FASCICOLO IV - NOVEMBRE DICEMBRE 1921
CORNELIO BUDINIS: Ruggero Berlam (1854-1920) II ed ultima parte, con 19 illustrazioni
Nell’anno 1898 il Consiglio municipale di Trieste bandi un Concorso a premi per il progetto della sistemazione monumentale del Cimitero di S. Anna, e la Giuria, nominata per l’esame dei progetti, conferì due premi di egual grado (di 3000 corone l’uno), l’uno al progetto di Ruggero Berlam, l’altro a quello elaborato da Giorgio Polli e da me.
Il progetto Berlam venne poi ristudiato da lui e presentato al Comune nell’anno 1902. I due edifici fiancheggianti il grande in-gresso, destinati ad alloggi ed uffici dell’ispettore e del vicario, nonchè di parte del personale subalterno, costituiscono le parti massicce, che scendono degradando fino alla cancellata mediana. L’ampio spa-zio, così lasciato libero, permette, a chi sta sulla rotonda esterna e più addietro ancora, di vedere simultaneamente e la cappella centrale e il famedio collocato nello sfondo, in mezzo al grande colonnato che forma tutto il lato superiore del sacro recinto.
Le forme architettoniche alle quali il bel progetto si ispira non appartengono ad alcuno degli stili storici più conosciuti, ma bensì a quelli di tempi ben remoti, assai lontani dalla civiltà presente. Ed in armo-nia a tale intenzione l’effetto artistico risulta dalle masse severe, e dalle grandi linee.
Il progetto va indubbiamente annoverato, per l’originalità del concetto artistico fon-damentale al quale è informato tra le migliori creazioni di Ruggero Berlam.
Negli anni 1900-1904 il Berlam pro-gettò e costruì i villini Modiano in via Rossetti nei quali egli si lasciò sedurre per la prima e l’ultima volta dalle forme del secessionismo, la villa Giovanni Antonio Di Demetrio in via Romagna, la villa Silvio Sbisà e la villa Emilio Pico ad Udine nelle graziose forme del nostro Rinascimento (fig. 1), la casa propria a Trieste in via Piccardi N. 26, la villa Nadigh ad Udine (fig. 3) e le grandi case per l’armeno Haggi Giorgio in via Tigor, via Benedetto Marcello, via Vit-toria Colonna e via Tigor-Giustinelli. A sollevarlo dalle fatiche immani che gli derivarono da cotest’ininterrotta attività, entra nell’anno 1904 nel suo studio quale suo collaboratore il figlio architetto Arduino e da quest’anno fino al giorno della sua morte non è più possibile separate l'opera di Ruggero Berlam da quella del figlio nei molti lavori fatti in cotesti sedici anni.
Si può forse con una certa verosimiglianza asserire, che ciò che nelle opere fatte dai due in collaborazione v’è di più or-ganico e costruttivo provenga dal figlio, mentre il pittorico proviene principalmen-te dal padre e ciò per le tempre pecu-liari dei dite artisti, in uno dei quali sembra predominare il pensiero, nell’altro la fantasia.
I principali lavori fatti dai due artisti in collaborazione sarebbero: il progetto per i Musei di Trieste; il palazzo Vianello in piazza Oberdan, parto d’una fantasia artistica che non tollera ceppi di sorta, do-ve però la Straordinaria vitalità della fac-ciata principale va felicemente calmandosi nelle due più sobrie facciate laterali la casa di Giovanni Marin in via dell’Acquedotto; altre opere d’importanza secondaria, principalmente invece i seguenti tre lavori che compendiano quanto di meglio il Berlam ebbe a produrre: l’imboccatura della Galleria sotto il colle della Fornace e la scalinata addossatavi, il tempio israelitico (1906- 1912), ed il Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (1909-1914), tutte e tre queste opere erette a Trieste. Il dare veste artistica all’imboccatura della Galleria suddetta era compito quanto mai arduo per un architetto, ma il Berlam vi soddisfece con arte sobria, ottenendo, anche per l’uso esclusivo di ottima pietra bianca nostrana, un'effetto di monumentalità non facile a raggiungersi.
Il Tempio israelitico del quale dò nelle figure 4 e seguenti vedute d’insieme e di particolari, è, senza alcun dubbio, la più originate opera del Berlam, che, scostandosi dalle tradizioni cristiane o moresche, alle quali anacronisticamente ebbero ad ispirarsi tanti moderni costruttori di sinagoghe, attinsero l’inspirazione artistica allo stile della Siria centrale, ove, nella regione dell’Hauran, fiorì un’arte costruttiva in perfetta armonia collo spirito della religione israelitica e che trasporta involontariamente la fantasia dell'osservatore a quei paesi soleggiati ove quell’arte sorse e si diffuse,
Ne risultò così una creazione robusta ed originale, di gran lunga superiore alla maggior parte dei tempî israelitici moderni e che la futura storia dell’arte non potrà far a meno di prendere in seria conside-razione. Osserverò ancora che i primi germi delle forme architettoniche adottati in quest’opera, si possono scorgere già nel protetto che Ruggero Berlam elaborò per il Cimitero monumentale di Trieste ed al quale più sopra accennai.
Mi resta ancora a parlare di altra opera monumentale eseguita dai due Berlam negli ultimi anni e terminata poco prima dello scoppio della guerra mondiale; intendo dire del Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà.
Le diverse vedute dell’insieme e di sin-goli particolari mi dispensano dall’adden-trarmi in un esame particolareggiato delle forme architettoniche adottate. La ricca, esuberante decorazione di singoli particolari ricorda qui certamente un po’ l’architetto del palazzo Vianello, ma l’insieme del palazzo, osservato specialmente da una certa distanza, dà un’impressione di equilibrio e di armonia, e corona degnamente la vita d’un artista che per l’arte visse e che dall’arte venne sempre ricambiato di pari, inesauribile amore.

Ma, oltre a quest’attività incessante, coronata da continue soddisfazioni, un'altra attività esplicò il Berlam che gli portò anche qualche amarezza ed alla quale, è mio dove-re di far cenno perchè con essa egli si meritò la gratitudine di quanti sentono l’arte, sanno apprezzante l’effetto educativo e sono ani-mati dal giusto desiderio che Trieste mostri anche nell’aspetto esterno dei suoi edifici la consanguineità dei cittadini suoi con quelli delle altre gloriose città d’Italia. Intendo dire dell’attività svolta dal Berlam nel Circolo Artistico, nel Museo Revoltella e più di tutto nella Commissione alle pubbliche costruzioni.
Ruggero Berlam fu, circa l’anno 1884, uno dei fondatori del Circolo Artistico, della cui sorte sempre si interessò e del quale fu per lungo tempo presidente.
Per ben 18 anni egli appartenne pure al Curatorio di quel Museo Revoltella che e una delle più notevoli gallerie d’arte moderna che esistono in città italiane. Dall’anno 1913 in poi il Berlam fu vicepre-sidente del Curatorio.
Consigliere municipale tra gli anni 1893 e 1907, e membro della Giunta, Ruggero Berlam presiedette con ogni competenza la Commissione alle pubbliche costruzioni nella quale, aiutato da altri galantuomini, egli si oppose con giusta severità a quella corrente affaristica alla quale più sopra ac-cennai e che nell’edilizia cittadina non vedeva altro che una fonte di lucro. Egli volle anzitutto che il decoro artistico trasparisse da tutte le opere edilizie, sia da quelle che venivano fatte dal Comune a mezzo dei suoi organi esecutivi, tra i quali egli volle ci fossero degli artisti, sia da quelle dei privati ai quali venivano respinti inesora-bilmente tutti i progetti che presentavano per opere architettoniche studiate da per-sone inette. Volle anche che il carattere nazionale della città, del quale fu sempre strenuo difensore, apparisse nelle opere architettoniche che venivano erette.
Irredentista convinto ed intransigente Ruggero Berlam, compromesso, poco dopo lo scoppio della guerra mondiale in seguito all’arresto d’un suo giovine amico, dovette partire repentinamente per l’Italia, abbando-nando parentele, amicizie, affari ed interessi.
Fiducioso nella saldezza del fronte italiano egli si costruì allora a Tricesimo presso Udine, in piena zona di guerra, una villetta, dalla cui torre seguiva ansiosamente le terribili azioni d’artiglieria sui colli di Gorizia e sui monti del medio e dell’alto Isonzo. Il rombare dei cannoni lo addolorava, perchè bontà e mitezza si sprigionavano sempre dai suoi occhi az-zurri, ma gli infondeva speranza.

Già ammalato di cuore, la sciagura di Caporetto e la susseguente ritirata, l’abban-dono della sua villetta con tutti i suoi ricordi lieti e tristi (ivi era morta nel giu-gno 1916 la sua consorte che era stata sepolta nel cimitero del villaggio), pregiudicarono di molto la sua salute.
Si trasferì a Bologna in casa delle sue buone sorelle, reprimendo la tristezza e quasi facendosi piccino per non recare disturbo. In esilio, studiò una facciata per il S. Petronio di Bologna, elaborando molti schizzi com’era suo costume. Le vittorie del 1918 lo esaltarono e la gran gioia gli fece altrettanto male quanto il dolore dell’anno precedente. Ritornò a Trieste il 16 novembre a bordo d’un piccolo piroscafo in una giornata di bora gelida. Volle rimanere sul ponte per godere la gran gioia del ritorno nella sua città redenta e quel viaggio fu un disastro per il suo fisico.
Giunto a Trieste, ebbe delle crisi fortis-sime ed ebbe pure il dolore di non poter servirsi degli occhi per il sopravvenire di un’irite. Ciononostante egli prese parte, assieme al figlio, al concorso per la riforma del Palazzo di Giustizia e sebbene tanto ammalato, seppe ricavare dalla sua matita dei motivi felicissimi.
In seguito egli si rimise alquanto nella quiete della sua villa di Tricesimo, e nulla faceva prevedere l’imminenza della cata-strofe. Egli disegnò ed ebbe conferenze d’affari ancora nel pomeriggio che prece-dette la sua fine.
Così si chiuse, il 22 ottobre 1920, la vita di continuo lavoro dell’architetto Rug-gero Berlam, il cui nome verrà ricordato con affetto ed ammirazione da quanti sono assetati di idealità e stimano che questa fugace vita in tanto solo sia degna di essere vissuta, in quanto sia animata da-gli eterni ideali del bello, del buono e del vero.
CORNELIO BUDÌNIS.

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