NOTIZIARIO.
CRONACA DEI MONUMENTI.
La cronaca dei monumenti italiani non è davvero lieta. Sembra
invero che lo sia quando riporta le notizie dei principali fasti, quali
sono i numerosi restauri che si sono recentemente eseguiti e che al
stanno eseguendo, tra i quali sunt bona sunt mediocra sunt mala... Ma
per chi non ignora quanti monumenti, quante opere architettoniche e
decorative aventi essenziale valore d’ambiente deperiscano diuturnamente
per opera degli uomini ben più che degli agenti naturali, quanti
strazi debbano subire per l’iniziativa di edili ignoranti e privi
di senso d’arte che distruggono ciò che trovano su di un
tracciato rettilineo, quante disarmonie stridenti le deturpino con volgari
fabbriche nuove dovute ad uno sviluppo moderno che raramente comprende
le ragioni e le condizioni d’ambiente, questa parte negativa della
cronaca (che non è possibile scrivere altro che nei casi più
tipici e più gravi e più noti) supera di molto quella
positiva. E così sarà finchè lo Stato italiano
non abbia alfine una vera politica d’Arte ed una vera politica
dei Monumenti in particolare, finchè nelle classi dirigenti e
nel pubblico non si sarà diffuso un sentimento cosciente dl rispetto
verso le opere che non solo rappresentano ricordi di glorie passate,
ma conservano una vitale funzione di bellezza nell’arida esistenza
delle moderne città.
Su questi concetti la nostra Rivista insisterà instancabile;
ma ha voluto fin d’ora enunciarli perchè le notizie, necessariamente
laconiche ed incomplete, che qui verranno pubblicate e che specialmente
verteranno sui vari problemi principali riguardanti i monumenti non
siano intese nel senso che una provvida cura sapiente ed amorosa si
rivolge con ampia unità di intenti alla conservazione di questo
patrimonio glorioso...
ANTRO. — Un fulmine ha colpito la chiesa di S. Giovanni di Antro
non lungi da Cividale e l’ha incendiata rovinandola seriamente
in molte parti. Non si esageri però sui danno che ne deriva al
patrimonio artistico. Chi conosce il monumento sa che la parte più
interessante è la famosa grotta e che l’unico pezzo archeologico
notevole è l’iscrizione di un Felice che pare debba identificarsi
con un prete menzionato in un diploma berengariano.
BOLOGNA. — Sono recentemente terminati i restauri, della chiesa
di S. Giovanni Maggiore promossi dal benemerito Comitato di Bologna
storica ed artistica ed eseguiti sotto la direzione del prof. Collamarini.
Per essi son ritornate in luce le interessanti coperture della grande
nave, costituite da una successione di vôlte a vela.
E anche oggetto di un importante restauro in corso il complesso di santuari
medievali noto sotto il nome di chiesa di S. Stefano. Il sistema dei
ripristino ad oltranza che molti anni addietro, per opera del Faccioli,
in parte liberò, in parte alterò l’organismo di
tutto quel gruppo interessantissimo (ed erano tempi in cui la moda del
rifacimenti imperversava) prosegue ora nell’atrio interno e nella
chiesa del S. Sepolcro. Nell’atrio si intende liberare un’altra
campata dell’antico portico; ed il risultato può essere
ottimo. Ma della facciata di fondo porta seco numerosi problemi le cui
soluzioni in parte sono arbitrarie.
Quanto alla chiesa del S. Sepolcro recenti indagini hanno determinato
la disposizione della primitiva pianta che in parte riproduce il tipo
della chiesa dei Santo Sepolcro in Gerusalemme; e la cosa è di
certo di grandissimo interesse per gli studi storici dell’architettura.
Ma su quello schema si è poi voluto rielevare addirittura l’edificio
falsificato, corrompendo l’autenticità coll’arbitrio,
la venerazione al Dio con la venerazione all’immagine. E tutto
questo è stato fatto con la completa assenza della Sovraintendenza
ai Monumenti, ed il Consiglio superiore per le Belle Arti quando è
stato chiamato sul posto si è trovato di fronte ad un fatto quasi
ormai compiuto.
La mirabile chiesa seicentesca della Madonna di S. Luca che si eleva
nell’alto della collina più prossima a Bologna è
anch’essa minacciata da un non richiesto restauro, che intenderebbe
con una grande composizione pittorica nella cupola e con una decorazione
policroma diffusa su tutte le coperture e le pareti e gli archi, mutare
l’aspetto interno del monumento, arricchendolo si, ma non certo
nobilitandolo, nè rispettando il concetto architettonico che
domina ora nella conformazione sobria e severa. Il Consiglio superiore
ha messo un risoluto veto al progetto, ma il Comitato promotore non
decampa ed insiste. Avrà il Sottosegretariato per le Belle Arti
l’energia di far prevalere gli interessi del monumento su quelli
del Comitato?
Altro conflitto temibile che ai delinea a Bologna (ove da qualche tempo
le ragioni dell’Arte e dell’ambiente sono purtroppo —
la questione delle Torri informi — in grande depressione) si riferisce
al grandioso convento di S. Francesco. L’Amministrazione delle
Finanze io vorrebbe occupato pei suoi uffici; e l’intendimento
potrebbe attuarsi senza troppi danni ove al rispettassero all’interno
il chiostro grande. Il chiostrino e gli altri non molti elementi d’Arte
che il vecchio edificio contiene. Ma il progetto affrettato e banale
non si contenta di questo, e propone di elevare tutto un nuovo edificio
immenso, lungo circa 130 metri, sulla piazza Malpighi: caratteristico
ambiente d’arte tranquillo e raccolto, scena adatta al mirabile
monumento della chiesa di S. Francesco che vi sorge accanto, che verrebbe
così irreparabilmente deturpata nel modo più volgare.
E la logica, l’economia, la tecnica costruttiva si associano al
senso di rispetto e di bellezza. Nel richiedere una minima alterazione
dell’ambiente possiamo sperare che prevarranno?
CREMONA.- Progetti vari, tendenze varie combattono intorno al Duomo
aspre battaglie. L’isolamento del Duomo, il ripristino della Zavattaria,
la ricostruzione di due arcate del portico anteriore, la disposizione
di due finestroni nel fianco settentrionale aperti nel seicento a squarciare
la parete, sono altrettanti argomenti di discussione appassionata. Ed
in fondo, non è male che intanto l’opera di restauro ritardi
e si maturi. Così avesse tardato fino a rispettare ancora il
bel chiostrino pochi anni fa distrutto dalle prime iniziative per l’isolamento!
MILANO. - Nel Castello Sforzesco fervono i lavori di restauro della
cappella Ducale che Galeazzo Sforza fece erigere intorno al 1467 all’estremo
della cosidetta Sala verde. Discutibili sembrano alcuni criteri architettonici
informatori del restauro, pei quali si ritorna ad un primitivo organismo
percorrendo a ritroso le fasi non trascurabili di modificazioni subite
in tempi successivi; ma dal punto di vista della decorazione occorre
riconoscere che se i lavori proseguiranno con la cura con cui l’anno
avuto inizio, mantenendo gli antichi elementi pittorici nei tossi attenuati
loro dati al tempo, non rinnovando e completando se non le parti ornamentali,
rivivrà un magnifico ambiente d’arte agli occhi del pubblico.
Più che restauro per gli studiosi, sarà restauro democratico.
Quale è tra i due concetti la linea dl confine?
G.G.
ARTE MODERNA.
- Nel concorso bandito dal Ministero di Industria e Commercio per il
nuovo edificio dell’istituto Professionale di Roma, hanno conseguito
a voti unanimi li 1° premio l’architetto Marcello Piacentini,
e il 2° premio gli architetti Leoni e Benigni. L’edificio
sorgerà sul viale Conte Verde. La Commissione giudicatrice era
composta del Prof. Ettore Ferrari, degli architetti Manfredi e Giovannoni,
del Comm. ing. Venezian, e dell’ Ing. Andreoni, direttore dell’
Istituto.
- Il concorso bandito dal Municipio di Roma per un nuovo Ponte sul Tevere,
tra la Piazza d'Armi e via Flaminia, è stato vinto con 5 voti
su 9 dall’architetto Augusto Antonelli. Il 2° premio è
stato assegnato all’architetto Neri. La Commissione giudicatrice
era composta dagli architetti Giovenale, Giovannoni, Milani e Foschini,
dall’Ing. Burba, dallo scultore Tonnini, dai Consiglieri comunali
Gelasio Caetani e Prof. Giglioli e dall’Assessore per il piano
regolatore Ing. Foschi.
- Nel concorso per l’ampliamento del Palazzo Comunale di Padova
e sistemazione delle adiacenze sono stati ammessi alla prova di secondo
grado gli architetti Max Ongaro, Romeo Moretti e Vincenzo Fasolo.
- Nel concorso per il Monumento al Fante sul Monte S. Michele sono stati
ammessi alla prova di secondo grado gli architetti Guido Cirilli, Giuseppe
Mancini, Paolo Mezzanotte e Ing. Griffini, Alessandro Limongelli e lo
scultore Eugenio Baroni. Il concorso scade alla fine di Marzo.
- Nel concorso internazionale per il Monumento all’indipendenza
del Brasile ha vinto. Il progetto presentato dall’architetto M.
Manfredi e scultore E. Ximenes.
- Si è inaugurata in Roma la nuova Scuola Superiore di Architettura.
Questa istituzione, attesa da tanti anni e da tutti auspicata ardentemente,
è finalmente un fatto compiuto. Alla cerimonia dell’inaugurazione
erano presenti S. E. l’On. Rosadi, Sottosegretario alle Antichità
e Belle Arti, il Comm. A. Colasanti, Direttore generale delle A. e B.
Arti, lo scultore E. Ferrari, Presidente dell’Istituto delle Belle
Arti, il Prof. Ceradini, Direttore della Scuola di Applicazione per
gli ingegneri, l’On. Ciappi, il Senatore Rava, Sindaco di Roma
e una folla di artisti. Il Prof. Manfredi, Direttore della nuova Scuola
alla formazione della quale ha dedicato tutta la sua attività,
ha pronunciato il discorso inaugurale.
In seguito il Prof. Giovannoni ha letto mia dotta ed acuta prolusione
al suo Corso di Storia dell’Architettura e Studi Architettonici.
Lunedì 10 Gennaio sono cominciate regolarmente le lezioni in
tutti e 5 i corsi.
Ecco l’elenco delle materie e degli insegnanti:
1° ANNO.
Analisi matematica - 1.a Parte - (Complementi di matematica, analisi
algebrica, geometria analitica) Prof. BOMPIANI
Elementi di Chimica generale e di chimica applicata ai materiali da
costruzione " GIORGIS
Geometria descrittiva " PANNELLI
Disegno di ornato e figura " VAGNETTI
Storia dell’arte " D.ACHIARDI
Disegno architettonico ed elementi di composizione " FOSCHINI
Elementi costruttivi " MAGNI
2° ANNO.
Analisi matematica - II. a Parte (Teoria delle equazioni, calcolo infinitesimale)
Prof. BOMPIANI
Applicazioni di geometria descrittiva - (Prospettiva) BORGOGELLI
Meccanica razionale (Calcolo grafico, statica analitica e geometrica
elementi di cinematica e dinamica). SILLA
Mineralogia e Geologia applicate DE ANGELIS
Decorazione applicata BARGELLINI
Storia dell’architettura e stili architettonici GIOVANNONI
Composizione architettonica MANFREDI
Rilievo e restauro dei monumenti LOCATI
3° ANNO.
Scienza delle costruzioni e disegno GIANNELLI
Topografia e costruzioni stradali CASSINIS
Igiene delle abitazioni LEVI DELLA VIDA
Fisica sperimentale e tecnica BORDONI
Decorazione applicata BARGELLINI
Plastica ornamentale PRINI
Caratteri degli edifici MILANI
Composizione architettonica MANFREDI
Rilievo e restauro del monumenti LOCATI
4° ANNO.
Idraulica applicata ed impianti vani SCIOLETTE
Materie giuridiche ed economiche CHIALVO
Plastica ornamentale PRINI
Architettura tecnica professionale - Estimo FASOLO
Composizione architettonica MANFREDI
Arredamento e decorazione interna GRASSI
5° ANNO.
I.° Semestre
Composizione architettonica MANFREDI
Edilizia cittadina ed arte del giardini PIACENTINI
Scenografia ANGELETTI
Conferenze d’arte e di archeologia
II.° Semestre
Sviluppo di un progetto architettonico completo nel riguardi dell’arte
e della scienza.
CORSO SPECIALE DI STUDIO DEI MONUMENTI AGGREGATO ALLA SCUOLA SUPERIORE
DI ARCHITETTURA.
Elenco degli insegnamenti
Studio storico, tecnico e artistico dei monumenti.
Nozioni d’archeologia e tecnica degli scavi.
Rilievo e restauro dei monumenti.
Conferenze ed esercitazioni su speciali argomenti.
Gli iscritti sono in numero di 52. La sede provvisoria è nell'
ex-pensionato artistico nazionale, in via Ripetta.
- Nel Congresso nazionale della Federazione degli Architetti italiani,
tenutosi in Firenze nei giorni 4, 5 e 6 Ottobre, riuscito numerosissimo,
è stata confermata la Sede della Federazione in Milano, ed eletto
a Presidente l’Architetto Ulisse Stacchini, Vice Presidente l’architetto
Giovanni Rocco, a Segretario l’architetto Lissoni. E' stato poi
nominato un Comitato nazionale d’azione in Roma, con Presidente
l’architetto Marcello Piacentini, Vice Presidente l’architetto
Arnaldo Foschini, membri gli architetti Ezio Garroni e Corrado Cianferoni.
Oltre alle cariche ed oltre a questioni di interesse di classe, gli
intervenuti hanno discusso su vari argomenti di carattere e di interesse
artistico.
Furono votati vari ordini del giorno, tra cui uno riguardante la istituzione
di Scuole superiori autonome di Architettura anche in altre città
d’Italia, uno riguardante lo stato degli studi di architettura
in alcuni Istituti di Belle Arti, uno riguardante la istituzione di
un ufficio d’arte in ogni provincia e comune. Fu proposta finalmente
per la Commemorazione della morte del compianto Architetto Sommaruga,
la apposizione di una lapide nell’Accademia di Brera e la pubblicazione
di tutte le sue opere in una speciale edizione.
M. P.
ESPOSIZIONE ITALIANA D’ARTE INDUSTRIALE E DECORATIVA A STOCCOLMA.
L’Esposizione Italiana d’arte decorativa e popolare che
di questi giorni ha chiuso il periodo fortunato della sua vita negli
splendidi locali del di Gevalch, destinati a lasciare un durabile ricordo
in Isvezia, deve essere segnalata in Patria, non tanto per la cospicua
raccolta di opere che la componevano quanto per il criterio che ne informò
l’organizzazione.
È questa la prima Esposizione Italiana del dopoguerra che siasi
tenuta all’estero e non è avventato giudizio l’affermare
che, sia per la decisa intenzione di rinnovamento che per l’amore
dimostrato nella scelta e la raccolta delle opere che recavano i caratteri
spiccati della nostra razza, essa si è risolta in una valide
prima battaglia, per una liberazione futura.
Liberazione da quelle influenze straniere le quali per lungo tempo tennero,
e tengono ancora, la fantasia e dei nostri artisti soggette a formule
incompatibili col nostro temperamento, il nostro sole, e le materie
che la Natura ci ha largito. "Amore di novità e non di rinnovamento,
oblio od ignoranza del nostro patrimonio artistico, quando questo viva
attraverso i secoli colla freschezza della pii. moderna opera, per gli
elementi di inquieta bellezza che lo costruiscono". "Cieco
feticismo per le forme snervate di epoche che hanno compiuto la loro
parabola, ormai lontana da noi, cristallizzate in forme definitive".
Contro questo l’Esposizione di Stoccolma ha voluto essere una
piccola voce d’allarme, ed a provare che essa non è sorta
per la sola entusiastica volontà degli uomini che organizzata,
ma come un fenomeno venuto per necessità storica, sta il fatto
che essa fu bandita, raccolta e portata a Stoccolma, mentre Arduino
Colasanti lanciava quel suo programma per la riorganizzazione delle
scuole l’insegnamento artistico in generale, e per la difesa del
nostro patrimonio d’arte popolare, che è un vero statuto
di libertà.
Questa mostra italiana, organizzata durante un periodo estremamente
difficile, quando l’oro straniero, col favore del cambio accaparrava
quasi tutta la nostra produzione d’arte applicata, forzando le
fabbriche a consegne di grandi partite spesso a detrimento della qualità,
mentre nelle campagne le materie tessili e coloranti facevano difetto,
è riuscita in gran parte a realizzare il proprio programma che
era quello di offrire a Stoccolma una collezione di opere che stessero
a dimostrare come in Italia vi sia la possibilità di rinnovarsi,
grazie alle virtù d’arte del nostro popolo - sulle tracce
della tradizione - e metterti al pari di quelle Nazioni giovani le quali
tengono ora l’avanguardia nel campo delle atti decorative.
Più libere di noi, forse perchè più povere o mancanti
di gloriose memorie, queste mandano i propri figli netta nostra tetra,
da dove ritornano ricchi di idee e dl coltura. Essi vengono di lontano
e scoprono la bellezza che è nostra, come un grande tempio di
cui possono, tratto solo, vedere la mole maestosa dagli archi alle cuspidi.
Con amorosa cura furono cercati e raccolti i prodotti dell’arte
popolare e contadinesca. Tappeti di Pescostanzo e di Longobucco, Sardi
e del Lazio, coperte e merletti al tombolo, lini colorati dell’Umbria,
bisaccie e vertole casse e legni scolpiti del Mezzogiorno, della Toscana
e del Settentrione, terraglie e majoliche napoletane, siciliane, romagnole
etc. etc.
Questi oggetti, creati da semplice gente, spesso ignara delle più
elementari regole d’arte, hanno destato a Stoccolma sincero entusiasmo.
I critici d’arte, dall’autorevole ed ufficiale, al modernista
rivoluzionario, ne hanno decantato la bellezza, ed il pubblico, coll’acquisto
ha confermato il giudizio. Osservate, scrive un eminente critico svedese
il dott. A. Brunius, con quanta spensierata abilità, quanta freschezza
d’ispirazione, sono dipinti o tessuti questi piatti rustici, queste
coperte abruzzesi.
È la tradizione centenaria che si perpetua, senza essersi cristallizzata
ma che si rinnova insensibilmente - ed è quindi moderna. - Le
più delicate regole del ritmo dei volumi, attuale tormento degli
artisti davanguardia, donna di Pescostanzo ha risolto - certo per istinto
- e nel tessere, improvvisando la schiera d’uomini, e di cavalli
e di aquile sulla coperta nuziale, abolisce tranquillamente una testa,
una zampa, un’ala quando il ritmo della composizione lo imponga.
Verso queste forme di semplicità e di libertà la Esposizione
di Stoccolma ha voluto attrarre l’attenzione del pubblico svedese
che nutriva non pochi pregiudizi sulla nostra produzione d’arte
industriale, male informato da scrittori in viaggio di nozze!
L’Esposizione di Stoccolma fu una mostra a programma e non volle
nè poteva essere una raccolta completa di quanto l’Italia
produce nel campo dell’arte applicata, senza distinzione di scuola
o di indirizzo ma segui un precisato criterio di scelta!
E poichè nemo propheta in patria, noi speriamo che il successo
ottenuto a Stoccolma con una esposizione di opere le quali, per quanto
riguarda l’arte popolare furono sino a pochi mesi or sono solo
da pochi italiani ammirate e raccolte, valga a richiamare l’interesse
del nostro pubblico a curare diffondere ed esaltare l’amore per
quei prodotti che sono veramente nostri e passano, come e avvenuto qui,
dell’umile capanna calabrese all’onore delle grandi sale
nei musei svedesi.
Completano la fisonomia della mostra le opere di alcuni artisti italiani,
e di alcune manifatture, all’apice detta perfezione tecnica e
che rispondono al programma estetico della esposizione per innata freschezza
d’ispirazione.
Queste note non vogliono essere una critica nè un catalogo delle
molte ed eccellenti opere che costituiscono il materiale esposto. Accenniamo
fra le più caratteristiche alla collezione di bronzi di Libero
Andreotti, acquistata per il Museo Nazionale di Stoccolma, alle figure
di Duilio Cambellotti ed ai suoi giocattoli che sono una elegia della
campagna romana, alle vetrerie muranesi SAIAR & BAROVIER anche onorate
d’acquisti ufficiali, per le loro collezioni di vetri moderni,
alle manifatture di Cantagalli di Firenze, alle scuole di merletto ad
ago di Burano, alle ditte veneziane, milanesi e torinesi, poi damaschi,
i broccati, i velluti, te fabbriche dell’Umbria e delle Marche,
per te terraglie, alle scuole d’arte applicata di Palermo e di
Napoli, per ceramiche e mobili.
L’Italia, con questo esperimento ha validamente provato di possedere
i mezzi per rinnovarsi, risalendo alle fonti della sua cultura, studiando
con umiltà le forme ancor fresche ed incorrotte dell’arte
popolare, spalancando le porte delle fabbriche, ahimè! quanto
ancor socchiuse, ai giovani artisti, permettendo loro di esperimentare
e cimentarsi con la materia, di vivere in contatto con gli artefici,
per una vitale, pratica e veramente italiana produzione d’arte
applicata.
GUIDO BALSAMO-STELLA.
L’ARCHITETTURA ALL’ ESPOSIZIONE D’ARTE SACRA IN VENEZIA.
Per essere una prima esposizione nazionale di Architettura Sacra, il
numero delle opere è veramente ragguardevole. Se noi però
ci fermismo ad una prima sincera impressione, vediamo come in questa,
più ancora che nell’arte cosidetta profana, regni un vero
caos. Più che tutto le manca troppo spesso una vera elevatezza
di pensiero, le manca il sentimento del simbolo che nel passato ravvivò
di pura luce le espressioni architettoniche delle umili basiliche o
delle fiorenti cattedrali gotiche!
Nell’architettura di questa mostra pure troviamo qua e là
sprazzi di luce, il tendere verso un più puro sentimento di libertà:
e vorremmo vedere queste forze unite sotto una guida sapiente e risorgere
disciplinate, divenire il centro di un movimento spiritualista per l’architettura
dei templi.
Fra le cose notevoli d’arte vediamo i progetti del Del Giudice,
uno dei pochi che lavorano con vero amore e che sanno gioire e soffrire
per l’arte.
Abbiamo una cappella del Rigotti concepita con vera serenità
d’intenti, il progetto per la chiesa votiva di Padova del prof.
G. Polvara e Bauli. La mostra personale di G. Berti e Lorenzetti i quali
si affermano degnamente nella loro ultima maniera con vari progetti
per i luoghi devastati dalla guerra tutti lodevolissimi.
Gli architetti Mezzanotte e Griffini hanno buoni bozzetti per un piccolo
santuario nel Friuli ed i progetti F e B che vorremmo vedere costruiti.
Un buon progetto è quello del Baitello, costrutto semplicemente,
pratico e nobile.
Buoni gli schizzi del Marchiafava, disegnati da maestro, assai rispondenti
a luoghi montani ed a villaggi. Di Giovanni B. Ceas sono interessanti
le plastiche rese con perizia per la chiesa parrocchiale e per quella
di Fossalta di Piave.
L’architetto Battistini ha un ottimo progetto con il motto "Pro
Ara" eseguito con sapienza, amore e spirito religioso.
La ditta Gianese espone ottimi cartoni di due absidi del pitture Martina,
oltre ai cartoni del pittore Cadorin e dell’architetto Del Giudice,
per opere musive concepite con gusto veramente nobile e fine, e degne
di seria considerazione per il loro contenuto mistico.
Procolo Odoni: vorremmo parlare meglio di questo giovane facile disegnatore;
egli è ancora in tempo a sbarazzarsi dell’ossequio per
architetture di cattivo gusto.
Annibale Zucchino e Alfredo Torresi disegnano bene ma senza spirito.
Fra i concorrenti per la chiesa votiva di Padova emerge il Lancia, un
vero maestro fra i giovani, e degno di rispetto; egli merita un posto
avanzato e deve essere conosciuto e adoperato. Può essere discutibile
la scelta dello stile barocco forestiero per le sue ispirazioni, ma
bisogna convenire che egli ha raggiunto il suo scopo ottimamente.
Col motto "Vadis" l’architetto Zanivan presenta il progetto
tatto per questo concorso, di cui fu il vincitore. Non neghiamo in lui
buone qualità, ma speriamo che egli studierà più
a lungo il suo lavoro prima di realizzarlo per non pentirsi troppo tardi;
quando cioè il suo spirito più maturo si accorgerà
di avere ceduto ad un capriccio.
Osserviamo il progetto del Polvara e del Banfi. Si dice che il Polvara
sia un sacerdote. Sia il benvenuto fra gli artisti e possa servire sempre,
come nell’arte, degnamente il suo Signore. Il suo progetto è
vera opera religiosa e mistica, e vorremmo averlo veduto prescelto nel
concorso di Padova; ne sarebbe stato veramente degno. Ma oggi si ama
la parte reclamistica. anche per le chiese!
"Stile italiano" del Canella di Padova; timiduccio ma nobile
e lodevole.
Giuseppe Odoni, direttore della Scuola superiore d’arte applicata,
ha un forte numero di tavole nelle quali dimostra ampia fantasia; peccato
che egli persista in un’arte sorpassata.
Galizzi di Bergamo è notevolissimo per le sue tavole colorate,
presentate con un senso pittorico molto interessante. Espressivo nelle
sue concezioni, forse un pò monotono, ma solido e costruttivo.
Armoniosa e proporzionata la chiesa basilicale di G. E. Orsini, e quella
degli architetti Tancredi e Venturini, che presentano un ottimo fianco
e dettaglio.
L’architetto Salviati, vincitore del concorso bandito da questo
comitato per il monumento ai caduti per il Comune di Ceggia, ha un ottimo
progettino per chiesa d'alta montagna, bene espresso nella veduta prospettico-pittorica.
Ottimo il disegno col quale vinse il concorso.
Vinaccia di Roma ha una serie di schizzi di gusto un pò effeminato,
ma nell’assieme piacenti.
L’Angelini, il Natali, il Giunti, il Goffredi. il Pedrini, il
Rastelli, hanno disegni fantasiosi, ma, in parte, non troppo. simpatici
e pesanti; taluno discreto.
Il Notari Francesco, il Rossi e Stefano Mainoni, il Bagatti, il Pedrini,
sono buoni disegnatori, ma freddi, privi di entusiasmo.
Guido Ferrara, Ottavio Gabbiati, Giovanni Muzio, hanno buon senso di
religiosità, ma non sono ancora formati.
Guido Andloviz presenta ottimi bozzetti colorati, ma non vediamo in
essi che tra poeta e, come sono, si presentano irrealizzabili.
Nel complesso. caotico di mille disparati intendimenti, pochi si affermano
invero; ed appare indispensabile, perchè tante energie non si
affatichino invano e non si disperdano, che i giovani si disciplinino,
si organizzino spiritualmente.
Possa pertanto sorgere una scuola libera sui più atti ideati,
materiata di sana spiritualità, dove le intelligenze possano
incanalarsi, fondersi, dove dall’attrito dei disparati sforzi
possa risorgere un’arte contemporanea che abbia fondamento e principio,
come per tutte le arti passate, nel simbolo sacro!
Ed abbia tale scuota sede in Venezia, nel Palazzo Reale dedicato alte
arti della musica, dell’architettura, della pittura, della poesia,
alla scienza. E qui convengano tutte le più nobili intelligenze,
onde creare il nuovo tempio della Religione e dell’Arte!
GIUSEPPE TORRES,
LA I BIENNALE ROMANA.
Si è aperta l’ultimo di marzo ed ha rappresentato un vero
successo. Lode grandissima ne va data agli organizzatori fra i quali
primeggia il solerte segretario dell’Esposizione, Rodolfo Villani
che per più di un anno ha girato tutta l’Italia invitando
personalmente gli artisti, strappando dai loro studi le opere migliori,
facendo spostare dalle collezioni pubbliche e private alcune mirabili
tele di artisti dell’ultimo cinquantennio. Cosicchè per
la prima volta possiamo veder qui riuniti dei capolavori che forse neanche
viaggiando (e Dio sa quanto costino ora i viaggi!) si sarebbero potuti
tutti rintracciare ed ammirare.
L’opera di Previati è quasi completa. Poco ha il Segantini,
ma son cose d’arte assolutamente superiori. Ben rappresentati
il Fattori e Nino Costa. E poi si sale alle opere dei modernissimi.
Poca arte decorativa, se si eccettuino i prodotti degli umili artisti
di contado che stanno nelle tre salette dell’arte rustica organizzate
dall’associazione Cultori di architettura e, per essa, da Marcello
Piacentini. Il Negri e il Boari, pure dell’Associazione Cultori,
hanno presieduto alla sezione Architettura.
Di queste due ultime mostre parleremo ampiamente nei prossimi numeri.
I ESPOSIZIONE BIENNALE NAZIONALE D’ARTE DELLA CITTÀ DI
NAPOLI.
La città di Napoli ha voluto imitare l’esempio di Venezia
e di Roma istituendo le biennali d’arte e nessuno può disconoscere
che il suggestivo luogo non si presti mirabilmente a valorizzare le
opere che vi saranno riunite. I promotori lanciano agli artisti di tutta
Italia un manifesto che ci piace riportare:
“NAPOLI nostra accoglie con fervore un’idea lanciata dalla
Compagnia degli Illusi, e bandisce, per la primavera prossima, la prima
Esposizione Nazionale, biennale di Arte, nella Reggia.
Spente, ormai, le luci sanguigne della guerra, sopiti gli odi, si erga
il Tempio della Pace. Come già fecero, in forma sublime, la Grecia
Madre e l'Alma Roma, noi, figli di Grecia e di Roma. invochiamo la Dea
sempre pura ed immortale, l’Arte, pecchi voglia erigere il Tempio,
voglia con la sua luce serenatrice disperdere gli ultimi fantasmi, concedendo
agli uomini stanchi la forza del suo eterno spirito rinnovatore.
E noi vi aspettiamo Artisti d’Italia, dalla dolce Toscana, dall’Umbria
verde: voi conoscete la strada che percorsero Donatello, Rossellino
e Benedetto. Dalla nostra terra meridionale corse a voi, la mente piena
di fremiti di creazione, Giovanni Pisano; noi veniamo devotamente ad
inebriarci alla luce divina del vostri monumenti. - Venite ora da noi
vi vogliamo nella nostra Reggia.
Noi vi aspettiamo da Genova superba, da Milano fremente di nobili ideali
umani, da Torino culla d’Italia, da Venezia lanciate fastigi delle
sue architetture di sogno, dalla eccelsa Roma, dalle isole, terre di
Eroi!
E venite, venite voi fratelli di Trento, fratelli di Trieste, noi vi
aspettiamo con ardente palpito venite a dirci la vostra gioia ; noi
vi diremo il nostro fremente amore!
Ed aspettiamo, invocando, voi Artisti di Fiume, Artisti della Dalmazia
dolorosa. I campanili delle vostre vecchie chiese guardano traverso
al mare i campanili nostri, e sentono nelle loro pietre palpitare l’anima
dei medesimi antichi artefici, e con fremente voce sonora gridano l’antica
fraternità. - Dalla Chiesa di Castelnuovo la dolce Madonna del
Laurana vi invita vi chiamano le superbe figurazioni dell’Arco
Angioino, dove palpita pure la vostra anima.
Sarà tempio della Pace la nostra Reggia, un’altra volta
santificata. - Partirà da esso una forza invincibile, ed una
voce potente dirà al Mondo quale sia veramente l’Italia,
una ed indivisibile nel genio sovrano della sua stirpe".
La prima Biennale Nazionale d’Arte della Città di Napoli
si inaugurerà il 1° di Maggio e resterà aperta fino
a tutto Ottobre 1921.
MOSTRA DI PROGETTI DI CASETTE ECONOMICHE IN ROMA.
L’Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura ha inaugurato
in sede il 10 gennaio una Mostra di Casette economiche progettate ed
eseguite. Scopo precipuo di questa esposizione è stato il dimostrare
che anche il tema umile della abitazione modesta possa, essere nobilissimo
argomento d’arte ed anzi, quasi può dirsi, uno degli argomenti
più essenziali nella vita moderna non più fatta per lo
sviluppo monumentale, ma per la frettolosa costruzione di case utili,
cui tuttavia non deve mancare il semplice carattere ridente che solo
l’arte può dare.
Più precisamente, l’iniziativa della mostra rappresenta
un pratico e fattivo corollario di un voto emesso dall’Associazione
stessa in una precedente assemblea, voto che non rara fuori luogo qui
riportare per intero.
L'Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura vivamente preoccupata
delle condizioni negativamente estetiche con cui nel suo complesso accenna
a svolgersi in Roma e fuori la nuova costruzione di case economiche,
espressa in progetti che, a parte talune lodevolissime eccezioni, sono
troppo spesso studiati affrettatamente e male, sia nei riguardi della
rispondenza allo scopo utile sia in quella della, pur modestissima,
arte edilizia ed architettonica; affermando altamente il concetto che
l’Arte semplice è più necessaria alla vita di ossa
città moderna che non l’arte monumentale, e che l’espressione
geniale, e sobria di bellezza non è affatto in contrasto, come
vorrebbero vieti pregiudizi, con e con l’economia, ma solo con
la volgarità, e l’ignoranza; esprime il voto che da parte
dello Stato, il quale deve esigere che sieno spesi bene i fondi cospicui
con cui contribuisce al finanziamento di tale attività costruttrice,
e da parte del Comune di Roma, che non può tollerare il sorgere
di nuovi quartieri inadatti e privi di ogni aspetto ridente, si eserciti
ossa stretta revisione dei progetti, specialmente nei riguardi dei tipi
collettivi di aggruppamento, senza preoccuparsi degli argomenti artificiosi
di cui vorrebbe far passare la merce scadente sotto la bandiera della
necessità e dell’urgenza; ma, più ancora che con
l’invocare divieti, rivolge un voto ai vari enti a cui fa capo
la nuova attività, alle Cooperative di costruzione ed alfa Unione
Edilizia Nazionale affinchè si provveda allo studio dei progetti,
anche i giù umili, con migliori criteri e si eliminino gretti
sistemi troppo spesso vigenti per la loro redazione sommaria, ridonando
dignità professionale all’esercizio dell’Architettura;
e dichiara di porri volenterosamente ogni sua opera servizio di tale
causa così vitale per l’incremento edilizio della nuova
Roma col mantener viva l’agitazione e farne conoscere le ragioni
ed il carattere, col proseguire l’azione di propaganda, col richiedere
l’istituzione di concorsi e di premi per tipi di costruzioni economiche
architettonicamente ben ideate, col nominare nei proprio seno una Commissione
consultiva che, ponendosi in rapporto coi migliori enti e con gli stessi
nuclei di operai e d’impiegati, sproni e consigli e guidi opportunamente
verso giuste direttive architettoniche le fabbricazioni nuove.
E pur contenuti nei modesti limiti richiesti dallo spazio e dal tempo,
i risultati della iniziativa possono dirsi veramente ottimi. Se pure
qua e là appaiono ancora tendenze di soverchio ornamento o ricerche
alquanto artificiose nell’aggruppamento delle varie parti dei
fabbricati, bei, può dirsi che il maggior numero degli espositori
ha nello studio delle piante e degli alzati seguito criteri di sana
praticità e di bella e vivace semplicità di linee, spesso
inspirandosi nelle espressioni d’insieme a quelle forme paesane
che in tutte le regioni d’Italia ci forniscono fiori di campo
da cui possono trarsi con una coltivazione accurata, preziosi e vivaci
fiori nelle nostre città.
Alcune delle illustrazioni danno meglio di qualsiasi discorso, una completa
idea delle opere esposte.
Notiamo di volata (tanto perchè non ci si accusi di troppa tenerezza
per le cose di famiglia) i progetti di Mancini, Marino, Costantini Nori
e Palmerini, Piras, Marchi, Iacobucci, Ierace, Vetriani, Vinaccia, Hoerner,
Giobbe, Travaglio e Vaglieri, Warsciawcik e Costantinovski, Garroni,
Quattrucci.
Questa riuscita esposizione sarà seguita da altra riguardante
i piccoli monumenti funerari, e da altre ancora che susciteranno molto
interesse. Ne daremo notizie sicuri di far cosa assai grata ai lettori.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO.
ARTE IN GENERALE - EDILIZIA.
Dell’Arte popolare italiana tratta ADOLDO DE CAROLIS nel numero
di Agosto della rivista La Fionda. È un vivace articolo sulle
diverse manifestazioni dell’arte rustica rispondenti appieno alle
esigenze della vita ed alle primitive manifestazioni sentimentali, manifestazioni
in cui al deve cercar l’origine di taluni motivi comuni all’arte
di tutti i paesi:
gigli, cuori, colombe, nodi trecce, geometrie. Questa adesione completa
dell’arte alla vita è fatta rilevare dal De Carolis anche
esorbitando dal tema e ricorrendo (e come non si potrebbe?) ad usi,
costumi, leggende, insomma alle varie particolarità del folklore
locale. E rapidamente si passano in rivista anche le specialità
delle varie regioni: teme, bancali, maioliche, ferrerie. Bei disegni
animano le troppo brevi note. Ma qui ci piace riportare il simpatico
voto di De Carolis: "Le nuove case del popolo devono avere tutte
un segno d’amore e di fede, per ricordare che non si vive di solo
pane, che non si vive sotto il sole immemori delle cose eterne che sono
i doni e i fiori dell’anima. Se per secoli il popolo ha amato
le sue immagini care è possibile che oggi questi segni non abbiano
più alcun valore? La corona, la colomba, la stella, la fontanella,
la lampada, la spiga, il cuore, l’agnello, il bel nome di colei
che Dante invocava e osasse e cere possibile che non dicano più
nulla?"
- Quanta spontaneità, quanta grazia sia nell’arte paesana,
lo dimostra PIERO LAHIER in un brioso articolo sull’Arte Alpina
(Dedalo, luglio 1920). E riproduce a comento delle sue parole gioghi,
rocche e forcole da mare, bastoni, codèr (portacoti) stampi da
burro, candelieri, collari di capre, maschere, anelli di guerra, tutta
opera dl rustici artisti delle montagne agordine e bellunesi che lavorano
quando piglia il ghiribizzo senza la preoccupazione del guadagno, senza
cottimo, senza neppure attendersi il "bravo!" degli altri.
In essi l’arte veramente, secondo la nota definizione, un giuoco
cui si dedica tutta la gioviale operosità residuata alle fatiche
imposte dal bisogno quotidiano.
Ed è guardando questi umili lavori che ai rischiarano molti segreti
dell’arte medievale e si trova modo di sorridere su certe gustose
derivazioni dall’arte straniera combinate nella confusa mente
degli eruditi così lontana dalla semplice realtà della
vita.
Valga la conoscenza di quest’arte paesana a ridarci l’equilibrio
e a fornire nuove sorgenti d’ispirazione ai nostri artisti i quali
si dibattono nella ricerca del nuovo e sperano salvazione, (poveretti,
!) dai chimismi, dai simbolismi, e da tanti altri accorgimenti di mera
artificiosità.
C.C.
COMUNE DI ROMA - Sistemazione edilizia del quartiere nel Rinascimento
- Roma, 1919.
Il progetto adottato dal Comune di Roma per il piano regolatore edilizio
della zona interna della città, ed in particolare di quei rioni
di Ponte, di Parione, della Regola che un tempo furono fiorenti di fasto
e di arte ed ora son discesi al più basso grado sociale, (progetto
preparato da una Commissione in cui hanno avuto parte essenziale gli
architetti Giovannoni, M. Piacentini, Bonfiglietti) è forse destinato
a segnare un’êra nuova nella soluzione dei gravissimi problemi
che si presentano nel rinnovamento delle vecchie città, ricche
di monumenti, caratteristiche per tutto un tradizionale ambiente artistico,
e strette nel contrasto, parte reale, parte apparente, tra l’antico
schema edilizio e le tendenze nuove.
Provveduto mediante l’apertura di poche, adeguate arterie alle
ragioni della grande viabilità di transito, sistemate opportunamente
le maggiori località come le piazze allo sbocco dei ponti e le
linee di case sul Lungotevere, il sistema edilizio seguito per portare
aria e luce nel vecchio abitato può definirsi con la formula
del diradamento: non unità regolare di vie nuove, ma spicciolo
allargamento irregolare demolizione qua e là di una casa o di
un gruppo di case e creazione in loro vece di una piazzetta e di un
giardino in essa, piccolo polmone nel vecchio quartiere poi la via si
restringa per ampliarsi di nuovo tra poco, aggiungendo varietà
di movimenti, assodando effetti di contrasto al tipo originario edilizio,
che permarrà cosi in tutto il suo carattere di atte e di ambiente.
Solo vi si farà strada qualche raggio di sole, si aprirà
qualche nuova visuale e respireranno le vecchie case troppo strette
tra loro
Così lo studio edilizio è stato punto per punto condotto,
associando insieme i criteri estetici agli igienici, proponendo i singoli
provvedimenti spiccioli, non solo edilizi, ma architettonici e legali.
Ed il progetto ha proseguito, passando dalla via alla casa, nelle opere
di restauro dei singoli edifici, volte a riportarli all’antico
aspetto ed insieme a risanarli e ad elevare il grado sociale dell’abitazione.
Arte non contro la vita, ma ritornata elemento di vita.
P.R.
ARTE MEDIOEVALE.
Segnaliamo l’opera di IOS. WILPERT uscita in Germania durante
la guerra illustrante i mosaici e le pitture delle chiese di Roma (Die
römisclen mosaiken und malereien der Kircklichen Bauten vom IV
bis XIII lahrundert ed. Herder - Freiburg 1916). Sono quattro volumi,
due di tavole e due di testo, in cui raccolto il frutto dei lunghi studi
dell’autore sull’importante argomento. Esorbita dai lini
di questo periodico l’esaminare come siano state risolte le varie
questioni archeologiche, tuttavia osserveremo che la datazione attribuita
a certe opere pecca alquanto in forza dei preconcetti che il chiaro
autore mai ha voluto deporre.
Più d’uno, per esempio, sorriderà nel vedere posti
all’epoca di Liberio e non a quella assai più probabile
di Sisto III (v. le ultime ricerche sulla struttura dell’edificio
e le ovvie considerazioni storiche riflettenti il noto pontefice imputato
d’arianesimo) i quadri musivi della nave centrale di S. Maria
Maggiore in Roma.
Sistema erroneo è poi il valersi di particolari simbolici ed
iconografici per giudicare dello stile di una opera d’arte.
Malgrado ciò l’opera del Wilpert ha il suo grande valore
per aver raccolto quanto finora si conosceva in merito alla decorazione
pittorica basilicale e per avere rintracciato nei codici la memoria
delle opere scomparse. Il minuto esame dei mosaici ha servito a distinguere
ciò che era l’opera originaria dal raffazzonamenti posteriori:
molti si meraviglieranno apprendendo che la celebre testa di Cristo
del mosaico absidale di S. Pudenziana è maculata da un rifacimento
eseguito con le antiche tessere e con gli identici processi lavorativi.
È duopo spendere una parola di alta ammirazione per le tavole
che corredano la monumentale opera. In colori che in nulla differiscono
dagli originali, son riprodotti affreschi e mosaici, questi ultimi con
una particolar cura del necessario rilievo d’ogni tessera e della
naturale lucentezza degli smalti. L’oro con tutta la sua molteplicità
di riflessi, vi risplende come cosa vera. Passano davanti a voi anche
quelle opere che ordinariamente non si possono ammirare con facilità.
Così l’immagine del Sancta Sanctorum ridotta a poche croste
di colore, così le pensose Madonne delle iconi bizantineggianti
poste nelle chiese di Roma. Da ultimo ci entusiasma l’arte possente
di Pietro Cavallini, autore degli affreschi di S. Cecilia in Trastevere:
sono grandi tavole in cui per intero e nei più bel particolari
riappaiono le figurazioni che in essi stanno.
Bisognerà non dimenticare che tutto questo intelligente lavoro
di riproduzione è stato fatto inizialmente da un artista romano:
il pittore Tabanelli e da una casa romana: la Danesi. Ma ciò
nulla toglie al merito della casa Herder che ha saputo lanciare per
il mondo un'opera così splendida.
C. C.
ARTE DEL RINASCIMENTO.
CARLO BONETTI e D. VAIANI. Duomo di Cremona. - Studi pel restauro del
Camposanto; Cremona, 1918.
Se tutti gli studi di restituzione e di ripristino di monumenti fossero
preceduti da indagini analitiche coscienziose ed acute come queste,
dovute per la parte architettonica al Colonnello Bonetti, i restauri
di antiche opere architettoniche non rappresenterebbero, come ora troppo
spesso avviene, danni irreparabili per la storia e per l’arte.
Nel caso attuale il gruppo monumentale oggetto degli studi è
quello di tutte le fabbriche interessantissime costruite in vario tempo
sul lato meridionale del duomo di Cremona ed i documenti pubblicati
ne determinano lo stato e le fasi costruttive nella fine del sec. XV
ed in tutto il XVI.
Per dare appena un cenno di taluni dei dati così stabiliti, basterà
dire che ne è risultata la dimostrazione che gran parte dell’attuale
cortile della Zavatteria era racchiusa da altre fabbriche ora demolite,
sicchè sarebbe vano cercare nei muri esterni attuali, che furono
interni, una traccia di antiche forme architettoniche: che l’ipotesi
autorevolmente affacciata del prolungarsi di una delle cappelle del
battistero, in modo simile alla scarsella del S. Giovanni di Firenze
non ha consistenza, almeno a partire dalla fine del Quattrocento, in
cui ha sempre esistito lo strettino tra battistero e Zavattaria; che
tutto il groviglio di piccole costruzioni - botteghe, scale, cavalcavia,
- esistenti nell’angolo della piazza che corrisponde al battistero
e che sono confusamente indicate nella tarsia eseguita dal Platina in
uno degli stalli del duomo, si disnoda chiaro in tutte le sue trite
e povere vicende: che il portico anteriore del duomo cominciò
tra il 1550 e il l580 ad essere ampliato per opera del Trotti di altre
due arcate a destra, che ora non esistono più ma che potrebbero
bene ricostruirsi analoghe alle altre: elementi codesti a cui possono
sicuramente annodarsi altrettanti postulati positivi e negativi nel
problemi del restauro: risolto come debbono essere i restauri moderni
coi criteri della più semplice espressione e della minima aggiunta
di organismi e di forme.
A siffatti criteri non si può dire che risponda la seconda parte
del lavoro, in cui l’architetto Vaiani ha tentato un disegno di
ripristino, lasciandosi prendere la masso dai desiderio di mettere in
valore il monumento, facendone apparire all’esterno gli interni
elementi decorativi. Ma il male non è grande di fronte al vantaggio
che reca la pubblicazione, i progetti architettonici passano ed i documenti
dissepolti restano.
g. g.
ARTE MODERNA - EDILIZIA
ADAMO BOARI - La costruzione d’un teatro-Roma, Danesi, 1918.
Opera che onora l’arte italiana è il monumentale teatro
che il Boari ha cominciato a costruire al Messico e che purtroppo ancora,
se è quasi completo nel suo aspetto esterno e nella esterna decorazione
(nella quale hanno avuto parte artisti come il Bistolfi, ed il Querol,
il Rubino ed il Mazzucotelli), non lo è ancora nell’interna
conformazione. L’autore ne dà ora una chiara illustrazione
nelle tavole di disegni e di fotografie e nel breve testo; e questa
vale a dimostrarci le caratteristiche di costruzione, di disposizione,
di arte, del grandioso edificio. Specialmente meritano qui una, sia
pur fugace menzione, le soluzioni nuovissime ideate nel generale aggruppamento
degli spazi e nella lor forma: quali il tipo ad imbuto della sala degli
spettacoli, ed il grande giardino pensile coperto da cupola che tien
luogo del foyer; ovvero gli impianti ideati per il movimento delle macchine
sceniche, per l’illuminazione elettrica delle pareti o dei soffitti;
e infine le speciali disposizioni, come quelle del sipario a saracinesca
ricoperto di cristalli opalescenti, o della boccadopera senza cortinaggi
e senza arlequin: con luce periferica e con una cassa acustica nella
volta. Interessantissima la decorazione plastica degli elementi architettonici
ed ornamentali, ben più di quella della grande scultura figurativa,
che, pur affidata a così insigni artisti, manca di linea e di
vigoria. Dove, dove trovare ormai tra gli scultori latini fa ispirazione
monumentale, dove la rispondenza ad una funzione architettonica?
g. g.
ROMA. Una Relazione ufficiale sulla Sistemazione edilizia del Colle
Capitolino (relatore G. GIOVANNONI) proposta dalla Commissione governativa
nominata all’uopo, è apparsa sul "Bollettino d’arte
del M. P. I." di Maggio-Agosto 1920. Si prendono anzitutto in esame
le deficienze dei vari progetti antecedenti, i quali, o guastavano un
lato del gruppo monumentale, o non risolvevano i problemi di viabilità,
o non tenevano conto delle mutate esigenze della vita romana.
L’attuale progetto parte dalla questione del prolungamento di
Via Cavour che si riannoda anche alla liberazione dei Föri Imperiali
ed immagina una strada che passa al fianco del monumento di V. Emanuele
sboccando in Piazza Venezia. Si isolerebbero il gruppo di San Luca e
San Giuseppe dei Falegnami. Una rampa saliente aggredirebbe il Campidoglio
dalla parte posteriore arrivando con belle curve presso la scala del
portico vignolesco accanto all’Aracoeli. Altra via passerebbe
fra gli edifici di Tor de' Specchi e la roccia dell’arce di Giove
Capitolino scarnificata, ridotta alla sua superba nudità, arrivando
al Teatro di Marcello, da dove più agevoli sono le comunicazioni
col nuovo quartiere industriale.
Una strada per Via Cavour e Piazza della Consolazione c’è
attualmente, ma è piena di curve ed ha notevoli differenze di
livello. Eliminando alcune curve con l’abbattimento di catapecchie
senza valore (ciò che si otterrebbe con facilità accostandosi
alla roccia del colle), abbassando il livello della strada (ciò
che gioverebbe agli avanzi del Fôro i quali non sembrerebbero,
come ora, attraversati da questa) la comunicazione sarebbe bell'e fatta
senza pensare come altri fece, a un pontile sul Fôro.
Si è proposto quindi di sistemare gli uffîci capitolini
(gli uffici, non la sede della Giunta) negli abitati di sinistra della
Piazza Aracoeli, costruendo una fronte nella parte posteriore dicasi,
verso il Monumento di V. E. Questa soluzione ha incontrato gravi opposizioni
negli ambienti artistici della capitale poichè ai sono elevati
dubbi circa l’adattabilità di vecchi edifici a usi moderni.
Le demolizioni contemplate dal progetto sono pochissime e risolvono
pienamente il problema relativo alla sistemazione delle adiacenze del
Campidoglio.
C. C.
MARCELLO PIACENTINI - Per la restaurazione del centro di Bologna, Roma,
1917.
Può sembrare inutile parlare ora d’un bel progetto edilizio
ed architettonico che non ha più che un valore storico, quando
ormai il piccone ha barbaramente abbattute le torri degli Artemisi,
del Guidozagni, dei Riccadonna, che nel centro di Bologna facevano corona
alle torri maggiori, e quando, ancor più barbaramente la nuova
Architettura si appresta a celebrare i suoi fasti, sconvolgendo in quel
punto tutto il mirabile ambiente caratteristico bolognese che fa capo
a piazza Ravegnana ed a piazza della Mercanzia e proseguendo la volgarità
degli enormi falansteri della via Rizzoli. Ma se la battaglia per l’Arte
è stata perduta, è bene che non ne vadano perduti gl’insegnamenti.
Consisteva il progetto Piacentini nel dare ai nuovi fabbricati ed in
particolare a quello del così detto "terzo lotto",
della Via Rizzoli disposizione ed architettura mossa e varia, si da
permettere loro di innestarsi alle torti e di valersi anzi della loro
massa come di utili elementi pittoreschi d’arti: consisteva nel
dare un giusto peso alle ragioni delta viabilità e dello sviluppo
moderno con criteri realistici e non secondo l’accademia delle
strade tutte rettilinee e degli edifici parallelepipedi, nel proporzionare
opportunamente le masse al loro ambiente, nel seguire una sobria semplicità
di linee e di decorazione sì da armonizzare naturalmente con
te esistenti costruzioni; poichè non la semplicità, ma
la sovrabbondanza fastosa è insopportabile allorchè si
è in diretto contatto con antiche fabbriche che abbiano un’importanza
d’arte e, più ancora, mia intensità di carattere
ambientale.
Tutto questo è fallito di fronte alla ostinazione cieca e brutale,
ma rimane la dimostrazione che quasi sempre i più gravi problemi
di moderna edilizia possono risolversi nei vecchi centri senza venir
meno al rispetto ai monumenti e senza alternarne il quadro, purchè
alto studio presieda una vigile sensibilità artistica, anzichè
l’arida fretta dei tecnici od i pregiudizi volgari delle scuote
edilizie a base di geometria, già fatti vecchi prima di divenire
moderni.
P. R.
COMMENTI E POLEMICHE.
Il Foro Romano si sta mettendo in valore per soddisfare le esigenze
degli oltramontani. Mancava un luogo ove poter sistemare l’ufficio
di vendita dei biglietti? E lo si è subito trovato presso l’Arco
di Tito cosicchè lo sguardo del futuro rievocatore delle grandezze
imperiali sarà attratto dalla bella capanna di legno lucido coperta
di bandone (tipo albergo svizzero) che testimonia la sublimità
di Roma moderna. O buon Carducci che arricciavi il naso alle petulanti
farfalle, come saresti contento ora di vedertele folleggiare, imbaldanzire
davanti, piuttosto che subire la prosaica veduta di questa venale baracca.
Ma non basta. Si doveva fare un nuovo ingresso dalla parte di Via Cavour.
Chi avesse avuto un po’ di buon gusto avrebbe ricostruito in quel
luogo lo stupendo ingresso degli Orti Farnesiani i cui pezzi stanno
alla mercè dei futuri scalpellini in non sappiamo qual magazzino.
Ma i dirigenti del Foro sono orgogliosi e ci han voluto mostrare un
saggio della loro genialità architettonica.
Furono innalzati con grande spesa e fatica due magnifici canotti di
cemento armato, qualche cosa di mezzo fra le galitte delle sentinelle
e... le latrine per signore. A costruzione finita anche i dirigenti
del Foro si accorsero della enormità commessa. Perciò
buttarono giù tutto (altro sperpero di danari dello Stato !)
e... ritornarono al casotto svizzero. Presso al quale c’è
l’adito alle meraviglie della basilica Emilia, del tempio di Antonino
e Faustina e della Curia.
E a proposito di pezzi architettonici scomposti c’è da
dire una parola sul palazzetto di Pirro Ligorio, elegantissima costruzione
che faceva soffermare in atto d’ammirazione tutti coloro che passavano
per la via Flaminia. L’Associazione dei Cultori ne fissò
il ricordo in una bella tavola del suo Inventario dei monumenti di Roma.
Fu fortuna ! altrimenti, dopo la demolizione di quel palazzetto, se
ne sarebbe perduta ogni traccia. Di questi giorni infatti fu prospettata
al Comune la possibilità di ricomporre i pezzi della facciata
in luogo acconcio. L’assessore delle belle Arti, Corrado Ricci,
dovette (senza colpa nè peccato personale!) confessare che i
pezzi erano già scomparsi ed utilizzati alla stregua di pietra
grezza.. Come al vede, i tempi della pasquinata "Quod non fecerunt
Barbari, etc.." non sono ancora finiti !
Quello che sembra un sogno di una cattiva notte è la minaccia
che il Colosseo, il più venerando e significativo dei monumenti
romani nell’immaginazione popolare e nelle antiche leggende, ha
subito per iniziativa del Sottosegretario per le Antichità e
le Belle Arti! Trasformare il Colosseo in un teatro per rappresentazioni
liriche, con la platea, il palcoscenico, i palchetti, le gradinate tutte
in struttura di legno appoggiata ed incastrata nei vecchi muri dei cunei
e dell’arena, cui avrebbe recato danni irreparabili, era progetto
vandalico, assurdo e grottesco.
Lo era tanto, che l’annunzio della convenzione già stipulata
(all’infuori di ogni parere di organi competenti) ha prodotto
il benefico effetto di un risveglio della pubblica coscienza, e la marea
delle proteste ha sommerso la proposta: su cui non torneremo se non
per invocare che i nostri monumenti gloriosi trovino in avvenire la
loro salvaguardia prima che in difese insurrezionali, nel sentimento
di religioso rispetto, alla loro veneranda vecchiaia e nella comprensione
alta e sicura del loro significato e della loro ancor vitale funzione
di bellezza.
Per questa volta le sferzate cadono tutte su groppe più o meno…
archeologiche. Ma la rubrica presente è destinata anche alle
case moderne. Ci rifaremo pertanto nei prossimi numeri anche a costo
di... tirar sassi in piccionaia.
Sia detta l'ultima parola su quel che succede nelle collezioni artistiche
della capitale.
Un ambiente raccolto, che spira quasi un’aura secentesca, è
ancora la Galleria Nazionale di Palazzo Corsini, serie di sale ove stanno
in prevalenza i dipinti d’artisti italiani e stranieri dall’ultimo
cinquecento al primo settecento. Non è compilo nostro indugiarci
su questo o quel quadro; c'importa piuttosto far rilevare con quanta
leggerezza si muta o si manomette questo patrimonio artistico. È
di questi tempi l’uso (diciamolo in linguaggio burocratico) di
togliere i quadri o le statue che fanno più comodo per decorarne
il gabinetto di questa o quella Eccellenza. E non si va mica a scegliere
nei depositi! Si toglie proprio dalla Galleria e poi si ricopre il vuoto
con roba di scarto.
Le L.L. Eccellenze non amano incomodarsi per andare in galleria. Vogliono
proprio il quadro sotto il naso e credono che il pubblico, questo buon
pubblico italiano, ci passi sopra! Così sono scomparsi due busti
che stavano nella prima sala della Galleria Corsini ed alcuni quadri
sono stati già designati per andare nel Gabinetto di un Ministro.
Siamo sicuri che quando questa nota apparirà pioveranno le smentite.
Vuol dire che avremo colpito giusto! Facciamo anche notare che molti
quadri della Corsiniana sono andati o stanno per andare ai nuovi ambienti
dell’erigendo Museo di Pal. Venezia. Perchè si senta questa
necessità, quando c’è tanta roba mal esposta al
pubblico da mettere con valore a pal. Venezia, non sapremmo dire. Se
si deve togliere qualcosa da pal. Corsini si prendano pure le molte
copie contemporanee di celebri quadri cinquecenteschi, non i quadri
autentici dell’ultimo '500 e del '600 che, come abbiamo detto,
s'intonano assai bene all’ambiente.