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GOFFREDO BENDINELLI: Le volte a stucco di antichi edifici romani, con 12 illustrazioni |
La classica divisione degli stili della pittura parietale pompeiana, proposta or sono parecchi anni da Augusto Mau, è quella nella quale s'inquadrano tuttora le cognizioni intorno alla pittura antica, non solo, ma intorno a tutta l'arte decorativa greca, a partire dai témpi ellenistici, e a quella romana dei secoli migliori (1), Sebbene la pittura pompeiana, arte fiorita in una prospera ma pur modesta città di provincia, abbracci soltanto gli ultimi secoli della Repubblica e il primo secolo dell'Impero fino all'anno '79, non si teme di racchiudere entro quei ristretti confini poco meno che tutto lo sforzo prodigioso compiuto dall'arte decorativa in tutto il vasto Impero Romano.
Una reazione a tale semplicismo si è venuta dimostrando in questi ultimi anni, particolarmente ad opera di Michele Rostowzew, l'illustratore delle importanti e originali pitture funerarie ellenistiche della Russia Meridionale (2). Ma a prescindere dalle decorazioni parietali, ciò che è stato quasi completamente trascurato finora, si è la decorazione dei soffitti e delle volte; non tanto, io credo, per mancanza o per iscarsezza di esempi, sebbene le camere pompeiane siano per lo più prive delle volte originarie, quanto piuttosto perchè trattasi spesso di soffitti decorati a stucco, e l'arte dello stucco sembra costituire qualche cosa di diverso e di meno importante della pittura e della scultura antica (3). Ben noti sono gli stucchi delle volte appartenenti alla casa romana della Famesina, rinvenuti nel 1888 e conservati nel Museo Nazionale Romano (4), Si tratta di un'opera finissima di età augustea, dove non si sa se ammirare di più l'accortezza con cui è trattata la riquadratura o la finezza con cui sono eseguite le figure e gli altri elementi decorativi (fig. 2). Limitandoci alla riquadratura, noi vediamo come l'artista abbia qui seguito uno schema rigorosamente geometrico, non solo, ma abbia proceduto sulla traccia di un vero e proprio reticolato. Dopo aver quadrettata mediante reticolo tutta la superficie da decorare, l'artista non ha avuto altro pensiero che quello di interrompere in vari punti, sempre simmetricamente e secondo un disegno prestabilito il reticolo, in modo da ricavarne semplici figure geometriche come quadrati e rettangoli, ciascuno dei quali risultante dalla fusione di due o più riquadri. I riquadri più piccoli constano di un solo quadrato o casella, che può essere chiamata la casella modulo. Ciascuna casella è poi occupata da motivi figurati o floreali. In tal maniera l'artista ottiene colla massima semplicità di mezzi una decorazione ricca, variata, matematicamente simmetrica nelle varie parti e tale da risultare, ad occhio non esercitato, di una complessità assai maggiore che essa non abbia in realtà. Altrettanto dicasi delle volte nel monumento sotterraneo o basilica sotterranea di Porta Maggiore, scoperta nel 1917(5). Delle tre vàlte a pieno sesto della Basilica la vòlta centrale (fig. 3) è la più importante non tanto per la sua maggiore grandezza, quanto perchè in quella la decorazione a stucco risulta assai più finemente eseguita che altrove. Anche qui, e più chiaramente che altrove, il reticolo costituisce lo schema e la base del sistema decorativo, e la decorazione si svolge esattamente come nelle volte della Farnesina, E degno di nota come nonostante fa semplicità estrema del motivo fondamentale, sia abilmente evitata la monotonia. Per chi trovi interessante di risalire alle origini del motivo artistico, è facile osservare che il prototipo di codeste volte a stucco dovette essere un tipo di vàlta, la cui ossatura determinava una successione di cassettoni ad angoli retti, prodotti dall'incrocio di costoloni paralleli e normali all'asse maggiore della volta medesima (6). Sulle due volte minori della stessa basilica di Porta Maggiore, entro i riquadri maggiori sempre a sottili cornici, sono inseriti dei rombi, i quali soli interrompono il sistema delle cornici intersecantisi ad angoli retti. Gli stessi caratteri della decorazione a stucco della Basilica si osservavano nelle volte dell'Ipogeo degli Arrunzi già esistenti in vicinanza della Porta Maggiore, da tempo distrutti insieme col monumento, dopo essere stati veduti e riprodotti in parte da G. B. Piranesi (7) (fig. 4). Tale assoluta identità di caratteri fondamentali fra tutti i monumenti citati, permette di assegnare loro la medesima età, quella della dinastia Giulio-Claudia, che rappresenta il periodo aureo dell'arte imperiale. Una certa diversità rispetto allo schema predetto si osserva nella volta del vestibolo d'ingresso alla stessa Basilica di Porta Maggiore, dove entro taluni quadrati veggonsi iscritti, con certa frequenza, dei medaglioni circolari (fig. 5). È questo un progresso decorativo senza dubbio in corrispondenza con un periodo di tempo più avanzato. Mentre uno schema lineare assai simile a quello che si osserva in tutti i monumenti più antichi, è quello del criptoportico del Palatino, contiguo alla casa di Livia (fig. 7). Lo schema lineare è presso a poco il medesimo, ma si nota un notevole arricchimento dei partiti di pura ornamentazione, come cornici e volute, a danno dell' elemento figurativo, straordinariamente ridotto: sufficiente indizio questo di età più avanzata. Dove si veggono profondamente modificati gli schemi tradizionali, si è nelle vòlte riccamente decorate dalla Domus Aurea di Nerone (8). Fermandoci qui a considerare la struttura della così detta Volta dorata riprodotta da Mirri e da noi esibita nella forma schematica (9) (fig. 6), vediamo che sebbene la base per la divisione del soffitto sia ancora il reticolo, le relative casselle-moduli non solo risultano alterate profondamente in figure geometriche varie, ma sono anche variate da elementi lineari nuovi, come i semicerchi adatti per l'inscrizione di valve di conchiglie, clipei, ecc, Un elemento tutt'altro che trascurabile in questa decorazione sempre più fastosa si è la pittura, la quale viene anzi a completare e ad arricchire l'opera del modellatore in stucco. Ciò non avviene invece nelle volte della Farnesina, nonchè su quelle della sala basicale di Porta Maggiore, mentre un principio di policromia si ha già nella vòlta del vestibolo della stessa Basilica. Lo schema geometrico lineare si trova tuttavia abbastanza semplice e ben riconoscibile in qualche altra sala della stessa Domus Aurea. Innovazioni assai più radicali dal lato decorativo si osservavano certo nelle pareti a stucchi degli ambulacri del teatro di Domiziano ad Albano (10), in cui è manifesta l'influenza del secondo stile pompeiano caratterizzato da prospetti architettonici veri e propri, come su parete della palestra delle Terme Stabiane a Pompei (11). In un ambiente delle quali (Apodyterium) il soffitto è diviso a cassettoni lacunari esagonali o circolari a volute intrecciate (fig. 8 e 9), con motivi figurati a bassorilievo (12); mentre nel Tepidario delle Terme presso il Foro il soffitto, policromo, presenta oltre ai cassettoni esagonali, riquadri a motivi geometrici diversi (fig. 10), variati da motivi a libero disegno, come candelabri e volute continue (13). Sono questi i soffitti del terzo e quarto stile pompeiano. Pesanti e poco originali, ma non privi tuttavia di caratteri stilistici che ci permettano di ascriverli ancora alla fine del primo secolo, sono le volte a stucco recentemente scoperte sotto la Basilica di S. Sebastiano ad Catacumbas, specialmente il soffitto della scalinata a lacunari esagonali (14). Per il secondo secolo dell'impero sono esempi cospicui le volte delle tombe dei Valeri e dei Pancrazi sulla Via Latina (15). Sulla volta della prima tomba, scompartita secondo un sistema geometrico che pur non essendo il sistema tradizionale, è tuttavia ancora abbastanza semplice, constatiamo la prevalenza assoluta dei medaglioni circolari figurati rispetto ai cassettoni quadrati, più piccoli dei cerchi e con motivi assai semplici e schematici, come rosette o putti (fig.11). Sulla volta dell'altra tomba si nota invece una decisa volontà di affrontare schemi e problemi lineari nuovi (fig. 1), con curiose fusioni di linee curve, senza troppo vantaggio, però, per l'effetto generale. Si ripete qui il motivo della treccia, che già abbiamo riscontrato sopra un soffitto Pompeiano. in questa seconda tomba la policromia acquista una speciale importanza, essendo introdotti in mezzo alla decorazione a stucco dei veri e propri quadri di paesaggio a colori. Le due tombe si ascrivono all'età degli Antonini e sono quindi anche più recenti degli stucchi di cui restano miseri avanzi alla Villa di Adriana, presso Tivoli, sulle volte delle Grandi Terme e in qualche altro ambiente ancora in piedi della sontuosa dimora (16). E' probabile che la moda dei soffitti a stucco sia continuata per tutto il secondo secolo ed oltre, almeno per gli edifici di lusso, ma ce ne mancano le testimonianze. Alla decorazione a stucco sottentra in genere nei secoli successivi la pittura e la piena decorazione ad affresco. Questo fatto è forse determinato, fra l'altro, da un mutamento di tecnica costruttiva, e cioè dalla prevalenza sempre maggiore delle vòlte a crociera sulle vòlte e botte, ciò che rendeva sempre più ardua, per gli ambienti almeno di piccole dimensioni, la tecnica del rilievo a stucco applicato alle volte, I soffitti a stucco, di cui così scarsi, contuttochè cospicui avanzi, sono pervenuti sino a noi, dovevano essere assai frequenti nei sontuosi edifici della Roma imperiale. Non pochi di essi, oggi perduti, dovettero rimanere in piedi tra i ruderi, più o meno impraticabili, della città antica e destare l'ammirazione, svegliando lo spirito d'imitazione di generazioni d'artisti dei secoli passati. Senza dubbio gli architetti del Rinascimento italiano, primo tra i primi Giovanni da Udine (17), mostrano nei loro modelli di soffitti, di essersi più volte ispirati ad esempi che altro non possono essere se non quelli delle antiche volte a stucco di edifici romani, mostrando in tal modo la vitalità e l'importanza di un'arte decorativa ormai decaduta e anzi quasi completamente tramontata. Chi però consideri gli stucchi bellissimi che adornano i soffitti del Palazzo dei Massimi (18), le Logge Vaticane, e gli altri, ancora più delicati e di non meno pura ispirazione classica, sulle pareti dell'atrio nella Villa Madama a Monte Mario (19), per non parlare di parecchi altri capolavori del nostro Rinascimento, non può convincersi che un'arte cosi fine ed eletta non trovi ancora una volta il maestro d'iniziativa geniale, il quale voglia ravvivare sotto i nostri occhi i miracoli degli antichi e nobili scultori dello stucco. (1) A. MAU, Geschichte, der dekorativen Wandmalerei in Pompeij, Berlin, 1882. (2) M. R0ST0WZEW, Ancient decorative Painting in the South of Russia, St. Petersburg, 1914, ed Ancient decorative Wall-painting in Journal of hellenic Studies, 1919, pp. 144-163. (3) Recentemente il mio amico dott. G. LUGLI ebbe a richiamare sugli stucchi decorativi l'attenzione dei lettori di questa Rivista, con un articolo su La decorazione dei colombari romani, a. I, fasc. III, pp. 219-241. Sull'arte decorativa dei soffitti romani giova consultare oltre uno studio di R0NCZEWSKI, Gewolbeschmuck in romischen Altertum (Berlino, 1903), le seguenti opere italiane, di recente pubblicazione: G. FERRARI, Lo stucco nell'arte italiana,, Milano, Hoepli; A. COLASANTI, Vòlte e soffitti italiani, Milano, Bestetti e Tumminelli, 1915. (4) LESSING-MAU, Wand und Dechenschmuck eines romischen Hauses, Berlin, 1891, R. PARIBENI, Guida del Museo Naz. Romano (4a ediz.), p. 186 segg.; G. FERRARI, op. cit., tav. XVI-XX. (5) E, GATTI e F. FORNARI, Monumento sotterraneo presso Porta Maggiore, in Notizie degli Scavi, 1918, p. 30 segg. Oltre l'illustrazione completa e definitiva del monumento, è di prossima pubblicazione nel Bullettino della Commiss. Archeologica Comunale, un mio studio riassuntivo sullo stesso soggetto. (6) Ciò vedesi forse meglio che altrove nella decorazione a stucco tuttora parzialmente conservata di una volta di portico appartenente ad una villa romana nel Tusculano, poco lontano da Frascati (O. MANCINI, Galleria con volta decorata a stucchi, in Notizie degli Scavi, 1913, p. 54). (7) G. B. PIRANESI, Le antichità romane. vol. II, tav. 12. (8) Sulla Domus Aurea e questioni annesse, vedi lo studio di F. WREGH, Das Goldene Haus des Nero, in Jahrbuch des Arch. lnstituts, 1913, pp. 127-244, MIRRI e CARLETTI, Le antiche camere delle Terme di Tito (Roma, 1779). (9) MIRRI e CARLETTI, Op. cit., tav. 42. (10) G. LUGLI, La Villa di Domiziano sui Colli Albani, in CBullettino Arch. Comunale, 1918, tav. III. Cfr. Studi Romani, 1914, tavv. I-II. (11) A. MAU, Pompeij, its life and art (trad. Ingl.), p, 193. (12) Op. cit., tav. V. (13) Op. cit., p. 198; DURM, Die Baukunst der Etrusker u. der Römer, tav. colorata a p.418. (14) G. LUGLI, art. cit. a nota 3, fig. 6. (15) G. FERRARI, op. cit., tavv. IV-VIII (tomba dei Valeri); tav. XXI-XXV (tomba dei Pancrazi). (16) G. VASARI, Le Vite (a cura di G. Milanesi) vol. VI, p. 551 segg. (17) P. GUSMAN, La Villa Imperiale de Tibur (Villa Hadriana), Parigi 1904, p. 231 segg. Lo stile dei pochi stucchi tuttora superstiti di Villa Adriana e di quelli conservati su disegni di antichi illustratori della Villa, Ponce e Piranesi, sebbene possa ridursi in gran parte a schemi lineari geometrici noti, differisce profondamente da quello dei numerosi stucchi citati (ved. anche fotografie Moscioni, n. 8997 ed altre). Per la loro importanza, però, gli stucchi di Villa Adriana richiederebbero uno studio tutto speciale. (18) G. FERRARI, op. cit., tav. XXIX; A. COLASANTI, op. cit., tav. CVIII. (19) G. FERRARI, op. cit., tav. XXXIX. |
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