FASCICOLO VII MARZO 1924
NOTIZIARIO
CONCORSI

IL CONCORSO PER L’ARCO DI TRIONFO

AI CADUTI DI GENOVA


Per il monumento ai Caduti in guerra, I’ Amministrazione Comunale di Genova bandì un Concorso con il tema fissato: un Arco di Trionfo,
La Commissione giudicatrice fu così composta: I’ Arch. Mario Labò, presidente, Assessore delle Belle Arti dei Municipio di Genova, Ugo Ojetti, Leonardo Bistolfi, il Prof. De Barbieri, Scultore e l’Arch. Fossati.
La Commissione ha riconosciuto che i concorrenti hanno dato una prova della rinascita dell’ architettura italiana e del ritorno della scultura alle sue origini architettoniche e che tra i bozzetti presentati ha giudicato di fermare la sua attenzione sui bozzetti contrassegnati con i motti: Beatissimi Voi - San Giorgio - Diana.
Considerando che questi tre progetti superano di gran lunga gli altri per la semplicità e la buona proporzione delle parti, la Commissione è del parere che il progetto degno di essere eseguito debba esse re scelto fra questi tre, ma d’ altra parte considerando che nessuno di questi tre raggiunge la piena rispondenza al luogo dove dovrà sorgere e la perfetta tra l’architettura e la scultura, tra la statica reale e la statica apparente dell’opera, sospende il suo giudizio definitivo su questi tre progetti ed invita gli autori stessi a presentarli per il giorno 15 Aprile 1924 in dettaglio tenendo conto delle osservazioni indicate dalla relazione.
Aperte le buste sono risultati autori del progetto Beatissimi Voi l’Architetto Marcello Piacentini e lo Scultore Arturo Dazzi; del progetto Diana gli Scultori Edoardo De Albertis, Guido Gallelli, Francesco Messina e l’Architetto Mazzoni; del progetto San Giorgio lo Scultore Giovanni Prini e l’Architetto Alessandro Limongelli.
Non entriamo in merito al valore dei progetti, progetti, perché il Concorso è ancora sub-judice.
Presentiamo le illustrazioni dei tre bozzetti vincitori, ed inoltre i progetti dell’Arch. Nori e Scultore Tonnini di Roma, dell’Arch. Frezzotti pure di Roma e dell’Arch. Biffoli di Genova, che dopo i vincitori, si sono maggiormente distinti nella gara.
Com’è nostra abitudine e dovere, daremo notizia dell’esito finale della importantissima gara in cui si vedono ancora una volta partecipare le più vibranti individualità artistiche d’Italia.

Nel prossimo numero, non consentendocelo ora lo spazio, daremo anche notizia di un precedente concorso genovese di uguale importanza, quello per la sistemazione edilizia della spianata del Bisagno. Intanto comunichiamo un voto espresso, a proposito dell’esito del concorso per l’Arco. di Trionfo, dal Sindacato Architetti:
Il Sindacato Architetti di Roma ha emesso un Ordine del Giorno nel quale, prendendo lo spunto dal risultato irregolare del concorso per il monumento ai Caduti della città di Genova, deplora che ancora una volta il deliberato della Con, missione giudicatrice sia in contrasto con alcune delle norme fissate dal bando di concorso.
Considerando che la Giuria ha emesso un verdetto che può essere impugnato dagli interessati o comunque fare sboccare il concorso in un risultato nullo, il Sindacato invoca le competenti autorità perchè la materia dei pubblici concorsi sia regolata da apposite norme legislative che ne garantiscano la serietà e ne tutelino il regolare svolgimento.
Per il caso di Genova, lo stesso Sindacato, ritiene che la futura Commissione giudicatrice, che dovrà sostituire quella dimissionaria, debba essere composta in massima da Architetti di valore e di riconosciuta fama, trattandosi di giudicare un concorso di carattere squisitamente architettonico e magnificamente riuscito per la elevata qualità delle opere e per il valore degli artisti che ad esso hanno partecipato.


CONCORSI PER TIPI DI CASE POPOLARI DA ERIGERSI IN ROMA.

L’istituto romano per le case popolari bandisce due concorsi nazionali architettonici per progetti di case economiche da costruirsi alla Garbatella (S. Paolo) ed alla "Città Giardino" Aniene" in Roma.
Per gli edifici della Garbatella si bandisce un concorso ad un sol grado, mentre per quelli da erigersi all’Aniene, e precisamente a piazza Sempione, si richiede una prova a due gradi. I premi stabiliti sono: L. 10.000 e 6.000 per il primo concorso e L. 10.000 e 8.000 per il secondo.
E’ riservato il diritto al concorrente vincitore di dirigere la costruzione per la parte artistica, semprechè l’edificio si costruisca, ed in questo caso sarà assegnata una somma ulteriore per questa seconda parte del lavoro.

I bandi di concorso nella loro forma dettagliata potranno richiedersi all’istituto delle Case popolari in Roma, Via del Clementino 101.
La scadenza del primo è fissata per il 1 maggio p. v. e per il secondo per Il 20 aprile p. v.

CONCORSO PER MOBILI ECONOMICI.

L’Istituto per il lavoro "Piccole Industrie" con sede in Venezia, bandisce un concorso per alcuni tipi di mobili usuali per l’arredamento di appartamenti di civile abitazione.
Scopo del concorso è di avere un certo numero di modelli tipo per mobili artistici di facile costruzione e di larga praticità, in cui la semplicità ed il buon gusto siano sapientemente accoppiati. Vi sono premi per una cifra complessiva di L. 15.700, da ripartire in cinque premi corrispondenti ad altrettanti gruppi di disegni.
La scadenza del concorso è fissata al 30 giugno 1924.
Per informazioni e programmi rivolgersi al Comm. Ing. Beppe Ravà, Venezia - Palazzo Bembo.

CONCORSO PER CINQUE FONTANE
DA ERIGERSI NELLE PIAZZE DI ROMA.

Il Comune di Roma bandisce un concorso per i progetti di cinque fontane decorative che dovranno adornare altrettante piazze dei nuovi quartieri della città.
Il concorso è importantissimo sopratutto dal punto di vista delle sane intenzioni che ispirano le autorità cittadine al ritorno nostalgico delle belle tradizioni romane che seppero dare alla città eterna le più belle e ricche fontane del mondo.
Non importa se questo primo concorso non potrà darci, di colpo, qualche cosa di tanto importante da poter reggere il paragone con le meravigliose fontane seicentesche della capitale, basta la riaffermazione del principio, basta la comprensione della bellezza di questo elemento decorativo caratteristico della Roma vecchia, che deve trovare la massima espressione anche nella Roma moderna che febbrilmente si sviluppa e si abbellisce.
Le somme stabilite per i premi di questo concorso sono complessivamente di L. 40.000 da ripartirsi in cinque primi premi di L. 5000 ognuno lasciando poi a disposizine della giuìa una somma di L. 15.000 da ripartirsi eventualmente tra i concorrenti non premiati, ma meritevoli di lode.
I bandi relativi possono essere richiesti all’Ufficio X del Comune di Roma (Belle Arti), Corso Vittorio Emanuele Palazzetto della Farnesina.


BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

AMBROGIO ANNONI. La Bicocca degli Arcimboldi. Milano, 1922. (Casa ed. Bestetti e Tumminelli).
L’alto sentimento civile di un industriale illuminato quale il Pirelli ed il valore di un artista che insieme un chiaro studioso, cioè l'Annoni, si sono uniti per salvare e per portare a nuova funzione di vita un interessante edificio quattrocentesco del sobborgo milanese che sembrava destinato a scomparire nella marea invadente dei villini e delle officine; ed ora si uniscono nuovamente per dare notizia breve delle vicende storiche, illustrazioni delle strutture, delle forme, degli ornati, documentazione del restauro faustamente compiuto.
Nota per la grande battaglia dell’aprile 1522 che presso essa si combattè, la Bicocca merita altresi di essere conosciuta come esempio pregevole e vivace di quell’architettura civile lombarda anteriore come stile se non come tempo al Bramante, che può dirai, ancora alla fine del Quattrocento, di transizione tra il gotico ed il Rinascimento. Il bel portico ad arcate nell’angolo di Ponente, cogli ornati dipinti che rammentano il chiostro grande di Santa Maria delle Grazie:
le finestre, talune ogivali, altre a tutto sesto, racchiuse nel riquadro di calce spiccante nell’intonaco; l’ampio loggiato superiore, a pilastri e colonne (che sembra invero contemporaneo e non aggiunto in tempo posteriore alla prima costruzione); gli ornati in terracotta ad archetti acuti, la bella fascia a sagoma classica sottostante al loggiato che ai inizia con la foglia dello stesso tipo dl quella plasmata per i davanzali della loggia del Banco Mediceo in via dei Bossi a Milano; la decorazione a scomparti figurati che appare frammentariamente nel fondo del loggiato superiore, sono gli elementi più caratteristici dell’interessante edificio, fino a non molto tempo fa deformati ed obliterati, tornati ora per la savia cura restauratrice alla loro forma ed al loro decoro.
La Ditta Pirelli, attuale proprietaria, ha disposto nella Bicocca le raccolte illustrative della propria industria, vi ha collocato le scuole professionali e le altre istituzioni educative dei suoi operai; lo ha nobilmente utilizzato mentre lo ha nobilmente salvato da distruzioni ed alterazioni essenziali. E l’esempio valga.

G.G.

WOLF PAUL Staedtebau. Das Formproblem der Stadt in Vergangenheit und Zukunft — Leipzig, s. a.

L’importanza di questo libro sta principalmente nel fatto che esso rappresenta l’unico tentativo del dopo guerra di riassumere e coordinare le norme e le esperienze regolatrici l’edilizia cittadina che, dalla pubblicazione del libro di Camillo Sitte fisso ad oggi si anno sviluppate ed evolute. Ed
Il Wolf, per quanto nelle prime pagine esalti l’importanza del libro del Sitte, pure, non solo ne mostra sorpassati i concetti, ma anche in sostanza si oppone nettamente al romanticismo situano per contrapporre a questo la Unità.
Dopo di avere esaminato nei primi tre capitoli l’edilizia cittadina del passato per trarne la conclusione che solo la necessità governa e presiede alla costruzione delle città, egli passa a studiare, sempre in base alle norme della necessità, la pianta-tipo della futura città moderna.
Osservazione preliminare importante è questa: che, mentre l’antica città si sviluppava lentamente a traverso secoli sotto lo stimolo del bisogno e delle singole necessità locali senza che un concetto unico presiedesse a tutto lo sviluppo organico della planimetria in rapporto alle esigenze dei vari quartieri: la città moderna invece, o interi quartieri di essa, noi la vediamo sorgere rapidamente sotto i nostri occhi e quindi l’intero piano distributivo può e deve essere concepito in forma globale unitaria, non solo in rapporto al bisogno presente, ma anche nelle previsioni dello sviluppo futuro abbracciando tutto in una visione unica. Il Wolf insomma, si riallaccia alla tendenza del Rinascimento "lo scopo del quale si presentava come il bisogno di abbracciare tutto l’organismo della città come unità artistica" (pag. 46). Oggi però, essendo con il problema artistico strettamente connesso quello pratico-tecnico di organizzazione, la formula del Rinascimento il Wolf la allarga fino a quella logica di una unità completa ed assoluta.
E così egli fornisce nel capitolo 4° e 5° lo schema di una città moderna ideale: mentre la città antica si sviluppava secondo uno schema di successivi anelli concentrici, la moderna invece si svilupperà secondo un sistema radiale. Il cuore della città sarà composto dalla " città degli affari" dagli edifici pubblici, banche, uffici... dalla city insomma, a costruzione alta ed intensiva. Da questo centro si irradieranno tante arterie stradali te quali, attraversando anelli di costruzione sempre meno intensive, sboccheranno nel sobborghi di campagna ed infine nella campagna stessa. Delle strade di traffico anulari invece, intersecando le arterie principali, congiungeranno i centri di traffico. Alla loro volta le superfici verdi, tanto necessarie alla vita di una città, penetreranno radialmente dalla campagna lino alla city sotto forma di giardini, viali alberati, viali di passeggio, campi. sportivi…

Da questo schema il Wolf passa ad esaminare i singoli elementi costituenti la nuova città, i quali dovranno essere creati secondo i criteri della massima economia. Naturalmente lungo le arterie principali saranno allineate le costruzioni a molti piani di carattere più intensivo mentre nelle vie secondarie e a sezione stradale minore, saranno le case di pura abitazione, precedute da giardini.
Un posto importante è assegnato ai campi di gioco per i quali è necessario riservare una superficie complessiva di non meno di mq. 3,75 per ogni abitante. "Questi campi ginnici formeranno la cornice dentro la quale potrà crescere una nuova generazione sana dopo le enormi perdite di forza dovute alla guerra. I campi sportivi ed i giardini attraverseranno organicamente la città futura come te vene il corpo umano, e la costruzione ideale dell’architetto, la futura casa del popolo, sarà quale Duomo dell’avvenire, la dominante della città futura" (pag. 3).
Altra nota dominante sarà data dalle grandi officine e dagli edifici industriali per l’architettura
dei quali è incominciata una nuova era di studio e di creazione artistica.
Per le strade, per le piazze, per i giardini ed infine per i cimiteri (si quali è riservato l’ultimo
capitolo) il Wolf richiede la massima unità: di colore, di materiali, di distribuzione, di forma....
Anzi a mio parere, è questa eccessiva pretesa di unità (la parola ritorna in ogni pagina) quello che nuoce al libro del Wolf e che ci fa apparire la futura città forse troppo uniforme e monotona.
In ogni modo questo libro resta nella sua forma semplice e modesta un importante riassunto conglobante. tutto ciò che fino ad ora è stato detto in tema di edilizia cittadina.

L. PICCINATO


COMMENTI E POLEMICHE

LA RIFORMA DELLE SOVRAINTENDENZE DELLE BELLE ARTI.

Sont bona, sunt mala. Insieme col decreto che dà, con ardita riforma, felice assetto nuovo agli studi artistici, unendo istituti ed insegnamenti di Arte pura e di Arte applicata e stabilendo una scalea al cui sommo è la scuola ne è uscito un altro che riduce e trasforma radicalmente i sérvizi delle Sovraintendenze agli scavi, ai monumenti, alle gallerie ed alle opere d’Arte, con criteri disastrosi pel patrimonio artistico nazionale.
Per esso (come giustamente è notato nel voto di commento dell’Associazione dei Cultori d’Architettura) non si avranno più suddivisioni aventi per criterio la funzione da compiere e quindi la competenza specifica, ma un termine artificioso il tempo. Da un lato le Sovraintendenze alle antichità che avranno cura delle opere, e del monumenti antichi, dall’altro le Sovraintendenze per l’arte medievale e moderna a cui faranno capo promiscuamente restauri e manutenzione di monumenti e raccolta di oggetti e dl opere, e difesa di città e di paesaggi.
Quando si ebbe il vago sentore di questi intendimenti da qualche indiscrezione e da qualche frase sfuggita (pecchi purtroppo vige ora come prima il sistema di preparare siffatte riforme nel chiuso, senza interpellare quelli che stanno a diretto contatto con le esigenze reali, e senza aprire la porta a discussioni utili) su questa Rivista si misero in chiara luce gli inconvenienti enormi che la riforma avrebbe apportato, segnatamente ai monumenti, di cui già son così gravi le condizioni; e si accennò a tutta un’altra politica di potatura dei rami morti o parassitari nell’Amministrazione delle Belle Arti, di valorizzazione vivace e feconda di istituzioni e dl iniziative con criteri di utile finanziario insieme che artistico. Il regolare funzionamento degli Uffici di esportazione, la industrializzazione di istituti di cui ora il regime burocratico rende grottescamente complesso e quindi inutile il funzionamento e passivo l’esercizio, tutta una vita nuova che accompagni il senso pratico alle idealità artistiche, tutta una mentalità nuova - non un ordinamento nuovo che si volga verso li pubblico; ecco ciò che occorre per dare alle Belle Arti non solo l’alta funzione di viva bellezza e di educazione civile, ma anche quella non trascurabile di recare un aiuto efficace al bilancio dello Stato.
In una relazione inutilmente presentata dai “Consiglio tecnico” per le Belle Arti alcuni di questi concetti erano chiaramente indicati. Perchè nel personale di custodia dei Musei, necessariamente inerte, non si tolgono via gli uomini giovani e validi, per sostituirli con pensionati e con mutilati, sistematicamente? Perchè la R. Calcografia, il Gabinetto fotografico annesso alla Direzione di B. A., l’officina di pietre dure di Firenze, non passano (con ogni garanzia) all’industria privata, o almeno non ricevono un ordinamento autonomo grandemente redditizio ed utile all’Arte? Perchè non si utilizzano raccolte e locali esistenti, facilitando scambi tra musei, togliendo dai magazzini le tante opere d’arte che vi ammuffiscono per ravvivare con esse chiese e palazzi morti? Perchè non si tolgono le zone vietate nei musei e negli scavi? Perchè nell’organizzare le campagne dl scavo od i grandi restauri di monumenti, non saltuariamente ma con metodo, concentrando su di un tema alla volta cure e mezzi adeguati, non si seguono sistemi che, senza deviare dal. preciso rigore scientifico, non si avvicinino anche ai procedimenti propri delle grandi imprese industriali, propri del nostro tempo? Col richiamare ad esempio con tutti i mezzi l’attenzione del grande pubblico internazionale, un anno su Pompei, un altro su Ostia, o sulle Terme Diocleziane da liberarsi, o sui templi di Selinunte da rielevarsi col frammenti crollati l’uno sull’altro, o sul Lupercale palatino o sulla Curia ove le indagini preludono a nuove conquiste, o sulla chiesa di S. Galgano presso Siena da restaurare, o sul campanile di Pisa da salvare dai progredire dell’inclinazione, o sul palazzo ducale di Mantova da riportare all’antico splendore, potrebbero promuoversi contributi generosi alle nuove opere, ma, sopratutto, potrebbe aversi un concorso nelle nostre città, ed In particolare al musei ed al monumenti, non inferiore di quello che nei due ultimi inverni gli scavi delle tombe dei Faraoni hanno richiamato in Egitto.
Ma questo programma richiede un impulso vivace di affetto e di opera, richiede anche di affrontare le critiche dei pregiudizi accademici, che considerano l’arte ed ricordi del passato come rocca chiusa per pochi eletti. E molto più semplice e più comodo portare il bisturi nell’amministrazione, togliendo via un certo numero di impiegati o chiudendo loro la carriera ed unendo insieme servizi diversi. Con tale mancanza sempre .maggiore di rispondenza tra in scopo ed i mezzi, tra le attribuzioni ed il senso di responsabilità, il lavoro sterile d’ufficio soffocherà le iniziative e renderà meno presente e più torpida l’azione, e la competenza tecnica degli organi periferici, si indebolirà, proprio quando appare invece la necessità assoluta di rinforzarla negli organi centrali, seguendo cioè la via opposta. Ma, almeno apparentemente, il conto torna e sull’altare del bilancio statale si può deporre una certa sommetta. Chi ha nozione che essa sia presa da un capitale sacro?
Così a chi assiste melanconicamente a questa ripresa offensiva della burocrazia e del dilettantismo, la quale si risolve in un ritorno indietro dl forse vent’anni negli studi e nelle difese dell’arte, non rimane che confortarsi nel fiducioso augurio che il triste fenomeno (come sempre deve avvenire agli ordinamenti artificiosi) sia effimero, e che presto si torni per poi avviarsi ad una ascensione nuova che non sia di Sisifo. In un’Italia che deve considerare l'Arte come sua energia prima, non è possibile che la coscienza e la ragione volte alle sue cure non prevalgano sulle “ picciole cose”.
Ma, purtroppo, per giungere a questo occorrerà un periodo di martirio; e noi dovremo dolorosamente constatare rovine che rendano evidenti le conseguenze dell’errore e determinismo il formarsi di una coscienza nuova.

G. GIOVANNONI.

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