne (sobborgo di Anversa) in una città operaia (fig. 28) ed infine un quartiere di case popolari a quattro piani a Berlino (fig. 29), il quale quartiere è penetrato da cinque spazi verdi per il giuoco, per lo sport e per il riposo e si distingue essenzialmente dalle altre disposizioni per una zona verde centrale nell’interno del blocco costituita da numerosi piccoli orti ad uso degli abitanti delle case circostanti.
Questi orti popolari da una parte e i piani verdi per il giuoco e per lo sport dall’altra aumentano sempre più di importanza nelle disposizioni dell’edilizia cittadina (figg. 30-33).
Di esempi di combinazioni di prati da giuoco con scuole ne abbiamo uno in un nuovo quartiere per la piccola borghesia a Emden (fig. 34) e l’altro in una parte del piano regolatore di Mannheim (fig. 33), Wiesbaden invece ci presenta la combinazione di un passeggio interno con un largo prato sportivo (fig. 32) e Düsseldorf (fig. 35) la disposizione di un parco popolare e di scuole con campi da giuoco in un nuovo quartiere popolare.
Ricordo anche il nuovo Wald - und -Wiesengürtel in costruzione, cioè la grandiosa cinta di boschi, prati ed orti popolari che circonda la città di Vienna e che sarà munita di un viale dei colli con superbe viste panoramiche come a Firenze.

La proporzione normale fra l’area occupata dai parchi pubblici propriamenti detti e l’area totale della città si calcola il 5%. Ciò significa 500 mq. di superfice verde per ettaro, e calcolando duecento cinquanta abitanti per ettaro, 2 mq. di superfice verde per ogni abitante. Si deve aggiungere, come ora si pretende in Germania, 3 mq. destinati a spazi sportivi e da giuoco e 2 mq. per passeggi e piantagioni pubbliche sulle strade, sulle piazze e nei blocchi. In tutto cioè 7 mq. di spazio verde per ogni abitante della città, ovvero nella relazione suddetta ben il 17 ½ % dell’area totale.
Parecchi autori hanno tentato di tracciare il piano schematico di una città ideale che soddisfi a tutte queste pretese e anche alla penetrazione delle zone verdi nell’interno della città. Mawson (fig. 36) si è accontentato di fascie verdi cuneiformi penetranti radialmente nella città fino al centro di essa. L’ideale di Eberstadt, assomiglia a questo, ma è reso più completo da boschi esterni. Brix ha aggiunto due fascie circolari di diversa larghezza ed infine P. Wolf (fig. 40) ha tracciato lo schema di una grande città ideale, di cui parlerò in seguito, circondata da sobborghi staccati.
Si capisce che lo sviluppo rigorosamente conforme a questi schemi ideali non è possibile. Del resto non è questa la intenzione degli autori stessi. Ma spesso sarà raggiungibile una approssimazione secondo le condizioni, ed a questa si dovrebbe aspirare per quanto è possibile.
Un esempio istruttivo c’è presentato dal piano generale di Wiesbaden (fig. 37) ed un altro dal piano regolatore di Colonia (figg. 38-39).
La fig. 38 rappresenta lo schema totale delle zone verdi interne ed esterne della detta capitale Renana, quali sono state fin’ora progettate. Esso si compone di un cerchio interno, di una cinta verde esterna e di nastri verdi radiali che legano trasversalmente i due cerchi l’uno all’altro e li mettono in comunicazione con le selve dei dintorni. Questo schema generale non prevede uno sviluppo isolato di sobborghi staccati, incoerenti con la città stessa, come vuole lo schema ideale del P. Wolf, questo (fig. 40) mostrando 8 sobborghi separati, il tutto con fascie verdi radiali e circolari, schema che i lettori di questa rivista conoscono per essere stato pubblicato dal collega Luigi Piccinato.
Finora una tale distribuzione di ampliamento delle città fu proposta per diversi comuni tedeschi p. es., Breslau e Soest, ma non fu ancora realizzata.
E’, come è noto, soprattutto l’architetto inglese Raymond Unwin che raccomanda urgentemente questa distribuzione o meglio decentralizzazione delle grandi città per mezzo di sobborghi staccati. Le ragioni e le proposte dell’Unwin sono senza dubbio eccellenti, ma la realizzazione delle sue idee sembra essere fin d’ora altrettanto difficile a causa delle espropriazioni di proprietà private.
Le nuove linee fondamentali di una legge concernente i piani regolari delle città, legge progettata e pubblicata dal Governo Prussiano, tendono a facilitare il progresso di queste nuove idee fondamentali, stabilendo che i piani regolatori possano prescrivere degli spazi verdi permanenti di ogni genere, ossia: piazze pubbliche, passeggi interni ed esterni, campi da giuoco, campi sportivi e ricreativi, prati e parchi, giardini ed orti popolari, boschi e selve, campi d’agricoltura, ecc.
L’arte, la scienza e la pratica delle costruzioni delle città hanno fatto enormi progressi in tutti i paesi, anche qui in Italia dove p. es. l’architetto Piacentini di Roma ha studiato precisamente in un suo opuscolo un completo sistema di parchi per la città di Roma.
Vogliamo sperare che questi progressi dovuti alla guida di eminenti personalità a tutti note si maturino e si presentino alle future generazioni quali enormi benefici alla salute e alla vita di tutte le città.

I. STÜBBEN.

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