FASCICOLO II OTTOBRE 1924
GAETANO MINUCCI: Edilizia cittadina e piani regolatori (Il congresso di Amsterdam 29 Luglio ), con 38 illustrazioni
Premessa. - L’azione della Federazione Internazionale delle Città - giardino e piani regolatori delle Città continua attiva, svolgendo il suo vasto programma. Dalla Conferenza di Gothembourg in Svezia (agosto 1923) a quella di Amsterdam, svoltasi nei giorni scorsi.
Se il problema della casa moderna s’impone con una gravità eccezionale per le questioni che debbono essere risolte, e che domandano tutte la medesima cura, il medesimo posto per importanza, cioè questioni di economia, di igiene, di morale, di estetica, sociali; immediatamente in relazione a questo, che riflette la vita dell’elemento della società, che è l’uomo e fa famiglia, sta l’altro problema che riguarda l’agglomeramento portato sempre più dalla vita sociale moderna: dall’urbanesimo.
Noi italiani, in questi ultimi anni abbiamo costruito molto, certo, e sia nell’architettura della casa in se stessa, sia nella parte riguardante il complesso della città, abbiamo seguite quelle norme che da molti anni sono la guida principale dei nostri piani regolatori. Ma se la nostra produzione non può essere criticata a proposito di gravi difetti, viceversa si può muovere ad essa un appunto: ed è quello che, in genere, e priva di quelle finezze tecniche e perfezionamenti apportati solo da uno studio profondo dell’argomento.
Se l’Italia, come la Francia, non ha sentito negli anni passati impellente il problema dell’urbanesimo come l’ha inteso la Germania, l’Inghilterra e gli Stati Uniti d’America, e di conseguenza ha trascurato questo studio, ora però la sua soluzione importa grandemente anche a noi.
Nell’ultimo periodo manca in Italia uno studio esteso e profondo dei problemi dell’architettura, e questo si rispecchia in tutti i nostri prodotti. Queste parole solleveranno molte proteste, ma è la verità, purtroppo: se i nostri architetti stiracchiano alla perpetuità il Rinascimento, se fanno costruire tante brutture che rimarranno onta per l’arte italiana, ciò è principalmente perchè ad essi manca in generale la vera cultura, il vero studio dell’arte! È inutile protestare; conosciamo tutti che si esce dall’Accademia con solo un’infarinatura dell’architettura detta classica, e che dopo, durante l’esplicarsi della professione, l’architetto, invece di ritenere gli studi dell’Accademia o dell’Università come solo una preparazione, e cominciare il vero studio per formarsi la propria personalità, non sfoglia che libri e riviste alla ricerca dell’ispirazioni!... Ed allora avviene il parto architettonico di un tono rinascimentobarocco, o se l’architetto sente in se la tendenza al moderno, rinascimento modernizzato alla Tedesca. E così le nostre città si riempiono di case che gli italiani veramente artisti, qui da qualche secolo forse, biasimeranno e classificheranno come di un oscuro periodo dell’architettura italiana. Se anche c’è qualche eccezione, questo è il vero quadro generale. A riguardo all’edilizia cittadina è anche peggio.
La Germania può vantare a ragione i Baumeister, Hocheder, Sitte, Stübben, Gurlitt, Wolf, Schimpff, e numerosi altri, l’Inghilterra gli Unwin, Friggs, Howard, Pepler, Chambers, Purdom, Chapman, e così anche in Olanda, Stati Uniti, Danimarca, Francia, illustri uomini danno il loro contributo di menti superiori allo sviluppo di un ramo dell’architettura; ma chi tiene alla stessa altezza il nome d’Italia? Deplorevoli ambizioni personali non debbono far nascondere a noi stessi la nostra manchevolezza in questo ramo, ma spronarci al rimedio.
Sola consolazione a quanto ho esposto, e che tanto nel Congresso di Gothenbourg, come in quello d’ora in Amsterdam, un italiano vi ha degnamente partecipato, l’ing. Albertini, rappresentante del Comune di Milano; auguriamoci che egli possa trovare nelle sue numerose occupazioni il tempo di dedicarsi ancora più a questo argomento, e con lui invitiamo gli altri tecnici ed artisti italiani di cui la superiore capacità conosciamo da non dubbi segni dati anche in questo campo, a tenere alto il nome d’Italia al terzo Congresso che sarà l’anno prossimo, a NewYork.
Le nostre associazioni ed Enti pensino a facilitare una valida partecipazione italiana.
Programmi e relazioni. Nella Conferenza d’Amsterdam due argomenti principali furono portati a programma:
1. “Sulla necessità di piani regionali in rapporto allo svolgersi della vita delle grandi città”.
2. “Sui parchi, sistemi di parchi e luoghi di ricreazione per il pubblico”.
(Per i titoli delle relazioni presentate vedi fase, di aprile della Rivista).
Il GrandpréMolière, architetto urbanista, svolge l’argomento della “Città moderna”, con riflessioni di carattere prevalentemente filosofico, sulla vita, sull’idealismo e l’economia in rapporto alla cultura, alla natura, alla città. Interessante divagazione filosofica che conclude: “ L’architettura della città comincia a svilupparsi, provvisoriamente essa si occuperà soprattutto dei contorni della città; cercherà di riunire la città alla campagna, la cultura alla natura; essa introdurrà la natura nella città e dirigerà in vie d'ordine il riflusso della folla verso la campagna. In apparenza l’architettura di città si mette ad un opera immensa, ma in realtà essa non farà che mettere dell’ordine in tutto ciò che la cultura ha prodotto fino ad oggi ”.
Hanno esaminato l’argomento dei piani regionali, particolarmente, o generalmente: R. Unwin, architetto in capo per l’abitazione al Ministero inglese d’Igiene, P. Abercrombie, professore d’arte urbana all’Università di Liverpool, Thomas Adams, direttore del servizio del piano regolatore di NewYork e dintorni, E. Sentenac, ingegnere capo del servizio di risanamento della Senna, F. Schumacher, architetto del servizio dell’abitazione di Hambourg, C. P. Purdom, direttore finanziario della città giardino di Welwyn, il dott. van Poelje, olandese.
Riassumo, secondo la mia impressione i concetti esposti dai vari relatori.
L’accrescersi enorme delle popolazioni delle città, il moltiplicarsi dei piccoli centri, il commercio, l’industria che assumono sempre più forme spasmodiche direi, fanno che il terreno libero intorno alle città è invaso, e da ogni parte dilaga la marea dell’urbanesimo. Questo porta la necessità di predisporre una norma alto sviluppo non più solo della città in se stessa, ma di tutta la regione che la circonda, di sostituire, all’espandersi disordinato, una espansione ordinata; di tutti i suoi elementi, industriali, commerciali, d’abitazione, secondo un piano prestabilito; sobborghi, cittàsatelliti, città minori, campagna.
Questo problema ben complesso che è di una urgentissima necessità in paesi con grande densità di popolazione, come l’Olanda, il Belgio, ed alcune regioni d’Inghilterra, Germania, Stati Uniti d’America, eppure di sommo interesse per le nazioni che sentono in se stesse la vitalità per un ulteriore sviluppa nelle vie del mondo e del progresso.
Le linee di influenza delle città si espandono e spesso si turbano a vicenda, e la grande agglomerazione umana sarà sempre più intollerabile, e non più socialmente possibile, se non con uno studio accurato e ben predisposto dei sistemi di servizi, e con una complessa organizzazione di facili trasporti.
Il piano regionale non solo deve organizzare, ma deve anche arrestare la congestione con il decentralizzate: perchè dice l’Unwin, tentare di attenuare i mali dei grandi centri urbani, con l’aumentare l’altezza degli edifici, col facilitare i mezzi di comunicazione, non è che far tollerare un pò più a lungo lo stato disagevole creato, non è un vero rimedio. Si deve ottenere una migliore e più grande localizzazione della vita, e ciò predisponendo, a tempo e con cura, il piano regionale. Questo è definito, da Thomas Adams, come una regola dell’impiego e dello sviluppo del terreno. Ma di questo ordinamento certamente non si può dare un tipo stereotipato: deve essere troppo plasmato sulle caratteristiche della regione, e adattato alle sue esigenze. Ma per un suo studio preliminare si può stabilire che debbono essere principalmente esaminati i seguenti punti, e per mezzo di inchieste esaurienti.
1. Inchiesta regionale allo scopo di considerare tutto il problema
d insieme.
2. Lato fisicogeologico della regione, rilievi, ecc. Esame specie in riguardo alla vegetazione.
3. Commercio, affari, industria. Tendenze alla decentralizzazione, e centralizzazione.
4. Popolazione, abitazione, densità e condizioni delle abitazioni.
5. Igiene e salute pubblica.
6. Mezzi di comunicazione, sistemi diversi. Considerazioni dal punto di vista
locale e regionale.
7. Spazi liberi, parchi esistenti e terreni opportuni ad essere conservati.
8. Sviluppo storico, e conservazione del materiale storico.
Uno dei principali argomenti particolari del piano regionale, è quello delle città giardino e cittàsatelliti. La trattazione esauriente fattane da C. B. Purdom stabilisce che:
1. Una cittàsatellite è definita come un’unità civica, distinta, che possiede le caratteristiche economiche, sociali, culturali di un centro urbano che si è staccato dalla grande città, o che benchè conservi l’individualità propria, abbia certe relazioni di dipendenza della grande città. Si deve distinguerla da un villaggio, sobborgo, e da ogni forma di agglomerazione che è assorbita, od in via di esserlo, da altra agglomerazione.
2. Le due cittàgiardino inglesi sono due cittàsatelliti: cioè Letchworth, progettata per 35.000 abitanti, a 5l km e Welwyn, per 40,000 a 50,000 abitanti, a km, 32 da Londra. E così numerose altre città di questo tipo possono essere stabilite nel raggio di km, 48 da Londra.
3. La cittàsatellite sul tipo della città giardino è la sola soluzione praticabile per mettere fine all’accrescimento continuo delle grandi città, e da cui provengono le difficoltà di trasporto, d’alloggio, dell’industria, e che impedisce di fare della città un vero agente di civilizzazione. La cittàsatellite è un progresso nella decentralizzazione urbana, progresso che si è iniziato in questi ultimi anni.
Il sig. Ford fabbricante americano d’automobili, è esempio contro la necessità di grandi stabilimenti industriali centralizzati a favore di officine razionalmente piccole, in città di dimensioni ragionevoli.
4. La cittàsatellite deve essere completa il più possibile in se stessa: ma il suo grado di sviluppo dipende intieramente dal luogo e dalle condizioni locali. Deve essere concepita come facente parte di un gruppo dove sarà possibile un alto grado di cooperazione sociale.
5. È discutibile l’opportunità di sviluppare piccole città esistenti come cittàsatelliti, e si insiste sulla scelta di nuove località in luogo dello sviluppo di antichi agglomeramenti.
6. Lo sviluppo di cittàsatelliti vuole la creazione di un organismo centrale nazionale, con poteri finanziari per controllare i piani ed aiutarne l’esecuzione. Le cittàsatelliti si possono considerare, se ben condotte, come delle ottime imprese finanziarie.
Riguardo l’importanza che assume il piano regionale per paesi con grande densità di popolazione, e per l’Olanda in particolare, ha riferito l’ingegnere Bakker Schut, direttore del servizio del piano regolatore ed abitazione dell’Aia e Cleyndert Anz.
L’Olanda che conta oggi circa 7.100.000 abitanti, con 217 a kmq. ha le sue città vicinissime l’una all’altra, città di cui quattro superano di gran lunga i 100.000 abitanti, dieci con un numero di anime da 50.000 a 100.000, e 31 da 20.000 a 50.000.
Per esempio, Amsterdam con 705.000 abitanti, e a mezz’ora di treno da Utrecht, con 150.000, a venti minuti da Haarlem (81.000) a mezz’ora da Hilversum (43.000), da Zaandam (30.000), Bussum (21.000), e a tre quarti d’ora da Leida (70,000), L’Aia poi, (383.000) è ad un’ora da Amsterdam, a quindici minùti da Delft (48.000), a trenta da Rotterdam (540.000), che a sua volta è a pochi minuti da Schiedam (43.000), Vlaardingen (27.000), Dordrecht (35.000) ed altre minori.
Da queste semplici cifre vediamo quale importanza enorme assume un piano regionale, in questo paese dove le linee d’espansione delle città principali e secondarie vanno proprio a toccarsi e sovrapporsi, e di cui la popolazione è in continuo aumento.
Interessante è anche considerare alcune cifre della relazione di Flavel Shurtleff e Goodrich sul piano regolatore di NewYork.
Questa enorme metropoli che nel 1820 copriva un piccolo angolo della penisola di Manhattan, era aumentata, nel 1920, da una superficie di Ha. 255 ad una di Ha. 76.800! La sua influenza è sentita su di una regione di 1.316.168 di ettari, per la quale si prepara un piano regolatore. La maggior parte della popolazione di nove milioni di abitanti, vive nei quartieri sovrappopolati, con una densità media di 200 all’Ha, mentre potrebbe trovare alloggio non lontano in quartieri con densità di solo nove abitanti ad ettaro, circa. Ma le linee di trasporti hanno raggiunto il massimo rendimento di traffico. La popolazione della città aumenta di 200.000 ogni anno, e se ciò continua, NewYork City avrà nel 1960 venti milioni di abitanti!
Solo rimedio è, dunque, la dispersione degli abitanti e delle industrie: ciò è già cominciato, ma la ripartizione delle industrie deve essere accelerata. Ora, della regione divisa in tre stati, e comprendente 420 Comuni, si è formato un comitato per un piano regolatore, comitato che non ha un vero carattere ufficiale, ma che è stato creato dalla Fondazione Russel Sage nel 1920. Il lavoro fu diviso in quattro sezioni ed è in via di essere ultimato con importanti conclusioni.
Le sezioni riguardavano: 1. Inchiesta sulle condizioni fisiche; 2. Inchiesta sulle condizioni di vita e sociali; 3. Inchiesta legale; 4. Inchiesta sulle condizioni economiche ed industriali.
Altro degli argomenti particolari svolti fu quello dell’ingegnere Schmidt sullo sviluppo della regione della Ruhr; anche qui l’agglomeramento si presenta con cifre impressionanti: il bacino minerario si estende per 2.093 kmq. con 3.340.000 d’abitanti, cioè 1596 uomini a kmq. In tutto il distretto la densità è ancora elevata, cioè di 978 per kmq. densità quattro volte superiore a quella del Belgio.
Problema che si deve anche considerare nel complesso della regione è la sistemazione per lo smaltimento delle acque luride. Benchè non sempre si presenterà l’occasione per un favorevole collettore unico, pure uno studio fatto sotto l’aspetto d’insieme, apporterà il più delle volte notevoli vantaggi, sia dal lato igienico che economico.

Il secondo argomento della Conferenza è in stretto legame coll’organizzazione del piano regionale; parchi, sistemi di parchi, ricreazione. Riferirono in proposito con grande competenza:
H. V. Hubbard, professore dell’architettura del paesaggio all’Università d’Harvard (Stati Uniti).
Jacques Gréber, architetto, professore alla scuola degli Alti Studi Urbani di Parigi.
P. Cleyndert Azn, della Società Olandese per la conservazione delle località.
L’uomo, oggi, sempre più chiuso negli uffici o nelle officine portato dallo sviluppo delle attività della società moderna ad una vita maggiormente sedentaria, passa la sua vita dalla gabbiaufficio alla gabbiaabitazione. E sia per questo rinserrarsi dell’ambiente che lo circonda, sia perchè ormai è nella coscienza di tutti la pretesa della soddisfazione ai più elementari diritti dell’uomo, oggi è più fortemente sentito il desiderio di abbandonare di quando in quando lo spirito ed il corpo alla libertà della natura.
L’uomo cittadino ha bisogno di campagna, ha bisogno di sentirsi circondato dalla viva natura per equilibrare la pesantezza dell’influenza della città sulla sua vita.
Questo bisogno si rivela nella ricerca affannosa di una villeggiatura, che tuffi i ceti, spesso con i più grandi sacrifizi pecuniari, anelano a procurarsi, benchè il più delle vôlte sia solo un’effimero sollievo allo spirito e al corpo. E nelle città, per l’espandersi rapido delle costruzioni, per l’utilizzare che si fa il più possibile di tutti i terreni centrali, gli spazi liberi diminuiscono senza tregua, mentre le popolazioni si accrescono ed anelano di più alla libertà dei campi!
La società ha il dovere di rimediare a ciò, dovere imperioso, sia col dare case di abitazione il più possibile individuali, isolate, circondate dì verde ed aria in abbondanza, sia col creare, ed è questo rimedio meno impossibile, grandi distese di terreno libero, zone di parchi, in modo che una ricreazione facile sia offerta a tuffi i cittadini.
Dice il Gréber che la questione degli spazi liberi si deve considerare prima, sotto l’aspetto essenziale del benessere della collettività, l’igiene; poi come possente fattore di estetica urbana, ed infine e di conseguenza come elemento di prosperità materiale.
Dagli studi della Commissione d’estensione della città di Parigi, risulta che dall’esame della percentuale degli spazi liberi (pubblici e privati) in rapporto alla superficie di una città o divisione urbana, deriva matematicamente una relazione diretta tra il casellario sanitario e la “partita” spazi liberi di questo territorio.
Gli americani, ne derivano conseguenze che, benchè sembrino “americanate”, pure hanno un profondo senso di verità: essi stabiliscono dei diagrammi mostranti l’influenza benefattrice degli spazi liberi, sulla salute, sulla morale, sulla stabilità dei diversi elementi sociali, sulla difesa contro la criminalità dell’infanzia, sul sopravalore fondiario, di una agglomerazione urbana. E tutto ciò, secondo la relazione del Gréber, risulta chiaramente che un, largo sviluppo di spazi liberi, non come molti Comuni sembrano credere, uno sciupo per il solo piacere o per la ricreazione degli abitanti, ma una realizzazione indispensabile alla conformazione della città, un pegno per la longevità e prosperità del Comune.
Come vantaggio materiale non mancano esempi di un forte aumento di valore dei terreni nei quartieri provvisti di spazi liberi, conseguentemente politica di spazi liberi, ma legata ad una politica fondiaria municipale, altrimenti i vantaggi dell’abbellimento e solubrità, fatti a spese della comunità, andrebbero a vantaggio di interessi particolari.
Secondo Hubbard le città americane hanno creato i seguenti tipi di terreni come spazi liberi:
1. Le riserbe che sono terreni di proprietà comunale in cui l’aspetto della natura è conservato, che hanno spesso dei boschi, terreni utilizzati in parte per il servizio d’acqua il pubblico approfitta per gite e passeggiate.
2. I Parchi campestri che presentano tutti i lati di un soggiorno nella campagna.
3. I Parchi comunali, che corrispondono ai nostri giardini pubblici.
4. Terreni per sport per adulti e ragazzi di più di 12 anni, terreni di grande superficie da scegliersi attraverso tutta la città.
5. Terreni per ricreazione di quartiere, destinati ai ragazzi fino a 14 anni ed uniti spesso a terreni di scuole.
6. Terreni per piccoli bambini di meno di 5 anni,
7. Grandi passeggiate, viali o vie di comunicazione, che hanno lo scopo di collegare i terreni alla città e fra loro, cioè la natura alla città.
A questi sono poi da aggiungere i terreni speciali che riguardano gli usi e i bisogni regionali, come sport speciali, nuoto, canottaggio, pattinaggio, ski, ecc.
Il secolo passato, con lo svilupparsi ed il sorgere di numerose industrie ed il conseguente ingrandirsi affrettato e disordinato delle città era stato particolarmente dannoso alla loro regolarità e razionale conformazione. Anche ora i dintorni sono invasi dalle costruzioni, si tracciano le strade si, con criteri razionali, ma il verde è distrutto e per un grande raggio all’intorno della città sembra polverizzata ogni esistenza della natura verde.
Nella città moderna la costruzione e la natura dovrebbero essere unite, quasi penetrantesi a vicenda, raggruppamenti di costruzioni intorno a grandi distese di verde, o sparse nel verde.
Schumacher chiama la rete verdeggiante dei parchi viali e delle grandi distese di terreno, riuniti in un unico sistema, il grande piano di aereazione della città.
Egli insiste ancora sulla necessità dei terreni da sport, ed infatti ormai nella vita della città occupano un posto importantissimo. Un progetto di legge tedesco ne esige 3 mq. per abitante, di cui 0,50 come terreno di giuoco per bambini. Egli accenna anche ai giardiniorti per gli abitanti con casa senza giardino. Non occorrono parole per dimostrare l’utilità e la funzione sociale di questo genere di terreni per le famiglie povere.
Aggiungerò che in Olanda, nelle città si hanno numerose estensioni di terreno, che ripartite in piccoli appezzamenti sono date da coltivare agli abitanti poveri. E, oltre l’utilità, non è senza effetto artistico vedere questi minuscoli orti, divisi soltanto da leggere siepi di verdura, ben curati, e provvisti di casette, dove le famiglie passano spesso delle ore, gustando quasi il piacere della proprietà campestre!
Alla soluzione del problema degli spazi liberi sono numerose difficoltà, tra cui primissima è la:
1. Insufficiente conoscenza dell’importanza e necessità della conservazione della natura da parte del pubblico e delle autorità.
2. Difficoltà finanziarie per il costo elevato del terreno, specie nei dintorni delle città.
3. Necessità di utilizzare il terreno per l’agricoltura.
4. Insufficienza di protezione dei terreni boschivi.
Ma queste difficoltà non sono insuperabili, specie una volta che sia superata la prima; e con la volontà sappiamo che si può far moltissimo.
Lo Stato può dare un forte aiuto con una legislazione favorevole, e con la creazione di un Comitato centrale che provveda alla messa in valore di un piano nazionale, con l’aiuto di architetti dedicati all’architettura del paesaggio. I Comuni hanno il dovere di studiare e preparare in relazione al piano regionale, i sistemi cittadini di spazi liberi, ma con veri criteri di larghezza, basandosi su studi ed inchieste statistiche.
Facilmente dopo i primi esperimenti fatti con grandezza di vedute si vedranno anche abbondanti effetti finanziari favorevoli.
Ma le soluzioni più opportune spettano ad organi ed uomini competenti, che dagli elementi ed esigenze locali debbono trovare la via di soddisfare a dei doveri imperiosi, materiali e morali verso tutti i cittadini; doveri che a noi italiani sono fatti più sacri dal posto che occupa Roma nella civiltà del mondo.
Nuove case, nuove vie, nuovi quartieri; - Dopo le sedute, i congressisti sono stati condotti a visitare le principali città d’Olanda, con speciale riguardo alle cittàgiardino, parchi, terreni da sport, quartieri popolari.
Una corsa rapida hanno anche fatto i congressisti attraverso incantevoli pianure, coperte di boschi, fiorite di ville e caselle meravigliose per l’intimità dei luoghi, per la freschezza dei colori, per la linea architettonica, sobria, dolcemente famigliare.
E poi ancora sono passate sotto i loro occhi, ormai aperti solo per ammirare, vie e giardini di nuove ridenti cittadine, di nuovi quartieri costruiti per il popolo, e la borghesia più vicina al popolo; hanno veduto Hilversum, Utrecht, i sobborghi dell’Aia. E le nuove strade formate dalle piccole casette dalle mura semplicissime, senza decorazione se non la loro stessa essenza architettonica, senza appiccicature, se non lo stretto necessario, con la meravigliosa freschezza dei colori degli infissi, delle piante e dei fiori, che debbono giustamente partecipare all’architettura della casa d’abitazione, hanno finito collo strappare parole di ammirazione ai congressisti più retrogradi. Ad Hilversum, per esempio, cittadina che per l’opera lodevolissima del Comune ha veduto sorgere tutta una nuova zona cittadina moderna, con scuole ideali per la concezione artistica ed igienica, biblioteche, sale di lettura e riunione, bagni, di un insieme così profondamente artistico, che benchè eseguito e concepito con criteri economicissimi, ha fatto esclamare a dei congressisti stranieri: “sembra di essere in un paese dove il senso dell’arte e dell’architettura è sentito profondamente da tutta una popolazione”.
L’ideatore e l’anima del risveglio architettonico di questa città è l’architetto W. Dudok capo dei lavori pubblici del Comune, anima ammirabile d’artista, al quale i congressisti all’atto della partenza, hanno tributato, spontaneo, un caloroso applauso d’omaggio! E questo dica come i pregiudizi sono perduti davanti alla verità che splende, che s’impone, perchè non si tratta più di chimerici progetti, non sono fantasie ammalate di futurismo, ma è la realtà che si mostra intera, realissima in vie di quartieri, deliziosamente confortevoli.
La vecchia via cittadina, la grande o stretta via che non era se non un canale del traffico, racchiusa tra due alte mura forate, che erano le nostre case, si è trasformata dalla radice. Non basta più mettere degli alberi nelle vie, è un solo passo avanti, troppo poco: la via restava troppo canale, il muro della casa era come un baluardo contro la strada: non si univano, non si compenetravano, si dividevano troppo.
Ma qui, nei nuovi quartieri olandesi, la via acquista una grande intimità, direi che la via si fonde colla casa, diviene quello che deve realmente essere, ad eccezione della grande arteria di traffico, cioè un’appendice alla casa, qualche cosa che serva alla nostra vita intima, giornaliera. Qui vediamo che la strada diviene pieghevole... che si snoda, che s’accosta, che si fonde con l’abitazione, che la penetra quasi, ed i giardini, gli spazi liberi, i cortili comuni, divengono luoghi di passaggio, di vita, non più tristi recinti, bui, umidi; la strada è divenuta un luogo intimo anche per la famiglia, non è un ostacolo, ma è come un fresco fiume di aria e di verde che penetra fra, e nelle abitazioni, portando la frescura, la salute, la vita.
Posso aggiungere che le principali città olandesi vantano al loro attivo quartieri costruiti ad intere spese dei Comuni.
Tanto Amsterdam, che l’Aia hanno ciascuna più di cinquemila alloggi comunali, ed in generale costituiti da casette individuali od a schiera. Sono sorte così varie borgategiardino di cui gli alloggi sono affittati dal Comune a famiglie d’operai, con pigioni modestissime.
Un’esempio ammirevole è quello offerto da una Società privata di Rotterdam, la Società degli Scali, che ha creato a proprie spese una borgatagiardino veramente modello, che iniziata circa dieci anni fa, è ora completa di scuole, locali di ritrovo, dove gli impiegati ed operai trovano l’ambiente più dignitoso alla vita.
E la cura speciale che si dà alle scuole in questo paese, ha attirato più che mai l’ammirazione di tutti i tecnici ed artisti convenuti da ogni parte del mondo; ed a noi italiani non rimane in fondo al cuore che un vivo desiderio, ed è quello di dedicare tutte le energie affinchè l’Italia possa presto raggiungere il grado di perfezionamento raggiunto da questi organizzatori e tecnici del nord, e dare al suo popolo un sempre più dignitoso ambiente di vita, affinchè non solo l’arte, ne guadagni, ma tutta la nostra civiltà, materialmente, moralmente, intellettualmente.

GAETANO MINNUCCI.

torna all'indice generale
torna all'indice della rivista
torna all'articolo