CONCORSI
CONCORSO PER IL PROGETTO DELL'OSPEDALE
DEI BAMBINI DI BRESCIA
L'Amministrazione dell'Ospedale dei Bambini Umberto I di Brescia bandiva nel febbraio del 1922 un concorso per il progetto di un nuovo Ospedale da erigersi in località alle porte della città, della capacità di 200 letti da costruirsi però gradualmente e cioè in un primo tempo per soli 100 letti.
Il concorso era di due gradi: di massima il primo, di dettaglio il secondo, con riserva dell'assegnazione della direzione dei lavori al vincitore del concorso.
Al concorso di primo grado, chiusosi l'8 luglio 1922, furono presentati 31 progetti che vennero esposti nei mese di ottobre in una mostra pubblica e vennero esaminati dalla Commissione giudicatrice, presieduta dal Prof. Cesare Cattaneo, Direttore della Clinica Pediatrica e Istituti Clinici di Milano.
La Commissione, nella sua relazione presentata il 24 novembre 1922, così si esprime:
?Dei 31 progetti presentati, la maggior parte denotava nei loro autori una solida cultura tecnica ed un notevolissimo numero anche una larga preparazione allo studio del problema ospedaliero. Apparve buono e sobrio in generale il graficismo degli elaborati, buonissimo in molti, veramente bello in alcuni. Nell'insieme questo concorso rivela nei nostri ingegneri un notevolissimo progresso tecnico e grafico, e una partecipazione che si potrebbe chiamare commossa al concorso. E appunto questa calda partecipazione ha portato il maggior numero di concorrenti ad una amplificazione del problema, con lo spezzettamento del problema e frazionamento dei servizi, con l'esagerazione dell'importanza di alcuni di casi, e li ha condotti quindi a corpi di fabbrica troppo numerosi e troppo voluminosi e sproporzionati alla soddisfazione dei bisogni chiaramente espressi nel programma di concorso.
?Dovevano invece i concorrenti convergere i loro sforzi alla ricerca di soluzioni tali da permettere la massima economia nelle spese di esercizio compatibilmente colle esigenze igieniche di un ospedale moderno.
?Se le condizioni caratteristiche dell'economia di questi nostri anni di travaglio impongono imperiosamente l'eliminazione di tutto il superfluo nella concezione di un ospedale, nel riguardo dell'economia nella spesa dell'impianto, esse esigono senz'altro che la linea direttiva della soluzione di qualunque problema ospedaliero debba essere quella dell'economia dell'esercizio.
?In un periodo come il nostro, nel quale tutti gli istituti congeneri si trovano in deficit per l'incremento enorme delle spese del personale, e nel quale è accaduto che alcune istituzioni fossero costrette a rinunciare all'uso di nuovi edifici appositamente costruiti per l'impossibilità di sostenere le spese di esercizio, compito principale del tecnico deve essere quello di coordinare gli edifici in modo da ridurre al minimo il numero del personale ospitaliero".
Esaminati poi i vari progetti concludeva per eliminazione col proporre per l'ammissione al concorso di secondo grado i tre progetti: Primo: ?Torna a fiorire? dell'Arch. Enrico A. Griffini e bg, Giovanni Manfredi di Milano. Secondo: ?Amore e fede iur nostra guida? dell'bg. Alberto Bedarida di Catanzaro. Terzo: ?Pantelios? degli Ingegneri Vittore Fontana e Lazzaro Giacomelli di Brescia.
Avendo l'amministrazione dell'Ospedale deliberato di rinunciare per ragioni economiche all'esecuzione del progetto, il concorso di secondo grado non ebbe luogo, e l'amministrazione, d'accordo coi concorrenti, stabilì nella sua seduta del 10 giugno 1923 di ripartite i premi tra i tre concorrenti confermando la graduatoria di merito dei progetti sopra esposta, coll'impegno di riaprire il concorso tra i tre progettisti qualora nel termine di 10 anni si dovesse imprendere la costruzione del nuovo Ospedale.
Pubblichiamo alcune tavole del progetto primo classificato.
Il progetto si ispira al concetto dl avere un organismo costruttivo rispondente non soltanto alle esigenze di una buona planimetria, ma ancora alle esigenze di un buono ed economico funzionamento proporzionato ai mezzi ed al personale a disposizione dell'ospedale.
I progettisti sono ricorsi perciò a vari corpi di fabbrica aventi ognuno le funzioni speciali richieste dall'esercizio dell'Ospedale pel ricovero delle varie specie di ammalati, ma collegati tra loro da altri corpi di fabbrica nei quali sono disposti i servizi comuni, in modo di avere una grande economia di tutti gli impianti ed una ancor maggiore economia di esercizio e facilità di sorveglianza dei vari riparti.
Secondo tali criteri, in un primo corpo verso la strada sono riuniti i locali di accettazione, amministrazione, laboratori, ambulatori, alloggi per il personale religioso e laico.
I reparti per gli ammalati sono due come richiesto dal programma di concorso uno di medicina e uno di chirurgia e sono collocati in due corpi di fabbrica distinti situati dietro quello dell'amministrazione e opportunamente orientati.
L'ampliamento richiesto è previsto colla costruzione di altri due padiglioni uguali da costruirsi di seguito e parallelamente ad essi. I padiglioni sono convenientemente distanziati e sfalsati rispetto ai corpo di fabbrica centrale che li collega, in modo da dar luogo al minor numero di incontri di fabbricati con locali poco illuminati.
Nel corpo dl fabbrica centrale sono disposte le sale operatorie separate per settici e asettici, le sale di cura per il reparto ortopedico, le camere di osservazione e le camere per paganti oltre alle gallerie di comunicazione che collegano tutti i reparti.
I fabbricati sono a due piani; con vespai atti almeno m. 0,70 al piano terreno.
Nel fabbricato d'amministrazione approfittando di un dislivello del terreno, si è ricavato anche un piano semisotterraneo nel quale sono disposti cucine, caldaie, laboratorio ortopedico e ambulatorio.
La disposizione dei vari locali e infermerie risulta chiaramente dalle piante.
Le infermerie sono suddivise in scomparti da pareti vetrate alte m. 2, secondo la disposizione adottata nelle pur recenti - costruzioni ospitaliere come l'Ospedale dei Bambini di Losanna e la Clinica infantile di Zurigo: disposizione che si è dimostrata ottima come misura isolamento, comoda per la sorveglianza e gradita ai piccoli ammalati.
Il progetto prevede anche un padiglione pel riparto infettivo completamente isolato con sale suddivise da pareti vetrate in parecchi scomparti da uno o due letti ognuno avente una finestra con veranda coperta e un corridoio centrale pei servizi.
Sono pure studiati gli impianti di riscaldamento, ventilazione, sanitari e fognatura con depurazione biologica.
Il costo complessivo dei fabbricati è previsto in lire 2.264.000.
La Commissione giudicatrice così si è espressa su questo progetto:
"Il progetto "Torna a fiorire" mira a riunire i pochi padiglioni distinti e nello stesso tempo contigui i servizi generali e le infermerie mediche e chirurgiche in modo da ridurre al minimo compatibile con le esigenze igieniche il volume dei fabbricati e i loro necessari collegamenti.
"Tutti i fabbricati sono a un piano oltre il terreno, salvo il fabbricato dell'amministrazione e dei servizi generali che dispone, approfittando del dislivello del terreno, anche di un piano semisotterraneo.
"Le piante sono congegnate assai liberamente in modo da ricavare con varietà e semplicità diversi locali di dimensioni e forme appropriate alla funzione.
"Il padiglione a due piani per gli infettivi è bene collocato: la lavanderia viene ricavata nell'attuale fabbricato rustico a sud-est.
"Come ingegnosa è la planimetria, così fresca è l'architettura, per quanto forse un po' preziosa. Tutt'insieme, un progetto concepito col giusto senso dei bisogni del nostro tempo, e che permette un esercizio assai comodo".
CONCORSO PER PALAZZINE ECONOMICHE
ALLA FIERA DEI CAMPIONI IN PADOVA
La Sezione di Padova dell'A.N.I.A.L., riconoscendo la grande importanza della Sezione edilizia alla V Fiera internazionale di Campioni in Padova; allo scopo di favorire la risoluzione della crisi delle abitazioni verificantesi specialmente nella Regione Veneta, ed altresì di risolvere il problema dei fabbricati rurali della stessa in relazione alle odierne esigenze sociali e igieniche; con lo studio di tipi di case convenienti alla generalità, dando anche modo agli ingegneri di affermarsi in questo ramo costruttivo di grande attualità, mise a disposizione gratuita dei Soci dell'A.N.I.A.L., un reparto del padiglione della Mostra Edilizia di detta Fiera per l'Esposizione di progetti rispondenti ai requisiti di cui appresso:
a) Palazzina economica per una sola famiglia a due piani e scantinato da risolversi su un'area massima coperta di mq. 100.
b) Palazzina economica per una sola famiglia a due piani e scantinato da risolversi su un'area massima di mq.150
c)Fabbricato rurale adatto alla conduzione di un fondo di Ett. 40 dl terreno seminativo, arborato, vitato.
6)Fabbricato rurale adatto alla conduzione di Ett. 20 di terreno seminativo, arborato, vitato.
Furono premiati con medaglia d'oro i progetti dell'ing. Munaron di Padova (tipo a e tipo b), e classificati secondi quelli dell'ing. E. Bonfanti di Bassano. Dobbiamo alla cortesia dell'ing. Bonfanti il poter presentare qualche altro suo lavoro del genere
(x).
CONCORSI PER MONUMENTI AI CADUTI
A MODENA E A CORI.
Presentiamo due progetti di monumenti in onore dei caduti, che furono classificati secondi, essendosi dato il primo premio ad un'opera scultoria. L'uno è dovuto all'arch. Mario Marchi, l'altro all'arch. Prof. Ugo Tarchi. È nostro costume, l'evitare, per quanto è possibile, discussioni sui verdetti delle giurie, ma osserviamo soltanto che queste due opere, per la serietà d'intenti cui s'ispiravano, avrebbero meritato forse una classifica maggiore.
(Vedi illustrazioni a pagg. 466-467).
NOTIZIE VARIE
MILANO Lavori dell'Arch. Romeo Moretti. - Ci è grato presentare gli uniti progetti dell'arch. Romeo Moretti di Milano per tre edicole funerarie a lui commesse dal Comm, Bossi, dal Grand'Uff. Maino e dal Cav. Rossini. (Vedi illustrazioni a pagg. 468-470).
Nella relazione, l'autore afferma di aver voluto coordinare le tre edicole in un unico carattere sia per dare alle medesime organicità maggiore (dato che sorgeranno nella stessa area), sia per significazione di una fraternità che avvince le tre famiglie anche oltre la morte. Preferì il motivo circolare per sveltire le masse e per differenziare le edicole dalle altre costruzioni funerarie dei massimo Cimitero. Varia però in ognuna l'elemento costruttivo e decorativo.
Così l'edicola Bossi che è su pianta quadrata, è circondata da una serie di archi, che hanno l'ufficio non solo di reggere il tamburo sul quale s'imposta la cupola, ma quasi di tessere, tutto intorno alla struttura, una ghirlanda,
Internamente a destra ed a sinistra, due avelli con l'arcosolio di uso cristiano saranno incorniciati dagli archi che daranno origine alla volta a vela. Di fronte all'ingresso, in apposita nicchia, un piccolo altare sormontato dall'altorilievo dell'Addolorata aggiungerà alla voluta nudità dell'insieme una nota di sentimento.
L'edicola Maino è formata di due parti tra loro ben distinte: della parte ricavata nel sottosuolo "cripta" e dell'altra fuori terra: la cappella vera e propria, comunicanti tra loro da una apertura centrale.
Nella cripta saranno contenuti i colombari, e nel centro l'ossario. Nella cappella i tre sarcofaghi e I busti in forma di erme riproducenti le sembianze dei defunti.
Il pensiero mi suggerì la forma circolare, la distribuzione stessa dei colombari e dei sarcofaghi portò a concepire l'intelaiatura della costruzione dalla quale nacque con spontaneità l'austera espressione d'arte di cui il grafico presentato vuol essere interprete.
Pochi elementi bastarono ad animare sia internamente che esternamente la costruzione e furono scelti quelli che rispondessero nel miglior modo ai sentimenti della fede cristiana. Quale miglior decorazione e più espressiva e intuitiva che quella di un tralcio d'edera il quale invadendo tutta la volta ed i pilastri della cripta leghi tra loro tutti i colombari?
All'esterno le figure della Fede e della Speranza nel premio eterno, segnano l'accesso alla cappella, mentre nella parte superiore gli angeli, reggenti simboli religiosi collocati intorno al tamburo di coronamento, formano come un anello di mistica implorazione. Tutt'attorno i versetti tolti dai salmi, scandiscono le verità eterne.
Tre sono i sarcofaghi nell'interno della cappella, tre le figure oranti, tre le lampade del candelabro; su tutto questo corre l'incorniciatura degli archi e si stende la vôlta a cassettoni in cui sarà ripetuta, come nel tempio Malatestiano a Rimini, la sigla dorata composta dalle due prime lettere dei nomi di Alessandro e di Borica.
L'edicola Rossini è circondata da otto colonne doriche che reggono il tamburo sul quale si posa la cupola. Bastano esse sole con la loro serietà a dare una mistica veste alla struttura. La forma circolare contribuisce assai anche nell'interno a creare un sereno recinto al quale danno vita i cherubini della volta, la preghiera incisa nell'asilo d'imposta, e l'alto rilievo collocato di fronte l'ingresso riproducente il Cristo pianto dagli Angeli. Essi stanno a testimoniare il culto avuto nella Fede, nell'Amore e nella Speranza.
Le tre edicole furono ideate per essere costruite o in travertino o in pietra d'Angera o in pietra del Ceppo. Per l'interno delle edicole minori si userebbe il marmo nei sarcofaghi e, per il rimanente, lo stucco. Nell'edicola maggiore all'infuori del granito da impiegarsi per i sarcofaghi, ed al mosaico per i pavimenti, si userebbe volentieri, tanto all'interno quanto all'esterno, lo stesso materiale ricorrendo, per diminuire la monotonia, alle diverse lavorazioni.
FIRENZE:La nuova Banca Nazionale di Credito.
(vedi illustrazioni a pagg. 474-477), - Mentre in Roma l'edificio della Banca Nazionale di Credito è, si può dire, nato disgraziato poichè l'edificio, come la sua decorazione stonano maledettamente con l'ambiente mirabile che li circonda e per di più non possono dirsi le migliori creazioni dei loro autori, a Firenze, la nuova Sede della Banca medesima, opera dell'arch. Giovannozzi, s'ispira a più severe e corrette forme d'arte. Presentiamo alcuni dettagli dell'interno particolarmente riusciti.
APPUNTI DI EDILIZIA MILANESE
Nell'attuale risveglio delta capitale lombarda, non sono molti gli edifici che si raccomandano per un evidente spirito di ricerca per un meditato tentativo d'arte. Fra questi pochi, noveriamo la casa costruita nel Piazzale del Sempione dal giovane architetto Giovanni Lanza.
Il Lanza appartiene a quella breve schiera di artisti lombardi, che cercano in un ritorno alle forme neoclassiche una disciplina e una formula per l'architettura nuova.
Programma in ogni caso nobile e coraggioso, che non ha con se il favore di gran parte della stampa nè del grosso pubblico, avvezzo alla faciloneria o alla petulanza del cemento modellato. Tentativo che va quindi esaminato con tanta maggiore attenzione da quanti si dolgono della incertezza e della anarchia regnante oggi nel campo architettura.
P. M.
NOTIZIE VARIE
CONGRESSO INTERNAZIONALE
DI EDUCAZIONE ARCHITETTONICA A LONDRA
È indetto dal Royal Institute of British Architects (9 Conduit Street-Regent, Street, W, I, Loodon) e si protrarrà dal 28 luglio al 2 agosto 1924. Si propone di mettere in evidenza lo stato degli studi d'architettura nei varii paesi con relazioni sul programma è sul funzionamento delle scuole, sull'attività delle Accademie, delle Associazioni, ecc. In un primo momento l'Italia aveva ottenuto un trattamento inferiore alla Francia e all'America. Venutane a conoscenza l'Associazione fra i Cultori di Architettura iniziò una energica opera di difesa del nostro buon diritto e della nostra dignità, interessò il Ministro degli Esteri (che per verità ha agito con prontezza ed efficacia) ed ora si è ottenuto un trattamento alla pari. Già la scuola superiore di Architettura di Roma sta preparandosi per partecipare a tale congresso. Ma la partecipazione dovrà esser larga da parte degli Istituti italiani e dei privati, giacchè la nostra assenza nelle passate riunioni internazionali ci ha danneggiato non poco. Tanto più sarebbe riprovevole in questa che si presenta come una rassegna delle forze architettoniche dei varii paesi.
Sede del congresso sarà Londra (nel palazzo dell'Istituto degli architetti Britannici). La prima riunione avrà luogo il 28 luglio. Nella mattina del 29 avranno inizio le letture delle relazioni e le conseguenti discussioni; nel pomeriggio Visita a istituti architettonici londinesi. Il 30 luglio: alla mattina prosecuzione delle letture e discussioni. Al pomeriggio una gita. Il 31: alla mattina letture e discussioni, nel pomeriggio visita all'esposizione dell'impero inglese di Wembley. Indi pranzo all'Hôtel Victoria. Il 1° agosto è dedicato ad una visita a Cambridge. Il 2 agosto visite alla abbazia di Westruinster alla cattedrale di S. Paolo, alle chiese della città, al British Museum illustrate da competenti. Segretario del congresso e il sig. Everard J. Haynes cui dovrà richiedersi d'urgenza la scheda d'inscrizione. Durante il congresso vi sarà una mostra in cui verranno esposti diagrammi e saggi delle scuole dei vani paesi.
LA RECENTE RIFORMA
DELL' INSEGNAMENTO ARTISTICO
Si è molto parlato in questi ultimi tempi della riforma radicale compiuta dal Ministero Gentile di tutta la materia boriosi studi a cui la riforma si collega, quali quelli della Commissione ministeriale che ebbe l'Ojetti e l'Osimo tra i suoi illustri componenti e della Commissione dell'Associazione tra i Cultori d'architettura, di cui il Papini ed il Calza furono relatori autorevoli e fortunati. Ma forse pochi conoscono i criteri fondamentali della riforma e le nuove istituzioni che per essa sorgeranno e si modificheranno, sicchè sembra non inutile darne ora un breve riassunto, specialmente nei riguardi delle Scuole superiori d'architettura, che sono direttamente coordinate col nuovo ordinamento, e che in certo modo ne ricevono la preparazione diretta e logica.
Esistevano finora in Italia due istituzioni tra loro indipendenti e quasi contrastanti: cioè gli Istituti di Belle Arti ad uno studio astratto, quasi può dirsi accademico, dell'arte, e gli Istituti di istruzione professionale, facenti capo al Ministero dell'Economia Nazionale, comprendenti gli insegnamenti artistici industriali insieme con quelli delle altre industrie. La riforma del Gentile fonde i due insegnamenti stabilendo il principio che lo studio dell'arte deve cominciare come nelle ?botteghe? del Rinascimento, dalle applicazioni industriali e decorative per avviarsi poi all'arte pura; ed innesta a questa educazione artistica corsi di coltura generale, che giungono lino a veri e completi licei artistici.
La riforma si propone è così il duplice scopo diretto: 1° di ravvivare l'insegnamento artistico, che ora troppo spesso traligna in una accademia (di carattere vecchio o di carattere nuovo) e che si risolve non raramente in una fabbrica di spostati, poichè i giovani pittori o scultori che ne escono non hanno altra via da battere che quella infida delle esposizioni d'arte; 2° di fornire nuovo impulso alle tante industrie fiorenti in Italia, che richieggono d'essere fecondate con nuove energie e nuove competenze per avviarsi anche esse ad una vivace ripresa.
Senza entrare in precisi e diffusi particolari della nuova istituzione, il che richiederebbe troppo tempo e ci condurrebbe lontano dal tema principale, basti dire che essa contempla le scuole e gli istituti d'arte, i licei artistici, le Accademie di belle arti.
Le scuole e gli Istituti d'arte sono caratterizzati dalla officina, che ne è il nucleo essenziale, in cui i giovinetti sono avviati al mestiere mediante l'addestramento ad una lavorazione artistica. La Scuola d'arte si limita a preparare operai esecutori: d'arte prepara operai esecutori e capi d'arte. Il numero degli anni di studio è determinato a seconda del carattere delle singole lavorazioni. Questa scuola istituto d'arte ha quindi il compito di affiancare, con la preparazione di maestranze specializzate, la produzione industriale nelle materie, che, nel loro stesso impiego economico . sociale, sono suscettibili di lavorazione artistica.
Se fra i giovani che avranno frequentato la scuola e l'Istituto d'arte qualcuno rivelerà o sentirà in sè sicure attitudini a quelle forme d'arte, meno involute nella materia, che si denominano con termine comune ma improprio arti pure, questo giovine avrà l'accesso ai corsi dell'Accademia di Belle Arti, e cioè agli studi di pittura, scultura, decorazione e scenografia di professori ufficiali e di liberi maestri d'arte, raccolti a cura dello Stato in un ambiente adatto e forniti di mezzi necessari perché lo studio dell'Accademia sia veramente il luogo in cui il maestro fa l'arte e lo scolaro assiste e si sperimenta all'arte, sull'esempio del maestro.
Quanto allo studio specializzato delle tecniche delle industrie artistiche, dei principi e delle applicazioni scientifiche all'industrie stesse, questo sarà compiuto in appositi Istituti Superiori per le industrie artistiche che saranno veri laboratori sperimentali ed osservatori delle tecniche delle industrie.
Questo curriculum Scuola d'arte, Istituto d'arte, Accademia o Istituto Superiore di industrie artistiche sarà seguito prevalentemente da giovani sorti dalle classi meno abbienti, quelle che forniscono il massimo contingente si mestieri.
Il Liceo Artistico sarà invece la via per la quale i giovani delle classi più elevate potranno saggiare la propria attitudine alle arti figurative, all'architettura, all'insegnamento artistico, alle stesse industrie artistiche.
Il Liceo artistico, della durata di quattro anni, impartirà gli insegnamenti fondamentali per le arti figurative (disegno di ornato, di figura, plastica di ornato, di figura, geometria, prospettiva, elementi di architettura, anatomia) ed inoltre gli insegnamenti di cultura letteraria, storia e scientifica (letteratura italiana e straniera, storia civile e storia dell'arte, matematica e fisica, scienze naturali, chimica e geografia) che sono necessari a chiunque voglia accingersi, da una condizione sociale non troppo bassa, ad esercitare l'architettura, l'insegnamento, la stessa arte pura ed applicata.
Al termine del Liceo artistico i giovani sosterranno l'esame di maturità artistica (che dà adito alla Scuola Superiore di architettura, al concorso - esame di Stato per insegnante di disegno, ai corsi dell'Accademia), oppure di ammissione ai singoli corsi dell'Accademia,
Orbene nei riguardi degli studi architettonici e della posizione e delle possibilità dell'architettura questo radicale riordinamento degli studi artistici avrà due utilissime funzioni essenziali. Rappresenterà in primo luogo la diretta preparazione ai corsi superiori di architettura di cui i Licei artistici rappresentano il gradino immediatamente precedente, senza con questo escludere che mediante l'esame di Stato all'ammissione alla Scuola superiore d'Architettura non possa giungersi con altri studi, o ufficiali, o autodidattici. In altre parole l'inizio della Scuola superiore d'Architettura rappresenta una piattaforma a cui può giungersi per mezzo di una vasta scalea, che è quella dei suddetti istituti d'arte, ma a cui può giungersi anche seguendo sentieri o gradinate laterali e ripiani comunicanti con la scalea principale.
La seconda funzione utile sarà quella di preparare i collaboratori necessari agli architetti in tutti quei giovani che si fermeranno ai ripiani intermedi e si dedicheranno alle industrie artistiche.
Uno sviluppo architettonico non ha mai vissuto e non può vivere nel tempo moderno se là concezione architettonica non si collega con l'attività fervida delle arti decorative a cui l'architetto deve domandare l'ausilio non solo di una esecuzione perfetta nel lavorare la materia, ma altresì di una collaborazione congeniale, vivace e diretta nelle espressioni d'arte. Se pur non è possibile nella vita moderna ritornare al regime medievale delle maestranze, in cui l'individualismo nei particolari decorativi accennava la ruskyniana ? lampada della vita ? e quasi nascondeva la figura dell'architetto, tuttavia utile ed opportuno far risorgere il pensiero della decorazione viva, se pur organicamente legata all'architettura la quale forse potrà inaspettatamente trarne un vero ed efficace rinnovamento,
Queste dunque le grandi linee dell'ordine nuovo così audacemente istituito. Su taluni particolari non mancano invero dubbi e quesiti. Sarà davvero efficace e vitale l'officina d'Arte di Stato o non si risolverà in una pedanteria noiosa, lontana dalla vita? Non sarà più opportuno chiamare a contributo le vive tecniche artistiche della fabbriche guidate dall'industria privata? Nel Liceo Artistico gli studi scientifici ed umanistici e quelli artistici non si intralceranno a vicenda? Per la scuola superiore d'architettura sarà davvero la via migliore questa ora tracciata che richiede di determinare una vocazione ed avviare una preparazione fin dalla prima adolescenza?
Ma tutti questi punti interrogativi contano poco di conto alla organicità della bella iniziativa. L'esperienza potrà rivelare i difetti e suggerire rimedi; la istituzione dell'esame di Stato e per le ammissioni permetterà un facile adattamento alle diverse condizioni di studio. Ma l'importante è iniziare il moto verso una direzione ben definita, buttandosi avanti, perchè solo squilibrandosi si cammina, nella fiducia che da principi intrinsecamente giusti e sani i risultati finali debbano aversi ottimi. E sarebbe davvero un fatto lieto per l'arte italiana a cui tutti rivolgiamo il fervido augurio di riprendere nel mondo il posto assegnatole dalla sua tradizione gloriosamente continua.
G.G.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
DAGOBERT FREY. Michelangelo, nella ?Biblioteca d'Arte illustrata ? (Architetti). Serie II, fasc. 19, Roma, 1923.
La bella raccolta di studi riassuntivi su opere di singoli artisti, ed in particolare di architetti, si è recentemente arricchita di questo volumetto dovuto ad un egregio studioso dell'opera michelangiolesca, quale è il Frey. E certo pochi potrebbero trattare del cosi arduo argomento con maggiore preparazione e competenza di quella del valoroso autore dei Michelangelo-Studien.
Eppure, purtroppo, quello che avremmo dovuto attenderci qui manca: non un cenno di richiamo alle varie fasi della produzione del maestro, non uno sceverarne l'opera da quella dei collaboratori che egli non potè evitare (come Tiberio Calcagno per la cappella Sforza e pel progetto di S. Giovanni de Fiorentini e Matteo di Castello per la scalea del palazzo Senatorio in Campidoglio), non un tentativo di esegesi delle forme architettoniche, spaziali o decorative, da lui usate, o di classificazione, o di raffronto ma una serie di pagine che vogliono essere di intima analisi del sentimento michelangiolesco, una specie di saggio filosofico sulla sua arte, e che invece non sono che ? letteratura".
Il motivo fondamentale della trattazione è il seguente: nella concezione architettonica michelangiolesca non è da ricercare "il senso oggettivo della costruzione formale, nè l'espressione delle forme statiche, nè la rispondenza alla destinazione ", ma un principio plastico-dinamico, un'animazione di una forza interna, di un principio di moto suo proprio; ed il senso di pathos è dato specialmente dalla irrazionalità dell'espressione costruttiva, dell'antitesi tra peso e sostegno che, quasi dissonanza musicale, appare ad esempio, nelle esili colonne della facciata ideata per S. Lorenzo, nell'attico, nelle porte, nelle urne delle cappelle medicee, nei possenti cornicioni di palazzo Farnese dei palazzi di Campidoglio. Solo negli ultimi tempi l'avvicinamento al pensiero bramantesco avvenuto nel lavoro di S. Pietro crea una ricerca della forza non solo nello spazio ma anche nella massa, e quindi ? una lotta potente tra forze esterne ed interne che si mantengono in equilibrio solo mediante una tensione estrema".
Che cosa tutto questo voglia dire, che cosa significhi dinamismo interno dello spazio e contrasto tra spazio e massa, io, povero capomastro, confesso di non aver capito bene. L'interno di un edificio può dunque secondo questa concezione paragonarsi ad una bocca di vetro che si soffia dall'interno, e le pareti resistono? Ed il peso esagerato portato su esili gambe perchè deve dare una impressione di slancio? Perchè ad esempio le balaustre rovesciate nella composizione delle tombe medicee debbono indicare una spinta in alto?
Quello che so si è che Michelangelo, malgrado la sua gagliarda originalità che talvolta rasenta la stranezza, malgrado la ineguaglianza della sua produzione architettonica, ora curata amorosamente in ogni minuto dettaglio, come alla Laurenziana, ora grossolanamente sintetica, come a Porta Pia ed alla Cappella Sforza (e le spicciole ragioni relative al tempo ed alla volontà riescono umilmente bene a spiegare siffatte differenze) non è sfuggito alla notizia che informa tutta l'architettura italiana: rispondenza alla costruzione ed alle sue azioni in tutto quello che è organismo d'insieme, nessuna rispondenza nei particolari. La sua tendenza ad imprimere effetti di meraviglia può averlo portato ad esagerare un poco nel peso in alto, ma non certo più di quanto era stato fatto nel mirabile palazzo ducale di Venezia, o nella loggia Piccolomini di Siena, o in Santa Maria dei Miracoli a Brescia e così via.
Quello che so è che non esiste e non esisterà mai un'opera architettonica più perfettamente organica del tamburo della cupola di S. Pietro, con le sue serie di duplici colonne esterne a formare contrafforti massicci. La cupola, sia pur mutata nella curva esterna dalla michelangiolesca, è ora un capolavoro di effetto calmo e solenne in cui la chiara realizzazione dell'equilibrio statico è tutta una cosa con l'armonia della forma; ed in questo è la vera architettura classica, cosi come la nobile ed alta espressione del pensiero sta nel ragionamento semplice e non nel sofisma.
Per svolgere le sue pagine letterarie e dar loro forma brillante, il Frey, seguendo anche lui il metodo del contrasto tra peso e sostegno, ha accumulato affermazioni inesatte e considerazioni stilistiche non basate. Il Quattrocento per lui segna un equilibrio armonico di forze, quando proprio esso è stato uno dei periodi meno costruttivi e non ha certo esagerato il criterio di una rispondenza precisa, spesso nascosta nel giuoco delle forme eleganti e dell'ornato sottile; Bramante è per lui preoccupato essenzialmente dell'ossatura statica dell'edificio, quando è noto che Bramante, meraviglioso architetto, era costruttore insufficiente, tanto che in S. Pietro lo schema planimetrico troppo esile ha dovuto essere grandemente rinforzato, e nella cupola il fragile giro di colonne non avrebbe potuto sorreggere la grave azione sovrastante; Antonio da Sangallo si vale secondo lui, di forme gracili, mentre che, a farlo apposta, è uno dei più sodi e massicci architetti che mai siano stati. E vero che il cornicione del palazzo Sacchetti è debole, ma è ormai ben noto, dopo gli studi del Gnoli, che almeno nella parte superiore il palazzo non è del Sangallo, ma è tutta una ricostruzione (il Gnoli lo ritiene addirittura una fabbrica tutta nuova) fatta da Annibale Lippi pel cardinale Ricci.
Può sembrare, ed è infatti, che una sproporzione notevolissima ci sia tra queste mie critiche acerbe ed il "picciol fallo" di uno studioso illustre, e che cioè anche per esse possa adottarsi il simbolo del peso grave sui sostegni esili. Ma la storia dell'architettura, ancora in via di formazione, ancora lontana da un regolare processo costruttivo, va difesa nel suo metodo. Troppo complessa è l'opera architettonica, troppo positive le sue ragioni, troppo sorda a rispondere la materia, per potersi permettere ancora le eleganti divagazioni alla Ruskyn (chi non ricorda le profonde suddivisioni basate sulle tentenze dei?. longobardi) con cui la concretezza di una torre massiccia che sale si vuol nascondere nella nebbia letteraria di simboli astrusi e di astrazioni artificiose.
O. GIOVANNONI.
E. STRONG. La Chiesa Nuova, Roma, 1923.
Tra le tante pubblicazioni illustrative delle chiese romane che ora germogliano, questa su Santa Maria in Vallicella, dovuta alla egregia Vice-Direttrice della Scuola britannica d'Archeologia in Roma, è tra le più complete e felici, pur nella forma semplice e nella modesta mole. Ed invero occorre riconoscere che quasi sempre quando i cultori dell'Archeologia si volgono a temi di Storia dell'Arte medievale o moderna, riescono ad ottimi risultati, sorretti come sono da un metodo saldo, affermato ormai in una lunga tradizione e depurato da tutte le divagazioni di estetica superficiale.
Il lavoro è preceduto da un ottimo saggio del Misciatelli su S. Filippo Neri, il genius loci della Chiesa Nuova e del convento dei Filippini, la bella figura prettamente italiana che seppe fondere nella sua anima musicale la fede e l'arte. Prosegue coi dati topografici della località, ricca di antiche vestigia, come quelle del Tarento e dell'Odeon, occupata nel Medio Evo da fitte costruzioni, tra cui assumevano importanza le chiese di Santa Cecilia de Turre Campi, di Santa Elisabetta e di Santa Maria in Vallicella ad puteum album. Quivi S. Filippo riunì i suoi discepoli, sparsi fine allora a S. Giovanni dei Fiorentini ed a S. Gerolamo della Carità, e, superati mille ostacoli, elevò tra il 1575 ed il 1599 nella, sua massa principale la Chiesa Nuova, sui disegni di Matteo di Castello prima, di Martino Lunghi poi.
I disegni ed i documenti negli Archivi ed un modello rinvenuto presso i padri Filippini permettono alla Strong di seguire passo passo tali vicende, restituendo la pianta della Chiesa medievale e di quella cominciata ad elevare da Matteo di Castello e poi modificata, mostrandoci le trasformazioni edilizie delle zone circostanti, ritrovando la facciata quale era stata ideata da Martino Lunghi, mutata alquanto dal Rughesi nella fase costruttiva svoltasi nel 1605 ed alimentata dalle donazioni dei cardinale Angelo Cesi appartenente a quella famiglia cosi benemerita dell'architettura monumentale in Roma e nello Stato papale.
Nell'accurata descrizione della Chiesa la Strong ci conduce ad ammirare le opere d'arte di cui ancora si abbellisce l'edificio religioso che fu tra i più sontuosi eretti nel periodo della controriforma, e sono le opere del Rubens, del Baroccio, del Ferrata, dl Carlo Rainaldi, dell'Algardi, del Ferri, e sopratutti di Pietro da Cortona, l'altissimo artista a cui ben converrà riportare la grande età d'oro dell'arte decorativa italiana.
L'inizio della sacrestia, avvenuto nel 1629 per opera del Maruscelli, fu il primo passo verso il nuovo periodo costruttivo, che culminò nella fabbrica borrominiana dell'Oratorio, della Biblioteca Vallicelliana e del Convento, sorta quasi di getto tra il 1637 ed il 1648. E di essa la Strong dà brevi cenni, riportando alcuni antichi disegni inediti e riferendosi a quanto hanno scritto in proposito il Borromini stesso dapprima, e recentemente il Guidi, il Calenzio, il Monoz, e nei riguardi della istituzione dell'Oratorio l'Alaleona.
Opportunamente così la bella pubblicazione prelude all'ottimo restauro recentemente compiuto dall'Amministrazione comunale romana, che ha ridato l'Oratorio ed il Palazzo a decoro di aspetto e di destinazione.
G. GIOVANNONI.