FASCICOLO IX - MAGGIO 1923
NOTIZIARIO
NOTIZIARIO


CRONACA DEI MONUMENTI.

NAPOLI - Si è dato recentemente notizia del fausto inizio dei lavori di liberazione della grandiosa mole del Maschio Angioino. Ma le notizie più recenti sul mirabile monumento non possono dirsi ugualmente liete....
Si è infatti in questi giorni grottescamente raschiata ed alterata la pietra della posterula posta verso la piazza del Municipio, si è dipinto con nerofumo il tratto di cortina tra due delle torri anteriori, e si sono lasciate sbrigliare le più ardite e strambe proposte di restauri radicali e di utilizzazione delle sale per gli scopi più diversi.
Ora sembra che non sia fuori luogo il domandare al Comune di Napoli ed alla locale Sovraintendenza ai Monumenti che un vero e proprio programma sia tracciato così la massima serietà e col più accurato studio ed abbia tutte le regolari sanzioni. Trattasi di uno dei monumenti più importanti e significativi del Mezzogiorno che non può essere abbandonato alle esercitazioni del dilettantismo.


ARBIZZANO VERONESE. - Poichè ci sembra inedito riproduciamo, da una fotografia in nostro possesso, un portale che adorna la pieve di Arbizzano di Valpolicella (Verona). È costruito di due parti, diverse d’età e di stile. Una è la cornice della porta che ha marcate caratteristiche romaniche, sia pure alquanto tarde, e che si distingue per la varietà elegante degli animali che generano il cespo di vite (scolpito con una finezza incredibile), per la originale postazione della statuetta dell’offertore della chiesa, per il rinnovarsi dei motivi nei riquadri della strombatura, sempre più complicati e aggraziati. Un’altra parte è il timpano caratterizzato da quello sventare d’acanto attorno alla curva spiccatamente gotica. Per il ritardo che le forme d’arte paesane hanno su quella dei centri non saremmo alieni dal porre al principio del secolo XIII la cornice ed agli inizi del secolo XV il timpano. Credo opportuno far notare che la cornice stava nella chiesa vecchia costruita a paramento di tufi e che, abbandonata questa, la si utilizzò in tal modo nella nuova, eretta lì accanto.
C. C.


MONTELEONE CALABRO - Per iniziativa della benemerita Società "Magna Grecia", sorta per dare sviluppo agli studi di antichità nell’Italia Meridionale, sono stati l’anno scorso intrapresi da Paolo Orsi interessanti scavi nella zona dell’odierna Monteleone in Calabria, mettendo a nudo un tratto della magnifica cinta murale della greca Hipponium con torrione e con una piccola porta che fu mascherata in un secondo tempo dagli architetti militari con una rettifica al muro principale. E gli scavi proseguiranno nella prossima stagione, aiutati da un notevole contributo finanziario del sottosegretariato per le Belle Arti, e porranno in luce tutta la grande cinta murale, che rappresenta il più bel monumento dell’arte militare greca nella regione Brezia.
Furono fatte ricerche anche nella necropoli, ma con risultati scarsissimi perchè già saccheggiata per compenso furono ritrovate le fondazioni di un tempio probabilmente ionico. Del coronamento di questo edificio furono trovati avanzi vaghissimi di grondaie a teste leonine e di cimase a palmette e fiori di loto.
CONCORSI

CONCORSI MILANESI.


I. - PER LA SISTEMAZIONE DELL’ATTUALE STAZIONE DI MILANO

Eretta fra il 1857 e il 1864 su disegno proveniente dalla Amministrazione centrale delle ferrovie dell’alta Italia, allora a Parigi, la stazione centrale di Milano ha tutte le caratteristiche dello stile che fu in onore in Francia per tutto il secolo scorso, informato alle tradizioni del rinascimento Francese. Larghezza di piani e giusto equilibrio delle masse conferiscono all’edificio, specie nel padiglione centrale, una bella espressione di grandiosità; le linee architettoniche sono felicemente secondate dalla decorazione, maestrevolmente condotta da artisti nostrali: e all’interno le vaste pitture murali del Pagliano, del Casnedi e di Gerolamo Induno contano fra le buone composizioni decorative dell’arte lombarda del tempo.
Ora si svolgono fra moltiplicate difficoltà, più volte interrotti e ripresi, i lavori per la stazione ferroviaria nuova e a malincuore si immagina la demolizione della vecchia che pur sempre una buona eccezione fra lo squallore della contemporanea edilizia milanese. Si pensò e fu proposto di conservarla nelle sue parti essenziali trasformandola in salone per esposizioni o concerti od altre manifestazioni temporanee, per cui difettano in Milano locali adatti. A tali scopi poteva servire egregiamente anche la vasta tettoia a vetri ricoprente i binari di corsa, che venne invece demolita or sono due anni. Il recente incendio, che per poco non portò a rovina l’intera stazione e ne danneggiò fortemente il padiglione centrale, distruggendone la copertura e le decorazioni interne, parve per un momento portare argomenti a chi ne invocava l’abbattimento per assicurare un ampia visuale sull’asse del corso Principe Umberto alla nuova stazione, che si costruisce su disegno dell’arch. Stacchini. Ma le riparazioni furono straordinariamente rapide e ridonarono ai padiglione a un dipresso le forme originarie; il danno maggiore fu la perdita, in verità non eccessivamente dolorosa delle grandi, macchinose tempere murali del Lepetit, che decoravano le pareti della biglietteria.
Prevale quindi tuttora il desiderio di veder conservato il vecchio edificio, volto a nuovo uso e ridotto alle sue parti dl maggior significato artistico e di più conveniente utilizzazione pratica.
A questo programma, che vorremmo attuato, si informava il concorso recentemente bandito dall’accademia di Brera coi fondi dell’istituzione Vittadini (premio lire sette-mila). Doveva il concorrente studiare il collegamento fra la nuova stazione ferroviaria sorgente in Piazza Andrea Doria sullo sfondo di Via Vittor Pisani e lo sbocco di Via Principe Umberto, riducendo e utilizzando l’attuale stazione, così da adattarla a sede di esposizioni artistiche o industriali o d’altre manifestazioni stabili o periodiche pur ottenendo dall’insieme effetti grandiosi e pittoreschi. La principale difficoltà per il richiesto collegamento deriva dalle particolari condizioni altimetriche del luogo, per cui corso Principe Umberto e Via Vittor Pisani sono sevarati da un alto terrapieno, su cui insiste la stazione.
Riproduciamo le tavole più interessanti dei progetti che a giudizio della commissione aggiudicatrice, pur non avendo completamente risolto il problema, furono tuttavia giudicati degni di particolare considerazione e di premio.
Il progetto dell’ing. Giovanni Sacchi conserva della stazione il solo padiglione centrale e risolve i dislivelli con terrazze digradanti ai lati: le scalee, le fontane che ne risaltano sono di effetto grandioso rispondente stilisticamente ai caratteri architettonici del fabbricato principale, ma l’aver questo ridotto eccessivamente, ne limita l’utilizzazione, che era pure uno dei capisaldi del programma di concorso.
L’utilizzazione della stazione attuale invece meglio ottenuta dagli architetti Alpago e Minali, che risolvono il problema del dislivello cui mezzi più ovvii: con la formazione di due sottopassaggi, che dipartendosi dal prato attuale si ricongiungono poi in Via Vittor Pisani: soluzione che alla commissione aggiudicatrice non parve grandiosa nè pittorica: nè sufficente a conferire "all’entrata in città carattere artistico e grandioso degno dell’importanza di Milano".
Al progetto Alpago Novello e Minali riconosce tuttavia la giuria pregi notevoli di organica semplicità. Si noti nel particolare che qui viene riprodotto la squisita eleganza ottenuta coi mezzi più sobrii e sinceri.
Non sappiamo se la gara verrà rinnovata: l’amministrazione Comunale farà bene in ogni modo a tenere il debito conto dei risultati di questo concorso, che, come tutti quelli rivolti allo studio di un problema architettonico cittadino, può dare preziose indicazioni non soltanto per la soluzione del tema, ma anche per la scelta delle persone capaci di degnamente risolverlo.

P. M.


II. - IL PALAZZO DELLA "PERMANENTE" ED IL CONCORSO PER LA DECORAZIONE DELLA SUA FRONTE.

Il palazzo eretto or sono quarant’anni dalla milanese "Società per le Belle Arti ed Esposizione permanente " è una delle opere d’architettura più pregiate di Luca Beltrami. Al quale si potè talvolta muovere appunto di ricordare un poco i suoi maestri di Francia: mentre qui la fronte ha la sobria eleganza del nostro migliore rinascimento e va ammirata altrettanto per l’elettezza delle proporzioni, che per la fine bellezza delle modanature. La planimetria sopra tutto è abilmente risolta, tanto che nel recente restauro, che ammetteva nel suo programma anche riforme radicali, non si trovò di meglio che ritornare di massima alle disposizioni originarie, dove queste erano state improvvidamente alterate. L’edificio è così degna sede, invidiata dalle Società sorelle, delle manifestazioni di alta intellettualità promosse dalla Società per le belle arti: sicchè quando, due anni fa, dopo un periodo di penosa decadenza della benemerita istituzione si venne a conoscere una vantaggiosa offerta d’ac-quisto della sede da parte di una grossa Società editoriale, fu tra gli artisti una insurrezione, che maturò, in una memorabile assemblea, virili propositi. Propositi in verità non tutti ottenuti; ma numerose elargizioni e più ancora le gratuite prestazioni offerte generosamente da parecchi artisti, insieme col fermo volere del Consiglio direttivo, riuscirono a dar compiuti con mezzi adeguati in tempi difficili un restauro che ha ridato decoro e aggiunta eleganza alle vecchie sale.
Si dovette nel riordino della facciata rinunciare alle decorazioni a colori e al fregio a grandi figure allegoriche dipinto nell’ottantasei dal Mentessi e dal Todeschini, che, eseguito a calce, non aveva resistito al clima ingrato della città. Era tuttavia intenzione della Società di ridare alla fronte l’originario aspetto di festosa policromia e a tale scopo essa indiceva alcuni mesi or sono un concorso per il miglior bozzetto di decorazione pittorica,
Il concorso chiusosi testè con la pubblica esposizione dei bozzetti può dirsi veramente riuscito, se la Commissione aggiudicatrice potè conchiudere la sua relazione, indicando ben tre progetti tutti degni di premio e di esecuzione.
Il progetto segnato col motto "Z " e che risultò di mano dell’architetto Giovanni Salvestrini, si appoggia ad una decorazione lineare di squisita composta eleganza e di rara purezza grafica, appena ravvivata da una sobria quasi timida policromia. Ma non pare che la decorazione, non tutta di ispirazione prettamente nostra, si accordi completamente col carattere stilistico dell’architettura; ed è in sè un pò generica e scarsa di espressione; altro si richiedeva per un edificio destinato alle più alte manifestazioni dell’arte e dello spirito.
Più caldo, più vivo per varietà di motivi e di policromia è il bozzetto di Giovanni Guerrini (motto "Romagna"). Qui l’ispirazione è tutta nostra e piace anzi il richiamo a forme care all’arte lombarda. Oggetto di qualche critica fu il motivo bello in sè, ma nell’applicazione del tutto superfluo, del festoni incurvantisi nei due corpi laterali al di sopra delle finestre, quasi a continuare, in contraddizione col pensiero dell’architetto, il ritmo degli archi della logora centrale.
Ma per altezza di significato e forza d’espressione primeggia il bozzetto contraddistinto dal motto "ultimus". La decorazione a graffito monocromo della parete esteriore sembra a tutta prima un po’ fredda e povera, ma è per l’occhio un ragionato riposo ed una preparazione al grande fregio a figure che si svolge solenne sulle pareti del loggiato superiore. Qui l’artista ha immaginato i grandi maestri italiani raccolti in ideale convegno: l’idea non è certo nuova, la linea ricorda in parte la scuola d’Atene, in parte la disputa del Sacramento e perciò dà un poco l’impressione del già visto. Difetto che direi coraggioso in questo tempo di frenetica ricerca del singolare largamente superato tuttavia dalla varietà degli atteggiamenti, dalla nobiltà delle figure e dai pregi del colorito. La Commissione aggiudicatrice, di cui lo scrivente aveva l’onore di far parte accanto a nomi illustri (Mentessi, Moretti, Milyus, Richard) ha visto con piacere uscire dalla busta, in cui si celava la personalità dell’anonimo concorrente, il nome di Costantino Grondona, un artista giovane già affermatosi nell’arte pura come nell’applicata. Il quale, se avrà la fortuna, che di cuore gli auguro, di poter realizzare l’opera sua e se la purgherà di inutili e non meditati accessori architettonici, e vorrà ad un lavoro di tanta importanza far precedere uno studio profondo delle tecniche dei grandi maestri, potrà far cosa degna delle alte tradizioni a cui si è ispirato.
Sarà un buon ritorno alla grande pittura murale: perché, penso, si dovrà ricorrere alla tecnica del buon fresca. Il clima non può essere un serio ostacolo, poiché la loggia è riparata dalle intemperie e se i dipinti preesistenti erano, dopo non molti anni dalla esecuzione, così deperiti da non permettere nemmeno un tentativo di restauro, non se ne deve dimenticate l’esecuzione frettolosa e la tecnica inadatta, eseguiti com’erano a calce e non a fresco. Per tecnica difettosa e manchevole preparazione del muro sono pure spariti gli affreschi del Pietrasanta, del Casnedi, del Giuliano e del Pagliano nell’ottagono della Galleria, mentre non mancano per converso in Milano stessa esempii dl buona conservazione di affreschi bene eseguiti: quali parte degli affreschi del gran cortile del Palazzo di Brera, per cui, come è noto, l’accademia bandisce periodicamente un concorso, rivolto a mantenere in onore una tecnica, che fu nostro vanto e che, dimenticata all’estero, trova ancora da noi qualche cultore appassionato e valente.
Riproduciamo, insieme coi tre progetti premiati, (non mancavano fra i soccombenti bozzetti degni d’attenzione, di cui ci duole non avere copia fotografica): due interessanti disegni del Beltrami; espressione di due diversi pensieri per la fronte dell’edificio avanti la sua costruzione.

PAOLO MEZZANOTTE.



UN MONUMENTO AI MARTIRI E AI CADUTI IN FERRARA.

Un apposito Comitato ha bandito lo scorso anno un concorso fra gli artisti italiani per un monumento architettonico o scultorio da innalzarsi in Ferrara, in luogo da destinarsi, ai Martiri ferraresi Pucci, Malaguti, Parmeggiani e Bassi, ed ai caduti della recente guerra. L’esito di questo concorso è mancato assolutamente perchè, quantunque l’opera architettonica dell’arch. G. Boni di Roma, fosse assai pregevole, sia per il concetto, quanto per l’esecuzione, era stata disegnata senza conoscere lo spirito architettonico della città ed anche perchè il monumento plasmato da Edgardo Simone scultore di Napoli, nella sua farraginosa composizione nulla aveva in sè di talmente degno da essere tradotto in marmo quale espressione massima dell’epoca nostra "romana" di intenti e di fatti. La giuria che aggiudicò a parità di condizioni i due premi agli artisti su indicati, ma facendo uno speciale voto che il monumento da eseguirsi fosse quello dell’arch. Boni, era composta dai signori: Architetto Collamarini, prof. Cezanne e prof. Ferrari.
Il giudizio da essi emesso, secondo il verbale, risulta a favore del Boni. Invece il Comitato ferrarese ha creduto opportuno di scegliere quello del Simone. È apparsa, a questo proposito, sulla "Fiamma " una lettera di protesta dei signori della giuria.
Ora sembra che il monumento del Simone, che non ha incontrato quel plebiscito di consensi, che un’opera di un milione richiede, apparso inadatto ad essere posto nel centro della città, venga confinato in mezzo ad un parco che sta alla periferia.
Le fotografie che pubblichiamo ci dispensano dal dare un giudizio esteso del monumento stesso.
Da parte nostra possiamo dire, per la cronaca, che le Società "Benvenuto Tisi da Garofalo" e "Ferrariae Decus" preposte alle belle arti, hanno emesso un ordine del giorno che non suona elogio all’operato della commissione artistica del Comitato.
Il periodo umanistico della nostra Italia per sua grande ventura, non conobbe le commissioni!

D. Z.


CONCORSO PEI PICCOLI MONUMENTI MEMORIALI NEL TRENTINO.

L’Amministrazione provinciale di Trento, seguendo il parere dell’Ufficio delle Belle Arti, ha svolto una iniziativa davvero degna di nota. Ha bandito cioè tra gli artisti della regione un concorso per bozzetti di piccoli monumenti ai caduti nella guerra, allo scopo di ottenere con semplicità di mezzi migliori risultati nella vasta produzione dei detti monumenti commemorativi e di "servire di norma e di orientamento a quei committenti a cui mancasse occasione di procurarsi in altro modo simili materiali".
Come dice la relazione che rende conto del risultati di detto concorso, i disegni sono pubblicati appunto in forma di bozzetto, in piccola dimensione, senza indicazioni precise di piante e di particolari affinchè non possano essere tradotti in atto senza l’intervento dei singoli autori e non costituiscano una serie di modelli che possano essere senz’altro copiati. Il che va detto non solo nei riguardi professionali, ma più ancora per rispondere alla grave obbiezione che si presenta nei riguardi di progetti da riprodursi stereotipati in serie, senza precisa rispondenza per quel dato luogo e quel dato ambiente.
E di vero l’obbiezione, pure attenuata dalle considerazioni svolte nella relazione, permane di contro alla iniziativa dell’Amministrazione provinciale di Trento poichè, al di là delle intenzioni che l’hanno mossa e dei mezzi con cui si è cercato di guarentirla, c’è sempre una raccolta, un catalogo di monumenti astratti, ideati senza conoscere le condizioni di spazio e di visuale in cui dovrebbero essere collocati, c’è lo spunto errato della concezione architettonica.
Ma..... quando si ponga mente a tutta quella immensa volgarità che dilaga per tutta Italia in quelle tante espressioni sciocche, orrende, meschine che deturpano le belle piazze armoniose e raccolte, e mettono in vanitosa mostra una incredibile povertà di idee e di mezzi d’Arte, quando si ricordino le tante piramidi tronche e le aquile ferite, ed i fanti che gettano bombe (opere che converrà un giorno relegare nei giardini ed avvolgere pietosamente di edera e di rose), allora le obbiezioni di principio passano in seconda linea e forse il procedimento seguito dall’Amministrazione provinciale tridentina appare veramente il migliore per ottenere opere che offrano una ricerca di arte severa e non volgare, che abbiano un pensiero nella forma e nel significato.
E tali sono infatti molti dei bozzetti premiati nel concorso. Nessun capolavoro forse, ma molte opere serie ed equilibrate, ideate con dignità e talvolta con nobiltà di espressione. Di alcune di esse, targhe, od edicole, o monumenti isolati danno nozione le riproduzioni qui pubblicate, tratte appunto dalla relazione suddetta.
I risultati ufficiali del concorso sono stati i seguenti: Tre premi sono stati assegnati agli Arch. Petek, Sottsass, Wenter Marini, due successivi al dott. Merlet ed all’Arch. Zotti, ed altri due ancora ai sigg, Santifaller e Weihenmeyer; degni di nota sono stati altresì i lavori presentati fuori concorso dei sigg. Ammon, Veit, Scoz, Tiella, Zaniboni, Zuech.

g. g.


NOTIZIE VARIE

IL NUOVO PALAZZO DELLE POSTE IN VERONA.

L’arch. Fagiuoli, che già i lettori di questa rivista conoscono, ha ultimato un nobile progetto per il palazzo delle Poste e Telegrafi a Verona. Presentiamo il primo progetto, con portico a pianoterra e logge, ed il secondo in cui sono stati aboliti il portico e le logge acquistando l’edificio una linea più sobria.

BOLOGNA: Voto degli Amatori e Cultori di Architettura. - Nell’ultima adunanza degli Amatori e Cultori di Architettura d’Emilia e di Romagna vennero respinte le dimissioni da presidente dell’Architetto Edoardo Collamarini e fu votato un importante ordine del giorno proposto dal signor Remigio Mirri acciocchè "in omaggio alle tradizioni artistiche, onde il genio di nostra stirpe splendidissimo sempre rifulse nei secoli passati, per assecondare il promettente risveglio in Arte, che oggi si manifesta avvalorando la forte speranza l’anima nostra torni a dominare anche nell’Arte, nell’odierno prodigioso Rinascimento della Nazione: constatando, che i pubblici concorsi, - a che la legge deve sancire l’alto valore e regolare lo svolgersi, - debbono per ragioni di ordine pratico limitarsi agli edifici che o per mole, o per collocazione, o per destinazione, o per ragioni speciali d’Arte assumono nell’estetica e nel vivere civile importanza indiscutibile e nel contempo conoscendo che la bellezza delle città e il rispetto al paesaggio - in Italia sempre tipico, sempre artisticamente ammirevole - son dati principalmente, anzi essenzialmente dalle costruzioni di minore importanza: ricordando che in tutti i secoli anche il più umile edificio, la minore costruzione architettonica e stata studiata con amore e sempre pensata da chi per naturale sentimento, per studio e per lavoro avesse competenza e facoltà di potere assolvere degnamente il compito affidatogli e constatando essere lo Stato e gli Enti locali privi nella maggioranza dei casi di uffici adatti a studiare - e a porre in atto (cosa questa importante quanto il lavoro di concepimento) progetti architettonici, quindi costretti ad usufruire di tecnici valentissimi in altri rami, che non siano quelli dell’arte: e ricordando che rientrano nel campo dell’architettura non solo la costruzione degli edifici, dai più umili ai maggiori, ma anche tutte le opere di Arte Muraria, e stabilendo l’importanza dal lato turistico il considerare alcuna volta anche dal punto di vista paesistico - Architettura del Paesaggio - ogni via di comunicazione nei riguardi della economia nazionale e precisando il valore dell’Arte nella educazione del sentimento del popolo nostro tanto suscettibile all’influsso del bello sulla gentilezza dell’animo, si fa voti "affinchè lo Stato - in special modo le Amministrazioni del Genio Civile e delle Ferrovie - e gli enti pubblici locali vogliano istituire Uffici Artistici competenti per lo studio e la esecuzione delle opere a loro affidate, le quali senza aumento di spesa riuscissero una lodevole manifestazione di valore artistico, di buon gusto e di buon senso; lo Stato voglia riformare le istituzioni di controllo, onde i progetti, che debbono essere sottoposti all’approvazione del Genio Civile, possano essere riveduti non solo dal lato tecnico ed igienico, ma anche dal lato artistico i Comuni vogliano modificare il funzionamento delle Commissioni Edilizie, onde queste possano agire realmente e efficacemente con serenità e vera competenza".
L’ordine del giorno degli Amatori di Architettura di Bologna è ispirato a sani e giustissimi concetti, tanto che credo sia unanimemente condiviso da tutti gli Architetti Italiani.
Infatti anche l’Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura di Roma ha già da tempo avvertito la necessità di meglio disciplinare la difficile materia della progettazione delle opere architettoniche di grande o piccola mole, di carattere permanente o temporaneo.
Una Commissione appositamente nominata dall’Associazione si è assunto il compito di estendere una memoria per ottenere dal Governo una legge speciale sui concorsi e sulle opere pubbliche di carattere artistico.
Analogamente a quanto le leggi attuali stabiliscono per l’aggiudicazione dei lavori e delle forniture per conto dello Stato o degli enti locali, si vorrebbe che anche per tutti i progetti di opere architettoniche o decorative una nuova legge facesse obbligo a questi enti di indire pubblici concorsi a garanzia della buona scelta dei progetti che devono in ogni caso rappresentare quanto di meglio sia possibile ottenere nel campo professionale architettonico,
Subordinatamente si mira ad ottenere una certa uniformità nei bandi dei concorsi perchè siano rispettate e sancite certe norme fondamentali che devono dare ai concorsi stessi la necessaria serietà e garanzia di cui oggi spesso difettano.
Quindi non solo si cerca di fare in modo che le opere architettoniche siano in ogni modo affidate agli architetti ma si vuole anche che questi anzichè essere costretti a lavorare inquadrati nelle strettoie di un organico burocratico possano esplicare liberamente tutta la loro attività artistica ed intellettuale come liberi professionisti al disopra e al di fuori di qualunque vincolo e, sollecitati invece dalle nobili lotte dei concorsi che stimolano l’intelligenza, eccitano l’amor proprio tanto da costringere l’attività singola e collettiva allo sforzo massimo e quindi al massimo rendimento.
In questa lotta di idee e di opere per il reciproco superamento si avvantaggia l’Arte che è all’apice dei nostri ideali e contemporaneamente si eleva il livello dell’Architettura mettendo in valore coloro che alla prova del fuoco dimostrano veramente di valere.


NOTIZIE DALLA FRANCIA


UN MONUMENTO AI CADUTI.

Proseguendo nel nostro intento che è quello di combattere la volgarità d’arte che impera in troppi monumenti ai gloriosi caduti della grande guerra, e di mettere invece in evidenza quei monumenti che si distinguono per nobiltà di forme e serietà di concezione, presentiamo oggi il ricordo eretto nel 1922 a St. Maur-des-Fossés (Seine). È opera degli architetti E. Dauphin ed A. Lestang e la scultura è stata eseguita da M.lle Dissart. Sta sull’area di un cimitero militare speciale e porta incisi sullo zoccolo, millequattrocento nomi d’Eroi. Semplicissimo di fattura. conchiuso senza troppe pretese ingombranti, questo ricordo s’inquadra molto bene nella cornice dell’orizzonte e della pianura immensa, senza disturbare un ambiente caratteristico come avviene purtroppo in molte cittadine.


COMMENTI E POLEMICHE

In merito al caso di Lainate su cui egregiamente parlò un nostro collaboratore, ci giungono le accluse osservazioni le quali accennano altresì al concorso per piccoli monumenti funerari del Trentino che abbiamo illustrato in altra parte del presente fascicolo.

Nel penultimo numero di questa rivista si narrano le vicende del monumento ai caduti di Lainate e si discute sul miglior modo per regolare anche una tale materia in generale.
"Alle Sovraintendenze ai monumenti" vi è detto "pareva si volesse affidare l’approvazione dei bozzetti: ma non se ne fece nulla; e d’altra parte è inutile affidare nuove e delicate mansioni a enti che sia per difetto di mezzi che per scarsità di personale già bastano a stento agli scopi per cui furono creati".
Ci sia permesso di non consentire in tale concetto. Le Sovraintendenze ai Monumenti possono fare, e possono fare molto. Gli articoli 12, 13 della legge sulle Belle Arti che vietano qualsiasi modificazione non autorizzata agli edifici monumentali e l’articolo 14 che dà modo di stabilire una zona di protezione attorno ad essi, offrono il destro in molti e molti casi di intervenire utilmente, condannando senza misericordia ogni bruttura, per lasciar adito soltanto alle cose buone e intonate all’ambiente.
La circolare 30 agosto 1920 con cui si invitano "le autorità comunali a non permettere l’erezione in luoghi pubblici di monumenti commemorativi dei fatti e dei caduti di guerra, prima che i relativi progetti non abbiano ottenuto il nulla osta dalla competente Sopraintendenza ai monumenti", non è davvero priva di efficacia, poichè nessun monumento può sorgere su area pubblica se l’autorità comunale non ne abbia preventivamente autorizzata l’erezione e quella politica non abbia dato il nulla osta per la sua inaugurazione.
Ma altre vie ben più agevoli possono battere le Soprintendenze, per riuscire nel loro intento. Una saggia e continua propaganda - sia a voce, sia colla stampa - nel senso di convincere i singoli Comitati della necessità di ricorrere a persone disinteressate e competenti per la scelta dei vari bozzetti, è destinata a produrre i migliori effetti, sopra tutti se essa sia condotta tempestivamente, caso per caso, appena si costituisce un comitato, prima ancora che siano presi impegni di nessuna sorte sulla scelta del luogo e sul tipo del monumento. Meglio e più efficacemente ancora le Soprintendenze possono fare appello ai vari architetti e scultori della regione che diano verace affidamento di riuscita, affinchè prestino la loro opera a condizioni vantaggiosissime e talora anche gratuitamente, pur di compiere un opera di sano patriottismo, destinata al tempo stesso - come ottimamente osserva l’articolo di questa rivista - a mettere in evidenza le doti dei giovani ed a perpetuarne l’opera durevolmente.
Tutto questo è stato sperimentato con soddisfacenti risultati dall’Ufficio Belle Arti del Trentino. La Commissione, nominata a sensi della circolare Rosadi, è intervenuta in tutti i casi in cui le fosse risultato il costituirsi di un comitato pro monumenti ai caduti: e poichè la regione è vasta e disseminata di città di borgate e di villaggi, le domande finora prese in esame superano le duecento. Inesorabilmente furono scartati tutti i bozzetti indecorosi in sè, o inopportuni per qualsiasi altra ragione. (Non si deve infatti dimenticare che una buona parte dei monumenti, specialmente dell’Alto Adige, non sono destinati a ricordare i nostri soldati caduti per la Patria, bensì gli sventurati combattenti austriaci, immolati per una causa che non era la loro). I membri della Commissione, senza alcun compenso, si offrirono di correggere, di emendare, di rifare i vari disegni; o suggerirono le persone meglio adatte per risolvere, volta per volta, i singoli casi, insistendo sempre, a voce ed in iscritto, nell’opera di persuasione e di educazione del gusto artistico popolare. Fu fatto di più: si ventilò l’idea di bandire fra gli artisti locali un piccolo concorso per i monumenti architettonici, della massima semplicità, destinati agli umili ma tanto caratteristici paeselli delle Alpi tridentine. Il Commissario Generale negò il piccolo contributo finanziario alla intrapresa; ma la Provincia se ne assunse invece tutte quante le spese. Il concorso ebbe luogo: ed un opuscolo di divulgazione, contenente una sessantina di bozzetti prescelti, fu distribuito gratuitamente in paese a centinaia di copie, allo scopo non tanto di offrire dei modelli già fatti di monumenti ai caduti, quanto di additare i criteri da seguire e di indicare al pubblico i nomi degli artisti capaci di assolvere degnamente il loro compito.
Per tutto questo lavoro l’Ufficio Belle Arti del Trentino non ha speso un centesimo delle casse dello Stato. E malgrado la somma di lavoro incombente a quella Sopraintendenza per l’istituzione dell’Ufficio e per l’impianto del servizio Belle Arti nella regione, e ad nota della limitatissima potenzialità del personale, fu trovato il tempo anche per ciò.
Il che si dice non già per additare ad esempio l’Ufficio Belle Arti di Trento, ma soltanto per dimostrare la fattibilità della cosa e l’opportunità che venga fatta.

G.

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